Sipri: Italia nel 2007 ottava per spesa militare, settima per export di armi

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11.06.2008 Nel 2007, l’Italia con 33,1 miliardi di dollari mantiene ottavo posto nel mondo per spese militari, ma con una spesa militare pro-capite di 568 dollari supera per il quarto anno consecutivo la della Germania (447 dollari pro-capite) e mantiene in questa graduatoria il settimo posto. Lo rivela una dettagliata ed esclusiva analisi di Unimondo del Rapporto Sipri 2008. Anche per quando riguarda l’esportazione di armamenti convenzionali, l’Italia mantiene il settimo posto e con vendite di armamenti per quasi 9 miliardi di dollari nel 2006 Finmeccanica si conferma una delle dieci principali aziende mondiali di armi scavalcando per profitti nel settore militare (1,3 miliardi di dollari) la stessa BAE Systems. Un commercio favorito dal fatto che l’azienda italiana riceve commesse, come quella recente dal Pakistan per oltre 470 milioni di euro, grazie alla sostegno del Governo italiano che ne è il principale azionista.
E’ cresciuta in un anno del 6% e nel 2007 la spesa militare mondiale sfiora i 1400 miliardi di dollari in valori correnti – pari a 1214 miliardi in valori costanti – raggiungendo così la nuova cifra record dagli anni della ‘Guerra Fredda’. Unimondo analizza in anteprima in Italia i dati del Sipri Yearbook 2008, il rapporto annuale dell’autorevole Istituto di ricerca della pace di Stoccolma che segnala come la spesa militare è aumentata negli ultimi dieci anni del 45% e corrisponde oggi al 2,5% del prodotto interno lordo mondiale registrando un incremento da 184 a 202 dollari di spesa per ogni abitante del pianeta. Un incremento definito "eccessivo e osceno" da Jayantha Dhanapala, membro del Sipri ed ex Sottosegretario generale delle Nazioni Unite per il disarmo.

Poco meno della metà, il 45% per l’esattezza, della spesa militare mondiale è ricoperta dagli Stati Uniti a seguito non solo delle operazioni militari in Afghanistan e Iraq ma dell’incremento di base del budget militare che in valori correnti supera i 578 miliardi di dollari – mentre in valori costanti del 2005 ha raggiunto i 547 miliardi di dollari (erano 539 nel 2006) – e si presenta come “la maggior spesa militare di Washington dai tempi della II Guerra Mondiale” – riporta il Sipri. Al seguito, come ormai da diversi anni, Gran Bretagna (59,7 miliardi di dollari in valori costanti), ma nel 2007 con 58,3 miliardi di dollari – una cifra che, avverte il Sipri, potrebbe essere sottostimata – la Cina supera la Francia (53,6 miliardi), mentre Giappone (43,6 miliardi), Germania (36,9 miliardi) e Russia (35,4 miliardi, ma la cifra potrebbe essere sottostimata) mantengono le rispettive posizioni.

L’Italia mantiene ottavo posto per spesa militare a livello mondiale: con 33,1 miliardi di dollari in valori costanti (erano 29,9 miliardi nel 2006) nel 2007 l’Italia sembrerebbe scavalcata nella graduatoria dall’Arabia Saudita (33,8 miliardi) ma il Sipri avverte che il dato che concerne Riyad "comprende le spese per l’ordine pubblico e la sicurezza e potrebbe essere sovrastimato". Una cifra che comunque non sorprende visto che le recenti leggi finanziarie hanno incrementato il budget militare italiano di oltre il 20% in due anni. Anche la spesa militare pro-capite dell’Italia si mantiene al settimo posto nel mondo, ma nel 2007 sale a 568 dollari (era di 514 dollari del 2006) e, per il quarto anno consecutivo, supera di gran lunga quella della Germania (447 dollari pro-capite nel 2007). Una conferma che la spesa militare complessiva italiana da vari anni si attesa – come riportano gli stessi dati del Sipri e della Nato – attorno all’1,8-1,9% del Prodotto interno lordo.

In generale, in dieci anni le spese militari in America del Nord sono cresciute del 65%, quelle del Medio Oriente del 62%, quelle dell’Asia del Sud del 57%, mentre quelle dell’Africa e dell’Asia dell’est del 51%. E, sempre nel periodo compreso tra il 1998 e il 2007, l’Europa dell’Est ha registrato il più forte rialzo per queste spese, praticamente raddoppiate (+162%). E’ ugualmente in questa regione che le spese sono aumentate di più l’anno scorso (+15%), mentre l’Europa Occidentale e l’America centrale sono le due regioni dove le spese militari sono cresciute meno, rispettivamente del 6 e del 14%.

Come conseguenza, le vendite di armi delle cento principali mondiali aziende produttrici di armi (escluse quelle cinesi) sono aumentate del 9% nel 2006 rispetto all’anno precedente, raggiungendo i 1.315 miliardi di dollari. Le società statunitensi e dell’Europa Occidentale hanno largamente dominato il mercato realizzando a loro sole il 92% delle vendite di armamenti nel 2006.

La principale azienda mondiale produttrice di armamenti rimane anche nel 2006 la statunitense Boeing con vendite di armi per oltre 30,7 di dollari (erano 28 miliardi nel 2005), ma vede i propri profitti nel settore militare (2,2 miliardi) scavalcati dalla concorrente americana Lockheed Martin che registra 28,1 miliardi di dollari di vendite e profitti per oltre 2,5 miliardi. E la britannica BAE Systems con oltre 24 miliardi di dollari di consegne militari si attesa al terzo posto nel 2006 superando le americane Northrop Grumman (23,7 miliardi), la Raytheon (19,5 miliardi) e la General Dynamics (18,8 miliardi). Le 41 principali ditte statunitensi ricoprono il 63% di tutte le vendite di armamenti nel mondo che nel 2006 sono cresciute del 5% superando i 315 miliardi di dollari, mentre 32 ditte europee hanno mantenuto il 29% dello share mondiale, otto ditte russe il 2% e il rimanente 6% rimane suddiviso tra aziende giapponesi, israeliane e indiane.

