Aggiornamenti da Haiti. AGIRE

Foto: S. Ellero

Stefano Ellero, Focal Point di AGIRE ad Haiti.

Venerdì 24 ottobre verso le ore 15 una tempesta tropicale localizzata ha sferzato per circa mezz’ora la capitale di Haiti, Port au Prince. Sarebbe una notizia meteorologica di scarso interesse se non fosse che ha creato non pochi danni e forti disagi nei campi di tende che punteggiano la mappa della città in spazi rubati al già congestionato ed ultra caotico sviluppo urbano. Questo il bollettino flash prodotto da OCHA, l’ufficio delle Nazioni Unite che si occupa del coordinamento dell’intervento umanitario: cinque morti, svariati feriti e persone intrappolate sotto ripari collassati o alberi caduti; almeno duemila tende danneggiate o divelte nei vari campi.

Haiti è ormai da molto tempo scomparso dalle prime pagine dei media italiani ma, ad otto mesi dal terremoto, la popolazione che è stata privata di una abitazione, circa un milione e trecentomila persone, vive ancora in uno stato di estrema vulnerabilità: in tende che ormai hanno bisogno di essere sostituite e che non possono garantire un serio riparo in caso di cicloni tropicali, qui decisamente fenomeno non raro. E le prospettive per il futuro sembrano assai cupe visto che nessuna decisione politica seria è stata presa per permettere a chi aveva una proprietà di ricostruirla e a chi non aveva niente di trovare una soluzione abitativa nuova e durevole: una lunga ed estremamente complessa stagione elettorale sta per incominciare e nessuno si aspetta novità prima della sua conclusione (le elezioni presidenziali si dovrebbero, con tutti i se del caso, tenere il 28 novembre, ma l’insediamento potrebbe avvenire anche a maggio..)

La prospettiva più immediata è che i campi si trasformino in bidonville. Il piccolo dettaglio è che queste aeree sono prive di qualsiasi servizio durevole (persino le latrine scavate e attrezzate durante l’intervento umanitario stanno per esaurirsi) e l’ assistenza di base fornita dalle organizzazioni internazionali sta per cessare, più o meno di colpo, perché i fondi per l’emergenza stanno finendo e quelli per la post emergenza sono in attesa di un piano di utilizzo.

Questa volta ancora le Organizzazioni Non Governative in collaborazione con le agenzie internazionali e MINUSTAH (la missione di stabilizzazione dell’ONU) sono state in grado di metterci una pezza. COOPI, una delle ONG finanziate da Agire è intervenuta in tre campi in cui sono alloggiate almeno dodicimila persone ed ha distribuito nuove tende e teloni per ripristinare la funzionalità delle vecchie, reagendo immediatamente.

Crisi umanitarie complesse come quella haitiana in cui la natura si è accanita su un tessuto socio politico già duramente provato da guerre civili, spietate dittature e una costante instabilità non possono essere abbandonate a se stesse quando non fanno più notizia.

*Nota: nelle immagini dall’alto del campo le tende blu sono le nuove (80%) le bianche sono le vecchie (20%) che hanno resistito alla tempesta 

 

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