La poverta’ dilaga. Rapporto Caritas.

A dispetto delle fantasie del governo le persone che hanno chiesto aiuto alla Caritas sono aumentate del 20 per cento.
Il ‘Rapporto sulla povertà 2009′ realizzato dalla Caritas Italiana e dalla Fondazione Zancan è stato quasi del tutto ignorato dai media. I dati che presenta sono agghiaccianti e non coincidono in nulla col le trionfalistiche affermazioni di alcuni personaggi della vita politica nazionale. La povertà assoluta ad oggi in Italia colpisce quasi due milioni e 900 mila cittadini, circa il 4,9 per cento della popolazione.
Ha detto ieri il ministro Brunetta: “Guardiamo i fatti. L’Italia ha molto probabilmente la migliore politica economica e finanziaria d’Europa, il miglior ministro dell’Economia e delle Finanze d’Europa e forse del mondo. I fatti dicono che non abbiamo avuto nessuna crisi finanziaria, nessuna crisi bancaria, nessuna crisi sociale, nessuna crisi d’impresa. Nonostante un debito spaventoso, una spesa pubblica spesso fuori controllo, uno Stato certo non particolarmente efficiente abbiamo retto la crisi meglio di tutti gli altri Paesi del mondo”.
Gli ha fatto eco Raffaele Bonanni, segretario di un sindacato, la Cisl: “Dal dopoguerra in poi abbiano vissuto altre crisi economiche, non gravi come queste ma certamente alcune molto, molto serie. Ebbene a memoria sindacale non ricordo che ci siano mai stati stanziamenti a sostegno del lavoro equivalenti agli 8 miliardi di euro impegnati attualmente. Era ed è essenziale evitare, come è stato fatto intervenendo sugli amrnortizzatori sociali, perdite di reddito e di lavoro. Solo con la cassa integrazione in deroga sono stati scongiurati 250 mila licenziamenti, di cui 70 mila in Lombardia e 51 mila in Veneto. Per non parlare degli effetti positivi dell’allungamento dei tempi di diso:cupazione legati alla Cig ordinaria e della revisione dei contratti di solidarietà. a funzionato, e non accade sempre così, l’accordo tra Tremonti e Maurizio Sacconi, tra i ministri dell’Economia e del Lavoro”.
Hanno ragione i due sostenitori del ‘miracolo’ Berlusconi-Tremonti?
Per la Caritas in un anno sono aumentate del 20 per cento le persone che hanno chiesto aiuto ai suoi Centri di ascolto (Cda). Non si tratta solo di migranti e stranieri, anzi, nel nel 2008, rispetto al 2007, l’incidenza degli italiani è cresciuta del 10 per cento, soprattutto al Sud.
L’indagine è stata condotta in 372 dei 6 mila Cda attivi ed appartenenti a 137 diocesi su 220. Nel 2007, si sono rivolte alla Caritas 80.041 persone, di cui il 70,3 per cento stranieri. I cittadini in difficoltà non appartengono alla categoria comunemente indicata come povertà estrema, perchè tutti vivono in una normale abitazione e tra loro il 76,4 per cento sta con i propri familiari, mentre il 44,9 ha figli minori.
Studiando i dati si scopre che alla fine del 2007 la Caritas diocesana di Potenza sosteneva 836 famiglie che dopo un anno sono diventate 1.020, con una crescita del 22 per cento, a Como sono stati erogati 26 mila pasti, il 17 in più rispetto all’anno precedente, a Treviso gli italiani in difficoltà sono aumentati del 22 e nella diocesi di Termoli-Larino (Molise), in soli tre mesi, da novembre 2008 a gennaio 2009, i bisognosi sono passati dal 42 al 59 per cento. L’incidenza è maggiore nel Mezzogiorno col 17,7 per cento. Valori elevati, superiori al 20, si registrano in Sicilia, Basilicata e Sardegna.
Il fenomeno di crescita della povertà è meno evidente nel Nord, con un incemento del 2,9, ma il fatto si spiega con una maggiore occupazione. Al Centro la situazione è articolata e mostra un’innalzamento del 17,5 per cento nel Lazio, ma solo del  2,4 nelle Marche.
Oltre 5 mila famiglie hanno manifestato alla Caritas problematiche relative a un “reddito insufficiente rispetto alle normali esigenze della vita” e il 20,8 per cento degli italiani ha evidenziato la necessità di un sussidio economico e il 33,5 degli stranieri il bisogno di un lavoro.
Se nel 2008 il benessere degli italiani è diminuito, nel 2009 “è probabile che gli ‘impoveriti’ aumentino”, si legge nel rapporto.
Tra questi potrebbero contarsi “migliaia di titolari di contratti a termine, di lavoratori a progetto, di impiegati che perdono il posto di lavoro senza preavviso, di dipendenti di piccole aziende cui è stato tolto l’appalto dei servizi, di cassintegrati che vedono avvicinarsi il termine del sussidio”, ha sostenuto la Caritas.