Nella graduatoria delle dieci principali ditte mondiali produttrici sistemi militari un posto di rilievo è ricoperto dalla principale azienda italiana Finmeccanica che, pur scendendo al nono posto per fatturato militare – superata dalla EADS (12,6 miliardi) e dalla statunitense L3 Communications (9,9 miliardi) – con quasi 9 miliardi di dollari (8,99 miliardi) di vendite e soprattutto con quasi 1,3 miliardi di dollari di profitti nel 2006 supera di gran lunga la stessa BAE Systems (meno di 1,2 miliardi di profitti) e si piazza al quinto posto nel mondo e al primo in Europa per profitti legati a commesse nel settore militare. L’azienda italiana mantiene queste posizioni grazie alle commesse, al limite dei vincoli della legge 185/90 come la recente autorizzazione al Pakistan per missili di contraerea del valore di oltre 470 milioni di euro, del Governo italiano che attraverso il Ministero dell’Economia e delle Finanze, ne è il principale azionista.

Per quanto riguarda il commercio internazionale di armamenti convenzionali che si attesta sui 24,2 miliardi di dollari e, nonostante per la prima volta dal 2002 registri nel 2007 un decremento dell’8% – dovuto soprattutto al diminuire delle commesse militari da parte di Cina (-62%) e Emirati Arabi Uniti (50%) –, “si mantiene il trend di crescita nel lungo-periodo” – riporta il Sipri.

Una nostra analisi sul Arms Trasfer Database del SIPRI* mostra che sono i paesi dell’Unione europea i principali esportatori di armi per un valore – tra trasferimenti interni tra i vari membri dell’Ue e esportazioni extra-Ue – che si mantiene nel 2007 sulla cifra di 10,3 miliardi di dollari ricoprendo nell’insieme il 41,9% di tutti i trasferimenti internazionali.

Analisi di Unimondo sui Rapporti Sipri:
Sipri 2007
Sipri 2006
Sipri 2005
Sipri 2004

Considerando i singoli paesi, gli Stati Uniti con 7,5 miliardi di dollari nel 2007 confermano la posizione di principale esportatore mondiale per il quinto anno consecutivo. Segue la Russia che con 4,6 miliardi di dollari vede un forte decremento (erano quasi 6,5 miliardi nel 2006) dovuto principalmente al calo di commesse dalla Cina e quindi la Germania – che con 3,4 miliardi di dollari triplica l’export di armamenti rispetto al 2004 – e la Francia che con 2,7 miliardi di dollari incrementa il proprio commercio, l’Olanda che con 1,4 miliardi mantiene per il secondo anno consecutivo una posizione di rilievo e la Gran Bretagna che con poco meno di 1,2 miliardi riacquista posizioni rispetto ai due anni precedenti.

Nel 2007 l’Italia mantiene il settimo posto rispetto al 2006, e anche se i dati del Sipri, che si riferiscono principalmente a “grossi sistemi d’arma finiti”, mostrano per l’anno scorso un decremento a 562 milioni di dollari, essi vanno considerati nel contesto della forte ripresa dell’esportazioni militare italiana come viene segnalata dai recenti Rapporti della Presidenza del Consiglio sull’export di armi che riporta per il 2007 commesse e autorizzazioni di armi per oltre 2,4 miliardi di euro: commesse i cui effetti si vedranno nei dati del Sipri dei prossimi anni.

Per quanto riguarda le importazioni di armamenti ad uso convenzionale, sebbene l’Asia e il Medio Oriente si confermino le maggiori aree di acquisizione, nel 2007 la Grecia, con oltre 2 miliardi di commesse per sistemi militari, sale al primo posto della graduatoria superando la Cina che passa dagli oltre 3,7 miliardi di dollari del 2006 ai poco più di 1,4 miliardi del 2007; l’India che con oltre 1,3 miliardi di dollari conferma il trend recente; la Corea del Sud che però incrementa notevolmente le importazioni di armi portandole alla cifra record dell’ultimo decennio di oltre 1,8 miliardi di dollari; e gli Emirati Arabi Uniti che invece segnalano una drastica riduzione di commesse per armi passando da una media di oltre 2 milardi del biennio precedente ai poco più di 1milardo nel 2007. Ma, segnala il Sipri, “i maggiori esportatori di armi all’Asia e al Medio Oriente continueranno nell’intesa competizione per acquisire nuovi ordini, che vedranno nei prossimi anni la Libia e l’Arabia Saudita ritornare ad essere tra i maggiori importatori mondiali”.

Infine, avverte il Sipri, “gli embargo di armi decretati dall’Onu a forze armate non governative hanno finora fallito nel prevenire l’acquisizione di sistemi d’arma” mentre “i maggiori esportatori hanno continuato a sostenere governi in zone di conflitto rifornendoli di armamenti”. Un fatto che conferma ulteriormente la necessità di giungere presto ad un Trattato internazionale sul commercio di armi, fortemente sostenuto dalla campagna internazionale “Control Arms” e attualmente in discussione alle Nazioni Unite.

Giorgio Beretta

*Le cifre del commercio internazionale di armamenti sono riviste annualmente dal Sipri e, proprio per i continui aggiornamenti apportati al Arms Trasfer Database, i dati riguardanti gli anni precedenti non sempre coincidono con quelli offerti nel suddetto Database negli anni scorsi riportati in precedenti nostri articoli.