Tragedia Messina

Messina, fango e rabbia ”Non ci abbandonate’

 

MESSINA – Venti delle 24 vittime recuperate finora nella zona del disastro che ha colpito Messina, sono state identificate dai parenti. La protezione civile nel corso della giornata darà i nomi. L’ultima lista di cinque nomi era stata data due giorni fa. Il bilancio provvisorio delle vittime, secondo i dati diffusi dall’unità di crisi, resta pertanto ancora fermo a 24 morti e 35 dispersi. Intanto, dopo la prima notte senza pioggia, continuano le operazioni di ricerca e di ripristino di alcune strade nella zona del disastro. La ferrovia e la Statale 114 Messina-Catania restano bloccate, mentre sono aperte due corsie, una per ogni direzione del’autostrada A18. Nel pomeriggio a Messina è atteso il presidente del Senato Renato Schifani.

BERLUSCONI, RICOSTRUZIONE IN 4-5 MESI
MESSINA – Con l’intervento della Regione e del governo si potranno riscostruire i quartieri" dove la comunità di 520 persone che ha avuto danneggiate le case potrà "riformarsi". Così il premier Silvio Berlusconi, intervistato dal Giornale Rario Rai. "L’esperienza dell’Aquila è unica al Mondo e ci dà la possibilità di prevedere che questi quartieri potranno essere realizzati in 4-5 mesi", aggiunge. Ieri il premier aveva detto che il disastro ”era stato previsto” dagli esperti che avevano dato l’allarme ”per tempo”, anche se poi si e’ verificato qualcosa di ”veramente eccezionale, con precipitazioni piu’ intense del previsto, che hanno fatto si’ che accadesse oggi quello che avrebbe sempre potuto accadere” e che ha cambiato per sempre l’aspetto di borghi, montagne e costa. Dunque, dice Silvio Berlusconi, i villaggi distrutti dal fango alle porte di Messina non saranno ricostruiti, perche’ farlo ”costa troppo e non e’ sicuro”, ma gli abitanti che hanno perso tutto avranno una nuova casa, completamente arredata e dotata delle piu’ moderne tecnologie, come quelle in cui stanno entrando i terremotati dell’Aquila.Meno di una settimana fa, consegnando le prime abitazioni antisismiche in Abruzzo, il presidente del Consiglio aveva annunciato che quello era il modello da esportare nelle province italiane per dare una casa ai giovani e oggi, dopo aver sorvolato le zone colpite dall’alluvione di giovedi’ scorso, ha utilizzato la carta delle new-town per ridare speranza agli sfollati di Messina. Promettendo, anche, il blocco delle tasse e dei mutui per tutti i cittadini che sono stati colpiti. Quanto all’impegno del governo, Giulio Tremonti e bilancio permettendo, sara’ stanziato un miliardo di euro per affrontare le situazioni piu’ a rischio su tutto il territorio italiano dal punto di vista idrogeolocico. Esattamente la stessa cifra messa in campo dopo il terremoto del 6 aprile per gli interventi urgenti sugli edifici strategici a rischio sismico.Il presidente del Consiglio arriva in prefettura a Messina dopo aver visto il disastro provocato dal nubifragio e dall’incuria dell’uomo soltanto dall’elicottero. Un modo per non intralciare le operazioni di soccorso