Risoluzione del Parlamento europeo del 15 gennaio 2009 sulla situazione nel Corno d’Africa

Testi approvati 
Giovedì 15 gennaio 2009 – Strasburgo Edizione provvisoria
Situazione nel Corno d’Africa   P6_TA-PROV(2009)0026  B6-0033/2009
 

 Risoluzione del Parlamento europeo del 15 gennaio 2009 sulla situazione nel Corno d’Africa 
Il Parlamento europeo ,

–   viste le sue precedenti risoluzioni sui paesi del Corno d’Africa,

–   visto il resoconto sulla missione nel Corno d’Africa approvata dalla sua commissione per lo sviluppo l’8 dicembre 2008,

–   visto l’articolo 103, paragrafo 2, del suo regolamento,

A.   considerando che i conflitti irrisolti riguardanti i confini tra Etiopia ed Eritrea e tra Eritrea e Gibuti hanno effetti negativi sulla pace e la sicurezza nel Corno d’Africa; che la situazione in Somalia si è aggravata diventando una delle peggiori crisi mondiali a livello umanitario e di sicurezza; che la situazione nel Sudan rappresenta un grave fattore di rischio per la sicurezza nella regione,

B.   considerando che l’Etiopia e l’Eritrea hanno posto fine al loro conflitto, firmando gli "Accordi di Algeri" promossi dalla comunità internazionale, i quali prevedono una missione di mantenimento della pace delle Nazioni Unite (UNMEE) e l’istituzione della Commissione sui confini tra Etiopia ed Eritrea (EEBC), ma che permangono divergenze tra le due parti in merito all’applicazione degli accordi e della decisione della EEBC; che il mandato dell’UNMEE ha dovuto essere interrotto il 31 luglio 2008 dal momento che l’Eritrea ostacolava la missione e l’Etiopia aveva rifiutato di applicare la decisione della EEBC in relazione alla controversia sulla zona di Badme,

C.   considerando che nel giugno 2008 l’intensificazione delle violenze al confine tra Eritrea e Gibuti a Ras Doumeira ha causato 35 morti e decine di feriti; che il 12 giugno 2008 il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha chiesto a entrambe le parti di impegnarsi a un cessate il fuoco, a ritirare le truppe e a ripristinare lo status quo preesistente; che l’attuale situazione è calma, ma la vicinanza delle truppe comporta un rischio di ripresa delle ostilità,

D.   considerando che il 29 ottobre 2008 venivano diretti attentati suicidi contro la missione commerciale etiopica, gli uffici delle Nazioni Unite e il palazzo presidenziale nella capitale del Somaliland, Hargeysa, contemporaneamente agli attacchi a Bossaso, nella regione somala del Puntland, in seguito ai quali sono stati effettuati numerosi arresti,

E.   considerando che nel novembre 2008 si è svolto un nuovo ciclo di negoziati a Gibuti, che ha condotto alla firma di un accordo per la divisione del potere tra i rappresentanti del governo federale transitorio della Somalia (TFG) e l’Alleanza per la nuova liberazione della Somalia – Gibuti (ARS-D) all’opposizione, e che entrambe le parti hanno annunciato pubblicamente il proprio sostegno ad una commissione d’inchiesta che indaghi sulle violazioni dei diritti dell’uomo in Somalia;

F.   considerando che nel corso di una conferenza, tenutasi il 29 ottobre 2008 a Nairobi, a cui hanno partecipato rappresentanti delle Istituzioni federali transitorie e membri del Parlamento federale transitorio, l’autorità intergovernativa per lo sviluppo (IGAD) ha adottato un piano in sette punti a sostegno del processo di pace in Somalia e ha istituito un meccanismo per controllarne l’attuazione,

G.   considerando che dal novembre 2008 l’Etiopia ha progressivamente ritirato le sue truppe da Mogadiscio e da tutte le altre aree in cui esse erano ancora presenti in Somalia; che la missione dell’Unione africana in Somalia (AMISOM), che dal marzo 2007 si è limitata essenzialmente a Mogadiscio, si ritroverà da sola sul campo;

H.   che durante oltre quattro anni il TFG della Somalia non è riuscito a creare un governo dotato di una base ampia; che a seguito delle recenti dimissioni del Presidente Abdullahi esiste un pericolo reale di ripresa dei combattimenti tra le fazioni rivali,

I.   considerando che la pirateria costituisce un’altra sfida importante alla sicurezza nella regione del Corno d’Africa; considerando che la lotta contro la pirateria non può essere vinta solo militarmente, ma dipende principalmente dai successi conseguiti nella promozione della pace, dello sviluppo e nell’edificazione dello Stato; considerando che a seguito degli atti di pirateria il Programma alimentare mondiale (PAM) ha dovuto sospendere la consegna di aiuti alimentari alla Somalia, aggravando una situazione umanitaria già precaria,

