Migliaia le vittime e i dispersi per le alluvioni in Pakistan, Cina ed India. L’Onu lancia l’allarme umanitario

Alluvioni, in Pakistan quaranta morti
India, recuperati 8 italiani ancora bloccati

Farnesina: sono ancora alcune decine gli italiani che stanno raggiungendo Leh. In Cina uomo tratto in salvo dopo 50 ore

 

ROMA (11 agosto) – Continuano in India le ricerche del corpo di Riccardo Pitton, il giovane torinese in vacanza nel Kashmir morto nelle alluvioni che stanno colpendo il Paese asiatico. Circa 200 i connazionali ancora bloccati.

Almeno 40 persone, tra cui 29 bambini sono morti nel crollo delle abitazioni in cui vivevano a causa del maltempo che sta imperversando in Pakistan ormai da due settimane. L’incidente, riportato da Dawn News, è avvenuto nel distretto nord orientale di Gilgit Baltistan. Forti piogge, fulmini e frane hanno distrutto centinaia di case nei villaggi di Gaisbala e Doga, nel distretto di Daimer. Sotto le macerie ci potrebbero essere altri corpi.

Gli Stati Uniti forniranno altri 20 milioni di dollari in aiuto per le popolazioni colpite dalle alluvioni in Pakistan, le peggiori da ottant’anni. Ammonta così a 55 milioni il contributo americano a tutela delle sei milioni di persone indicate ieri dall’Onu come coloro che necessitano di aiuti per la sopravvivenza. L’esercito degli Stati Uniti ha anche inviato propri elicotteri nelle regioni maggiormente colpite in modo da poter trarre in salvo le persone più in pericolo.

L’emergenza continua nel paese flagellato da piogge monsoniche record che hanno causato almeno 6 milioni di senzatetto e oltre 1.600 morti. Le previsioni meteo indicano altri due giorni di maltempo che aggravano l’allarme inondazioni scattato nel sud dove i fiumi in piena sono straripati e hanno costretto centinaia di migliaia di persone a cercare scampo in luoghi più sicuri. Intanto ieri è tornato il presidente Asif Ali Zardari, dopo una lunga visita in Europa fortemente criticata negli ambienti politici.

Sono stati recuperati gli otto italiani rimasti bloccati dal fango sulle montagne della regione di Ladakh, colpita nei giorni scorsi da una violenta alluvione. Lo rendono noto fonti della Farnesina che sottolineano come la situazione nella zona «stia migliorando», anche grazie al fatto che sono state riaperte alcune strade che hanno reso più semplici gli spostamenti.

Sono circa una cinquantina gli italiani ancora bloccati nella Valle del Ladakh ma si spera che «nelle prossime ore tutti possano essere contattati e riportati indietro». Lo ha dichiarato oggi Gianluca Brusco, diplomatico dell’ambasciata italiana a New Delhi inviato a Leh per coordinare l’assistenza ai connazionali. «Si tratta per lo più – ha spiegato in un’intervista a Radio tre mondo – di italiani che, insieme ad altri stranieri, si sono visti preclusi il cammino dalle frane» abbattutesi sui sentieri e sulle strade.

È salito a 137 morti il bilancio delle devastanti alluvioni che stanno colpendo in Kashmir indiano, mentre almeno 400 sono i dispersi. Lo ha resto noto un funzionario governativo a Srinagar, la capitale dello stato federale di Jammu e Kashmir. Secondo il funzionario, il bilancio delle vittime è destinato ad aumentare. Le due principali arterie che collegano Leh, la capitale del distretto di Ladakh, e più colpita dalle alluvioni, sono interrotte così come le telecomunicazione. Nei dintorni il fango ha sepolto numerose abitazioni, riducendo le chance di trovare sopravvissuti, riferisce il quotidiano Indian Express. Monaci buddisti e vari abitanti si sono uniti all’esercito e operatori governativi nelle operazioni di soccorso. Molti dei sopravvissuti, inclusi numerosi turisti, sono alloggiati in campi provvisori in tende da alta quota portata dall’esercito. In totale sono 700 i turisti stranieri rimasti bloccati a Leh. Tra loro però non si registrano morti o dispersi, ha riferio l’ispettore generale della polizia dello stato di Jammu e Kashmir, Farroq Ahmed, citato dall’agenzia di stampa Ians. Complessivamente sono circa 3.000 i turisti stranieri e indiani che in questi giorni affollano la regione.

Cina: vivo dopo 50 ore. È stato trovato vivo, dopo più di tre giorni, un uomo di 50 anni rimasto intrappolato a seguito delle inondazioni che da domenica scorsa hanno colpito la contea di Zhouqu nella provincia nord occidentale cinese del Gansu e che hanno provocato la morte di 702 persone. Lo riferisce l’Agenzia Nuova Cina. Wang Dianlan è stato tratto in salvo dai soldati dell’esercito cinese: si trovava intrappolato al secondo piano dell’Hotel Fuxing, che era stato invaso totalmente da acqua e fango. Le squadre di soccorso continuano incessantemente le ricerche in cerca di altri sopravvissuti negli edifici vicini, bloccati da fango e detriti trascinati dalle inondazioni. I dispersi sono infatti ancora 1.042. Wang, secondo le prime informazioni, è in buone condizioni, anche se è disidratato e senza forze.

da: www.ilmessaggero.it

 

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