Tibet. Rapporto di Amnesty international accusa la Cina

Fonte http://www.agenziami.it

Centinaia di persone, forse addirittura un migliaio, sarebbero state arrestate dal governo cinese e sarebbero detenute in luoghi sconosciuti dopo gli scontri nella regione del Tibet dello scorso marzo. La denuncia arriva da Amnesty Internacional, in un rapporto diffuso la scorsa notte. La Ong denuncia il blocco delle informazioni su ciò che avviene nella regione, e le torture inflitte ai detenuti.
Secondo le informazioni ufficiali diffuse dal governo, le persone arrestate sono state 1.393, mentre quelle che si sono consegnate spontaneamente sono 2.566. Di queste, solo 400 sono state acusate formalmente, anche se non sono stati resi noti i reati di cui sarebbero colpevoli.
Tra le accuse portate da Amnesty nei confronti del governo, c’è anche l’intimidazione agli avvocati isposti ad assumere la difesa dei detenuti. Per Amnesty sia le torture sia le intimidazioni violano gli articoli della Costituzione della Repubbblica popolare cinese.

 

fonte Amnesty

Amnesty International ha sollecitato oggi il governo cinese a fornire informazioni su oltre un migliaio di manifestanti tibetani arrestati nel corso delle proteste di marzo e a consentire libero accesso in Tibet agli osservatori indipendenti.In un aggiornamento sulla situazione dei diritti umani nella regione, intitolato "Tibet: ingresso vietato", Amnesty International ha messo in rilievo la perdurante repressione delle proteste, la censura e la condizione dei detenuti, che in diversi casi hanno denunciato di essere stati picchiati, alimentati in modo insufficiente e privati di cure mediche adeguate."Le informazioni che arrivano dal Tibet sono davvero scarse, ma sulla base di quelle che abbiamo riscontrato possiamo affermare che siamo di fronte a un quadro agghiacciante di detenzioni arbitrarie e di abusi nei confronti dei prigionieri" – ha dichiarato Sam Zarifi, direttore del programma Asia-Pacifico di Amnesty International. "L’imminente ingresso della torcia olimpica nelle aree tibetane dovrebbe consentire di fare luce su questa situazione".Le fonti ufficiali cinesi hanno fornito informazioni solo su una piccola parte delle persone arrestate e condannate al termine di processi di dubbia regolarità. Ai giornalisti stranieri è ancora vietato l’ingresso nella regione. Secondo le notizie filtrate attraverso amici e parenti dei detenuti, la polizia e le forze di sicurezza hanno effettuato centinaia di irruzioni in monasteri, conventi e abitazioni private, confiscando telefoni cellulari, computer e altri apparecchi per impedire a migliaia di persone di comunicare col mondo esterno. Chi prova comunque a informare la stampa estera o le organizzazioni per i diritti umani rischia l’arresto e il carcere."La chiusura totale del Tibet fa sì che le violazioni dei diritti umani, come gli arresti arbitrari e i maltrattamenti, proseguano in silenzio e nella completa impunità" – ha proseguito Zarifi. "Per il solo fatto di aver espresso in modo pacifico le proprie opinioni, centinaia di persone languono in carcere in condizioni drammatiche; le loro famiglie non sanno neanche in quale prigione si trovino. Il passaggio della torcia olimpica dovrebbe consentire ai giornalisti di farsi un’idea della situazione in Tibet e stimolarli a chiedere che i Giochi olimpici siano ‘liberi e aperti’, come promesso dal Piano d’azione per le Olimpiadi di Pechino". L’ondata di arresti non ha colpito solo monaci, monache e persone che avevano direttamente preso parte alle proteste, ma ha raggiunto anche artisti impegnati nella conservazione della cultura tibetana. Secondo quanto appreso da Amnesty International, Jamyang Kyi, una nota cantante e presentatrice televisiva, è stata arrestata il 1° aprile nella redazione dell’emittente televisiva Qinghai e tenuta in isolamento per almeno un mese per poi essere posta agli arresti domiciliari solo dopo aver pagato una multa elevata.Ulteriori informazioni
Le proteste, iniziate il 10 marzo, hanno assunto anche carattere violento, prendendo di mira cittadini cinesi di etnia Han e i loro esercizi commerciali. Dal 14 marzo, dopo l’esortazione del Dalai Lama a evitare la violenza, le manifestazioni, spesso guidate dai monaci e dalle monache, sono state per lo più pacifiche. La torcia olimpica sta attraversando la Cina, sotto rigide misure di sicurezza e coi giornalisti sottoposti a pesanti controlli in zone come la regione autonoma uigura del Xinjiang. A seguito delle ultime variazioni di programma, il passaggio della torcia in Tibet è previsto per sabato 21 giugno.

FINE DEL COMUNICATO                                                 Roma, 19 giugno 2008

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