1 dicembre, giornata mondiale contro l’Aids

Il 1° dicembre si celebra la Giornata Mondiale contro l’Aids, una data simbolica che ci ricorda come la malattia colpisca ancora duramente, a quasi trent’anni dalla sua scoperta. I dati epidemiologici che ci giungono dal Report on the Global Aids Epidemic del 2008, presentati da UNAIDS , il programma delle Nazioni Unite per l’AIDS/HIV e dall’OMS, stimano in un numero di 33,2 milioni le persone affette da Hiv; 2.7 milioni quelle che hanno appena contratto il virus e 2 milioni i malati deceduti per Aids. Nell’Africa sub sahariana il 67% della popolazione attiva ne è affetta e il 60% sono donne. Tra le regioni più colpite nel mondo ci sono l’Asia meridionale e Sud-est asiatico. L’Aids è un grave problema di salute pubblica anche in Europa, dove le persone contagiate sono740 mila. In Italia il Ministero della Salute stima come dall’inizio dell’epidemia, nel 1982 a dicembre 2008 si sono registrati circa 60.500 casi di AIDS e i decessi sono stati circa 39.000. I casi di malattia conclamata sono diminuiti: si è passati dai 5.653 nel 1995 ai circa 1.300 casi del 2008. Cifre drammatiche, contro le quali sembrava difficile lottare, ma che lasciano intravedere i primi dati in controtendenza: negli ultimi due anni, grazie alla ricerca e agli effetti prolungati della terapia antiretrovirale combinata, il numero di decessi dovuti a malattie correlate all’Aids è in diminuzione. Il monito resta quello di tenere alta l’attenzione sulla malattia, non smettere di parlarne e rivolgersi alle giovani generazioni. In questi anni è stato riscontrato come un forte aiuto sia anche venuto da una comunicazione sociale forte e diretta, intesa come strumento per rompere il muro di timori, paure e vergogna e spingere le persone affette a parlare della malattia. Se le campagne di sensibilizzazione sono state numerosissime, negli anni non sono mancate quelle di protesta. La prima in ordine storico fu l’Act Up coordinata da un gruppo di attivisti (a quei tempi l’attivismo artistico era una pratica sconosciuta) e artisti gay e non, che nel 1987 mentre a Washington si svolgeva la terza Conferenza Internazionale sull’Aids, organizzò i primi durissimi happening nelle strade per sensibilizzare l’opinione pubblica sulle conseguenza della malattia. Gli attivisti sostenuti anche dai media, riuscirono ad ottenere dalla FDA, l’organismo Usa che autorizza l’immissione in commercio dei farmaci, una riduzione dei tempi per la distribuzione del primo farmaco anti Aids, l’Azt. E proprio in questi giorni, in occasione della giornata mondiale contro l’Aids, un gruppo di giovanissimi comunicatori ha dato vita ad un’iniziativa di sensibilizzazione ispirata all’Act Up che parte da Venezia, titolata New York Memories,Yellow Gloves.
Nella città lagunare saranno distribuiti 10.000 adesivi e affissi circa duecento manifesti sui quali sono state riprodotte due braccia incrociate coperte da un paio di guanti gialli. I guanti gialli sono un elemento fortemente simbolico nella storia dell’Act Up, essi erano indossati dai poliziotti che presidiavano le prime manifestazioni di protesta per evitare il contagio con i manifestanti sieropositivi. Yellow Gloves diventa oggi, in un contesto culturale differente, un monito a non abbassare la guardia sull’Aids e soprattutto a parlare agli adolescenti e ai giovani, attualmente una categoria fortemente a rischio. Il 1 dicembre 2009 la comunità artistica internazionale vuole anche ricordare il ventennale dal primo Day With(out) Art, la giornata di mobilitazione per smuovere l’opinione pubblica riguardo le tematiche legate all’Aids. Così, come durante i primi happening, l’arte fuori dalle sedi istituzionali e l’attivismo artistico diventano una scelta di campo, un’opera d’arte senza un mercato, ma dal valore inestimabile.
 
 

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