GIAPPONE:Così la violenza della scossa ha spostato l’asse della Terra

L’Istituto nazionale di geofisica: deviazione di 10 centimetri.


L’energia è stata 30mila volte maggiore di quella del terremoto


dell’Aquila

di ANTONIO CIANCIULLO
ROMA – Verso ovest un muro d’acqua alto come una casa di quattro piani e veloce come un aereo ha raggiunto in pochi minuti la costa giapponese, spazzando via tutto quello che ha trovato sul suo cammino. Verso est un’onda senza ostacoli all’orizzonte ha percorso tutto il Pacifico mantenendo per 12 ore in allerta Stati Uniti e Messico, per poi abbattersi in serata sulle spiagge americane, con quattro dispersi in California. Sono le due facce dello tsunami alimentato dall’onda d’urto nata in pieno oceano, a 130 chilometri dalla costa giapponese e a 24 chilometri di profondità: un sisma che ha trasferito buona parte della sua potenza all’acqua provocando l’onda killer e anche uno spostamento dell’asse terrestre. È stata una scarica di energia molto violenta, uno dei terremoti gigante che caratterizzano la fascia circumpacifica. “Sono fenomeni che avvengono lungo le dorsali oceaniche, le linee in cui la crosta terrestre è più sottile e subisce la spinta del magma che sale, sotto la pressione dello scontro tra la zolla continentale euroasiatica e quella pacifica”, commenta Daniele Melini, dell’Istituto nazionale di geosifisica e vulcanologia. Quello che alle 6 e 46 (ora italiana) ha portato gli indicatori dei simografi a segnare 8.9 della scala Ricther è stato uno dei dieci maggiori terremoti nella storia della sismologia, il settimo se la magnitudo verrà confermata. Una scossa devastante che ha lasciato il Giappone senza fiato: anche se è stata alcune volte meno potente del terremoto di Sumatra del 26 dicembre 2004 (9,1 nella scala Ricther), ha spostato l’asse della Terra di 10 centimetri, un effetto maggiore di quello prodotto sette anni fa.

“La deviazione dell’asse terrestre non è solo proporzionale alla magnitudo del sisma, ma anche alla sua collocazione”, spiega Melini. “Il terremoto di Sumatra era più vicino all’equatore e dunque il suo effetto è stato relativamente più piccolo nonostante la potenza maggiore. In ogni caso lo spostamento dell’asse terrestre non deve allarmare perché le conseguenze pratiche sono al limite del misurabile, ad esempio provocano una modifica della durata del giorno di qualche milionesimo di secondo”. Gli esperti sottolineano invece la capacità nipponica di ridurre i danni di un terremoto così carico di energia. Seduto sulla “cintura di fuoco” del Pacifico – una sorta di cicatrice aperta nella crosta terrestre a forma di ferro di cavallo che partendo dalla Nuova Zelanda risale per la Corea, passa in Alaska e scende lungo la costa occidentale degli Stati Uniti e dei paesi sudamericani che si affacciano sul Pacifico – il Giappone ha adottato standard di costruzione rigorosi. Un terremoto della stessa potenza farebbe danni infinitamente maggiori in un paese in cui le grandi infrastrutture energetiche, residenziali e produttive non siano costruite con la stessa attenzione. Basti pensare che l’energia sprigionata è stata trentamila volte maggiore rispetto a quella del terremoto dell’Aquila.da: http://www.repubblica.it

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