3 medici di Emergency rapiti in Afghanistan, intervista Youtube a Gino Strada

Emergency: Medici rapiti da Karzai. Gli afghani: Hanno confessato
 
 
Ong: Confessione è notizia priva di ogni fondamento
 
Gino Strada punta il dito contro gli uomini di Karzai: i medici di Emergency sono stati rapiti, accusa lo storico fondatore di Emergency. Ma in serata, dall’Afghanistan, arrivano le dichiarazioni del portavoce del governatorato di Helmand, Daoud Ahmadi, che ha confermato il coinvolgimento di tre medici italiani dell’ong Emergency in un complotto che aveva come obbiettivo il governatore della provincia, Gulab Mangal, ed ha aggiunto: "Tutte le persone arrestate hanno confessato". Ma per l’ong è una notizia priva di ogni fondamento", secondo quanto dichiara Alessandro Bertani, vice presidente di Emergency. Per Strada si è trattato di un’azione "premeditata" per togliere di mezzo un "testimone scomodo" prima di dare il via a una vasta offensiva militare. Strada parla del blitz delle forze afghane insieme a uomini dei reparti dell’Isaf all’ospedale di Lashkar-gah come di un "rapimento" messo in atto dal governo afgano di Karzai. Il ministro degli Esteri Franco Frattini ha avuto questo pomeriggio un colloquio telefonico con l’omologo afgano Zalmay Rassoul che lo ha rassicurato sulla tutela dei loro diritti, nonchè sull’incolumità delle altre quattro operatrici dell’Ong che non erano comunque state oggetto di alcun provvedimento di restrizione della libertà personale. "Prego con tutto il cuore che quelle accuse non siano vere, prego con tutto il cuore da italiano perchè l’idea che possano essere degli italiani per i quali anche una parte di quelle accuse siano vere mi fa rabbrividire: quando vi sono accuse gravi bisogna accertare la verità", ha aggiunto il ministro. "E’ scattata una guerra contro di noi", ha detto alla conferenza stampa convocata da Emergency questa mattina a Milano. "La cosa – ha spiegato – non mi sorprende perché la logica della guerra e diversa dalla nostra. Nella guerra un ospedale e qualche cosa di strano e di anomalo perché cura e cerca di salvare le vite invece di distruggerle". "Quando si fanno vedere le facce di chi viene bombardato – ha aggiunto – e spesso si tratta di bambini, è difficile poi sostenere che i bombardamenti coinvolgono solo pericolosissimi terroristi". da: http://notizie.virgilio.it/
 
Emergency, Kabul: uno dei tre medici
complice morte guida Mastrogiacomo
 
KABUL (14 aprile) – Marco Garatti, il medico italiano di Emergency fermato sabato in Helmand insieme a Matteo Dell’Aira e Matteo Pagani, è considerato dai servizi di informazione di Kabul coinvolto nel rapimento del giornalista italiano Daniele Mastrogiacomo e complice nell’assassinio dell’interprete dell’inviato di Repubblica. A dichiararlo «un’autorevole fonte governativa afghana» all’agenzia di stampa Pajhwok. Emergency precisa: Garatti in quel periodo era in Sierra Leone. Secondo Kabul invece avrebbe intascato 500 mila dollari, parte cioè del riscatto pagato per la liberazione di Mastrogiacomo. Sarebbe Matteo Pagani l’operatore che potrebbe presto essere liberato, riferisce il direttore dell’Aise, Adriano Santini, ascoltato oggi in audizione dal Copasir. Il ministro degli Esteri Frattini nell’audizione in Parlamento si è detto insoddisfatto della risposta venuta fino ad oggi dalle autorità afghane, ma assicura che i tre operatori stanno bene. Emergency ribatte: non sappiamo nulla dei nostri colleghi da domenica e Frattini lo sa bene. Frattini ha annunciato una lettera di Silvio Berlusconi al presidente afghano Karzai per chiedere risposte «urgenti e concrete». Buio sulla situazione dei tre italiani secondo l’avvocato di Emergency (non sappiamo dove sono gli arrestati e di quali reati sono imputati).
Emergency respinge le accuse su Garatti: era in Sierra Leone. Marco Garatti «si trovava a lavorare nell’ospedale di Emergency in Sierra Leone». Così la presidente di Emergency, Cecilia Strada, replica alle accuse sottolineando che si tratta «dell’ennesima notizia incontrollata che si legge in questi giorni». «Come è facilmente accertabile dalle autorità – dice Cecilia Strada – Marco era in Sierra Leone. E basta guardare i passaggi alle frontiere per accertare chi sta dicendo la verità». Dunque «non ha certo potuto invitare qualcuno a Lashkar Gah». E quanto all’accusa di aver ricevuto 500mila dollari come compenso per la sua "collaborazione" con i talebani, Cecilia Strada afferma che «qualsiasi persona con un minimo di buonsenso sa che nessuno pagherebbe 500mila euro ad un noto chirurgo per un lavoro che un qualsiasi criminale afghano fa per 50». Dunque si tratta dell’«ennesima sciocchezza».

