Analisi della crisi, soluzioni, e metodi di raggiungimento, di Silvio Perroni

Analisi delle cause della crisi:

La crisi italiana e globale nasce di base dalla liberalizzazione senza controllo dei popoli della produzione e scambio globale delle merci, dando alle multinazionali la possibilità di produrre merci in paesi nei quali il costo del lavoro è molto più basso, per poi vendere quelle stesse merci nei paesi industrializzati, eliminando i dazi che prima equilibravano la situazione.

Dopo l’apertura della Cina alle multinazionali la crisi si è accelerata enormemente.

Il funzionamento è il seguente:

L’impresa che produce in un paese occidentale come l’Italia, avendone ora la possibilità, sposta le sue fabbriche in un paese dove il costo del lavoro e spesso anche la differenza di valuta è molto più basso.

Ma spesso anche gli altri costi sono più bassi, in quanto in quei paesi non c’è di solito una legislazione attenta al territorio e all’ambiente, e quindi si può inquinare più facilmente senza pagare oneri come in occidente.

Quindi l’azienda che ha delocalizzato rivende le merci prodotte a basso costo di nuovo in Italia, o in paesi simili.

In questo modo le merci prodotte costano molto meno, in quanto i salari dei lavoratori sono molto più bassi.

Non solo, l’azienda si può permettere di fare un prezzo, in Italia, più basso delle sue concorrenti che continuano a mantenere le fabbriche in Italia.

E il guadagno, ovvero la differenza tra il prezzo ed il costo della merce, resta comunque molto più alto di quello delle aziende che non hanno delocalizzato.

Non tutte le aziende possono permettersi la delocalizzazione.

Di solito sono solo le più grandi.

I danni di questo sistema sono i seguenti:

La delocalizzazione, ovvero lo spostamento delle fabbriche all’estero, crea disoccupazione in Italia.

Di solito i paesi dove si delocalizza hanno governi dittatoriali che non proteggono i diritti dei lavoratori, nè proteggono il territorio dall’inquinamento.

Quindi, altri danni sono lo sfruttamento di quei popoli e la distruzione dei loro territori.

Inoltre, la vendita a prezzi più bassi in Italia costringe le aziende locali a chiudere, creando ulteriore disoccupazione, e distruggendo i mercati locali, che sono quelli che danno vita e potere locale alle comunità locali.

Questo stà accadendo in tutti gli stati occidentali, Italia, Francia, Gran Bretagna, Spagna, Portogallo, ecc…. e si aggiunge al disequilibrio mondiale creato dalle multinazionali provenienti dal colonialismo che già da tempo sfruttano allo stesso modo i paesi del terzo mondo riducendoli in povertà e fame, per vendere i loro prodotti in Occidente.

In quei paesi tutto il territorio viene utilizzato per la produzione di merci che sono poi vendute in Occidente. Neanche una minima parte viene utilizzata per loro.

Togliendo loro le fonti di sussistenza, come i terreni per coltivare, non possono più essere autonomi, e cadono in povertà.

Per vivere, devono accettare alimenti dai paesi occidentali, pagati con i prestiti del Fondo Monetario Internazionale, che ha creato così il famoso debito del terzo mondo.

Molti dei problemi attuali nel mondo quindi sono causati dal sistema economico basato sulle multinazionali.

E mi sono limitato puramente ai problemi economici. Ma l’influenza delle multinazionali ha prodotto, direttamente o indirettamente, anche corruzione e degrado morale, a livello politico, sociale, e individuale, con le distorsioni ideologiche del liberismo/capitalismo/consumismo che ha mascherato le ovvie conseguenze di una simile politica, che ha sminuito indebitamente l’importanza dello Stato, che ci ha fatto credere finora che i “prodotti” nascono nei supermercati e finiscono al gabinetto, mentre prima c’è lo sfruttamento di territori e popoli e speculazione, e dopo c’è la distruzione del territorio, che ci corrompe l’anima con i meccanismi della pubblicità attuale, che spingendoci ad acquistare oltre i nostri reali bisogni, al fine di mantenere questo sistema economico immorale, abbina i valori fondanti della comunità umana, come l’amore, il sesso, la famiglia, l’amicizia, a prodotti da vendere, così da reindirizzare quei valori ad altri fini, di fatto quindi mercificando tali valori.

Le multinazionali sono detenute principalmente da circa 400/500 famiglie, che detengono da sole il 50% della ricchezza mondiale, mentre la metà della popolazione mondiale è in povertà, e 1 miliardo soffre la fame.