tuttora in corso. Passa da un ingresso secondario per evitare i contestatori che lo attendevano. E durante la riunione operativa con Guido Bertolaso e gli amministratori locali, mette in chiaro la strategia per i prossimi mesi: fondi subito, cosi’ come immediata deve essere la ricostruzione, sul modello di quella aquilana, anche utilizzando quelle aziende ”che meglio hanno operato in Abruzzo”. Concetti che ribadisce subito dopo in una conferenza stampa. ”Vi saremo vicini con tutti i mezzi – dice – e faremo come a L’Aquila, costruendo nuovi quartieri con strutture abitative e giardini ma anche negozi, per far ripartire il piccolo commercio”. I soldi ”non sono un problema”, quello che e’ importante e’ che gli enti locali individuino le aree dove edificare. E che si faccia presto. ”Nel tempo necessario – promette ai messinesi – vi daremo le case”. Abitazioni ”di soli tre piani, vivibili – ripete il Cavaliere – con giardini, piante, fiori”. E dentro ogni casa, ”arredata, ci sara’ tutto quello che serve per vivere, dai piatti ai frigoriferi. Entrando si potra’ stare una settimana senza neanche fare la spesa”. Il ”miracolo” e’ fare tutto cio’ ”in pochissimo tempo”. Quanto all’utilizzo del miliardo che verra’ stanziato per il rischio idrogeologico, che si aggiungera’ ai 20 milioni che ”il prossimo Cdm” mettera’ a disposizione per gli interventi urgenti, e’ ovvio che si partira’ proprio dal messinese ”dove – sottolinea il premier – il 63% del territorio e’ a rischio”.A Berlusconi risponde Ermete Realacci del Pd, sottolineando che ”farebbe piuttosto bene a ripensare le scelte politiche in tema di ambiente e territorio da lui compiute” che hanno ”azzerato i fondi per la difesa del suolo”. Duro l’Idv, che con Leoluca Orlando attacca il premier, che ”come un avvoltoio si e’ precipitato in Sicilia per sfruttare mediaticamente questo lutto”, e si chiede: ”se l’esecutivo aveva previsto il disastro, perche’ allora ci sono tanti morti e dispersi?”. Positivo, invece, il commento dell’Udc: ”I primi passi del Governo per rispondere all’emergenza tragica di Messina vanno nella giusta direzione”, dice Luca Volonte’. ”Ora e’ necessario condividere un impegno comune tra gli schieramenti, un Piano decennale di sicurezza abitativa e ambientale”. Intanto, pero’, ad occuparsi della ricostruzione saranno gli enti locali, con il governatore Raffaele Lombardo che sara’ il commissario straordinario. ”Abbiamo davanti una grandissima responsabilita’ – dice lui – e faremo fino in fondo la nostra parte. Qui bisogna rinaturalizzare il territorio, non alzare muri di cemento”. Berlusconi annuisce e ripete che lo Stato ”non lascera’ soli” i messinesi, cosi’ come e’ stato per gli aquilani. E non apre nessun fronte polemico: l’abusivismo, osserva, e’, purtroppo, un problema ”che ho visto in tutta Italia”, il Ponte sullo stretto neanche lo nomina. Quanto agli altri temi di attualita’, dalla sentenza Cir e al Lodo Alfano, ”questo e’ un punto stampa, per le domande la prossima volta”, dice ai giornalisti. da: www.ansa.it

