Adottare un figlio. La testimonianza di due mamme.

“Genitore è chi ti cresce” spesso si sente dire questa frase e devono pensarla esattamente così tutte le famiglie che decidono di adottare uno o più bambini.

Abbiamo intervistato due donne, rappresentanti di due famiglie che hanno fatto questa scelta d’amore, Katia e Patrizia.

Le presentazioni sono d’obbligo: Chi sei e come è composta la tua famiglia?

Patrizia: Mi chiamo Patrizia, ho 38 anni, mio marito ha 43 anni e si chiama Danilo. Da 3 anni esatti siamo i genitori adottivi di due maschietti: Nikita di 6 anni ed Eduard di 5 anni. Due bimbi molto vivaci, nati a Donetsk in Ucraina.

Katia: mi chiamo Katia sono sposata con Stefano, abbiamo due bimbe Tonia 4 anni che è con noi dall’agosto del 2007…poi c’è Allegra, 2 anni che è arrivata inaspettata… quando eravamo in Nigeria per Tonia mi sono accorta di essere incinta…dopo anni di tentativi andati male…

Qual è stato il motivo per cui hai deciso di adottare?

P.: Nel 2002 dopo alcuni tentativi falliti di diventare genitori naturali, abbiamo deciso di provare la strada dell’adozione.

K.: abbiamo deciso di percorrere il cammino dell’adozione inutile negarlo, per il nostro desiderio di avere un bambino e di dare una completezza alla nostra famiglia…

Burocrazia: Dove ti sei rivolta per adottare? A chi hai inoltrato la richiesta di adozione?

P.: Ci siamo rivolti ad un’associazione onlus autorizzata per le adozioni internazionali. Qui ci hanno indicato l’iter da seguire. Prima cosa: domanda di disponibilità (ad accogliere un minore) al Tribunale di Ancona. Dopo 6 mesi siamo stati contattati dall’assistente sociale. Abbiamo fatto diversi colloqui con l’assistente sociale e la psicologa dell’Asl. Psicologa e assistente sociale hanno redatto una relazione su di noi e l’hanno inviata al Tribunale. Abbiamo fatto un colloquio al Tribunale con un giudice e dopo 3 mesi da quest’ultimo colloquio ci è arrivata l’idoneità all’adozione. Ottenuta l’idoneità ci siamo potuti iscrivere all’associazione autorizzata e scegliere un paese. Loro potevano operare in Ucraina, Bulgaria e Sri-Lanka. Ci siamo iscritti per l’Ucraina ma, purtroppo ci sono stati imprevisti: problemi politici e blocco delle adozioni per un paio d’anni. I tempi di adozione si sono così allungati notevolmente. Abbiamo partecipato nel frattempo ad incontri di preparazione all’adozione tenuti da psicologhe dell’associazione. Alla riapertura delle adozioni abbiamo aspettato e un giorno ci ha chiamato l’associazione e ci ha detto che dopo un mese saremmo partiti.

K.: Noi abbiamo inoltrato la domanda di adozione sia per la nazionale che per l’internazionale;
per l’adozione internazione abbiamo dovuto fare un percorso introspettivo con un assistente sociale ed una psicologa…un percorso abbastanza duro perché mette a nudo te e la coppia però secondo me è un percorso necessario per poter adottare perché le tue prospettive durante il periodo dei colloqui cambiano notevolmente.
Alla fine dei colloqui viene rilasciata una relazione che va consegnata al Tribunale dei Minori che ti convoca per un colloquio con il Giudice.
Lo stesso Giudice dopo un colloquio e la lettura della relazione redige anch’egli la sua relazione e alla fine ti viene rilasciato il "magico" decreto d’idoneità.
Intanto noi avevamo iniziato a cercare l’associazione a cui rivolgerci: le abbiamo selezionate su internet e poi ne abbiamo contattate alcune facendo degli incontri conoscitivi.
Alla fine abbiamo deciso di rivolgerci all’Associazione EnzoB di Torino che tratta molti paesi dell’Africa ed il Vietnam.
In base ai nostri requisiti l’associazione ha deciso per la Nigeria.

Quali sono i requisiti che bisogna avere per adottare?

K.: Per i vari paesi i requisiti richiesti alle coppie sono diversi.

Cosa ti ricordi del primo incontro? In quali circostanze è avvenuto?