La diffusione del liberismo ha permesso di corrompere moralmente i politici di tutti gli stati occidentali, avendo loro condiviso del tutto questa ideologia, cosìcchè hanno indebolito gli stati con le privatizzazioni e liberalizzazioni, sempre per favorire le grandi società private, regalando loro la gestione di gas, energia elettrica, telefono, assicurazioni, ecc…

Tutto ciò ha progressivamente portato all’impoverimento sia degli stati che del popolo, mentre i ricchi, sempre di meno, diventano sempre più ricchi.

Il “giro” delle Borse è un pò più complicato, e sinceramente non l’ho approfondito, ma quel che so è che una azienda sana, che produce, non ha bisogno di finanziamenti a rischio da parte di sconosciuti, non si arrischia di mettere il proprio capitale in mano ad azionisti speculatori.

Il mercato delle Borse non è sano, perchè non si limita ad acquistare o vendere azioni delle aziende in base al loro valore, ma creano ulteriori “prodotti” di borsa, come quelli che “scommettono” sull’andamento delle azioni di una azienda, tramite i quali circola in teoria molto più denaro di quello corrispondente ai capitali equivalenti delle azioni quotate in borsa.

Ovvero, se ognuno pretendesse di riavere i propri soldi contemporaneamente vendendo le proprie azioni, in molti si ritroverebbero senza soldi, perchè in realtà NON ESISTONO.

Ma ancora peggio, i grandi finanzieri, che sono sempre i proprietari delle multinazionali, con i loro capitali possono regolare i mercati di Borsa, aumentando o diminuendo il valore di una azienda a piacere, in base ad operazioni speculative che tendono all’arricchimento.

Gli stati sovrani occidentali hanno deciso di immettere in queste borse i loro titoli di stato, in quantità anche grandi, così da dover dipendere, ora da questi finanzieri.

Anche questa è una immoralità che deve finire.

I governi occidentali, tutti, continuando a permettere che la causa principale della crisi, ovvero la speculazione delle aziende che hanno delocalizzato, non venga tamponata, cercano ora di coprire gli scoperti dei loro titoli con i soldi del popolo, di poveri, delle classi meno abbienti, senza toccare le tasche dei ricchi.

Anche questo fa parte di un progetto di indebolimento degli stati e dei popoli, riducendo salari, pensioni, sanità, casse degli stati, diritti dei lavoratori, e quindi i valori di quegli stessi Stati, degradando la morale fino al punto in cui bande di ragazzini devastano i negozi come a Londra.

Se non si fa nulla per fermare questo sistema, è prevedibile che la crisi non si fermerà finchè i salari degli occidentali (1.500/2.000 euro al mese), che stanno diminuendo, saranno uguali a quelli degli orientali (50 euro al mese), che stanno aumentando, e quando gli stati resteranno senza più liquidità e sena ricchezze, ormai depredate dai ricchi.

I film di fantascienza nei quali si vedono megalopoli governate da multinazionali, senza più potere dello stato, e senza diritti degli esseri umani, ci hanno avvisato. Erano delle normali previsioni da parte di chi già sapeva.

Stà diventando la realtà.

Questa è la estrema sintesi di quello che stà accadendo nel mondo, le vere cause della crisi.

Potrei andare oltre, ed analizzare più a fondo le cause del degrado che ci ha permesso di accettare tutto questo senza accorgerci di quello che accadeva realmente nel mondo e senza prevedere dove ci avrebbe portato, ma per stabilire cosa è necessario per risolverla urgentemente per ora basta questo.

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Soluzioni immediate:

C’è molto da lavorare per risolvere questa crisi e riportare le società ad un livello di vita più equilibrato e giusto.

Tuttavia, ritengo di aver individuato alcune soluzioni di effetto quasi immediato, relativamente semplici e veloci da applicare, che è quello che ci serve ora, prima che la crisi ci porti a situazioni che solo la violenza può risolvere, e mai definitivamente.

1.

Ripristinare i dazi alle importazioni sleali, ovvero quelle provenienti da produzioni in paesi con costo del lavoro e/o valuta troppo differenti, e divieto di importazione dove vengono riscontrate violazioni dei diritti dell’uomo e distruzione dell’ambiente.

Questa soluzione, se i dazi vengono calibrati a dovere, a seconda dei tipi di merci, provenienze, ecc.. permette il rifiorire dei mercati locali in occidente, nonchè il ritorno delle fabbriche, e riduce il guadagno delle multinazionali e quindi il loro potere.