J.   considerando che l’8 dicembre 2008 l’Unione europea ha lanciato la sua operazione marittima EU NAVFOR Somalia (ovvero Operazione Atalanta) avente lo scopo di proteggere i convogli marittimi del PAM e altre navi che attraversano le acque al largo della Somalia,

K.   considerando che la fallita applicazione dell’accordo globale di pace tra il Nord e il Sud del Sudan potrebbe portare alla secessione, che probabilmente sarà accompagnata da un conflitto militare sui giacimenti di petrolio nella regione di confine; che una tale secessione comporterebbe, con ogni probabilità, la totale frantumazione del paese, dal momento che il Darfur e la parte orientale chiederanno l’indipendenza e si assisterà a un conflitto interetnico alimentato dai paesi confinanti, compresa l’Eritrea,

L.   considerando che Gibuti continua ad affrontare sfide di enorme portata e che la sua situazione sta diventando allarmante a seguito della crisi alimentare mondiale; considerando che l’Ogaden, la regione somala dell’Etiopia, soffre di una grave siccità e che gli aiuti alimentari soggetti al controllo governativo e destinati agli abitanti della regione non giungono a destinazione, nonostante i recenti progressi che il PAM ha compiuto nella consegna degli aiuti alimentari in tale regione, dal momento che vengono ancora segnalati ritardi dovuti alle necessarie autorizzazioni militari per il trasporto verso la regione somala,

M.   considerando che la situazione relativa ai diritti umani, allo Stato di diritto, alla democrazia e alla governance in tutti i paesi del Corno d’Africa è da anni motivo di grande preoccupazione per l’Unione europea; considerando che vi sono denunce credibili di arresti arbitrari, lavori forzati, torture e maltrattamenti di prigionieri nonché di persecuzioni di giornalisti e di repressione politica nella regione,

N.   considerando che le violazioni dei diritti dell’uomo in Somalia comprendono il rapimento di due suore cattoliche italiane, Maria Teresa Olivero e Caterina Giraudo,

O.   considerando che il sistema di votazione a maggioranza, estremamente sfavorevole per i partiti dell’opposizione, che è stato adottato nelle elezioni legislative del 2008 è motivo di preoccupazione a Gibuti, dove il partito di opposizione Movimento per il rinnovamento democratico (MRD) è stato messo al bando nel luglio del 2008 con il pretesto assolutamente infondato del suo sostegno all’attacco eritreo contro Gibuti, mentre i dirigenti del sindacato Unione dei lavoratori di Gibuti/Unione generale dei lavoratori di Gibuti (UDT/UGTD) non sono stati reintegrati, dopo essere stati licenziati per motivi legati alle loro attività sindacali,

P.   considerando i timori tra le organizzazioni non-governative (ONG) e gli ambienti dell’opposizione per l’intensificarsi del controllo governativo e la riduzione della libertà politica a seguito delle recenti leggi sulla stampa e sulla registrazione dei partiti in Etiopia; considerando che la legge sulle ONG (la Proclamazione relativa alla registrazione e alla regolarizzazione delle organizzazioni civili e delle istituzioni benefiche) adottata dal governo etiope e ratificata dal parlamento potrebbe seriamente limitare le attività delle associazioni internazionali ed etiopi che si adoperano per l’uguaglianza, la giustizia, i diritti umani e la risoluzione dei conflitti,

Sicurezza regionale

1.   chiede al governo etiope di approvare formalmente, come definitiva e vincolante, la demarcazione tra l’Eritrea e l’Etiopia in base alle coordinate geografiche elaborata dalla EEBC; chiede al governo dell’Eritrea di accettare l’apertura di un dialogo con l’Etiopia che affronti il processo di ritiro delle truppe dal confine e la demarcazione fisica in base alla decisione della EEBC, come pure la normalizzazione delle relazioni tra i due paesi, compresa la riapertura della frontiera agli scambi; chiede alla comunità internazionale e all’Unione europea di esercitare pressioni su entrambe le parti affinché superino l’attuale situazione di stallo;

2.   chiede al Consiglio di nominare un rappresentante speciale o inviato dell’Unione europea per la regione del Corno d’Africa;

3.   chiede al Consiglio e alla Commissione di portare avanti i loro sforzi nel quadro del partenariato politico regionale per la pace, la sicurezza e lo sviluppo nel Corno d’Africa, al fine di individuare progetti di interesse comune che potrebbero dar vita a una cooperazione funzionale tra l’Eritrea e l’Etiopia, ad esempio nei settori dell’approvvigionamento energetico, degli scambi transfrontalieri e dei porti;

