Africa News e dintorni

La strage dei cristiani nei villaggi vicino Jos, in Nigeria, non solo è stata pianificata e organizzata nei minimi dettagli, ma sarebbe anche stata portata a termine grazie al coinvolgimento di mercenari provenienti dal Niger e dal Chad. La denuncia alla Bbc è di Saidu Dogo, presidente dell’Associazione dei Cristiani di Nigeria: "Molte persone arrivano in Nigeria sotto le false vesti di pastori nomadi, invece sono mercenari. Seguono le antiche piste dei nomadi per entrare, svolgono i loro compiti, poi se ne vanno via". Intanto, il governatore dello stato del Plateau, di cui Jos è la capitale, si è aggiunto al coro di coloro che hanno denunciato l’inerzia dell’esercito e il tardivo intervento delle forze di sicurezza a difesa dei villaggi attaccati. Jonah Jang ha detto di aver tentato di parlare con qualcuno dei responsabili delle forze armate durante la notte del massacro, ma di non essere riuscito a raggiungerli. I comandanti militari "hanno ignorato gli avvertimenti" sull’attacco, sostiene Jang. 
Tre giorni dopo la carneficina il bilancio delle vittime non è ancora chiaro: le autorità locali parlano di 500 morti negli attacchi notturni contro alcuni villaggi dell’etnia a maggioranza cristiana dei Berom, mentre altre fonti riportano una cifra di vittime inferiore, fra i 200 e i 250 morti; le forze di sicurezza hanno effettuato 95 arresti. Tre villaggi sono stati attaccati da gruppi di uomini armati di etnia Fulani, in maggioranza musulmani e dediti generalmente alla pastorizia nomade: la maggior parte delle vittime sarebbero donne bambini, uccisi a colpi di machete, mentre numerose abitazioni sono state date alle fiamme; secondo fonti locali si tratterebbe di un atto di rappresaglia dovuto a un precedente conflitto, incoraggiata però da gruppi integralisti islamici infiltrati nella regione. I testimoni riportano inoltre che gli attacchi erano stati preparati con meticolosità; gli abitanti musulmani dei villaggi colpiti erano stati avvertiti via sms, e gli aggressori identificavano le loro vittime per mezzo di una parola d’ordine: chi non rispondeva correttamente veniva ucciso. La regione di Jos, nello stato dell’Altopiano, si trova nella zona centrale della Nigeria, dove corre la linea divisoria fra le comunità a maggioranza islamica degli stati settentrionali e quelle cristiane del sud del Paese.
(Wallstreet/Apcom,  10/03/2010)
 
 

Nigeria – Il capo della polizia smentisce il bilancio di 500 morti e parla di 109 vittime

Ikechukwu Adubal, il capo della polizia dello Stato di Plateau, ha oggi smentito il bilancio di 500 morti annunciato nei giorni scorsi relativamente al massacro avvenuto nel fine settimana nella città di Jos. "Il numero totale delle vittime è stabilito a 109 – ha detto -. Questa cifra è autentica e incontestabile. La cifra di 500 morti è stata fabbricata e non deve essere presa in considerazione". Nel corso della conferenza stampa, che si è tenuta a Jos, il capo della polizia ha anche annunciato che sono state arrestate 49 persone di etnia Fulani, pastori nomadi di religione musulmana, accusati di aver preso parte alla stragi nei confronti dei contadini di etnia Belom e di fede cristiana. A fornire un bilancio di 500 morti era stato lunedì scorso Dan Majang, responsabile delle comunicazioni dello Stato di Plateau, di cui Jos è la capitale. Fonti civili e locali avevano parlato di un numero di vittime che oscillava tra le 200 e le 400 vittime. Oggi sulla stampa nigeriana rimbalzano, inoltre, le accuse mosse dal governatore di Plateau nei confronti dell’esercito federale. Colpevole di aver ignorato le informazioni fornite dalle autorità locali sul rischio imminente dello scoppio di nuove violenze. (Peacereporter,  10/03/2010)

Africa – Armi leggere, piaga "taciuta" del continente (Misna, 10/03/2010)

“Nel mondo circolano 500 milioni di armi leggere che solo da Gennaio 2009 ad oggi hanno causato la morte di 432 mila persone, soprattutto nel Sud del mondo. La vera arma di distruzione di massa dell’Africa, come dimostrano conflitti ancora in corso tra cui quello nell’est della Repubblica democratica del Congo, sono proprio le cosiddette armi leggere”: lo dice alla MISNA Maurizio Simoncelli, docente di Geopolitica presso l’Università di Roma Tre e membro del consiglio direttivo dell’Archivio disarmo, sottolineando che un quinto delle armi leggere di tutto il mondo si trova proprio in Africa. Cita dati dell’Iansa (International action network on small arms) Simoncelli, che parlano da soli. “L’80% delle armi leggere proviene originariamente dal commercio legale – dice Simoncelli – ma buona parte alimenta poi canali illegali con la conseguenza che le stesse armi compaiono nell’est del Congo, per esempio, o in paesi dell’Africa occidentale che da soli importano il 29% di tutte le munizioni vendute nel continente”. Il punto dice la fonte della MISNA è che magari, anche in passato in Africa, si assisteva a scontri tribali come avvenuto nei giorni scorsi in Nigeria; la differenza è che, disponendo facilmente di armi, residuo di conflitti interni o di rapina, sale in maniera esponenziale il bilancio di vittime. “E a farne le spese – continua Simoncelli – sono soprattutto i civili e tra questi le categorie più deboli della popolazione, a partire da donne e bambini”. Sul banco degli imputati sono le politiche inefficaci dei governi, incapaci di controllare il territorio, a trovare una soluzione nonostante la volontà di farlo e la presenza di commissioni preposte a questo compito; ma ci sono anche le grandi industrie del nord del mondo che producono e smerciano queste armi. “Il 90% delle munizioni e delle armi usate in Africa – sottolinea a conclusione Simoncelli – proviene da paesi esterni al continente”. A produrle 1134 società che nella maggior parte dei casi vendono la loro merce secondo vie legali. Solo che, una volta vendute, queste armi possono facilmente finire nelle mani di gruppi armati e alimentare un circuito infinito di violenze.[GB] (Misna, 10/03/2010)
 
 
 

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