Una ulteriore proposta è quella di dividere l’entroito dei dazi a metà tra il paese di provenienza e quello di arrivo, finanziandoci le rispettive attività locali. Ma è un passaggio che richiede sinergie tra i due paesi, cosa ora non facile, data la corruzione da entrambe le parti.

2.

Aumentare le tasse ai ricchi, il necessario per girare il ricavato ai licenziati e ai più poveri, in modo da tamponare immediatamente, fino a che la prima soluzione ripristini i mercati locali e il lavoro locale, e ridurre il debito pubblico. Successivamente le tasse potranno essere ricalibrate sempre in modo da mantenere un giusto equilibrio sociale.

I dazi non dovranno comunque essere uno strumento di difesa ad oltranza di uno Stato per impedire la crescita di un altro. Le differenze di costo della vita, di valuta, del lavoro, tra uno Stato e l’altro, non sono utili al bene comune, e danno adito a speculazioni come quella che ci stà distruggendo.

I dazi dovranno quindi essere calibrati e variati gradualmente, in modo da permettere, lì dove lo scambio di merci sia proficuo per entrambi, il graduale livellamento tra gli Stati, ma nel giusto tempo, senza opprimere i rispettivi popoli.

3.

Ristatalizzare i principali servizi pubblici, come gas, elettricità, telefono, autostrade, assicurazioni obbligatorie, ecc…

La gestione privata ha dimostrato che il servizio non migliora, anzi peggiora, che le tariffe aumentano, in quanto invece che la concorrenza si creano cartelli monopolistici, e i cosiddetti “garanti” garantiscono di fatto solo quelle aziende.

E inoltre gli utili che ora vanno ai privati andrebbero invece allo Stato, che li utilizzerebbe per Sanità, pensioni, sicurezza, ecc…

4.

Limitare con leggi l’emissione di titoli pubblici fino ad un tetto che non permetta ai giochi di borsa di mettere in crisi lo Stato.

5.

Regolare la borsa eliminando i prodotti speculativi o almeno vietando l’applicazione di prodotti speculativi sui titoli di Stato.

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Applicazione delle soluzioni:

Tutti i partiti, di governo e di opposizione, i sindacati, Confindustria, i più “famosi” economisti, e i principali media informativi, suggeriscono soluzioni che intaccano ulteriormente le già provate famiglie con minor reddito, pensioni, sanità, e servizi primari, o non reagiscono con la dovuta energia a queste manovre.

Incitano inoltre a privatizzare e liberalizzare ulteriormente.

Ascoltavo su Radio1 da parte di un “eminente economista” addirittura l’assurda proposta di vendere l’oro che lo Stato italiano possiede.

Queste misure riducono ancor più la ricchezza degli Stati, e quindi il loro potere, aumentando per contro ricchezza e quindi il potere dei grandi ricchi.

Ovvero, contribuiscono ad aumentare questa crisi, a discapito dei ceti meno abbienti.

La stessa cosa stà accadendo, per di più contemporaneamente, in tutti i paesi occidentali.

E’ evidente quindi che si tratta di una politica globale guidata dalla oligarchia che detiene il potere economico globale.

Così come è evidente di conseguenza che tutti i governi e classi politiche occidentali, media e economisti/intellettuali, sono ormai assoggettati, consapevolmente o meno, alla ideologia liberista diffusa dal potere oligarchico, che però ha ormai mostrato il suo vero volto, che è quello di arricchire i già ricchi a scapito dei popoli.

Ultimamente il progetto oligarchico ha accelerato in maniera esponenziale, sincronizzando le sue applicazioni all’unisono in tutti i paesi occidentali con le delocalizzazioni e privatizzazioni da una parte, e gli attacchi speculativi dall’altra, e quindi le politiche di distruzione dello stato sociale, e nei paesi orientali ancora relativamente indipendenti, invadendolio destabilizzandoli (Kosovo, Afghanistan, Iraq, Libia, Egitto, Tunisia, ed ora Siria), mentre quelli africani e latinoamericani sono già sotto controllo sin dagli anni ’70, gli anni dei colpi di stato e guerriglie varie dopo gli anni ’60, quelli delle indipendenze e dei primi sviluppi democratici di quei paesi.

L’impressione che ho è che se non facciamo qualcosa ora dopo sarà troppo tardi.

Almeno troppo tardi per fare qualcosa che non richieda la violenza.

