Guerra tra le Coree

Le due Coree di nuovo ai ferri corti: Pyongyang bombarda un’isola dei "fratelli" del Sud
L’attacco improvviso all’isola sud-coreana di Yeonpyeongdo (1.700 abitanti e mille militari di guarnigione), sotto forma di un violento bombardamento (pare uno dei più violenti dalla fine della guerra aperta combattuta tra il 1950 e il 1953) effettuato dalla terraferma del Nord contro vari edifici proprio mentre era in corso un’esercitazione navale della marina di Seul, ripropone gli annosi e irrisolti quesiti da un lato sulle reali intenzioni di Pyongyang nei confronti dei "fratelli" del Sud e, più in generale, dei vicini della regione (Cina e Giappone su tutti) e dall’altro lato quale reale forza militare essa sia in grado di mettere in campo.
Al primo interrogativo si può rispondere con certezza che è praticamente…senza risposta: a vederci chiaro e a dare risposte razionali prova invano, da vari anni, il cosiddetto "gruppo dei cinque" (Usa, Cina, Russia e Giappone, oltre alla stessa Corea del Nord), continuamente spiazzato da scarti in apparenza illogici effettuati dalla dirigenza di Pyongyang, che ama alternare continue docce calde e fredde, azioni ostili e aperture al dialogo, di cui appare di fatto impossibile intravedere le finalità ultime.
Meno complicato risulta illustrare le capacità militari nord-coreane. Sulla carta i numeri sono di tutto rispetto, ma con una qualità sempre più scadente: poco meno di un milione di soldati nell’esercito (oltre a 600mila riservisti ben addestrati), forte di 3.500 carri armati (in gran parte reperti da museo) e addirittura quasi 18mila pezzi di artiglieria (anch’essi quasi tutti obsoleti); 110mila uomini nell’aviazione, che schiera 590 velivoli (di nuovo in buona parte residuati superatissimi come i MiG-21 o i Sukhoi-7 Fitter, che hanno oltre mezzo secolo di vita); e, infine, 46mila marinai schierati soprattutto su naviglio sottile (appena 13 tra fregate e corvette, ma ben 335 siluranti e pattugliatori vetusti), con un corredo di 22 battelli subacquei d’origine sovietica (classe "Romeo", con oltre 50 anni di età) e alcune decine di mini-sottomarini, di origine ex jugoslava, frequentemente impiegati per missioni d’intelligence e sbarco d’incursori sulle coste del Sud.
La marcata obsolescenza delle forze convenzionali, se può rispondere ancora bene alla filosofia "classica" dell’esercito nord-coreano (difesa, mediante la marxiana "guerra di popolo", contro un eventuale – benché improbabilissimo – attacco dal Sud o dagli Usa), è ormai in stridente contrasto con la volontà ufficiale di raggiungere l’unificazione del paese mediante l’uso della forza militare. Le forze sud-coreane, molto più esigue dal punto di vista numerico, sono inesorabilmente più moderne e un ipotetico attacco al Sud, (al di là di momentanei danni anche gravi che potrebbe patire la megalopoli Seul, forte di oltre 10 milioni di abitanti e cuore politico-economico vitale dl paese, che si trova a soli 40 km dal confine), si risolverebbe quasi certamente in una disfatta.
Molto diverso risulta il discorso se si considerano le armi di distruzione di massa, al cui sviluppo sono stati sacrificati sia le forze armate tradizionali, sia soprattutto il tenore di vita di tutti gli oltre 20 milioni di abitanti del Nord. Il risultato di trent’anni di sforzi incredibili sono un numero imprecisato (almeno alcune decine) di missili a medio raggio (circa 2.500-2.800 km di portata), esportati anche verso vari paesi a rischio, come l’Iran o il Pakistan, ma soprattutto alcune armi atomiche (tra 5 e 10, secondo le stime), di cui almeno un paio collaudate nel 2006 e nel 2009 e una terza (si dice) d’imminente sperimentazione. Ed è proprio a questo tipo di armi che guarda con grande apprensione il mondo, Tokio e Seul in testa.
