Darfur, l’Aja incrimina il presidente Bashir

 

Darfur, l’Aja incrimina il presidente Bashir: «Arrestatelo»

Caduta l’accusa di genocidio. Il governo sudanese: «Non lo consegneremo»

La Corte penale internazionale dell’Aja ha emesso un mandato d’arresto per crimini di guerra e contro l’umanità nei confronti dell’attuale presidente del Sudan Omar el Bashir. E’ la prima volta che un provvedimento del genere riguarda un capo di Stato in carica. Caduta, invece, l’accusa di genocidio.

Il via libera del tribunale dell’Aja a procedere contro Bashir è arrivato in seguito alla richiesta di incriminazione avanzata lo scorso luglio dal procuratore argentino Louis Moreno-Ocampo, relativamente ai massacri in Darfur, iniziati nel 2003, che hanno provocato 300 mila morti e la fuga di almeno due milioni di persone.Immediata la reazione del governo sudanese, che ha parlato di «nuovo colonialismo» e ha affermato, per bocca del vice ministro della Giustizia che «il Sudan non consegnerà nessuno». Secondo l’emittente araba Al Jazeera, inoltre, «imponenti manifestazioni popolari sono avvenute nella capitale sudanese subito dopo l’annuncio».Si temono, però, rappresaglie da parte delle forze militari sudanesi nei confronti dei manifestanti visto che, secondo fonti giornalistiche, le autorità del Paese avrebbero chiaramente fatto sapere che qualsiasi dimostrazione contro il presidente sarebbe stata repressa. A rischio sarebbero anche i 32 mila funzionari delle Nazioni unite di stanza nella regione, mentre si è appreso che il governo sudanese ha ordinato agli operatori umanitari dell’organizzazione Medici senza frontiere di abbandonare il loro lavoro in Sudan.Per l’Unione africana, che è presente sul territorio sudanese con una missione di pace composta da 7 mila uomini, la notizia dell’emissione del mandato di arresto del presidente potrebbe far vacillare i già delicati equilibri del processo di pace del paese.Cosa avverrà concretamente in seguito alla richiesta della Corte dell’Aia, infine, non è semplice da prevedere. La Corte, infatti, non dispone di una propria forza di polizia e la responsabilità di arrestare e trasferire il presidente spetterebbe agli Stati. La Cpi, infatti, dovrà trasmettere «immediatamente» la richiesta di arresto al Sudan e, quindi, agli Stati membri della Corte e ai membri del consiglio di sicurezza dell’Onu.Dall’Egitto, infine, è arrivata la richiesta di una riunione urgente del consiglio di sicurezza dell’Onu.

Foto: openDemocracy

(danilo giannese)

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