Ustioni con l’acqua bollente o il ferro da stiro. I medici: «Non c’è limite all’insana cattiveria»

Casi atroci di bimbi feriti e mutilati dai famigliari. All’Infantile 133 casi di abusi in un anno

TORINO 29/01/2010 – La mano resa monca perché immersa nell’acqua bollente della vasca da bagno; la bruciatura del ferro da stiro marchiata sulla pan­cia; cicche di sigarette spente sul corpo; un femore o una costola rotti, e infine, atteggiamenti ine­quivocabili di un drammatico abuso sessuale. Non c’è limite alla «insana cattiveria» – come la defi­nisce lo specialista in ortopedia Antonio Andreacchio – nei con­fronti dei bambini. «Che in questi casi sono molto spesso neonati ­spiega -, quindi più impegnativi da accudire, indifesi, non in grado di parlare». Una stima fatta dal National Cen­ter on Child abuse and Neglect dice che circa l’1-1,5% di bambini vengono maltrattati ogni anno, e il numero assoluto va tra i 70mila e i 2milioni e 600mila. L’Italia conta circa 2.500 casi l’anno di maltrat­tamento fisico denunciati alla Pro­cura della repubblica. «In uno studio condotto su 231 bambini maltrattati – spiega An­dreacchio snocciolando i dati na­zionali della sua relazione – il 50% non aveva un anno di vita e il 78% era sotto i 3 anni. In un altro studio il 56% delle fratture nei bambini di meno di anno di età erano non accidentali». Al “Bambi”, ambulatorio abusi e maltrattamenti sui minori diretto dalla dottoressa Fulvia Negro del Regina Margherita, i passaggi nel 2009 sono stati 133, di cui 45 sono stati segnalati dal pronto soccorso pediatrico (che conta 50mila pas­saggi l’anno) come abusi e maltrat­tamenti (1% sono fratture non ac­cidentali alle ossa lunghe). «Numerosi passaggi in pronto soc­corso e presenza nel bambino di fratture multiple provocate in epoche diverse possono essere i campanelli di allarme di una si­tuazione a rischio – conclude An­tonio Andreacchio -. Agire con perizia e con coscienza è indi­spensabile ». Poi il suo appello: «Collaborare con il radiologo, l’as ­siste sociale, il medico legale e il magistrato aiuta il medico a pro­teggere i minori dalle ingiuste vio­lenze ».

 
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Le ossa fratturate nei bambini in tenera età nascondono sovente abusi e maltrattamenti

TORINO 29/01/2010 – La corsa al pronto soccorso, in braccio ad una mamma c’è un neonato di appena sei mesi che piange forte perché ha dolore all’altezza del femo­re. Il medico cura il piccolo ingessando la parte dolorante. Poco dopo i genitori possono tornare a casa col piccolo. Ma passano pochi giorni e il neonato torna al pronto soccorso: questa volta è l’altro femore ad essere rotto. Il medico si interro­ga allarmato. «Eppure, dottore, è stato un inci­dente – si giustificano i genitori -, il bambino si è girato da solo e dal fasciatoio è caduto per terra, battendo violentemente». Di storie di maltrattamenti come queste, sui bam­bini di nemmeno un anno di vita, ne esistono, e se non è un femore rotto, sono fratture a costole, sterno e scapola (quelle a più alto sospetto di trauma non accidentale); sono lesioni a dita di mani e piedi in bimbi che ancora non cammina­no; sono fratture alle ossa del cranio, al bacino o all’omero. Senza contare le lesioni provocate dagli scuotimenti violenti (corner’s fracture o “ fratture a manico di secchio”): preso dai pie­di per una rabbia incon­trollata, il neonato è scosso lateralmente con violenza (come nel bun­gee jumpy); i danni si contano da subito ( emorragia interna all’osso) e dopo, con la formazione esterna di un osso. In ciascun caso, indele­bili gli effetti sul corpo e nella psiche del neona­to. Brutte storie queste, che riguardano famiglie ric­che e povere, italiane e non. E sono raccontate nel corso di un convegno che si tiene a Villa Gualino fino a domani, da un medico dell’ospedale Regi­na Margherita, il dottor Antonio Andreacchio, primario del reparto di Ortopedia pediatrica e organizzatore del convegno che porta alla luce temi come le fratture in età pediatrica e casi di bambini maltrattati. Di traumi non accidentali il dottor Andreacchio ne ha visti nella sua esperienza di ortopedico. «I bambini arrivano in Ortopedia e solo attraverso radiografie molto dettagliate su tutto il corpo riusciamo a capire che talvolta si tratta di fratture provocate da traumi per maltrattamento, e sono il 30% nei bimbi minori di 3 anni» spiega il medico. E allora si preferisce tenere il piccolo in osserva­zione invece che rimandarlo a casa. «Infatti, se una diagnosi di un bambino percosso viene mi­sconosciuta in pronto soccorso, c’è una possibili­tà del 35% che l’ evento si ripeta, e una possibilità del 5-10% che il bimbo ritorni morto in ospedale. Nel sospetto è utile ricoverarlo e allertare i servizi sociali».
L’ambulatorio abusi e maltrattamenti sui minori “Bambi” del Regina Margherita è un centro di riferimento anche per gli ortopedici. «Tra i casi di abusi e maltrattamenti – spiega Andreacchio – i traumi non accidentali rappresentano meno dell’1%». Ma restano un segnale da non sottova­lutare. I genitori, secondo gli esperti, restano gli artefici volontari di fratture alle ossa su neonati (nel 75%); madri per il 25%, padri per il 15%, entram­bi nel 33%. Ma sono anche persone vicine (27%), come babysitter, parenti. Insospettabili.

Liliana Carbone
 
 
Un grazie a Davide per il post.
 

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