Nei giorni scorsi allo scienziato statunitense Siegfried Hecker, in visita nel paese, è stato mostrato il nuovo impianto per l’arricchimento dell’uranio di Yongbyon, posto a un centinaio di chilometri a nord di Pyongyang. Secondo quanto Hecker ha raccontato al suo rientro, a Yongbyon sarebbero attive oltre 1.000 centrifughe, nate per uso civile, ma facilmente convertibili per fabbricare bombe nucleari. Ad aver soprattutto colpito Hecker è stato il livello di sofisticazione della centrale e delle centrifughe, che lascia presagire la possibilità di rapidi progressi verso la creazione di uno stock di materiale fissile sufficiente a portare, entro un paio di anni, a qualche decina le armi di Pyongyang. Per farne che? Il "gruppo dei cinque" teme che l’esito probabile sia un continuo rilancio di richieste sul tavolo negoziale in realtà mai soddisfacibile. Fino a un punto di rottura costituito dalla tentazione di usare l’arma atomica: cosa che costringerebbe gli Usa (garanti dell’indipendenza e della sicurezza del Sud) o la Cina (se la minaccia fosse diretta contro di lei) a rispondere adeguatamente con mezzi analoghi. E, soprattutto, il Giappone a dotarsi anch’esso di un armamento atomico, superando gli ultimi tabù etico-militari che affondano le loro radici nel trauma assoluto di Hiroshima e Nagasaki. Una prospettiva che, in un’area che già da alcuni anni è quella che più spende al mondo in armamenti (grazie anche a una ricchezza economica fino a pochi anni fa sconosciuta) e che è ricca di innumerevoli contenzioni territoriali, è in grado di far tremare i polsi a tutte le cancellerie mondiali.
L’apparto militare della Corea del Nord
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VIDEO / I colpi di artiglieria della Corea del Nord sull’isola sudcoreana
da:
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La Corea del Nord bombarda il Sud, 70 case in fiamme. Condanna dell’Onu
Artiglieria contro l’isola Yeonpyeong, Seul risponde. Due soldati morti. Pyongyang: siamo stati attaccati
L’isola di Yeonpyeong sotto il fuoco nemico (Epa)

MILANO – Venti di guerra: colpi di artiglieria dalla Corea del Nord contro la Corea del Sud spaventano il Mondo. In un primo momento sembrava essere stata convocata d’urgenza una riunione del Consiglio di sicurezza dell’Onu ma questa notizia è stata poi smentita.
L’attacco di Pyongyang è stato «intenzionale e pianificato» e costituisce una «chiara violazione dell’armistizio» tra le due Coree ha detto il ministero degli Esteri di Seul. Opposta la versione di Pyongyang: abbiamo riposto al fuoco.
70 ABITAZIONI IN FIAMME – In fiamme una settantina di case sull’isola di Yeonpyeong nei pressi del confine ovest delle due nazioni. Ci sono almeno due soldati sud coreani morti, mentre ci sono anche 16 feriti, di cui almeno 14 appartenenti alle forze armate sudcoreane, di cui tre in condizioni gravi. I residenti sono stati evacuati nei bunker. L’esercito di Seul è in stato di massima allerta. La Corea del Sud avrebbe poi risposto al fuoco. Secondo i testimoni, alcune degli edifici colpiti precedentemente sono crollati. Dalle immagini tv si sono viste almeno quattro colonne di fumo levarsi da vari punti dell’isola, che si trova lungo la linea di confine tra i due Paesi. Seul ha inviato una squadriglia aerea sul posto per incrementare la sua potenza di fuoco in zona. Le fiamme che hanno avviluppato decine di case sull’isola sudcoreana di Yeonpyeong si sono poi diffuse, e il fuoco è stato a lungo «fuori controllo». L’attacco è avvenuto pochi giorni dopo la scoperta dell’esistenza di un sofisticato impianto per l’arricchimento dell’uranio in Corea del Nord, un sito dove i tecnici nordcoreani potrebbero fabbricare armi nucleari. La scoperta, fatta grazie a un tour di uno scienziato statunitense nel Paese, ha scatenato l’allarme internazionale. Washington ha parlato di aperta sfida, Seul si è detto «molto preoccupato» e Tokyo ha definito la situazione «totalmente inaccettabile».
CONDANNA USA – Il presidente americano Barack Obama, dopo che il Dipartimento di Stato ha annunciato la «ferma condanna degli Stati Uniti», si è detto «indignato» dall’attacco nordcoreano e ha ribadito che la Corea del Nord non sta rispettando i suoi obblighi nei confronti della comunità internazionale. La casa Bianca ha poi anche reso noto che Obama discuterà con il collega sudcoreano Lee Myung-bak della nuova crisi.
