Le banche e gli investimenti nel mercato delle armi

di Nicoletta Antonello 

Non è un segreto: molti dei pincipali gruppi bancari investono i nostri risparmi nel mercato delle armi. Dal 1990, la legge 185 impone al Governo italiano di presentare ogni anno al Parlamento una dettagliata relazione sulle esportazioni di armamenti (azienda produttrice, Paese acquirente, valore della vendita) e sulle banche che ne curano il lato finanziario.

Altrafinanza, periodico di economia solidale, nel 1994 ha pubblicato per la prima volta l’elenco delle banche coinvolte nell’export di armi. In seguito, nel 1999, tre riviste del mondo missionario (Nigrizia, Missione Oggi e Mosaico di Pace) hanno lanciato un appello ai lettori perchè chiedessero alle proprie banche di interrompere ogni attività’ finanziaria contraria all’etica e alla pace. E’ nata così la campagna contro le “Banche armate“.

I primi frutti si sono visti nel 2001, quando il gruppo Unicredit e il Monte dei Paschi di Siena hanno annunciato di abbandonare il settore (benché Unicredit abbia continuato a concludere gli affari già intrapresi).  Anche Banca Intesa (partner del Festival dell’Economia svoltosi dal 30 maggio al 3 giugno a Trento) nel 2004 ha avviato un percorso di disimpegno dal comparto armi, ma l’aggregazione con il Sanpaolo-Imi ha portato in dote al nuovo colosso il maggior volume di operazioni intermediate registrato nel 2006: oltre 446 milioni e 700mila euro euro.

unimondo.jpg Pochi giorni fa la svolta, comunicata in anteprima da Unimondo, portale web trentino dedicato ai diritti umani e allo sviluppo sostenibile: il gruppo Intesa-Sanpaolo, guidato da Corrado Passera, ha annunciato di voler uscire definitivamente dal mercato delle armi. La notizia è stata data da Valter Serrentino, responsabile Csr (Responsabilità sociale d’impresa) del gruppo, nel corso di un dibattito promosso dalla “Piazzetta dell’Altra Economia”, lo spazio che nell’ambito del Festival dell’Economia di Trento ha ospitato imprese e associazioni del mondo della finanza etica, solidale e sostenibile.

Entro poche settimane, un nuovo ordine di servizio del gruppo Intesa-Sanpaolo stabilirà che si esce dall’operatività legata all’export di armi”  ha dichiarato Serrentino. “La nuova linea potrebbe entrare in vigore già dal primo luglio. Come possiamo scegliere di non finanziare un progetto per il rischio creditizio, così possiamo scegliere di non partecipare ad un certo business a causa del rischio di reputazione. Ma parallelamente alla diminuzione dell’impegno sulle armi, aumenteremo l’impegno nel campo dell’economia sociale e solidale”.

Il riferimento è all’imminente nascita di Banca Prossima, una banca facente capo ad Intesa-Sanpaolo interamente dedicata alle imprese sociali. L’annunciato cambio di marcia è stato accolto con soddisfazione da Giorgio Beretta, coordinatore della campagna anti-banche armate lanciata otto anni fa dalle riviste missionarie. “La pressione della società civile e dei risparmiatori sta ottenendo dei buoni risultati” ha affermato. “Il Monte dei Paschi di Siena è uscito dal settore e ci sono ulteriori impegni, per ora solo parzialmente rispettati, di Unicredit e Capitalia”.

D’altro canto, nel dibattito di Trento è emerso anche che i controlli sul mercato delle armi sono resi sempre più difficili dai rapidi sviluppi del mercato stesso, che sta gradualmente “scaricando” i colossi bancari tradizionali per affidarsi sempre più di frequente a broker e contractor privati.

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