«Il giorno dell’arresto un allarme bomba. Mentre l’ospedale era evacuato entrò la polizia afghana».
Una delle infermiere dell’ospedale di Lashkar Gah, trasferita a Kabul, racconta a Peacereporter la cronaca degli arresti: ci fu un allarme bomba, l’ospedale fu evacuato. Poi l’infermiere afghano del pronto soccorso avvertì dicendo che era entrata la polizia. I tre operatori andarano a vedere cosa fosse successo e furono arrestati.Frattini insoddisfatto dalle risposte delle autorità di Kabul. «Desidero conoscere con urgenza – ha detto il ministro – la configurazione delle accuse che vengono mosse» ai tre operatori di Emergency Matteo Dell’Aira, Marco Garatti e Matteo Pagani arrestati sabato nell’ospedale di Lashkar Gah dopo il ritrovamento di armi nella struttura. Frattini ha annunciato la creaazione di un team italo-afghano che si occuperà della vicneda. Il magistrato Rosario Aitala, consigliere giuridico del ministero degli Esteri che ha lavorato alla definizione del codice afghano, è stato inviato in missione in Afghanistan per assistere l’ambasciata italiana a Kabul. La vicenda, ha affermato il titolare della Farnesina, non va politicizzata «né in chiave interna né internazionale», perchè questo «significherebbe indebolire l’azione dell’Italia».Gli operatori di Emergency sono in «buona salute» ha assicurato Frattini. Le autorità italiane, ha spiegato il ministro, sono state autorizzate a «incontrare uno alla volta i nostri connazionali, che sono in buono stato di salute, certamente provati dalla vicenda».Dell’Aira, Garatti e Pagani sono accusati di «detenzione consapevole di esplosivi e armi da guerra» ha spiegato il ministro degli Esteri. Sarebbero «coinvolti in un complotto in due fasi», ha aggiunto. La prima fase, secondo l’accusa, prevedeva «un attentato in un’area civile della città, con l’obiettivo di causare vittime civili e feriti da trasferire all’ospedale». La seconda fase del presunto piano avrebbe dovuto svolgersi, secondo gli investigatori afghani «attraverso un invito al governatore di Helmand a fare visita ai feriti nella sede di Emergency», ha aggiunto Frattini. Durante la visita, «un attentatore suicida avrebbe dovuto farsi esplodere», ha concluso il ministro.Frattini smentisce le forze britanniche in ospedale. «Voglio smentire la notizia che forze britanniche abbiano condotto un’operazione nell’ospedale» ha il ministro. «Solo in un secondo momento – ha spiegato il Ministro – la pattuglia Isaf si è recata nel luogo per occuparsi degli ordigni ritrovati». Si trattava, ha proseguito, di forze britanniche perché competenti in quell’area. Gino Strada da subito aveva affermato il contrario, mostrando un video nel quale si vedono forze Isaf fuori e dentro l’ospedale durante gli arresti.
Nuove accuse a Gino Strada da Frattini. Alcune dichiarazioni fatte «fuori da questo parlamento», come quelle di «Gino Strada, in cui, in questi momenti, si accusano gli Usa, la Nato e l’Isaf», di certo «non aiutano l’azione diplomatica» ha sottolineato il ministro degli esteri. «L’importante ruolo» di Emergency non è stato mai negato ha detto Frattini che ha aggiunto: non andrà in Afghanistan «a spazzare la legge afghana e a dire "la nostra regola è questa", come se noi fossimo i padroni dell’Afghanistan».