PYONGYANG: «ABBIAMO RISPOSTO AL FUOCO» – La Corea del Nord, poco dopo l’attacco, ha dato una versione opposta dei fatti: «Abbiamo bombardato l’isola di Yeonpyeong in risposta al fuoco dell’esercito sudcoreano, che ha sparato per primo». Lo ha annunciato l’agenzia ufficiale nordcoreana Kcna.
IL PRESIDENTE SUDCOREANO – «Penso che una forte rappresaglia sia necessaria per impedire altre provocazioni di Pyongyang»: ha detto il presidente sudcoreano Lee Myung-bak, non escludendo una attacco multi-forze di Seul contro la Corea del Nord. Lo scrive l’agenzia Yonhap. Il presidente sudcoreano Lee Myung-bak ha detto, al termine di un incontro d’urgenza del governo, che sta cercando di impedire che lo scambio di colpi di artiglieria con il Nord scateni una escalation in un conflitto più ampio, ma che se le «provocazioni continueranno» la risposta di Seul sarà «più forte». Il presidente ha ordinato alle Forze armate di «bombardare la base missilistica nordcoreana che si trova nei pressi delle postazioni di artiglieria sulla costa» in caso ci siano segnali di una nuova provocazione, ha riferito la portavoce del presidente citata dall’agenzia Yonhap. Il generale Han Min-koo, presidente degli Stati maggiori sudcoreani, ha confermato l’ordine presidenziale: «In caso di ulteriore provocazione abbiamo l’ordine di bombardare la base missilistica della Corea del Nord».
ONU – Il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-Moon, ha condannato l’attacco di artiglieria sferrato dalla Corea del Nord contro l’isola sud-coreana di Yeonpyeong e ha lanciato un appello alle due parti alla moderazione. Lo ha reso noto un portavoce del suo ufficio in una nota.
  LA CINA – Immediata la reazione dal principale partner economico della Corea del Nord, vale dire la Cina, che si è detta «preoccupata» per la situazione venutasi a creare tra le due Coree. Pechino, ha affermato un portavoce del ministero degli Esteri cinese, sta «verificando se le notizie di uno scambio di colpi di artiglieria tra le due Coree corrisponda al vero» ed esprime la propria «preoccupazione» per la situazione che si è venuta a creare. La Borsa di Hong Kong ha risentito immediatamente dell’aumento di tensione nell’area, chiudendo in ribasso del 2,67 %.
IL GIAPPONE – Il premier giapponese, Naoto Kan, ha riferito di aver detto ai suoi ministri di tenersi pronti ad ogni eventualità dopo l’attacco nordcoreano. «Ho ordinato (ai ministri) di tenersi pronti in modo che possiamo reagire in maniera ferma, qualunque imprevisto accada», ha detto ai giornalisti dopo una riunione d’emergenza con i ministri presso la sua residenza. «Ho detto loro di far di tutto per raccogliere informazioni», ha aggiunto.
LA RUSSIA – Anche la Russia ha messo in guardia Pyongyang contro una escalation militare nella Penisola coreana. Lo ha affermato il ministero degli Esteri russo in dichiarazioni citate dall’agenzia Interfax. Il deteriorarsi della situazione nella penisola rappresenta un «enorme pericolo da evitare con ogni mezzo possibile». Lo ha detto il ministro degli esteri Sergey Lavrov. «Penso che quello che è successo è riprovevole, e chi ha avviato l’attacco alla Corea del Sud, dovrà assumersi responsabilità enormi» ha sottolineato il capo della diplomazia di Mosca. «È necessario fermare lo scambio di attacchi ed esortiamo a calmare la situazione» ha detto il ministro.
ISOLE CONTESE – La sovranità sulle isole del confine ovest è da oltre 50 anni motivo di contrasto tra i due Paesi. La Corea del Nord infatti non ha mai riconosciuto ufficialmente i confini tracciati al termine della guerra conclusasi nel 1953. Nel corso degli ultimi anni ci sono stati almeno tre scontri tra le marine dei due Paesi, l’ultimo dei quali nel 2009.
 
 

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