Madre terra, Fratello clandestino

 
 
Leggi nazionali violate, norme internazionali calpestate, soprusi e abusi dei diritti umani, riflessioni e speranze per costruire insieme un mondo migliore, tutto questo è “Madre terra fratello clandestino” che racconta l’immigrazione irregolare, il disagio e le paure dei migranti non riconosciuti dalle autorità come portatori di diritti fondamentali. Il libro racconta cosa vuol dire vivere senza un passaporto regolare in questa società. Racconti, esperienze e interviste mostrano palesemente il bisogno di costruire qualcosa di diverso. Il libro raccoglie anche le norme nazionali, comunitarie e internazionali in materia d’asilo e denuncia la tanta burocrazia e la poca umanità delle commissioni territoriali.
La mancanza di informazioni, spesso fornite sotto un’ottica distorta e xenofoba, può provocare un odio che è in grado di esprimersi in veri atti violenti e razzisti nei confronti dei più deboli ed indifesi. Questi ultimi, a causa di una politica razzista, per la loro sopravvivenza sono sempre costretti a campare ai margini della legalità. Si muovono per cercare una vita migliore dato che neanche nella loro terra c’è posto per loro. Ci dimentichiamo spesso delle guerre che provocano disastri e ondate migratorie, di bambini e donne sfruttati, di minoranze messe in disparte per la volontà di un mondo omogeneo, o meglio, per controllare e gestire a proprio piacimento tutte le risorse della terra. Respirano, sorridono, piangono e amano proprio come noi, ma qualcuno non lo riesce a capire e si accentua la loro diversità per rendere ancora più crudele la loro esistenza. Si preferisce reprimere le persone piuttosto che sedersi in un tavolo e discutere seriamente del problema e ridisegnare il sistema che si è creato, non naturalmente ma per mano dell’uomo avido.
Vengono etichettati, sin dal loro arrivo, come CLANDESTINI. Diverrà il loro nome, il loro documento, la loro etichetta stampata sulla pelle. Da quel momento, inizia una slavina di difficoltà e incomprensioni, che non potevano immaginare prima della loro difficoltosa ed esasperata partenza. Repressi in modo brutale, vengono rinchiusi dentro veri e propri campi di concentramento pur non avendo commesso alcun delitto.
Non dobbiamo aver paura del confronto e della diversità. Bisogna aprire le porte, le nostre facoltà intellettive, i nostri cuori perchè siamo tutti uomini e non buste di carta da gettare e da raccogliere quando vogliamo. Una buona gestione dell’immigrazione basata sulla solidarietà, sull’accoglienza e soprattutto sulla trasparenza è fondamentale per la nostra sicurezza e per la sicurezza dei migranti. Perché, la tanto citata sicurezza, è un diritto di tutti e non un privilegio di pochi.
Andrea Onori
 
 

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