Actionaid ed il Congo

 

Crisi nella Repubblica del Congo

E’ crisi nella Repubblica del Congo

Le incessanti violenze nella provincia orientale della Repubblica Democratica del Congo potrebbero scatenare una crisi umanitaria di dimensioni catastrofiche. L’intensificarsi degli scontri tra le truppe governative e i gruppi di opposizione armata nel nord della regione del Kivu hanno costretto alla fuga decine di migliaia di persone, che sono sfollate nella capitale Goma e nelle aree al confine con l’Uganda. La situazione rischia di precipitare, sono ormai numerose le fonti che segnalano il pericolo di un’espansione del conflitto.

“La scorsa notte, colpi di arma da fuoco si sono uditi ovunque a Goma e sono stati riportati saccheggi e danneggiamenti di case, negozi e supermercati”, riferisce da Goma Alpha Sankoh, Direttore di ActionAid nel Paese. “Siamo stati costretti a sospendere gli aiuti umanitari destinati a 12.000 famiglie nel campo di Masisi, nella provincia nord del Kivu. 3.000 taniche per la provvista di acqua per gli sfollati nel campo di Mugunga , fuori dalla città di Goma, non sono state distribuite”, prosegue Sankoh.

Il generale Nkunda, leader del Congresso Nazionale per la Difesa delle Persone (CNDP) ha dichiarato un cessate il fuoco unilaterale ma la situazione rimane tesa. Gli aiuti internazionali sono ancora bloccati nel campo delle Nazioni Unite al confine col Rwanda mentre tutti gli operatori nazionali restano impossibilitati ad intervenire.

Per rispondere alla crisi ActionAid chiede:

  •  il cessate il fuoco immediato e il disarmo delle fazioni contendenti;
  • la garanzia di un passaggio sicuro per l’assistenza umanitaria necessaria;
  • che la comunità internazionale renda disponibili risorse materiali e finanziarie per più di 800.000 sfollati e il dispiegamento delle forze di pace nella provincia;
  • che l’Unione Africana indica un Vertice straordinario per stabilire obiettivi chiari finalizzati al ripristino della pace nella Repubblica Democratica del Congo per garantire l’imposizione del programma di azione tra lo stato congolese e i gruppi di opposizione armata.
  • che il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e l’Unione Africana si incarichino della protezione delle donne da diffuse e indiscriminate violenze e abusi sessuali e che si assicurino che gli esecutori di tali abusi siano puniti.

ActionAid lavora nella Repubblica Democratica del Congo per promuovere i diritti delle donne, degli sfollati e di chi tra loro è affetto da HIV/AIDS. L’organizzazione ha in oltre in atto programmi di riduzione della vulnerabilità ai disastri, di trattamento dei traumi e promozione dell’educazione.

Aggiornamento del 4 novembre

Il primo convoglio di aiuti umanitari, scortato dai caschi blu delle Nazioni Unite, ha superato le linee dei ribelli per rifornire le cliniche saccheggiate dai militari congolesi. Sia l’esercito congolese che il leader dei ribelli, Laurent Nkunda, hanno garantito un passaggio sicuro al convoglio. Sono decine di migliaia gli sfollati presenti nel capo di Kibati, 10 chilometri a nord di Goma, rimasti senza cibo, ma i funzionari ONU hanno deciso di dare priorità ai rifornimenti di medicinali e pastiglie per la depurazione dell’acqua e alle strutture sanitarie saccheggiate durante gli scontri della scorsa settimana.

Intanto Nkunda ribadisce la sua disponibilità a un dialogo diretto con il governo di Kinshasa, ma quest’ultimo ha rifiutato. Il portavoce Lambert Mende, ha però dichiarato che il governo è pronto a discutere con i ribelli del CNDP (Congresso nazionale per la difesa del popolo) solo nell’ambito del processo di pace avviato lo scorso gennaio con la firma di un accordo a Goma. Accordo violato alla fine di agosto, con la ripresa degli scontri.

Il ministro degli Esteri David Miliband ha affermato che il Regno Unito non esclude l’ipotesi di inviare truppe nella Repubblica democratica del Congo nell’ambito di una missione di pace europea, che avrebbe lo scopo di garantire la consegna degli aiuti umanitari agli sfollati della provincia orientale Nord-Kivu. Miliband ha dichiarato che ci sono "più di 1,6 milioni di sfollati" senza accesso agli aiuti umanitari nell’est della Repubblica democratica del Congo. Quindi ha sollecitato un rafforzamento del contingente ONU oggi presente nel Nord-Kivu, pari a 850 caschi blu, con l’invio di alcuni degli altri 16.000 peacekeepers dispiegati in tutto il Paese, grande quanto l’Europa occidentale.

 

  

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