4.   chiede al governo dell’Eritrea di ripensare l’attuale sospensione della sua partecipazione all’IGAD; chiede ai leader dell’Unione africana e dell’IGAD di continuare ad associare l’Eritrea e ad incoraggiare il suo governo ad aderire agli sforzi di cooperazione a livello regionale e subregionale;

5.   chiede al governo dell’Eritrea di accettare di invitare, congiuntamente con il governo di Gibuti, una missione d’inchiesta volta ad esaminare la situazione a Ras Doumeira; chiede a entrambi le parti di ricorrere al dialogo e alle vie diplomatiche per ripristinare le relazioni tra i due paesi;

6.   chiede al Consiglio e alla Commissione di continuare il loro sostegno a favore del potenziamento delle istituzioni in Somalia, dell’attuazione dell’accordo di pace di Gibuti e degli sforzi dell’IGAD nel processo di pace; chiede con insistenza il potenziamento di AMISOM e il dispiegamento di una forza di stabilizzazione delle Nazioni Unite in tempi rapidi non appena le condizioni politiche e di sicurezza lo permettano;

7.   condanna gli attacchi sempre più frequenti contro gli operatori umanitari avvenuti negli ultimi mesi, che hanno gravemente ostacolato la fornitura degli aiuti e hanno contribuito a peggiorare la situazione umanitaria in Somalia; chiede al Coordinatore umanitario delle Nazioni Unite per la Somalia di negoziare l’accesso agli aiuti umanitari separatamente dal processo di pace di Gibuti, zona geografica per zona geografica, accelerare la fornitura di cibo e alleviare la terribile situazione umanitaria;

8.   sottolinea che a seguito della partecipazione, da parte dell’Unione europea e della comunità internazionale, al raggiungimento dell’accordo Nord-Sud in Sudan è ora essenziale continuare tutti gli sforzi in vista della sua attuazione e mantenere la dovuta pressione; chiede pertanto al Consiglio e alla comunità internazionale di intensificare il loro sostegno a favore dell’attuazione dell’accordo globale di pace Nord-Sud in Sudan e di assicurare il pieno dispiegamento della missione UN-UA in Darfur (UNAMID);

9.   chiede al Consiglio e alla Commissione di continuare a sostenere l’IGAD e i suoi sforzi volti a mettere a punto un piano di integrazione per la regione e di potenziarne le istituzioni;

Sicurezza alimentare e sviluppo

10.   chiede al governo dell’Eritrea di cooperare più da vicino con le organizzazioni internazionali nella valutazione della situazione della sicurezza alimentare, onde consentire interventi rapidi e mirati;

11.   chiede al governo dell’Eritrea di concedere alla Commissione un accesso illimitato ai progetti finanziati dalla Commissione e di migliorare la sua apertura all’assistenza tecnica per i progetti e i programmi concordati di comune accordo; chiede inoltre che la Proclamazione sulle ONG sia modificata in modo da agevolare i requisiti finanziari per le ONG che vogliono impegnarsi in attività di sviluppo in Eritrea;

12.  chiede al governo dell’Etiopia di garantire pieno accesso alle organizzazioni umanitarie nella regione somala di Ogaden e di porre in atto tutte le necessarie condizioni per permettere agli aiuti di raggiungere i loro destinatari in tutta la regione;

13.   invita la Commissione a continuare a sostenere le risposte regionali alle sfide transfrontaliere attraverso il partenariato dell’Unione europea per la pace, la sicurezza e lo sviluppo e in particolare la gestione regionale delle risorse idriche, quale elemento essenziale della sicurezza alimentare;

14.   chiede alla Commissione di verificare che nessuno dei suoi programmi di assistenza, compreso il programma "cash for work", sia attuato mediante lavoro forzato;

Diritti dell’uomo, democratizzazione e governance

15.   chiede al governo dell’Eritrea di rivelare pubblicamente dove si trovano i prigionieri e il loro stato di salute e di incriminare e rinviare immediatamente al giudizio di un tribunale tutti i detenuti politici e i giornalisti imprigionati o di rilasciarli immediatamente senza condizioni;

16.  invita il governo dell’Eritrea a rispettare pienamente i diritti umani e le libertà fondamentali, compresa la libertà di associazione, la libertà di espressione, la libertà dei mezzi di informazione e la libertà di coscienza;

17.  esprime la sua viva preoccupazione per la perdurante detenzione in Eritrea del giornalista svedese-eritreo Dawit Isaak che dal suo arresto, avvenuto nel settembre 2001, si trova in carcere senza essere stato sottoposto a un processo e chiede l’immediato rilascio di Dawit Isaak e degli altri giornalisti incarcerati;