Quindi bisogna agire al più presto per fermare questo progetto oligarchico senza danni per tutti in modo democratico.

Per agire al più presto è necessario individuare pochissimi punti chiave, ovvero a mio parere quelli indicati prima, e creare la forza che sappia imporli ai governanti.

Non ho trovato soluzione migliore che, dopo aver individuato quei punti, cercare di unire più persone possibili per poi scendere in piazza, ad oltranza, finchè non applichino quei punti.

Che non si confondano le manifestazioni e gli scioperi ai quali siamo abituati con la mia proposta.

I veri scioperi, quelli che ottengono qualcosa, si cominciano e non si finiscono finchè non si ottiene quanto voluto.

Una volta, quando gli scioperi erano utili, era così.

E anche se ho dei dubbi su chi abbia organizzato le manifestazioni in Egitto e Tunisia, bene o male la perseveranza è servita ad aggregare sempère di più la gente, e a far cedere i rispettivi governi sulle prtese dei popoli.

Ma tutto questo, se fatto solo in Italia, se pur otterrà primi risultati immediati, non sarà abbastanza.

Il sistema oligarchico è globale, e quindi anche la reazione a questo sistema non può che essere globale.

Soluzioni come i dazi per essere drasticamente utili devono essere condivise da tutti gli stati.

E’ necessario quindi esportare questa iniziativa in ogni paese, occidentale, orientale, africano.

In particolare per i paesi sfruttati la ristatalizzazione della gestione di risorse come petrolio, minerali, terreni agricoli, allevamenti, toglierebbe il potere alle multinazionali, permettendo il rispetto dell’ambiente e dei salari minimi decenti.

E permetterebbe anche di ridurre la produzione per l’estero, e riattivare quella per i bisogni locali così da sconfiggere fame, carestie, povertà.

E’ necessario che le iniziative in ogni nazione si sincronizzino tra loro, per agire contemporaneamente, mostrando agli oligarchi la forza del popolo globale, e assestando duri colpi ai loro portafogli, mancando la produzione.

E’ ora che i popoli si prendano il potere.

Democraticamente.

Senza violenza.

Ma con decisione e perseveranza.

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Progetto di crescita:

Per ottenere che i governi applichino le soluzioni indicate, è necessario che una quantità sufficiente di persone sospenda ad oltranza, fino a obiettivi raggiunti, l’attività del sistema produttivo tramite sciopero, al fine di creare un danno reale alle tasche dei ricchi oligarchi che ci governano, cosicchè la perdita proveniente dall’applicazione delle soluzioni indicate sia minore della perdita proveniente dallo sciopero ad oltranza.

Inoltre è necessario contemporaneamente scendere in piazza, mostrando così inconfutabilmente la forza che vuole queste soluzioni e da chi è composta, e soprattutto, dare l’esempio ad altre persone, incoraggiandole a scioperare e scendere in piazza anch’esse.

Se per i giovani, pensionati e disoccupati è facile farlo, per chi lavora ed ha una famiglia è più difficile.

Potrebbero agli inizi scendere in piazza solo nei fine settimana e nelle feste.

Una volta però mostrato che si è in tanti, punirli tutti diventa improponibile, e quindi è più facile che mano a mano si uniscano agli scioperi e manifestazioni ad oltranza anche i lavoratori.

Il problema è quindi di arrivare al numero di persone sufficiente prima di iniziare gli scioperi e manifestazioni veri e propri.

Sento in continuazione sia quì sul web che nella vita comune persone che dichiarano di essere disposte a scendere in piazza.

Se solo quelle che ho sentito personalmente lo facessero, saremmo già tantissimi.

Il problema è quindi quello di trovare un catalizzatore che unisca queste persone, le conti, e quando siano sufficienti, finalmente cominciare questi scioperi ad oltranza.

Sulla traccia dell’esperienza già vissuta del NOBDAY, non completamente condivisibile in quanto con obiettivo non propositivo e soprattutto limitata ad un giorno solo, e infatti non ha avuto alcun risultato positivo, si deve però riconoscere che in qualche modo è riuscita a portare in piazza dalle 500 mila ai due milioni di persone.

L’obiettivo di questa iniziativa và molto oltre, e addirittura non si ferma ai confini nazionali.

Ma se si è riusciti a creare un NOBDAY a partire dal web, quando prima era insperato, allora è possibile anche arrivare agli obiettivi prefissati da questa iniziativa.

L’inizio di tutto è proprio questa pagina: “Voltura Nova”.