Emergency: nessuna notizia da domenica, Frattini lo sa. È da domenica scorsa che non si hanno notizie sullo stato di salute dei tre operatori italiani arrestati in Afghanistan. «Le notizie che abbiamo noi sono le stesse che ha anche Frattini» precisa Maso Notarianni, responsabile Comunicazione dell’Ong riferendosi a quanto affermato oggi alla Camera dal ministro degli Esteri e in particolare sul fatto che i tre italiani si trovino in buono stato di salute. «Da domenica scorsa – ha sottolineato Notarianni – l’ambasciatore italiano ha chiesto di incontrare i nostri operatori e gli è stato negato. È da domenica che non abbiamo alcuna notizia. Non abbiamo idea di quali possano essere le informazioni del ministro Frattini». emergency dice di non sapere nulla neanche in relazione all’imminenbte liberazione di Pagani. Berlusconi scrive a Karzai. L’Idv attacca. Frattini ha fatto sapere che il premier ha scritto una lettera al presidente afghano per chiedere risposte «urgenti» al caso. «Il Governo deve chiedere l’immediato rilascio dei nostri tre connazionali, non limitarsi ad inviare letterine di Babbo Natale a Karzai. Se fossero stati tre cooperatori americani o inglesi avremmo visto tutto un altro film» afferma vicepresidente del gruppo di Idv alla Camera Fabio Evangelisti. Sia per l’Idv che per il Pd l’audizione di Frattini in Parlamento è «insoddisfacente». «Il ministro – ha detto Alessandro Maran, vicepresidente dei deputati del Pd – ha ribadito, senza stupirsene, come l’Italia sia stata informata dell’arresto dei tre operatori di Emergency a cose fatte. La seconda è che la Farnesina ha ceduto alla politicizzazione della vicenda al punto che sembra che il vero problema sia Emergency. La terza è che a cinque giorni dall’arresto non abbiamo ricevuto risposta dalle autorità afgane in merito alle accuse, agli elementi di prova, alle garanzie del diritto alla difesa mancando ancora l’incriminazione formale».
Strada: è ora che chi di dovere si dia una mossa. «È ora che chi di dovere si dia una mossa. L’Italia ha tutti i mezzi per poter dire semplicemente "consegnateci i nostri tre connazionali subito e in ottime condizioni"» ha detto a Sky Tg24 il fondatore di Emergency Strada che parla di «manovra politica per screditare il lavoro di Emergency. Da cittadino italiano e non da membro di Emergency – ha aggiunto il chirurgo – ritengo questa cosa molto offensiva per il nostro Paese. Chi dal nostro paese riceve due milioni di euro al giorno, anche se sotto forma sbagliata, non può permettersi di trattare cittadini italiani in questo modo. Vogliamo renderci conto che è la prima volta che c’è una guerra internazionale e non c’è un giornalista che possa dire ai cittadini del mondo cosa sta succedendo? In qualche modo
l’ospedale di Emergency funzionava come punto di osservazione».L’avvocato di Emergency: non sappiamo dove sono gli arrestati e di quali reati sono imputati. Emergency ha designato l’avvocato Afzal Nooristani, come difensore dei tre italiani fermati. «Ogni imputato avrà un avvocato», ha detto Nooristani capo dell’"Organizzazione di aiuto legale dell’Afghanistan" (Loa), un gruppo che si occupa di difesa dei diritti umani, precisando che anche i sei afghani arrestati, oltre ai tre italiani, «se vorranno avranno un difensore». Il problema, ha aggiunto il legale, è che «non sappiamo dove sono gli arrestati e di quali reati sono imputati».
Crescono, intanto le adesioni, all’appuntamento lanciato da Emergency per sabato prossimo: a manifestare a Piazza navona ci saranno il Pd, il Partito comunista dei lavoratori e la Cgil.
Arriva intanto l’appoggio della Ue all’Italia: in ambienti Ue ci sarebbe preoccupazione per le conseguenze che la vicenda potrebbe avere sulla presenza in Afghanistan delle organizzazioni umanitarie.

