Stupri e poliziotti corrotti: l’orrore nelle carceri di Gheddafi

 

Le autorità italiane rispediscono brutalmente i rifugiati nelle mani dei loro torturatori, le autorità libiche commettono abusi e l’Unione europea non fa rispettare le leggi. È questo il quadro che emerge dal rapporto presentato ieri dall’organizzazione non governativa Human Rights Watch (Hrw), intitolato «Scacciati e schiacciati» e dedicato ai respingimenti italiani in Libia. «L’Italia – si legge nel rapporto – intercetta migranti e richiedenti asilo africani sui barconi e, senza valutare se possano considerarsi rifugiati o siano bisognosi di protezione, li respinge con la forza in Libia, dove in molti sono detenuti in condizioni inumane e degradanti e vengono sottoposti ad abusi». Il documento è stato diffuso in coincidenza con la riunione dei ministri degli Interni europei a Bruxelles, dove l’Italia ha ribadito di essere in linea con le normative internazionali. «La realtà è che l’Italia sta rimandando questi individui incontro ad abusi», ha detto Bill Frelick, direttore delle politiche per rifugiati di Hrw e autore del rapporto, «i migranti che sono stati detenuti in Libia riferiscono categoricamente di trattamenti brutali, condizioni di sovraffollamento ed igiene precaria». Secondo Frelick Roma «viola i propri doveri legali» e Bruxelles «dovrebbe esigere che l’Italia rispetti i propri doveri ponendo termine a tali rinvii verso la Libia. Altri Stati membri dell’Ue dovrebbero rifiutare di prendere parte ad operazioni di Frontex (l’Agenzia Ue per il controllo delle frontiere esterne, ndr) che sfociano in rinvii di migranti ed abusi». La denuncia dell’Ong, che conferma quanto documentato dalle inchieste de l’Unità, si basa su delle interviste condotte a maggio 2009 con 91 immigrati e rifugiati in Italia e Malta e su un’intervista telefonica con un immigrato detenuto in Libia. Le autorità di Tripoli hanno rifiutato l’accesso ai loro centri di detenzione, denunciano gli autori, e le autorità italiane hanno concesso solo interviste molto brevi con gli immigrati presenti nei centri di Caltanissetta, Trapani e Lampedusa e hanno rifiutato ogni incontro con rappresentanti del Governo. Gli italiani, si spiega nel testo,«usano la forza nel trasferire i migranti dai barconi su imbarcazioni libiche o li riportano direttamente in Libia, dove le autorità li imprigionano immediatamente » e alcune di queste operazioni sono coordinate da Frontex. Si tratta di «un’aperta violazione dell’obbligo di non commettere refoulement», il respingimento indiscriminato. Le testimonianze raccolte sono agghiaccianti. Si parla di percosse, di abusi, di violenze sessuali. Al campo di deportazione libico di Bin Gashir, ha raccontato Paul Pastor (i nomi sono modificati) le autorità «iniziarono subito a picchiare sia me che gli altri. Alcuni dei ragazzi furono picchiati al punto da non poter più camminare ». Madihah, una ragazza eritrea di 24 anni, ha raccontato che «tutte le donne hanno avuto problemi con la polizia» libica, che «arrivava di notte e sceglieva le donne da violentare». Nonva meglio per i minori. «Le autorità libiche – si legge – non sembrano fare nessuna distinzione tra adulti e bambini non accompagnati» e questi sono di solito messi nelle stesse celle con il «rischio di abusi e violenze ». Tutti inoltre hanno riferito che la differenza tra i trafficanti di esseri umani e la polizia libica è molto sfumata. Spesso gli immigrati sono detenuti fino a quando qualcuno non paga dei soldi, che non si capisce se a titolo di cauzione o riscatto. L’Italia, conclude il rapporto, «dovrebbe smettere immediatamente di violare i suoi obblighi sul non respingimento » e dovrebbe anche smettere di cooperare con la Libia. In base al Trattato firmato da Berlusconi il 30 agosto 2008, Roma si è impegnata a finanziare il 50% delle spese per i controlli effettuati da quelle stesse autorità libiche che maltrattano i migranti. Piuttosto bisognerebbe aumentare la cooperazione con l’Agenzia Onu per i rifugiati, suggeriscono gli attivisti di Human Rights Watch. Da parte sua l’Unione europea dovrebbe esigere dall’Italia il rispetto delle norme Ue e internazionali, incoraggiare la Libia a ratificare la Convenzione di Ginevra ed inserire esplicitamente la questione dei diritti umani nel prossimo accordo quadro con Tripoli.

22 settembre 2009 da: http://www.unita.it/
 
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