Si comincerà ad aggregare persone da questa pagina.

Ogni persona che parteciperà a questa pagina si impegnerà unicamente a leggere attentamente tutta la sintesi di quanto scritto in questa nota, a condividere gli obiettivi di questa iniziativa, confermare con la sua partecipazione la disponibilità a scendere in piazza quando verrà chiamata a farlo, a votare ogni qualvolta venga richiesto, a comunicare il proprio nome e cognome reali, comune di residenza, telefono ed email, che saranno utilizzati unicamente per comunicazioni interne, e a prendere l’impegno di trovare almeno un’altra persona che parteciperà alla pagina.

E quindi anche la persona trovata dovrà cercarne un’altra, e impegnarsi a scendere in piazza quando verrà chiamata.

Una volta raggiunto un certo numero di partecipanti, la pagina si dividerà, per quanto riguarda l’Italia, in tre sottopagine: Nord, Centro e Sud, sempre con almeno due responsabili per pagina.

I partecipanti si trasferiranno nelle rispettive sottopagine.

La pagina principale, ovvero questa, si svuoterà, lasciando come partecipanti unicamente i responsabili delle sottopagine Nord, Centro, e Sud.

Una volta raggiunto un certo numero di partecipanti anche queste sottopagine, si creeranno ulteriori sottopagine a livello di regioni, spostando i partecipanti nelle rispettive sottopagine regionali, lasciando nelle pagine di livello superiore solo i responsabili delle pagine nord, centro e sud, e di quelle regionali.

Lo scopo di queste pagine, e quindi dei responsabili di queste pagine, sarà quello di far comunicare ogni pagina di livello inferiore con quelle di livello superiore, creando così una gerarchia che permetterà una comunicazione e quindi una organizzazione ottimale di tutta l’iniziativa.

Mano a mano che si crescerà si applicherà lo stesso sistema per province, comuni, e dove necessario, circoscrizioni.

Lo stesso meccanismo sarà applicato nelle altre nazioni.

Si otterrà così una struttura del tipo:

Voltura Nova

Voltura Nova Europa

Voltura Nova Europa Italia

Voltura Nova Europa Italia Nord

Voltura Nova Europa Italia Nord Piemonte

Voltura Nova Europa Italia Nord Lombardia …

Voltura Nova Europa Italia Centro

Voltura Nova Europa Italia Centro Lazio

Voltura Nova Europa Italia Centro Lazio RM

Voltura Nova Europa Italia Centro Lazio RM Roma

Voltura Nova Europa Italia Centro Lazio RM Roma Municipio I

Voltura Nova Europa Italia Centro Lazio RM Roma Municipio II …

Voltura Nova Europa Italia Sud

Voltura Nova Europa Italia Isole

Voltura Nova Europa France

Voltura Nova Europa France Nord

Voltura Nova Europa France Nord Paris …

Voltura Nova Africa …

La velocità di crescita e quindi diffusione di questa iniziativa dipenderà quindi dalla partecipazione attiva ma comunque minima dei singoli individui, e relativamente più marcata per i responsabili delle singole pagine,k comunque limitata alle comunicazioni tra la propria pagina e quelle di livello superiore.

I responsabili delle pagine a livello più basso si preoccuperanno di gestire una lista delle persone che intendono partecipare ma che non sono presenti su Facebook.

Anche per queste persone valgono le stesse regole di impegno.

Mano a mano che si cresce, si organizzeranno volantinaggi, riunioni, manifestazioni, volte unicamente alla presentazione dell’iniziativa e quindi al reperimento di ulteriori persone.

Quando si raggiungerà il numero di persone ritenuto sufficiente e sufficientemente distribuito territorialmente, cominceranno i primi scioperi e le prime manifestazioni, locali, ma coordinate e contemporanee, e/o concentrate su una singola città.

Scioperi e manifestazioni che termineranno solo quando verranno applicate le soluzioni quì indicate.

Da un determinato momento in poi, ovvero quando si sarà deciso che questa pagina è definitiva, qualsiasi modifica a questa nota, e qualsiasi modifica alla pagina attuale e le eventuali successive, e alla organizzazione, ma qualsiasi modifica in generale, e qualsiasi assegnazione di responsabilità, verrà proposta ai partecipanti al momento della modifica e votata.

Silvio Perroni

https://www.facebook.com/pages/Voltura-Nova/180229188713257

http://spazio.libero.it/Silvio.Perroni/

http://blog.libero.it/silvioperroni/

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