Giornata internazionale della Nonviolenza

 

Un milione di partecipanti, sei continenti coinvolti, 160mila km: i numeri della Marcia Mondiale per la Pace e la NonViolenza parlano di un evento di portata storica che, da Wellington, partirà 2 ottobre e arriverà in Italia a novembre, dal 7 al 12. Un tragitto simbolico che coinvolgerà persone di paesi e culture differenti per creare una nuova era di pace e non violenza in un mondo lacerato da conflitti globali.

L’idea della Marcia è nata nel 2008 durante il Simposio del Centro Mondiale di Studi Umanisti svoltosi in Argentina ma la proposta concreta si è sviluppata grazie a Mondo senza Guerra, associazione internazionale umanista che ha creato e promosso l’evento in oltre 100 paesi. La data di partenza è significativa: il 2 ottobre  è la "Giornata della Nonviolenza" ma anche l’anniversario della nascita di Ghandi, simbolo massimo del pacifismo.

Tgcom ha incontrato Giorgio Carlo Schultze, portavoce europeo della Marcia e da anni attivo nella costruzione del Movimento Umanista per le lotte sui diritti umani, il disarmo e le grandi questioni ambientali.

La Marcia Mondiale per la pace: come nasce e che finalità ha?
Come in altri casi famosi, in un momento di cambiamento storico le persone sensibili si mettono in marcia per cambiare le situazioni. Ci sono decine di conflitti armati dove muoiono donne, bambini, situazioni di sconforte dovute a sete, fame, flussi migratori violenti. La marcia nasce per portare un messaggio lungo i 160mila km di percorso dove incontreremo le autorità, i governi e porteremo il messaggio in oltre 500 città e capitali.  Secondo noi, la mentalità della gente è tale da concepire una soluzione non violenta dei conflitti, a differenza di quella dei governi.

La Marcia parte il 2 ottobre e in contemporanea si realizzaranno iniziative parallele: quali sono le più rilevanti, quali susciteranno maggior dibattito?
Sicuramente susciterà grande impatto l’accoglienza che la marcia avrà da parte dei Premi Nobel riuniti a Berlino per il Summit dei Nobel per la pace. Accoglieranno la marcia e le doneranno la Carta per un Mondo non violento, come segno di riconoscimento reciproco. La comunanza di idee tra persone che hanno vinto un Nobel e i cittadini comuni è il segno di una sensibilità ampia e trasversale. Saremo anche Ginevra accolti dalle Nazioni Unite, al Parlamento Europeo di Bruxelles, tutte piazze in cui esporre i punti fondamentali del nostro progetto. Molti eventi si svolgeranno in contemporanea a mano a mano che i fusi orari si sovrapporranno; alcuni sono unici  come la proiezione del film di Barbara Cupisti sulla Palestina che sarà proiettato su ambo i lati del Muro, nei territori coinvolti nel conflitto israelo-palestinese.

Si potranno adottare i km della marcia. Quanti sono stati già acquistati, quanto il fund raising ha contribuito al vostro progetto e a che livello?
Non c’è stato un fund raising particolare. Ad esempio Guna (azienda che si occupa di omeopatia d’avanguardia,n.d.r) ha adottato 3mila km. Ma il contributo più significativo viene dal basso, da chi ha fatto un versamento da 10 euro; sono anziani, ad esempio. Ovviamente la marcia ha anche un costo organizzativo per il noleggio dei palchi, delle sale, dei trasporti ma molte regioni, municipi hanno concesso  le sale dando un saggio di economia indiretta importante. Far marciare l’unità di base, ovvero le 30 persone che si spostano in tutto il mondo, costa 450mila euro e ognuno ha contribuito finanziando personalmente, rinunciando al lavoro,ad esempio. da:
http://www.tgcom.mediaset.it/

 
L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha dichiarato il 2 ottobre, giorno della nascita di Gandhi (2-10-1869), Giornata Mondiale della Nonviolenza. In occasione di questa ricorrenza, l’Ufficio della Pace, in collaborazione con le associazioni Centro Missionario Diocesano, Strani vari e Donne in nero, si fa promotrice di una manifestazione che si terrà in Alba questo pomeriggio, dalle 17 alle 19, in Via Vittorio Emanuele II. Gli organizzatori dell’iniziativa hanno coinvolto le scuole di ogni ordine e grado, invitando gli insegnanti a ricordare in classe la figura di Gandhi, quale fondatore della nonviolenza, e a sottolineare l’importanza della sua lotta ‘nonviolenta’ nella storia della liberazione dell’India, suggerendo la visione del film ‘Gandhi’ o la lettura di alcune pagine tratte dai suoi libri più famosi, come ‘La forza della nonviolenza’.
In un mondo ancora pieno di intolleranza, razzismo, ingiustizie economiche, guerre in atto, si vuole riproporre l’attualità del pensiero di Gandhi e richiamare l’attenzione e la riflessione sulla necessità dell’alternativa nonviolenta. Questi i temi dell’iniziativa: Gandhi lottò – fino a dare la vita – per l’indipendenza dell’India dall’impero britannico e contro le separazioni di casta e di religione. Gli strumenti della sua azione furono la parola e le manifestazioni di massa, la non-collaborazione, la disubbidienza palese alle leggi ingiuste, il boicottaggio, la creazione di strutture economiche autocentrate. Oggi è quanto mai necessario lottare – con la forza della nonviolenza – per la giustizia sociale, la libertà e la pari dignità di tutti gli esseri umani; contro i nuovi imperi economici, politici, militari e le nuove forme di separazione e discriminazione che questi vorrebbero imporre all’umanità. Lottare con la forza della nonviolenza oggi significa: coltivare l’amore per la verità, difendendo la libertà di espressione del pensiero e smascherando le bugie dei mass-media pilotati dal potere politico e/o economico; conservare la capacità di indignarsi e denunciare pubblicamente e senza paura le mafie piccole e grandi, gli accordi sottobanco, le commistioni fra politica e affari; non adeguarsi e non collaborare in alcun modo al disprezzo dei deboli, dei poveri, degli stranieri; al disprezzo e alla subordinazione delle donne, ridotte a corpi (da velare o da comprare); alla violenza predatoria sulla natura. Disubbidire – ogni volta che si presenti l’occasione – alle norme e leggi che introducono discriminazioni e creano nemici. Boicottare e contrastare attivamente: la produzione e il commercio di armi, in particolare il progetto di acquisto dei nuovi cacciabombardieri F35; gli accordi militari con governi oppressori come quello libico o quello israeliano; o l’accordo con gli USA che prevede la costruzione di un’altra base militare nella città di Vicenza; la partecipazione alle guerre, come è stato in Iraq e in Kosovo e come è tuttora in Afghanistan. Vivere personalmente l’ospitalità, l’accoglienza dei rifugiati, l’armonia con la natura, il rispetto reciproco fra uomini e donne, la valorizzazione delle diversità. Dar vita e/o partecipare ad iniziative di costruzione della fiducia come base per la sicurezza sociale, lotta per la giustizia contro la sopraffazione dei poteri economici, dialogo inter-culturale e inter-religioso, corpi civili di pace per l’intervento nonviolento nei conflitti. La nonviolenza è non rassegnarsi, ma sognare un mondo diverso e cominciare a costruirlo.da:
http://www.targatocn.it/
 
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