E adesso veniamo alle rocambolesche affermazioni sugli ammortizzatori sociali fatte da Berlusconi, dal centro destra ed anche dal leader della Cisl. Nella ricerca si fa notare che gli effetti della crisi economica al Nord hanno già determinato casi di “povertà inattesa” a causa dell’aumento della cassa integrazione e del calo delle assunzioni, mentre al Sud hanno aggravato una situazione già compromessa.
Il rapporto aggiunge che “maggiormente colpiti sono i pensionati con reddito basso e le famiglie disgregate, in situazioni difficili, con genitori separati”. Al Centro la povertà è “discreta, sommersa e dignitosa, tuttavia significativa nell’insieme di un territorio che, per diversi aspetti, era già in sofferenza da tempo” ed al Sud, con la crisi “piove sul bagnato” e in alcuni casi si “sta rappresentando una sorta di alibi per operazioni strumentali di razionalizzazione e/o speculazione produttiva da parte delle imprese”.
Secondo Caritas e Fondazione Zancan per far fronte alla povertà bisognerebbe “trasformare gli attuali trasferimenti monetari in servizi da erogare alle famiglie a basso reddito, a titolo gratuito o con una significativa riduzione del costo di fruizione e bonificare e semplificare i percorsi delle erogazioni monetarie”, ponendo anche fine “all’anomalia tutta italiana” in base alla quale, per far fronte alla povertà, spendono di più le Regioni in cui si contano un minor numero di persone indigenti.
In una intervista alla Radio Vatcana, tra le pochissime emittenti a diffondere i risultati della ricerca, don Vittorio Nozza, direttore della Caritas italiana ha detto riferendosi alle ripetute manifestazioni di ottimismo del governo sulla ripresa in atto: “Al momento, noi abbiamo i segnali in senso inverso, cioè il segnale è che si incomincia a percepire ed a cogliere una presenza nuova, volti nuovi con bisogni antichi, con bisogni vecchi. Una presenza non solo dettata dalla persona in difficoltà, frantumata per storie diverse, ma una presenza di volti nuovi segnata soprattutto da famiglie, da famiglie che di per sé non avevano grandi problemi per poter vivere in maniera dignitosa ma che da un momento all’altro, perdendo reddito, perdendo posto di lavoro, si trovano in una situazione di precarietà che si spera possa essere il più breve possibile. Ma ritornare nel lavoro, ritrovare lavoro, aver l’opportunità di nuovo di guadagnarsi la propria vita in modo dignitosa, l’accogliamo come cosa piuttosto difficile”.Il paradosso della situazione italiana è che, a fronte di un peggioramento, il centro destra non solo afferma il contrario, ma sottolinea la propria capacità nell’aver trovato ed impegnato risorse per proteggere i cittadini più deboli. Ed un importante sindacato, al Cisl, conferma questa tesi.
Invece si verifica lo strano fenomeno della Chiesa che si sostituisce allo Stato nel fornire assistenza reale alle persone in maggiori difficoltà. A questo proposito don Nozza, con diplomazia, ha negato che la Caritas risolva i problemi prodotti dalle inefficienze del governo, ma ha aggiunto: “E’ normale che, essendo la Chiesa parte di questa società, essendo la Chiesa in modo fortemente radicato attraverso le sue comunità parrocchiali, i servizi delle varie espressioni caritative e di promozione umana, è normale che compartecipi. Che tutto questo, però, debba essere messo in atto dentro un contesto istituzionale di fragilità, certamente non porta frutto: rischia di vanificare la stessa capacità di incontro, di relazione, di intervento, di sostegno a tante persone sempre più in difficoltà”.
Il Paese delle omissioni sta diventando quello della più bieca disinformazione. L’allarme lanciato da Caritas dovrebbe indurre maggiornaza e opposizione ad una maggiore attenzione verso le durissime conseguenze sociali prodotte dalla crisi finanziaria mondiale in Italia. Sono incoraggianti le prime parole pronunciate dal leader del Pd, Pierluigi Bersani: “Il primo gesto da segretario sarà quello di occuparmi del lavoro e della precarietà, poiché credo che abbiamo bisogno di riportare la politica ai fondamentali”. C’è un “muro di gomma da abbattere – ha aggiunto – quello che si è creato tra sistema politico, media e condizioni reali”.


da: http://www.inviatospeciale.com/2009/10/sempre-piu-poveri/

 

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