Africa News

 
 
Africa – Cri: la maggior parte dei profughi ignorati dalle statistiche (Peacereporter, 12/11/2009)
 

Solo il quindici per cento trova rifugio nei campi attrezzati, l’85 per cento chiede ospitalità ad amici e parenti – Sono 26 milioni in tutto il mondo i rifugiati che scelgono di non abbandonare il proprio Paese. E la maggior parte di questi elude le statistiche perché, invece, che nei campi profughi trova ospitalità presso famiglie di amici o parenti. Lo afferma un rapporto della Croce Rossa Internazionale che sottolinea che "aiutare i rifugiati costa spesso alle famiglie ospitanti una maggiore povertà". Il presidente della Cri, Jakob Kellenberger, ha specificato che solo il 15 per cento dei rifugiati interni al proprio Paese, a causa di guerre o crisi, finisce nei campi profughi e che le vicende del restante 85 per cento, che si rifugia in case private, è spesso ignorato. Gli aiuti umanitari, infatti, si concentrano maggiormente nei campi profughi, anche se i rifugiati in casa "sono la netta maggioranza, come accade nella Repubblica Democratica del Congo o in Pakistan". Cri e agenzie Onu sono d’accordo nel ritenere i campi profughi "l’ultima spiaggia" . Forniscono aiuto quando non è possibile assicurarlo in altra maniera. Ma creano condizioni di vita precarie e favoriscono la dipendenza dagli aiuti esterni. Mentre nel caso di rifugiati in case di amici o parenti il ritorno ad una vita normale è più rapido e semplice. (Peacereporter, 12/11/2009)

 

Africa – Malnutrizione, fondi invariati da 7 anni: «Troppi sprechi negli aiuti alimentari» (Corriere della Sera, 11/11/2009)

Finanziamenti invariati da sette anni e tanti sprechi. La denuncia arriva dall’organizzazione Medici senza Frontiere e riguarda un tema scottante, la malnutrizione. Una condanna per milioni di bambini (da 3,5 a 5) ogni anno, che rischiano invalidità permanenti o la morte. La malnutrizione inoltre indebolisce le difese e aumenta il rischio di polmonite, diarrea, malaria, morbillo e Aids.
36 Paesi più colpiti – I finanziamenti andrebbero moltiplicati almeno per 30 e serve un netto cambio di passo nell’assegnazione e nella distribuzione del cibo. Solo così si potrà veramente dare loro un futuro. A una settimana dal vertice della Fao sulla sicurezza alimentare, dal 16 al 18 novembre a Roma, Msf ha presentato il rapporto «Malnutrizione, quanto è stato speso» (il pdf in italiano), basato sull’analisi dei flussi finanziari dal 2004 al 2007 paragonati al triennio precedente su dati Ocse, Commissione Europea, Gates Foundation e UnitAid. Se ne deduce che gli stanziamenti dei Paesi ricchi per combattere la malnutrizione sono rimasti invariati negli ultimi sette anni e non superano i 350 milioni di dollari. Secondo il calcolo della Banca Mondiale sarebbero invece necessari ogni anno almeno 12 miliardi e mezzo. I Paesi più gravemente colpiti sono 36, lì si concentra il 90% dei bambini con rachitismo: Afghanistan, Angola, Bangladesh, Burundi, Burkina Faso, Cambogia, Camerun, Repubblica Democratica del Congo, Costa d’Avorio, Egitto, Etiopia, Ghana, Guatemala, India, Indonesia, Iraq, Kenya, Madagascar, Malawi, Mali, Mozambico, Myanmar, Nepal, Niger, Nigeria, Pakistan, Perù, Filippine, Sudafrica, Sudan, Tanzania, Turchia, Uganda, Vietnam, Yemen, Zambia.
Sprechi negli aiuti – Sebbene miliardi di dollari di assistenza internazionale siano classificati come «aiuti alimentari per lo sviluppo e sicurezza alimentare» o «aiuti alimentari d’emergenza», meno del 2% viene effettivamente speso in interventi destinati specificamente a ridurre la malnutrizione infantile. L’Italia in quattro anni ha dedicato a progetti specifici per la nutrizione 0,4 milioni di dollari, sostanzialmente in fondi destinati alle Ong. Inoltre, i fondi esistenti vengono sprecati attraverso pratiche inefficienti, come la politica del governo degli Stati Uniti che invia aiuti alimentari in natura, e che aumenta i costi di 600 milioni di dollari rispetto a una politica di acquisti di aiuti alimentari in loco. Molti dei buchi nei finanziamenti potrebbero essere riempiti semplicemente ricollocando i fondi esistenti a favore dei gruppi più vulnerabili, i bambini sotto i cinque anni, e verificando che le risorse esistenti siano realmente accessibili ai più poveri.
Alimenti inadeguati – «Questo rapporto documenta il fatto che gli interventi nutrizionali che si sono dimostrati in grado di ridurre il numero delle morti sono rimasti drammaticamente sotto-finanziati – ha dichiarato Stéphane Doyon, responsabile nutrizione di Msf e co-autore del rapporto -. L’assenza di sforzi mirati significa che i bambini più piccoli ricevono alimenti inadeguati che non contengono gli elementi nutrizionali fondamentali di cui hanno bisogno per non diventare malnutriti. Esistono opportunità per aumentare in parte i fondi destinati alla nutrizione semplicemente migliorando l’efficienza delle politiche esistenti dei governi donatori». Secondo gli autori del rapporto i governi possono migliorare gli aiuti introducendo alimenti più cari ma più adeguati da un punto di vista nutrizionale alle esigenze dei bambini più piccoli. «Il G8 dell’Aquila e il G20 – conclude Daniel Berman, vicedirettore del programma di accesso ai farmaci di Msf – hanno stanziato 20 miliardi per la sicurezza alimentare. Ma se non vogliamo condannare a morte milioni di bambini non basta dare sostegno all’agricoltura, si deve investire anche sulla nutrizione». Negli ultimi due anni, Msf ha curato circa 300mila bambini in 22 Paesi.
(Corriere della Sera, 11/11/2009) da: http://www.missionaridafrica.org/news/news_all.htm

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