18.   chiede all’Unione europea di ripensare il suo approccio nei confronti dell’Eritrea qualora non si registrino progressi verso il rispetto degli elementi essenziali dell’Accordo di Cotonou (Articolo 9), in particolare sulle questione fondamentali dei diritti umani (accesso del Comitato Internazionale della Croce Rossa ai penitenziari, rilascio dei prigionieri cosiddetti "G11");

19.   chiede al governo federale transitorio somalo di condannare il rapimento delle due suore cattoliche italiane, di adoperarsi per accelerarne il rilascio e prevenire ulteriori rapimenti;

20.  chiede alle autorità di Gibuti di tutelare i diritti politici dei partiti dell’opposizione e delle organizzazioni indipendenti per i diritti umani, comprese piene garanzie in materia di libertà di stampa, libertà di assemblea e libertà di espressione; sottolinea la necessità di un dialogo significativo tra il governo e l’opposizione, che porti a un adeguamento della legge elettorale tale da consentire una rappresentanza più equa degli attuali partiti politici in parlamento; chiede alle autorità di Gibuti di consentire al partito di opposizione MRD la ripresa delle sue attività e di reintegrare tutti i leader del sindacato UDT/UGTD licenziati per motivi legati alle loro attività sindacali;

21.   chiede al governo di Gibuti di prendere misure per assicurare una migliore protezione sotto il profilo giuridico e pratico dei diritti dei sindacati sulla base delle rispettive convenzioni fondamentali dell’Organizzazione internazionale del lavoro (OIL);

22.  si rammarica che il parlamento etiope abbia ratificato la Proclamazione per la registrazione e la regolarizzazione delle organizzazioni civili e delle istituzioni benefiche; chiede che siano apportati significativi adeguamenti in modo da garantire i principi fondamentali in materia di diritti umani; chiede un’applicazione non restrittiva di tale legge e insiste affinché la sua applicazione sia oggetto di uno stretto controllo da parte della Commissione;

23.  esorta vivamente le autorità etiopi a rivedere la legge sulla stampa e la legge sulla registrazione dei partiti, nonché la composizione della Commissione elettorale, affinché siano garantiti i diritti politici dei partiti dell’opposizione; chiede con insistenza alle autorità etiopi di svolgere indagini su tutti i presunti casi di maltrattamenti e di arresti arbitrari ai danni delle organizzazioni dell’opposizione e della società civile e che i responsabili siano processati;

24.  è indignato per la detenzione di Birtukan Midekssa, leader del partito di opposizione Unità per la democrazia e la giustizia (UDJ) e ne chiede l’immediato e incondizionato rilascio;

25.  chiede alle autorità etiopi di trattare rapidamente la richiesta di registrazione dell’Associazione nazionale degli insegnanti etiopi, conformemente alle leggi e alle norme in materia, e di porre fine alle persecuzioni ai danni dei membri di tale associazione;

26.  chiede ai governi dell’Etiopia, dell’Eritrea e di Gibuti e al Consiglio, conformemente all’articolo 8 e all’allegato VII dell’accordo di Cotonou riveduto, di concordare congiuntamente un approfondimento del dialogo politico sui diritti umani, i principi democratici e lo Stato di diritto, comprese le questioni di cui sopra, allo scopo di definire obiettivi di riferimento e raggiungere risultati e progressi concreti sul campo;

27.   riconosce che le elezioni in Sudan sono previste per il 2009, ma osserva che non si è ancora proceduto alla modifica delle leggi che limitano la libertà di espressione e di organizzazione per i singoli cittadini, i partiti politici e i mezzi d’informazione e che sono contrarie all’accordo globale di pace e alla Costituzione nazionale provvisoria, né è stata ancora istituita una Commissione nazionale per i diritti umani; sottolinea che l’abrogazione di tali leggi e la loro sostituzione con una normativa conforme all’accordo globale di pace e alla Costituzione nazionale provvisoria, nonché l’istituzione di una commissione nazionale per i diritti umani costituiscono requisiti essenziali per creare un ambiente in cui si possano svolgere elezioni libere e regolari;

28.   incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, ai governi degli Stati membri, al Presidente della Commissione dell’Unione africana, al Presidente in carica dell’Assemblea dell’Unione africana, al Segretario generale dell’Unione africana, al parlamento panafricano, ai governi e ai parlamenti dei paesi dell’IGAD e ai co-presidenti dell’Assemblea parlamentare paritetica ACP-UE. 
 

da: http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?pubRef=-//EP//TEXT+TA+P6-TA-2009-0026+0+DOC+XML+V0//IT

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