Non c’e’ limite al cinismo…

ActionAid: aziende e violazioni dei diritti umani in Sudafrica
(Vita No profit)

25/03/2008

Una nuova ricerca dell’ong condotta su Anglo Platinum, la maggiore azienda produttrice di platino al mondo. Le richieste di "responsabilità" al governo italiano

“Sono sempre le comunità più povere a pagare il prezzo dello sviluppo senza regole delle aziende. E’ responsabilità delle imprese e dell’intera filiera produttiva garantire che vengano tutelati i diritti delle popolazioni coinvolte in tali attività e in particolare delle comunità più emarginate che subiscono maggiormente l’impatto dei comportamenti non socialmente responsabili da parte di alcune aziende”. Questa è la denuncia di ActionAid, che nasce dall’analisi delle violazioni dei diritti umani condotta su Anglo Platinum in Sudafrica, la maggiore azienda produttrice di platino al mondo.

In Sudafrica, nella regione di Limpopo, migliaia di persone, specialmente donne, residenti nelle aree rurali hanno perso la loro terra e i principali mezzi di sostentamento per fare posto alle miniere di Anglo Platinum. Venendo dislocati in nuovi insediamenti preparati dall’azienda ricevono soltanto minime compensazioni con poche possibilità quindi di ricominciare a condurre la propria vita. La principale conseguenza di questi spostamenti è la privazione di una risorsa naturale di primaria importanza per la tutela della diritto al cibo di intere popolazioni: la terra. Questo ha dunque portato ad un incremento non solo del problema della fame e della povertà ma anche la distruzione delle tradizioni popolari delle popolazioni locali.

“Alcune delle comunità più povere del mondo stanno pagando un prezzo altissimo per il boom globale della produzione del platino”, dichiara Zanele Twala, direttrice generale di ActionAid in Sudafrica. “Gli abitanti delle comunità, soprattutto le donne, hanno perduto i loro principali mezzi di sostentamento, l’accesso alla terra e all’acqua. Questo costituisce una violazione dei loro diritti umani più basilari”. Esami sulla qualità delle acque effettuati da ActionAid hanno inoltre rilevato gravi livelli di inquinamento in quattro siti vicini alle miniere dell’Anglo Platinum, comprese due scuole. Le attività minerarie molto probabilmente sono la causa di questo inquinamento, che ha reso il consumo dell’acqua nocivo per le popolazioni locali.

“Ci hanno fatto molte promesse ma nessuna si è rivelata vera”, afferma Isaac Pila, 72 anni, allontanato dal suo villaggio per fare spazio a una miniera e confinato in un’altra zona. “Il terreno qui non è adatto al pascolo e la mia gente non riesce nemmeno a coltivarlo. Ci avevano promesso che avremmo vissuto come nel nostro villaggio, anche meglio. Non è vero. La mia gente ora sta soffrendo la fame.”
La azienda Anglo Platinum – denuncia ActionAid – che controlla il 40% della produzione mondiale di platino realizzando profitti elevatissimi – solo nel 2007 sono stati pari a 1,75 miliardi di dollari – dichiara di essere un attore socialmente responsabile ma spende in realtà meno dell’1% dei suoi profitti per promuovere lo sviluppo delle comunità sulle cui aree porta avanti le estrazioni del prezioso metallo. Il platino viene utilizzato soprattutto nell’industria automobilistica, per la produzione di marmitte catalitiche.

ActionAid chiede:

Al governo italiano, uno dei principali importatori mondiali di platino proveniente dal Sudafrica (il 16% di tutto il platino esportato in Europa), di sostenere in sede ONU i processi per lo sviluppo di un sistema normativo internazionale che regoli le attività delle imprese multinazionali, affinché siano rese responsabili del rispetto dei diritti umani nelle zone dove operano.

Al governo del Sudafrica di rifiutare la proposta di modifica del Mining Act che indebolirebbe in maniera sostanziale le tutele ambientali e sociali del paese.
Chiede inoltre all’Associazione Nazionale Fra Industrie Automobilistiche (ANFIA) e alle principali aziende automobilistiche Italiane di esercitare la massima pressione sui propri fornitori per assicurare che l’Anglo Platinum operi in modo da non causare danni alle comunità che vivono in prossimità dei propri siti minerari.

http://www.vita.it/articolo/index.php3?NEWSID=91553