La tragedia di Messina e le promesse di Berlusconi

Mentre si continuano a cercare i dispersi e si piangono i morti, a Messina è arrivato Silvio Berlusconi ed ha promesso agli sfollati che “le case arriveranno in breve tempo” e  che “il governo metterà tutte le risorse necessarie”, procedendo ad uno “stanziamento che si aggiungerà ai 20 milioni previsti dalla Regione Sicilia già nel prossimo consiglio dei ministri”. Precisamente, “per le zone a rischio idrogeologico verrà stanziato”, sempre secondo le parole di Berlusconi, “circa un miliardo di euro, una cifra analoga a quella per il dopo L’Aquila”. Una promessa forte, una delle tante. Che ora aspetta di essere mantenuta. Berlusconi ha detto anche che “l’inondazione è stata causata da una emergenza idro-geologica eccezionale” che però  “era stata prevista con anticipo, dando l’avviso per tempo”. Non è proprio così: la Protezione civile in realtà aveva solo avvisato dell’arrivo di una forte perturbazione sulle isole maggiori. D’altronde, se fosse davvero così, le responsabilità degli enti locali sarebbero pesanti.. Invece, è sempre Berlusconi a parlare “poi la precipitazione iniziata nelle prime ore del pomeriggio del primo ottobre è stata più intensa di quanto si prevedeva”. Insomma, sono state le cattive condizioni atmosferiche a provocare questo disastro. Speriamo che il nostro premier abbia chiaro che il responsabile di questa tragedia è la cattiva politica, di destra e di sinistra. La politica che a livello locale autorizza scempi urbanistici un po’ ovunque e tollera l’abusivismo per ragioni poco nobili, di tipo elettorale e che a livello nazionale vara i “piani casa”, condona con una certa facilità l’abusivismo e tollera le continue violenze al suolo e al paesaggio dell’Italia. La cattiva politica a cui piace tanto il cemento,soprattutto le grandi opere: il ponte sullo stretto, il passante di Mestre, la linea alta velocità. La cattiva politica a cui piacciono più le emergenze della prevenzione e della tutela del territorio.
Come abbiamo già scritto,  in Italia 5.581 comuni, il 70% del totale, sono classificati a rischio idrogeologico e negli ultimi 90 anni ci sono state oltre 5 mila grandi alluvioni e 12 mila frane. Solo negli ultimi 50 anni si contano più di 3 mila morti. Ma le piccole opere di contenimento, di manutenzione del territorio, di ripulitura delle sponde dei fiumi e dei tombini, non interessano la politica, e forse neppure l’opinione pubblica. di tutela del reticolo idrogeologico. E mentre tutti sono pronti ad applaudire Guido Bertolaso quando consegna dopo 100 giorni i moduli abitativi prefabbricati o si butta a corpo morto sull’ennesima emergenza, nessuno lo ascolta quando denuncia da anni a tutti i governi l’abusivismo, la devastazione del territorio, la mancanza di fondi per la prevenzione. I soldi, già. La cattiva politica c’entra anche qui. Mentre Berlusconi promette un miliardo di euro, i sindaci del messinese denunciano che dopo la frana di 2 anni fa furono promessi 11 milioni dalla Protezione civile, ma ne sono arrivati solo 945 mila. Bertolaso invece accusa i sindaci che anziché spendere per la tutela del territorio finanziano le fiere e progettano grandi opere. Bertolaso ha ragione: se si desse retta alle sue proposte, finanziando il grande piano per la messa in sicurezza dell’Italia, anziché fare grandi promesse evocative come il  “Ponte sullo Stretto” o altre opere del genere, e si smettesse di promettere soldi per ogni nuova emergenza, la prossima volta non ci sarà un’altra tragedia annunciata, ma la prima tragedia evitata. da: www.giornalettismo.com

