Israele fa una strage sulla nave dei pacifisti

 
Attacco israeliano ai pacifisti. Condanna internazionale

La comunità internazionale vuole vederci chiaro nell’attacco delle forze israeliane ad una nave turca della flottiglia della "Freedom Flotilla" diretta a Gaza. Bruxelles ha chiesto un’inchiesta approfondita e la riapertura immediata dei valichi. Niente sconti neanche dall’Onu: il Segretario Generale Ban Ki-moon, che si è detto "sconvolto" per l’accaduto, ha avanzato la richiesta di indagini. La flotta colpita dalle forze israeliane trasportava attivisti di ong internazionali e aiuti umanitari. L’attacco alla ‘flotilla’ ha provocato almeno 19 morti. Immediate le ripercussioni diplomatiche. La Turchia ha deciso di richiamare il suo ambasciatore in Israele. Molti paesi europei hanno convocato gli ambasciatori israeliani per chiarimenti. Israele ha consigliato ai sui cittadini di lasciare la Turchia mentre il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha interrotto la sua visita ufficiale in Canada per fare ritorno in Israele. Tensioni forti in Turchia: decine di manifestanti hanno provato a fare irruzione al Consolato israeliano a Istanbul; disordini anche ad Ankara, dove una folla inferocita si è radunata all’esterno dell’ambasciata e davanti all’abitazione privata dell’ambasciatore di Tel Aviv, Gabby Levy. Nella notte, la marina militare israeliana ha assaltato almeno una delle sei navi (con a bordo attivisti turchi) del convoglio Freedom Flotilla, partito ieri dal porto cipriota di Nicosia. L’attacco sarebbe avvenuto, secondo gli attivisti, in "acque internazionali, a 75 miglia al largo della costa di Israele, in violazione del diritto internazionale". A bordo delle navi, circa 700 persone (tra cui tre italiani) e 10.000 tonnellate di aiuti umanitari. Fonti della difesa israeliana hanno affermato che l’esercito avrebbe risposto agli spari e alle violenze degli attivisti. da:
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Israele attacca una flotta umanitaria. E’ bagno di sangue: almeno 19 morti
 
La nave trasportava aiuti a Gaza
Si teme un’escalation di violenza
Ankara: «Attacco inaccettabile»

GERUSALEMME
È finito in una strage, con almeno 19 morti, l’assalto condotto stanotte dalle forze israeliane contro la flottiglia multinazionale di attivisti filo-palestinesi in navigazione verso la Striscia di Gaza. L’azione – ripetutamente minacciata da Israele nel caso in cui gli attivisti avessero cercato di forzare il blocco imposto attorno alla Striscia fin dall’avvento al potere degli islamico radicali di Hamas, nel 2007 – è avvenuta di notte in acque internazionali, a qualche decina di miglia dalla costa. L’epicentro degli scontri – che hanno provocato un’immediata crisi diplomatica fra Israele e Turchia, in prima fila nel sostegno alla flottiglia – è stata la nave di una ong turca che guidava la spedizione: promossa dal movimento "Free Gaza" con la partecipazione di circa 700 persone (tra cui almeno cinque attivisti italiani) e l’intenzione dichiarata di portare un carico di aiuti a Gaza sfidando il blocco. Secondo le ricostruzioni dell’episodio, ancora frammentarie, i commando israeliani hanno aperto  il fuoco causando un numero di morti compreso fra dieci e venti, a seconda delle fonti, oltre a numerosi feriti. Stando a un portavoce militare dello Stato ebraico, a innescare il caos sarebbe stato il tentativo di alcuni attivisti di resistere all’abbordaggio con bastoni, coltelli e almeno un’arma da fuoco, sottratta – pare – a un soldato. «Sono stati loro a dare il via alla violenza», ha affermato Mark Regev, portavoce del premier israeliano Benjamin Netanyhahu. «Abbiamo fatto ogni sforzo possibile per evitare lo scontro, ma i militari sono stati attaccati con violenza dalle persone a bordo, con sbarre, coltelli e colpi d’arma da fuoco». Nel frattempo, il ministero degli Esteri ha fatto sapere di aver trovato armi a bordo della Flotta della Libertà e definito la flottiglia «armata dell’odio e della violenza», accusando gli organizzatori di essere «terroristi» legati ad Hamas. Fra i militari si contano quattro feriti. Alla fine le navi sono passate sotto il controllo israeliano e sono state scortate verso il porto di Ashdod (sud di Israele), chiuso ai media. Nessuna conseguenza è segnalata per gli attivisti italiani. da: http://www.lastampa.it