Scontri tra cristiani e musulmani in Nigeria

Dio contro Dio: scontri tra cristiani e musulmani in Nigeria

LAGOS
Nuovi scontri tra cristiani e musulmani in Nigeria. Cinque persone sono
morte e altre quattro sono rimaste ferite nei combattimenti a Bauchi,
nel nord est. Diverse chiese e moschee sono state date alle fiamme
nella città poco distante da Jos dove a novembre vi era stata un’ondata
di violenze tra cristiani Beroms e musulmani Hausas che aveva provocato
400 vittime.

ALLERTA – Le autorità
di Jos hanno decretato la massima allerta per il timore che gli scontri
si possano estendere in città. Dopo la tragedia di novembre, era
intervenuto anche il Papa che aveva manifestato «orrore e deplorazione
per l’esplosione di tanta crudele e insensata violenza». Negli ultimi
anni migliaia sono state le vittime delle violenze tra gruppi cristiani
e musulmani, soprattutto nel nord del Paese a maggioranza islamica,
dove in alcuni Stati è stata introdotta la sharia (legge islamica).

da www.corriere.it

Nigeria. Aumentano i morti negli scontri tra cristiani e mussulmani

Morti in strada

Tutto ha avuto origine con le proteste contro le vignette su Maometto,
proteste che costarono la vita ad almeno 50 persone. Poi è seguita la vendetta
dei cristiani e da li la spirale di violenza non si è fermata è il bilancio dei
morti è salito ad almeno 150.

Oggi, a Enugu, nella regione meridionale a prevalenza cristiana della
Nigeria, gruppi di giovani cristiani hanno ucciso a colpi  di machete
e  bastonate un musulmano. Poco prima, in città si era sparsa la voce 
che un poliziotto aveva sparato ad un ragazzo cristiano.

Una notizia incontrollata e incontrollabile che però provocato l’immediata
reazione dei cristiani di etnia Ibo, che si è scatenata in una caccia ai
mussulmani di etnia Hausa. La città si è svuotata rapidamente. I negozi hanno
abbassato le saracinesche e i mercati sono stati chiusi, mentre la gente si
barricava in  casa.

Nel nord della Nigeria invece, nella città a maggioranza islamica di 
Kotangora, sono stati i musulmani – a quanto ha riferito la Croce Rossa – ad
attaccare con altrettanta ferocia gruppi di cristiani e a dare fuoco ad alcune
chiese.Non è noto al momento se ci siano state vittime: i cristiani avrebbero
cercato rifugio in alcune caserme.In Nigeria i musulmani rappresentano il 50 % della popolazione, i cristiani
il 40 % e gli animisti il 10% circa.

da http://www.rainews24.it

Dio punirà chi uccide in suo nome il Papa sugli scontri in Iraq e Nigeria

Repubblica — 27 febbraio 2006
  pagina 14
  sezione: POLITICA ESTERA

CITTA’ DEL VATICANO – La punizione di Dio cadrà su chi uccide abusando
del suo nome. Dio chiederà conto a quanti distruggono i templi della
fede. Papa Ratzinger interviene all’ Angelus per deplorare le violenze
in Nigeria e in Iraq e trasforma il suo appello alla pace in un monito
drammatico rivolto ai fanatici che seminano morte agitando il vessillo
della religione. «Dio, Creatore e Padre di tutti – ha esclamato con
forza, rivolto a piazza San Pietro piena di pellegrini – chiederà conto
ancor più severamente a chi sparge in suo nome il sangue del fratello».
Benedetto XVI è rimasto molto scosso dagli eventi dell’ ultima
settimana. L’ esplosione del santuario sciita di Samarra, gli attacchi
a catena contro le moschee sunnite, l’ escalation di stragi in Iraq,
mentre in Nigeria divampavano scontri violentissimi e sanguinosi tra
musulmani e cristiani, seguiti ad una prima ondata di pogrom
anticristiani e conclusisi con un tragico bilancio di morti e di
moschee e chiese bruciate, fanno crescere in Vaticano il timore che la
situazione mondiale possa scivolare in una sorta di sindrome del 1914:
l’ avvio di una spirale inarrestabile di caos e di sangue. «Si
susseguono in questi giorni le notizie di tragiche violenze in Iraq,
con attentati anche alle stesse moschee. Sono azioni che seminano
lutti, alimentano l’ odio ed ostacolano gravemente la già difficile
opera di ricostruzione del Paese», ha esordito il Papa, passando poi a
rievocare il tragico scenario in Nigeria, dove «per diversi giorni si
sono protratti scontri tra cristiani e musulmani, con molte vittime e
distruzione di chiese e moschee». Ratzinger ha espresso «ferma condanna
per la violazione dei luoghi di culto», elevando una preghiera per le
vittime. Ma le sue preoccupazioni vanno oltre. Ciò che Ratzinger
vorrebbe assolutamente evitare, forte anche dell’ insegnamento e dell’
esempio di papa Wojtyla, è che il radicalismo dei gruppi estremisti
continui a nutrirsi di richiami alla religione. Fu Giovanni Paolo II a
organizzare dopo l’ 11 settembre 2001 una riunione speciale dei capi
religiosi ad Assisi per invitare tutti a condannare quanti praticano
guerre e terrorismo «abusando» del nome di Dio. Per papa Wojtyla era
particolarmente importante che questo impegno venisse assunto fianco a
fianco da leader dell’ ebraismo, del cristianesimo, dell’ islam. Perciò
Ratzinger, dopo aver chiesto che a Iraq e Nigeria sia risparmiata la
minaccia di ulteriori conflitti, ha lasciato cadere il suo monito: «I
frutti della fede in Dio non sono devastanti antagonismi, ma spirito di
fraternità e di collaborazione per il bene comune». Poi, seguito in
religioso silenzio dalle migliaia di fedeli assiepati sotto la finestra
del suo studio, il pontefice ha concluso gravemente che Dio chiederà
ragione «ancor più severamente» a chi sparge sangue «in suo nome».
Proprio la settimana scorsa uno dei cardinali di Curia più importanti,
Crescenzio Sepe, è stato in un altro paese africano – il Sudan – dove
il fondamentalismo islamico è molto radicato e dove musulmani e
cristiani si sono affrontati sanguinosamente per anni. Il porporato è
stato anche nella regione del Darfour, particolarmente segnata da
violenze anticristiane, per portare la solidarietà di Benedetto XVI. E
tuttavia anche Sepe, prefetto della Congregazione per l’
Evangelizzazione dei popoli, ha commentato sulla via del ritorno che il
dialogo con l’ islam serve proprio per «isolare gli estremisti».
Dialogare sicuri della propria identità, ha precisato, è segno di forza
e non di debolezza. Ratzinger in queste settimane è invitato a muoversi
maggiormente sulla scena internazionale. Lo ha attende Castro a Cuba e
lo invita (dagli schermi di Telepace) Laura Bush negli Stati Uniti. Ma
certamente adesso la priorità è trovare una strategia nei confronti del
mondo islamico. Sul settimanale diocesano di Roma viene pubblicato ora
un ritratto di don Andrea Santoro, il prete ucciso in Turchia, scritto
dalla sorella Maddalena. Il dialogo con l’ islam, viene ripetuto
secondo la testimonianza di Santoro, dev’ essere in primo luogo un
dialogo religioso, in cui ognuno vive liberamente il proprio credo e
Oriente e Occidente si riconoscono reciprocamente. Sabato, visitando il
Seminario romano maggiore, Ratzinger ha espressamente citato il «dono
della santità» di don Andrea. – MARCO POLITI