Siria, carri armati irrompono ad Hama civili presi a cannonate, è strage

Durissimo attacco armato contro la città teatro nei giorni scorsi di manifestazioni contro il presidente Assad. Acqua ed elettricità tagliate, spari da ogni direzione. Bombe anche a Damasco, 42 feriti,. Dura condanna del ministro Gb Hague: “Senza giustificazioni”. Frattini: “Si fermi la violenza”

AMMAN (Giordania) – È salito a un centinaio di morti, secondo l’ultimo bilancio provvisorio, il numero dei civili uccisi nella città siriana di Hama, attaccata all’alba da carri armati, che avanzano da quattro direzioni sparando con i cannoni e con le mitragliatrici. Testimoni e fonti mediche riferiscono che le granate sparate dai tank dell’esercito piovono su e attorno alla città – dove nei giorni scorsi si sono svolte massicce manifestazioni di piazza contro il presidente Assad – a un ritmo di almeno quattro al minuto. Acqua ed elettricità verso i principali quartieri di Hama sono stati tagliati: una tattica, questa, abitualmente usata dai militari nelle operazioni di repressione. E a Damasco l’esplosione di alcune bombe ha causato 42 feriti.

Un medico che non ha voluto essere identificato ha detto di aver visto diversi cadaveri e altre decine di persone ferite solo nell’ospedale Badr, mentre nell’ospedale Al-Horani vi sarebbero almeno tre corpi e due all’Hikmeh. Ma diversi corpi, dice la fonte, “giacciono abbandonati nelle strade” e cecchini si stanno appostando sui tetti dell’edificio della compagnia elettrica e della prigione. “I carri armati stanno attaccando da quattro direzioni. Stanno sparando a casaccio con le mitragliatrici pesanti e travolgendo le barricate stradali erette dagli abitanti”, ha detto la fonte medica al telefono.

Intanto fonti dell’opposizione hanno riferito che le autorità siriane hanno arrestato Sheikh Nawaf Al Bashir, leader della tribù di Baqqara, la principale della provincia ribelle di Deir al Zor. Ore prime di essere fermato, il leader della tribù di Baqqara, composta da circa 1,2 milioni di persone, aveva raccontato alla Reuters il suo tentativo di fermare la resistenza armata ad un attacco militare nella capitale della provincia di Deir al Zor e convincere gli abitanti ad attenersi a metodi pacifici, nonostante le uccisioni da parte delle forze di sicurezza.

Bombe a Damasco, 42 feriti. Almeno 42 persone sono rimaste ferite da bombe a frammentazione lanciate dalle forze di sicurezza siriane contro una manifestazione ad Harasta, periferia di Damasco, dove le forze ultra lealista della Quarta Divisione si sono dispiegate per reprimere le proteste pro-democrazia. Lo riferiscono residenti

Morti anche a Deir Ezzor e Harak. Diciannove persone sono state uccise oggi a Deir Ezzor, est della Siria, sei ad Harak (nel sud) e una a Bukamal (nell’est), oltre alle 100 vittime nella città di Hama. Lo ha denunciato Ammar Qurabi, presidente dell’Organizzazione nazionale dei diritti dell’uomo. Secondo Rami Abdel Rahmane, capo dell’Osservatorio siriano dei diritti dell’uomo, altre due persone sono state uccise a Surane, vicino Hama.

Frattini: “Si fermi la violenza”. “Un forte appello” al governo siriano “per la cessazione immediata delle violenze contro i civili”, definite “un orribile atto di repressione” è stato lanciato dal Ministro degli Esteri Franco Frattini, che ha duramente condannato “questo ulteriore orribile atto di repressione violenta contro i manifestanti che protestano da giorni in maniera pacifica”. Frattini ha auspicato che in Siria si possa giungere ad una soluzione della crisi, che deve essere trovata attraverso l’attuazione delle riforme da parte del governo e tramite l’avvio di un dialogo inclusivo con l’opposizione.

Ambasciata Usa: “Regime disperato fa guerra al popolo”. Le autorità siriane “sono disperate … ingaggiando una guerra aperta contro i loro stessi cittadini”, ha detto un funzionario dell’ambasciata Usa a Damasco. “È un atto disperato. Le autorità pensano di poter prolungare la loro esistenza ingaggiando una guerra aperta contro i loro stessi cittadini”, ha detto contattato telefonicamente l’addetto stampa dell’ambasciata americana, J.J. Harder, il quale ha definito “senza senso” la ricostruzione delle violenze fornita dal regime siriano. L’agenzia di stato Sana ha affermato che a Hama gruppi armati hanno “incendiato la stazione di polizia, distrutto proprietà pubbliche e private, creato blocchi stradali e barricate e bruciato pneumatici nelle strade”.

Dall’estero dure condanne all’attacco. L’attacco sferrato dalle forze di sicurezza siriane ha suscitato dure condanne. Il ministro degli Esteri tedesco, Guido Westerwelle, si è detto “profondamente scosso” dall’offensiva lanciata dalle forze di sicurezza siriane ad Hama, minacciando Damasco di nuove sanzioni. “Il governo tedesco chiede al presidente Bashar al Assad di mettere immediatamente fine alle violenze contro i manifestanti pacifici, e se non si mostrerà pronto a cambiare metodi adotteremo delle nuove sanzioni insieme ai nostri partner europei”, ha dichiarato Westerwelle, dicendosi “assolutamente convinto che il consiglio di sicurezza dell’Onu ha il dovere di reagire”. Fa eco alla Germania il ministro degli Esteri britannico William Hague, “costernato” per le informazioni che giungono dalla Siria. “Tale azione contro i civili che hanno manifestato in massa e in modo pacifico in città, per molte settimane, non ha alcuna giustificazione”, ha sottolineato il ministro in un comunicato. “Questo attacco sembra iscriversi in un’azione coordinata in un certo numero di città per tentare di dissuadere il popolo siriano a manifestare prima del Ramadan. Questi attacchi sono tanto più scioccanti perché hanno luogo alla vigilia di questo mese sacro per i musulmani”, ha aggiunto il ministro. Dal canto suo, la Francia, attraverso il ministro degli Esteri, Alain Juppé, ha dichiarato: “La repressione e le violenze contro la popolazione sono particolarmente inaccettabili alla vigilia del mese sacro del Ramadan e non possono che condurre ad ulteriore violenza ed instabilità nel paese. I dirigenti politici e militari siriani devono sapere che dovranno rendere conto delle loro azioni”.

La repressione del regime. Il regime siriano tenta da diverse settimane di soffocare la protesta che ad Hama, 210 chilometri a nord di Damasco, ha visto uno dei suoi centri più attivi con fino a 55mila persone scese in piazza, sottolinea Abdel Rahmane, direttore dellOsservatorio siriano per i diritti dell’uomo. Hama è tra l’altro una città simbolo della lotta contro il regime in Siria da quando, nel 1982, la durissima repressione di una rivolta ispirata dal movimento dei fratelli musulmani – bandito nel Paese – contro l’allora presidente Hafez al-Assad, padre di Bashar, provocò la morte di 20mila persone.

da: http://www.repubblica.it

web analytics

…ed intanto che sei qui ricordati di cliccare i siti ed i sottolink. E’ gratis, ci vuole solo un minuto e puoi salvare molte vite!!!

www.thehungersite.com  ——————-  www.porloschicos.com

oppure sostieni il terzo mondo adottando un bambino a distanza con

www.actionaid.it

HOME