Scienziati prevedono un grande terremoto al Sud

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Il quotidiano della Calabria  riporta la seguente notizia: «A breve, tra la Calabria e la Sicilia, potrebbe verificarsi un sisma distruttivo, di magnitudo 7,5 sulla scala Richter».  Alessandro Martelli, l’ingegnere che dirige il centro di ricerche Enea di Bologna, ha lanciato un allarme amplificato dal recente sisma in Emilia Romagna. Lui, assieme ad un altro esperto dell’agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile, è stato al centro dell’audizione in commissione Ambiente alla Camera. Martelli prima specifica: «Un terremoto catastrofico, molto più forte di quello dell’Emilia di questi giorni o dell’Aquila, potrebbe colpire e distruggere il Sud Italia, nei prossimi mesi o entro due anni»

Martelli entra nel dettaglio e afferma«Più del nord adesso però mi preoccupa il sud. Per il nord c’erano stati due studi. Uno allarmava per un  eventuale terremoto e l’altro no. Ed è arrivato il terremoto in Emilia. C’è un allarme per il sud più grave in arrivo perché lì sono stati applicati tre modelli di studio. Tutti e tre danno l’allarme rosso. Quindi questo preoccupa oltretutto perché prefigura un eventuale terremoto molto violento».

Con gli stessi strumenti, era stato previsto il terremoto che il 20 maggio si era verificato al Nord e che sta facendo tremare la terra proprio in queste ore. Per questo è importante lanciare l’allerta al Sud, prima che sia troppo tardi

Certamente non si può evacuare per due anni tutto il sud: non sappiamo dove di preciso sarà la scossa, nè quando si verificherà con esattezza. Ma sappiamo che ci sarà. Si possono certamente fare interventi importanti a limitarne i danni, le coseguenze sul territorio e sulle città. Ma non è una scelta scientifica, noi ci limitiamo a fornire alle autorità competenti le informazioni a disposizione, poi sono loro a decidere cosa fare. Sicuramente c’è tanto da fare“.

Il Governo doveva conferire una risposta seria in merito a quanto emerso nella Commissione Ambiente della Camera entro fine maggio.

O si nega o si conferma quanto emerso.

In questo caso non sono ammessi ni, o un sì o un no, la gente deve sapere.

L’Italia è il paese  a più altro rischio sismico in Europa e in particolare nel sud c’ è un rischio di mortalità per evento sismico che è 100 volte più alto di quello medio giapponese.

Il Sud del nostro paese è fortemente attenzionato dagli scienziati, che parlano di un rischio molto alto di scosse di magnitudo superiore a 6.

Ci sono mappe del rischio sismico che variano nel tempo, e nel sud Italia c’è un chiaro segnale di rischio dalla Sicilia alla Campania.

Sul sito dell’INGV, Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia,  è stato pubblicato il comunicato Pericolosità sismica, zone sismiche e normativa sismica nella zona dei terremoti del maggio 2012. Come si vede dalla mappa la zona del sud Italia è quella più a rischio.

Il 28 maggio alle ore 03:06 una forte scossa di terremoto di M 4.3 è stata registrata sull’Appennino Calabro-Lucano in Calabria con epicentro a Morano Calabro ad una profondità ipocentrale di 3,0 Km. Come riportato dal sito della fondazione giuliani, che studia i precursori sismici, questo terremoto molto più forte dei 271 sismi che hanno colpito tale zona nel solo mese di novembre, potrebbe essere l’inizio di una nuova sequenza e pertanto sarà importante verificare tutte le scosse che seguiranno.

Alcuni esperti insistono anche sul rischio che i nuovi eventi sismici possano essere amplificati dalla devastazione di stabilimenti industriali e chimici. Si chiamano RIR in gergo tecnico, un acronimo che sta per Rischio Incidente Rilevante. Le aree più critiche sono prorpio in Sicilia (isola storicamente esposta ai terremoti). E precisamente a Milazzo e a Priolo (vicino ad Augusta). Mentre gli altri Paesi si dotano di normative specifiche per la progettazione sismica degli impianti RIR, in Italia la normativa attuale è insufficente e i controlli affidati solo ai gestori.

Enzo Boschi, ex direttore dell’Ingv

Nel 2008,  Enzo Boschi, che è stato il Presidente dell’Ingv dal 29 settembre 1999 all’11 agosto scorso, ha detto alla stampa:“Abbiamo studiato tutte le faglie attive della Penisola, ossia quelle che possono originare terremoti, e il risultato è che, entro trent’anni, tra la Campania meridionale e la Calabria vi siano le condizioni perché si verifichi un grande terremoto.“ da: http://www.stampalibera.com/

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