La Bonino: tutelare anche gli operatori afghani.
La vicepresidente del Senato, Emma Bonino, davanti alle Commissioni Esteri congiunte dove si è tenuta l’audizione del ministro degli Esteri, Franco Frattini ha chiesto che l’Italia si occupi anche degli operatori afghani di Emergency arrestati insieme ai tre italiani «per non finire, come in altre situazioni, in cui l’italiano lo abbiamo portato a casa e l’afghano un po’ meno». da: http://www.ilmessaggero.it/

Emergency, c’è un piano per togliere di mezzo noi, testimoni scomodi

Vittime di un complotto, rapiti dal governo di Karzai e dalle forze della coalizione che vogliono chiudere l’ospedale, testimone scomodo di quello che accade nel sud dell’Afghanistan dove si combatte una guerra e si prepara la più grande offensiva mai lanciata dalla Nato e le truppe afghane contro Kandahar, roccaforte dei talebani. Non ha mezze parole, Gino Strada, fondatore di Emergency che da Milano chiede subito la liberazione dei suoi tre dipendenti, in stato di fermo ormai da due giorni. «Avevamo parlato con il governatore e ci ha detto di non sapere niente. Dopo poche ore ha rivelato di essere il bersaglio del complotto», ha spiegato Strada non nascondendo il suo scetticismo per questa situazione che definisce “grottesca”. E come al solito Strada, preoccupato per il destino dei suoi si scaglia contro tutti, dal governo italiano pronto a spendere milioni per le truppe e non per la vera cooperazione. «I nostri medici sono stati rapiti dalla polizia del governo di Karzai, un esecutivo difeso dalla coalizione internazionale della quale fa parte anche l’Italia. Siamo in Afghanistan con tremila soldati per cui paghiamo circa due milioni di euro al giorno per proteggere un governo afgano che arresta o rapisce personale italiano. Fossi un politico ci farei una bella riflessione – ha sottolineato il fondatore di Emergency –. E’ cominciata una guerra preventiva per togliere di mezzo un testimone scomodo». «Emergency – sostiene Strada – fa vedere una cosa molto semplice: nonostante tutta la demagogia sulla politica delle missioni di pace, anche se oggi si ammette che siamo lì a far la guerra, fa vedere i risultati della cosiddetta guerra al terrorismo, il 40% dei feriti sono bambini al di sotto dei 14 anni». Strada teme anche che la futura offensiva che sta per essere lanciata dagli americani e destinata a colpire Kandahar, la storica roccaforte dei talebani, possa non volere fastidiosi testimoni, quali i medici di Lashgar Gah che in sei anni hanno visitato 56 mila afgani ed effettuato 11 mila interventi chirurgici in una della zone più difficili e combattive dell’Afghanistan.Nessun diniego che le armi con una pericolosa quantità di esplosivo fossero nei sotterranei. Ma in un posto dove lavorano decine di persone locali, anche se si viene sempre perquisiti all’entrata, non sarebbe difficile, ammette Strada, «corrompere qualcuno, per introdurre e nascondere qualcosa, allo stesso modo in cui si potrebbero nascondere armi in un ospedale italiano».Polemica soprattutto con l’Italia e qualche politico come Maurizio Gasparri del Pdl che ha definito «opinabili» i contatti di Emergency, sottintendendo a legami con i talebani». Tutti sanno che quella regione è per il 70 per cento sotto il controllo dei talebani – ha replicato Strada -. Noi non domandiamo ai feriti chi sono. Sarebbe come lavorare in un ospedale di Milano e non curare i milanesi». di Bar. Sch. Il Messaggero. da: http://www.ultimenotizie.tv/

 
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