Amnesty: appello per le donne torturate e seviziate in Messico

 
Amnesty: appello per le donne torturate e seviziate in Messico
martedì, 29 aprile, 2008

 
In prossimità del secondo anniversario degli eventi di San Salvador Atenco in Messico, Amnesty International denuncia l’assenza di un sostanziale progresso per le vittime che subirono violenze sessuali da parte della polizia il 3 e il 4 maggio 2006. "La mancanza di giustizia in questi gravi casi è la riprova che il governo messicano non si sia sufficientemente impegnato per porre fine alla tortura e alla violenza contro le donne" – riporta un comunicato di Amnesty. Per questo motivo, Amnesty ha lanciato un appello on line, in cui chiede alle autorità messicane di ottemperare immediatamente al loro obbligo di attuare il diritto delle donne alla giustizia e a una riparazione incluso il riconoscimento della gravità delle torture loro inflitte.
Il 3 e il 4 maggio 2006, più di 2500 agenti della polizia municipale, statale e federale posero fine alle proteste guidate dall’organizzazione locale Fronte del popolo in difesa della terra a Texcoco e a San Salvador Atenco, Stato del Messico. L’operazione si concluse con 207 arresti, due persone uccise, decine di manifestanti e agenti di polizia feriti e svariati agenti presi in ostaggio. Quasi tutte le persone arrestate, tra cui 47 donne, subirono torture e maltrattamenti. Tuttavia, i casi più gravi sono quelli relativi a 26 donne, che hanno presentato alla Commissione nazionale per i diritti umani una denuncia contro la polizia per atti di violenza sessuale, incluso lo stupro e altre forme di violenza e aggressione sessuale, commessi durante il loro trasferimento alla prigione statale di Santiaguito. In carcere, alle donne venne inizialmente negato un appropriato esame medico e la possibilità di riferire delle violenze subite.
Nonostante gli esami medici svolti successivamente abbiano confermato le dichiarazioni delle donne e quelle di altri testimoni, l’indagine condotta dalle autorità dello Stato ha portato solo alla formulazione di capi di accusa nei confronti di 21 poliziotti: 15 di essi sono stati prosciolti e solo sei sono attualmente sottoposti a procedimento penale, cinque con l’accusa di abuso d’ufficio e uno per atti di libidine. Secondo Amnesty International, la formulazione di accuse minori non riflette la gravità degli atti di tortura commessi né l’ampiezza del numero di agenti di polizia e altri pubblici ufficiali implicati direttamente o indirettamente, per negligenza, in questi reati. Secondo le informazioni solo un agente di polizia è stato processato per il crimine minore di "atti di libidine" e solo perché la vittima ha potuto identificarlo perché fu costretta ad avere un rapporto orale con lui: attualmente l’agente è stato rilasciato su cauzione ed è in attesa di giudizio. Altri cinque agenti di polizia sono sotto processo penale per abuso d’ufficio.
"L’ex Procuratore speciale federale sulla violenza contro le donne ha condotto un’indagine federale parallela, ma non ha esercitato giurisdizione diretta su questi casi e non ha incriminato i responsabili" – afferma Amnesty International che ha chiesto al Procuratore generale della Repubblica di dare prova del suo impegno di assicurare giustizia, garantendo pieno sostegno al nuovo Procuratore speciale federale sulla violenza contro le donne e la tratta di persone, in modo che l’indagine sia portata a termine e i responsabili perseguiti. Il Procuratore speciale, a sua volta, deve compiere decisi progressi per porre fine all’impunità nei casi di violenza contro le donne, garantire che tutti i responsabili siano chiamati a rispondere dei loro reati e assicurare che le vittime ricevano un’appropriata riparazione.
Amnesty International rileva inoltre che il Comitato delle Nazioni Unite per l’eliminazione della discriminazione contro le donne e il Comitato delle Nazioni Unite contro la tortura hanno chiesto al governo del Messico di garantire indagini efficaci da parte del Procuratore speciale federale, ma che ciò non è ancora avvenuto. La Corte suprema di giustizia messicana sta portando avanti un’inchiesta, al di fuori della propria giurisdizione, sui fatti di San Salvador Atenco. L’organizzazione per i diritti umani sottolinea che l’iniziativa della Corte suprema non è un’alternativa al processo penale, ma un mezzo per chiarire come sono andati i fatti. Pertanto, non dev’essere considerata un ostacolo allo svolgimento delle indagini né deve fermare altre attività giudiziarie urgenti.
Al momento più di 50 persone sono accusate di reati penali in relazione alle proteste del 3 e 4 maggio 2006 e 13 di esse sono sottoposte al regime di carcere preventivo. In diverse occasioni Amnesty International ha espresso preoccupazione circa le gravi irregolarità nei procedimenti giudiziari, che hanno violato il diritto degli imputati a un giusto processo.