Giornata internazionale contro il lavoro minorile


Sono circa 218 milioni i minori-lavoratori tra i 5 e i 17 anni e di questi 165 milioni sono bambini e ragazzi tra i 5 e 14 anni: 74 milioni sono coinvolti in attività pericolose e nocive alla loro salute, 5,7 milioni vengono costretti a lavorare per estinguere un debito; 1,8 milioni sono sfruttati in forme di prostituzione e pornografia; 1,2 milioni sono vittime del traffico di minori e 250mila, di cui il 40% bambine, sono impiegati come bambini-soldato. Sono i dati che emergono dai rapporti che l’Organizzazione Internazionale del Lavoro (Ilo), l’Unicef e ong come Save the Children presentano oggi in occasione della ‘Giornata internazionale contro il lavoro minorile’.
Il Rapporto 2008 dell’Ilo sul lavoro minorile documenta che nel 2004 un minore su sette è coinvolto in qualche forma di sfruttamento lavorativo. Con oltre 122 milioni, l’Asia e la zona del Pacifico rappresentano la regione con il più alto numero di minori lavoratori, mentre l’Africa sub-sahariana con il 26% (circa 50 milioni) di minori lavoratori sul totale dei ragazzi è invece la regione dove il fenomeno ha più alta incidenza. America Latina e i Caraibi spiccano positivamente per la rapida riduzione del lavoro minorile: il numero dei minori lavoratori nella regione è sceso di due terzi tra il 2000 e il 2004, con appena il 5% (5,7 milioni) di minori di età compresa tra i 5 e i 14 anni ancora coinvolti nel lavoro minorile.
Grazie ad "una vera a propria mobilitazione politica di lavoratori, imprenditori e governi, organizzazioni non governative e del pubblico in generale" il numero di minori lavoratori tra il 2000 e il 2004 è sceso dell’11% e la diminuzione più importante (il 26%) si è avuta proprio nei lavori pericolosi – riporta l’Ilo. La piaga dello sfruttamento del lavoro minorile non riguarda però solo i ‘Paesi poveri’: nei paesi industrializzativi sono costretti al lavoro circa 2.5 milioni di minori al di sotto dei 15 anni. Il settore agricolo è quello in cui la stragrande maggioranza (7 su 10) dei minori lavoratori è impiegata mentre il 22% dei bambini è impiegato nei servizi e il 9% nell’industria, nelle miniere e nell’edilizia.
Ma, avverte il Direttore generale dell’Ilo, Juan Somavia, nel suo messaggio per la giornata (in .pdf) "la crisi alimentare globale minaccia di generare ulteriori pressioni sulle famiglie povere e potrebbe portare un numero crescente di ragazzi ad abbandonare la scuola per cercare lavoro". Il problema è stato spiegato ieri nel corso di un incontro con la stampa dall’esperto dell’Ilo, Furio Camillo Rosati. "L’impennata dei prezzi costituisce uno choc per le famiglie più povere che, per colmare il gap di reddito potrebbero essere costrette a ricorrere al lavoro minorile" – ha detto Rosati. "In molti paesi, infatti – ha precisato – i bambini sono usati come assicurazione. Nel breve periodo c’è quindi il problema di tutelare le famiglie più deboli dall’impatto di questo choc improvviso".
La giornata di quest’anno è dedicata specificatamente al tema " Educazione, la risposta giusta al lavoro minorile". Solo attraverso la diffusione del diritto all’educazione, secondo l’Ilo è possibile rompere il circolo vizioso tra lavoro minorile e povertà, che costringe milioni di minorenni ad abbandonare le scuole per andare a lavorare. "La nostra sfida – afferma Somavia nel suo messaggio – è dare speranza ai minori lavoratori di tutto il pianeta, trasformando in realtà i loro diritti e garantendo un’istruzione e una formazione di qualità, che li può portare verso un futuro di lavoro dignitoso".
Proprio sul tema dell’istruzione come strumento per combattere il lavoro minorile si concentra il messaggio dell’Unicef. "La grande maggioranza dei ragazzi costretti al lavoto ha poche o nessuna speranza di accedere a quell’istruzione che contribuirebbe a rompere il ciclo di povertà e analfabetismo che ne mina il futuro" – afferma l’organizzazione. Grazie all’impegno di numerose realtà il numero dei bambini senza accesso a scuola è sceso da 115 milioni nel 2002 a 93 milioni nel 2005-2006. Ma "con più di 150 milioni di bambini che continuano a lavorare invece che studiare, governi e comunità internazionale potrebbero fare molto di più per riportarli a scuola" – avverte l’Unicef. L’organizzazione perciò chiede ai governi di garantire l’istruzione gratuita universale almeno fino all’età minima per lavorare. Li invita a predisporre programmi scolastici flessibili e adeguatamente finanziati per i bambini lavoratori o emarginati, in modo che possano studiare anche se lavorano e, infine, a fornire un’istruzione di qualità a misura di bambino e una formazione tecnica adeguata attraverso la preparazione degli insegnanti.
"E’ assolutamente necessario rendere i sistemi scolastici flessibili, accessibili e gratuiti. In questo modo molti ragazzi saranno messi nelle condizioni di frequentare la scuola e, grazie all’istruzione, di costruirsi una prospettiva di vita diversa e migliore" – sottolinea Save the Children. Oggi, invece, "per milioni di minori il lavoro può trasformarsi in una forma vera e propria di schiavitù" – afferma Fosca Nomis di Save the Children Italia. "Bambini trattati come oggetti, venduti dai loro proprietari e costretti a vivere in condizioni terribili. A tutela di questi bambini, è necessario prima di tutto perseguire coloro che li sfruttano. Quindi promuovere e prevedere programmi di protezione, recupero e riabilitazione che diano aiuto e supporto ai minori che sono sfruttati e ridotti in schiavitù. Ma è altrettanto necessario – conclude Fosca Nomis – implementare gli standard internazionali sulle peggiori forme di sfruttamento del lavoro minorile. L’Italia, in particolare, deve adottare un piano d’azione per monitorare e combattere il fenomeno, secondo quanto previsto dalla Convenzione Ilo 182 contro le peggiori forme di sfruttamento del lavoro minorile". [GB] 
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