Adesso basta con il cemento selvaggio

Presidente Lombardo, lei è stato da più parti additato come uno dei responsabili della tragedia di Messina. Il suo governo avrebbe dovuto inviare gli aiuti per mettere in sicurezza la zona e invece gli aiuti non sono mai partiti. Come si difende? «Dovrò capire cosa è successo»
Quindi i soldi lei li aveva stanziati? «Dobbiamo capire perché le risorse, poche o molte che fossero, hanno imboccato altre strade».
Cercherà i colpevoli? «Analizzeremo eventuali responsabilità di ritardi e di disposizioni non eseguite ed eventualmente puniremo i responsabili. Di sicuro posso dire che nel tempo sono stati commessi tanti errori. Dobbiamo capire cosa non ha funzionato negli ultimi tempi. E se l’argine degli Enti locali sul tema dell’edificazione non è sufficiente, vedremo di collocarlo ad un livello diverso».
È sempre convinto che quella di Messina sia stata una tragedia annunciata? «Ho subito detto che si poteva parlare di tragedia annunciata, ovviamente considerate le caratteristiche del territorio. A Giampilieri ci sono case costruite in un passato lontano. Nella collina accanto c’erano coltivazioni e alberi che con le loro radici stabilizzavano il terreno. Poi l’agricoltura di queste zone è entrata in crisi e il territorio è stato abbandonato. Poi ancora sono arrivati gli incendi e adesso le piogge torrenziali. Il disastro nasce da questi aspetti. O meglio, anche da questi aspetti». Adesso però qualche soldo la Regione l’ha trovato. Sono pronti venti milioni di euro per le emergenze di Giampilieri e Scaletta, i luoghi colpiti dall’ultima alluvione, e Falcone, sommersa dal fango lo scorso anno. «Siamo riusciti a trovare le risorse che ci servivano, ma ovviamente serviranno anche altri fondi che speriamo arrivino dal governo nazionale. Abbiamo a disposizione risorse del vecchio Fas (fondo aree sottoutilizzate ndr)». Se si fosse fatta prevenzione forse si sarebbe potuta evitare questa tragedia. Adesso sono in arrivo i fondi che consentiranno di effettuare questi lavori. Basteranno? «Chiariamo un fatto: il problema non sono solo i soldi. Bisogna ripensare attentamente tutta la gestione del territorio. Troppe volte negli ultimi anni il nostro paesaggio è stato violentato. Ora c’è bisogno di attenzione, di controllo, di verifiche. Altrimenti diventa tutto inutile». Intanto però c’è da ricostruire. Le è stato affidato il ruolo di commissario per l’emergenza. Quali saranno i primi passi? «Ci troviamo di fronte a un’enorme responsabilità. Faremo fino in fondo la nostra parte, lavorando attentamente per risolvere le criticità del territorio. L’obiettivo è evitare di alzare altri muri di cemento e provare a rinaturalizzare le zone a rischio».  Ma in concreto cosa si può e si deve fare? «Vanno ripensati gli interventi nel territorio, bisogna fermare l’abusivismo edilizio, la cementificazione dei fiumi e dei torrenti, le costruzioni selvagge, altri attacchi sconsiderati ai delicati equilibri ecologici. Bisogno guardare all’ambiente quando si costruisce, altrimenti si rischia che tragedie come questa si ripetano ancora. Non ce lo possiamo permettere. Dobbiamo fare in modo che non accadano più». Questa però intanto è arrivata, proprio in uno dei territori considerati più a rischio. Eppure le criticità di queste zone erano state segnalate. da: www.ilgiornale.it

Tragedia Messina, "ho perso tutto"

Sopravvissuta: "Fango era dappertutto"

"Ho perso la casa, non ho più niente quando uscirò di qui non so proprio dove andrò". Maria Currò 69 anni, ricoverata in Chirurgia generale al Policlinico di Messina dopo essere stata travolta a Scalatta Zanclea dal fango che ha invaso la sua abitazione, sfoga tutta la sua disperazione. "Mi trovavo in casa con mio figlio – dice – quando a un certo punto un’ondata di fango di una forza impressionante ha buttato giù la porta". "Anche il tronco di un albero è entrato all’interno dell’abitazione e ha distrutto tutti i mobili che sono andati in mille pezzi, fortunatamente noi non siamo stati colpiti da nessuna scheggia”, ha proseguito la donna. A ricordare quelle drammatiche ore anche il figlio Giovanni Luna ricoverato nello stesso reparto per una ferita alla gamba. ”Appena mi sono reso conto della situazione – ha detto – ho cercato di aiutare mia madre e di scappare, il fango ci arrivava fin quasi al mento. Siamo riusciti ad entrare nella casa di un vicino dove oltre al piano terra c’era un piano superiore per ripararci dal nubifragio, ma anche lì il fango ci ha raggiunto. Allora siamo riusciti ad entrare nella casa di un altro vicino e a metterci in salvo”. ”Mio fratello che sta bene ed è a Scaletta quando ha capito che eravamo in pericolo si è gettato da una finestra di un’altra casa per venirci a soccorrere. – ha raccontato -. Siamo stati poi portati in salvo dai carabinieri fino al mare e lì con un gommone a Messina, per poi essere trasportati in ospedale. E’ stata una cosa sconvolgente, abbiamo perso tutto e speriamo che qualcuno ci dia una mano”.  da: http://www.tgcom.mediaset.it/

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