P.: Siamo partiti l’11/04/2007 per Kiev. Dopo 2 giorni siamo andati al Dipartimento e qui ci hanno chiesto cosa per noi era importante, noi abbiamo risposto la salute e ci hanno fatto vedere 2 fratellini di 2 anni e 3 anni. Dopo 3 giorni ci hanno accompagnato all’istituto a Donetsk a conoscere i nostri bimbi. Una istitutrice ce li ha un po’ descritti, ci ha riferito sulle loro condizioni di salute e ci ha raccontato la loro storia o perlomeno quello che sapevano di loro; poi si è aperta una porta e ….sono entrati due piccolini un po’ intimiditi ma sorridenti, mano nella mano. E’ stata un’emozione grandissima erano piccolini magrolini bellissimi. Siamo rimasti un po’ immobili per la gioia, poi gli abbiamo fatto vedere due banane e si sono precipitati verso di noi per prenderne un pezzo; è stato il primo contatto. Tutti i giorni andavamo all’istituto e trascorrevamo un’ora con loro alla mattina e al pomeriggio. Portavamo un giochino o i biscotti e la frutta e giocavamo con loro nella sala o nel giardino dell’istituto.

K.: Il primo incontro è con una fotografia…non mi dimenticherò mai quel momento…quell’e-mail con due fotografie della mia bambina…è stata un’emozione che mi rimarrà dentro per tutta la vita…questo è successo il 27 luglio 2007 ed il 21 agosto siamo partiti. Il 22 agosto avevamo il primo incontro in orfanotrofio.
Quando siamo arrivati davanti all’orfanotrofio mi sono tremate le gambe come mai nella mia vita…siamo entrati ed abbiamo dovuto fare salotto con la direttrice…e quella porta non si apriva mai!!!
Finalmente mi hanno portato la piccola che mi si è messa in braccio immobile…senza interagire…senza neanche aprire per un attimo la bocca…labbra serrate e faccino serissimo, siamo stati lì un paio d’ore e poi siamo tornati la mattina dopo per stare ancora qualche ora,
il faccino era ancora serio ma avevo l’impressione che si fosse disteso un po’…poi alla fine dell’incontro mi hanno detto di portarla di là e lei quando l’ho lasciata giù mi si è aggrappata al collo piangendo…
Mi sono sentita morire perché dovevo lasciarla lì…però sapevo che il giorno dopo l’avrei portata via con me per sempre!!!

Alcune persone pensano che un figlio/a, per essere considerato proprio, deve nascere all’interno della coppia. Tu cosa ne pensi?

P.: La maternità è come un campanello che quando suona si fa sentire.

K.: Per la mia esperienza…visto che poi sono diventata mamma "anche" naturalmente Tonia è figlia nostra…non mi viene mai in mente che non è nata da me come Allegra…la amiamo allo stesso modo…è nostra…

Cosa ti hanno detto le persone che ti stanno accanto quando hai comunicato loro che intendevi fare un’adozione?

P.: Tutta la nostra famiglia ci ha aiutato e sostenuto. Hanno accolto i piccoli con affetto, tenerezza, dolcezza. I nostri amici erano al settimo cielo per noi e hanno condiviso sinceramente la nostra felicità. Gli altri non contano, non so cosa pensano, ma noi siamo una vera famiglia.

K.: Non abbiamo avuto difficoltà all’interno della nostra famiglia per la nostra decisione
all’esterno sinceramente non so cosa pensi la gente veramente…
però devo dire che abbiamo ricevuto tante dimostrazioni di affetto da tanta…tanta gente

Come è cambiata la tua vita?

P.: La nostra vita è cambiata, adesso ci sono loro al centro del nostro mondo ma è quello che desideravamo. Certo abbiamo meno spazio per coltivare i nostri interessi personali, le nostre amicizie ma con la pazienza e la buona volontà si ottiene molto, anche la felicità.

K.: La nostra vita è cambiata molto per il fatto che in neanche un anno ci siamo trovati con due bambine piccole (e noi non siamo più tanto giovani!!!) però è cambiata positivamente anche se è dura.

Vuoi aggiungere qualcosa, che non è stato detto?

K.: Io credo comunque che se una coppia prende questa decisione deve essere pronta (…e speriamo di esserlo al momento giusto) ad affrontare tutte le problematiche che se non si presentano subito (questo in base all’età del bambino ed alle condizioni in cui ha vissuto precedentemente) sicuramente si presenteranno…specialmente poi se la differenza è così visibile come nel caso di Tonia, però lei è amata ed è stata amata e credo che questo le darà la giusta forza per affrontare la sua vita…

Ringraziamo Katia e Patrizia per la disponibilità accordataci e anche Mary A. perché senza il suo aiuto questa intervista non avrebbe avuto luogo.

Scritto da Federica Rubini   
da: http://www.giornaleilcalabrone.net

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