Un altro massacro in Siria: 100 morti

Se le notizia dovesse trovare conferma, si tratterebbe di un nuovo massacro: 100 civili uccisi, tra cui 20 donne e 20 bambini. L’ennesima strage a sole due settimane dal massacro di Houla, le cui immagini hanno fatto inorridire il mondo intero. Opera delle milizie leali al presidente siriano Bashar al–Hassad che avevano ucciso 108 civili, in alcuni casi giustiziandoli, di cui quasi la metà bambini. Ieri sera il Consiglio nazionale siriano, l’organo politico dei ribelli, ha annunciato che circa 100 persone sarebbero state trucidate nei dintorni di Hama, una delle roccaforti sunnite epicentro della rivolta che il presidente Bashar Assad sta cercando di stroncare da 15 mesi.

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Ancora una volta la brutalità delle milizie fedeli al regime ha toccato livelli inimmaginabili. Secondo la prima ricostruzione i due villaggi sarebbero prima stati martellati dall’artiglieria dell’esercito regolare, poi sarebbero intervenute le spietate milizie Shabiha. Passando casa per casa, avrebbero finito i sopravvissuti a colpi di coltello e di pistola.
Sotto gli occhi impotenti della comunità internazionale, la Siria sta scivolando verso una guerra civile dalle conseguenze imprevedibili. Con il rischio che l’incedio divampi oltre confine, in una regione già instabile e ricca di idrocarburi, di vitale importanza per il mondo intero.
La parola “intervento armato” non è più un tabù, anzi. Gli Stati Uniti ieri hanno avvertito che potrebbero cercare l’approvazione di una risoluzione Onu che autorizzi l’uso della forza per porre fine al regime di Damasco. Risoluzione che tuttavia incontra il veto di Russia e Cina. Le due potenze, che ieri hanno ribadito di essere contrarie a una missione internazionale ma anche a sanzioni più dure, sono determinate a non ripetere l’esperienza della Libia. La Russia si ò limitata a proporre un vertice sulla crisi siriana. Forte del sostegno di Pechino e Mosca Assad sta cercando, per ora senza successo, di assestare il colpo decisivo alla rivolta. Ma nel Paese – ha avvertito ieri il ministro degli Esteri Giulio Terzi – si rischia il genocidio se non si interviene rapidamente. «La strategia di Damasco – ha detto – è chiara: difende la propria sopravvivenza attraverso un’escalation del terrore con forme sempre piu brutali contro la popolazione civile alimentando la conflittualità interna tra le diverse componenti della società».
Dopo il massacro di ieri sera il tentativo dell’inviato speciale in Siria, Kofi Annan, di presentare oggi all’Onu una nuova proposta per salvare il suo piano di pace sembra destinato a fallire. Annan punta alla creazione di un «gruppo di contatto» di potenze mondiali come Usa, Francia, Gran Bretagna, Russia, Cina, e dei principali attori regionali influenti sul Governo di Damasco o sull’opposizione, come Arabia Saudita, Qatar, Turchia e Iran. Incurante dei massacri, Assad ha designato un nuovo premier, l’ex ministro dell’Agricoltura, Riad Hijabun dopo le elezioni per il rinnovo del Parlamento del 7 maggio, boicottate dall’opposizione.

da: http://www.ilsole24ore.com/

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