Messico: minacce alle attiviste di Nuestras hijas de regreso a casa

Da:Amnesty      Marisela Ortiz Rivera, María Luisa García Andrade, Norma Andrade e altre attiviste per i diritti umani dell’associazione Nuestras Hijas de Regreso a Casa (Nostre figlie di ritorno a casa), un’associazione che si batte per ottenere giustizia per le donne rapite e uccise a Ciudad Juárez, nello Stato messicano di Chihuahua, hanno ricevuto pesanti minacce a causa del loro sostegno al film "Bordertown", liberamente ispirato ai casi di femminicidio che, da anni, hanno luogo nella città.
 
Il 25 maggio diverse attiviste di Nuestras Hijas de Regreso a Casa hanno ricevuto un messaggio di posta elettronica in cui venivano accusate di trarre profitto dal film e venivano fatte oggetto di brutali minacce, insieme alle loro figlie. L’organizzazione ha infatti appoggiato l’uscita del film del regista Gregory Nava, considerandolo un mezzo utile per diffondere la conoscenza del tragico problema del femminicidio in Messico.

 

Il 16 maggio, alcuni giorni prima dell’uscita del film a Ciudad Juarez, attiviste e attivisti di Nuestras Hijas de Regreso a Casa avevano ricevuto sms anonimi che intimavano loro di non sostenere il film. L’organizzazione veniva inoltre accusata di trarre benefici economici dalla situazione e minacciata di indagini e arresti.

Dal 1993 oltre 430 donne e bambine sono state assassinate a Ciudad Juárez e nella città di Chihuahua. In circa un terzo dei casi la vittima aveva subito violenza sessuale.

Nel 2003, Amnesty International ha pubblicato il rapporto Messico: Morti intollerabili (AMR 41/026/2003: http://www.amnesty.org/es/library/info/AMR41/026/2003), in cui denunciava la violenza contro le donne e la sistematica mancanza di misure, da parte delle autorità, per prevenire e punire in modo effettivo questi crimini. Da allora, il governo dello Stato di Chihuahua ha adottato provvedimenti per migliorare le indagini, ma molti dei responsabili dei crimini non sono stati ancora processati. Non si ha ancora notizia di circa 30 donne, probabilmente vittime di sequestro. Da gennaio 2008, almeno 17 donne sarebbero già state assassinate.

In questi anni, le attiviste e gli attivisti delle organizzazioni non governative locali, tra cui Nuestras Hijas de Regreso a Casa, sono in prima linea nella campagna per la verità e la giustizia e hanno presentato numerose denunce alla Commissione interamericana dei diritti umani. Sono stati spesso accusati di trarre profitto dai casi e di danneggiare l’immagine di Ciudad Juárez; per questo, continuano a subire minacce ed aggressioni.

Amnesty International chiede alle autorità messicane di garantire la sicurezza dei difensori dei diritti umani e di intraprendere indagini sulle minacce da loro subite, affinché i responsabili siano assicurati alla giustizia.

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