Global Fund contro Aids e Tbc, l’Italia promette ma non paga

Un anno fa, al G8 dell’Aquila, le rassicurazioni di Berlusconi: "Il Fondo l’ho voluto io, verseremo i soldi entro un mese". Ma a tutt’oggi l’organizzazione che combatte contro tubercolosi, malaria e sindrome da hiv non ha ancora visto i 130 milioni di euro promessi

di MAURIZIO PAGANELLI

Una donna con il figlio
affetto da malaria

ROMA – L’Italia è inadempiente: non paga e presumibilmente non pagherà le quote del 2009 e del 2010 per il Global Fund 1, il Fondo Globale contro Aids, malaria e Tbc. Un totale di 260 milioni di euro che, in questo periodo di crisi e con la manovra finanziaria in corso, non usciranno dal bilancio del ministero del Tesoro. Nonostante le promesse del premier Silvio Berlusconi al vertice G8 dell’Aquila proprio un anno fa, e le rassicurazioni del ministero degli Esteri del settembre successivo, l’Italia entra nella storia per aver ideato il Fondo nel 2002 ed essere il primo paese a non mantenere gli impegni presi, mettendolo in crisi.

L’allarme. L’sos era stato lanciato alcuni giorni fa dallOsservatorio Italiano sull’Azione Globale contro l’Aids 2, il network di 21 organizzazioni non governative tra le quali ActionAid, Aidos, Amref, Cesvi, Coopi, Intervita, Cuamm, World Friends. Un video, con sottofondo di musiche africane, riporta la conferenza stampa di Berlusconi all’Aquila ("Il Global Fund l’ho voluto io… Siamo in leggero ritardo… li verseremo entro un mese e aggiungeremo altri 30 milioni di dollari per far fronte al bilancio del Fondo") e conclude con la data del giugno 2010, i soldi mancati e la frase "Ma l’Aids non aspetta".

La conferma. Da Ginevra il Global Fund ha confermato. Andrew Hurst, uno dei portavoce: "Ad oggi non sono ancora stati pagati i 130 milioni di euro per il 2009 da parte dell’Italia. E’ l’unico paese che non ha versato la quota promessa". Non esistono modi per costringere un Paese a rispettare gli impegni presi. Il fatto grave è che il caso Italia diventa un precedente. I fondi vengono decisi dai Paesi donatori ogni tre anni, a ottobre è prevista la riunione per decidere gli impegni per i prossimi tre anni e il passo indietro dell’Italia non promette nulla di buono. Nel 2007 i Paesi ricchi si impegnarono per i tre anni successivi per 10 miliardi di dollari; la quota italiana non raggiunge il 5 per cento ma incide fortemente sui programmi (questi quinquennali) su Hiv-Aids, malaria e tubercolosi. L’Italia ha tra l’altro nel board del Global Fund un seggio permanente con diritto ad un voto (la Francia, per esempio, divide il voto con la Spagna) ed ha sempre svolto un ruolo centrale nella programmazione e nell’azione del Fondo, soprattutto sul fronte della malaria e della tubercolosi.

Promessa non mantenuta. Ma è da fonti del ministero degli Esteri che arriva la cattiva notizia, una doccia fredda per il bilancio del Global Fund. A settembre una nota del ministero così recitava: "È da ritenere che tali risorse potranno essere impegnate in seguito al perfezionamento del suddetto decreto (comunque entro la fine dell’esercizio corrente) per essere successivamente erogate al medesimo Fondo nel corso del 2010". Adesso è la stessa Elisabetta Belloni, che siede come rappresentante italiano nel board del Global Fund, e Direttore generale Cooperazione e sviluppo del ministero Affari Esteri, a non farsi illusioni: "Vista la situazione economica risulta molto difficile che venga pagato il contributo". Diventa un precedente, altri Paesi potrebbero seguire l’Italia? "La situazione è critica per tutti. Si dovranno rivedere i conti, una riduzione dei fondi, allo stato attuale, mi sembra assai probabile". Conseguenze per l’Italia? "Abbiamo sempre fatto un ottimo lavoro e fortemente voluto il Fondo. Possiamo rischiare di perdere il posto di membro permanente. Probabilmente vi saranno problemi nel far fronte a certi progetti avviati". Attualmente  sono finanziati dal Fondo oltre 600 programmi in 144 Paesi contro Aids, malaria e tubercolosi.

Il G8 canadese. Alla chiusura del vertice dei Paesi più ricchi, il premier canadese ha annunciato la "Muskoka Initiative", il nuovo piano di aiuti G8 per sostenere la salute materno-infantile nei Paesi in via di sviluppo (5 miliardi di dollari nei prossimi 5 anni). Non si sa l’Italia, a questo punto, quale parte potrebbe avere e quale contributo sarà in grado di sostenere. E intanto il Global Fund si mobilita autonomamente con l’aiuto di Paul McCartney: il concerto che domenica scorsa l’ex Beatle ha tenuto a Londra, a Hyde Park (e su youTube) a favore della campagna Born Hiv free ha avuto un grande successo. Insieme al concerto, il sito Spreadshirt ha inaugurato una boutique online dove è possibile acquistare t-shirt con il logo della campagna, come quella indossata da Carla Bruni Sarkozy (testimonial del Global Fund) nel video di promozione. Il ricavato sarà devoluto alla lotta contro la trasmissione del virus Hiv da madre a figlio.

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