Presto decisione Italia su Snowden

La ‘talpa’ chiede asilo numerosi Paesi

SNOWDEN: IO COME MANNING,ASILO EVITI PROCESSO INGIUSTO

Il governo italiano “sta valutando la situazione e si pronuncerà molto presto” sul caso Snowden, che include anche la richiesta di asilo presentata dalla ‘talpa’ del Datagate all’Italia. Lo riferiscono all’ANSA fonti qualificate della Farnesina

Edward Snowden, la ‘talpa’ del Datagate, ha cambiato idea e ha rinunciato all’intenzione di chiedere asilo politico in Russia dopo aver saputo la posizione di Putin: lo ha riferito Dmitri Peskov, portavoce del Cremlino, precisando che la ‘talpa’ del Datagate si trova ancora all’aeroporto di Mosca. Per Peskov, Snowden ha chiesto asilo politico a 15 Paesi. Il sito Wikileask oggi nel suo sito afferma invece che la richiesta è stata presentata ad una ventina di Stati tra cui l’Italia. Questa la lista presente sul sito di rivelazioni diplomatiche: Austria, Brasile, Bolivia, Cina, Cuba, Finlandia, Francia, Germania, India, Irlanda, Olanda, Nicaragua, Norvegia, Polonia, Russia, Spagna, Svizzera e Venezuela.

Intanto l’ex agente governativo accusa il presidente americano, Barack Obama, in una sua dichiarazione diffusa da Wikileaks. Contro di me impiega “i vecchi e cattivi strumenti dell’aggressione politica” – dice Snowden – e usa “la cittadinanza come un’arma” per farlo tacere”. “Il presidente – afferma ancora – è impaurito da un’opinione pubblica informata e arrabbiata” che chiede la verità. E in una lettera, la talpa si dice pronto a nuove rivelazioni e ringraziando l’Ecuador per averlo aiutato ad andare da Hong Kong in Russia.

Obama, d’altra parte, è sempre più nell’ occhio del ciclone per il Datagate e assicura: “Daremo all’Europa tutte le informazioni che vuole”.  Lo fa mettendo in chiaro una cosa: tutti i servizi di intelligence, compresi quelli europei, cercano e raccolgono informazioni sugli alleati. “E’ un fatto usuale”, per usare le parole del capo della diplomazia Usa, John Kerry.

I chiarimenti sul Datagate saranno dati “attraverso i normali canali diplomatici, con contatti sia con l’Unione europea sia con i singoli Paesi”, assicura il Dipartimento di Stato americano. Sarà anche così. Ma da Roma a Parigi, passando per Berlino e Bruxelles, l’ira della Ue per le ultime rivelazioni targate Edward Snowden non si placa, così come la richiesta di spiegazioni. “Gli Usa devono chiarire, servono risposte ufficiali”, afferma l’Unione europea. Mentre il primo ministro francese Francois Hollande avverte: “Gli Usa smettano di spiarci”, o i negoziati per la zona di libero scambio sono a rischio. Il governo della cancelliera Angela Merkel giudica poi “inaccettabile” l’ipotesi di uno spionaggio economico. Nel frattempo il presidente russo Vladimir Putin ribadisce che Mosca non ha intenzione di estradare nessuno. Anche se avverte Snowden: “Se vuole restare in Russia deve smetterla di danneggiare i nostri partner americani”.

Così, il presidente Usa è costretto a difendersi dalla bufera dalla Tanzania, ultima tappa del suo viaggio in Africa. Un viaggio che avrebbe voluto fosse ricordato per episodi altamente simbolici, come la visita all’isola degli schiavi o quella al carcere di Mandela. Invece il suo storico tour è inevitabilmente oscurato dal clamore delle notizie diffuse col contagocce dalla ‘talpa’ del Datagate. E l’assenza del presidente da Washington, in queste ore di grande difficoltà per la sua amministrazione, pesa non poco. “Gli europei sono stretti alleati degli Stati Uniti, e Washington lavora con loro su qualunque cosa e in qualunque campo, compreso quello che riguarda l’intelligence”, sottolinea Obama da Daar es Salaam. Quindi – sembra voler dire i presidente Usa – nessuno scandalo. E non ci può essere alcuna sorpresa sul fatto che gli Stati Uniti raccolgano informazioni anche sui loro partner. Del resto – aggiunge il presidente – “tutti i servizi di intelligence, compresi quelli europei, cercano di capire quello che succede nelle varie capitali del mondo attraverso fonti che non siano solo quelle giornalistiche”. U

na reazione, quella di Obama, raccolta con una certa freddezza in Europa. Con il primo ministro italiano, Enrico Letta, che parla di “parole confortanti” a cui però dovranno seguire i chiarimenti richiesti. Ma ad agitare i sonni dell’inquilino della Casa Bianca soprattutto il destino ancora incerto di Snowden – bloccato all’aeroporto internazionale di Mosca – e proprio la possibilità che lasci trapelare nuove esplosive rivelazioni. Washington continua a chiederne l’estradizione alle autorità russe, nonostante le parole di Putin. Al caso stanno comunque lavorando insieme l’Fbi e i servizi di Mosca (Fsb).

La ‘talpa’ avrebbe chiesto asilo politico a ben quindici Paesi, compresa la Russia. Ma la lista non è stata divulgata. “Una mossa disperata”, l’ha definita un funzionario del ministero degli esteri russo, dopo il ‘no’ dell’Ecuador che in un primo momento sembrava voler accogliere l’ex contractor della NSA. “Non sono un traditore”, ribadisce Snowden nella documentazione in cui chiede asilo: “Le mie azioni sono dettate solo dal desiderio di aprire gli occhi del mondo”.

Dopo che già ieri Parigi e Berlino avevano chiesto chiarimenti, anche Belgio e Austria hanno invitato gli ambasciatori Usa a dare spiegazioni. E per quanto riguarda l’Italia, il presidente Napolitano ha parlato di “vicenda spinosa, che dovrà trovare delle risposte soddisfacenti”. Il ministro degli esteri, Emma Bonino, ha dichiarato che gli Usa daranno chiarimenti e che l’Italia è “fiduciosa” che “verranno fornite tutte le informazioni e assicurazioni necessarie”. Intanto da Berlino si chiede cautamente che dalla Ue arrivi “una risposta univoca”.

Ma il candidato social-democratico alla cancelleria Peer Steinbrueck incalza la Merkel che finora non è intervenuta in prima persona, e chiede che si fermi il negoziato per il ‘free trade agreement’. Proposta lanciata da Francois Hollande. Washington, dice il presidente francese, deve smettere “immediatamente” le sue attività perché “non possiamo accettare questo tipo di comportamento tra partner e alleati”. Non solo, sposando la linea lanciata ieri dalla vicepresidente della Commissione Viviane Reding, afferma che “non potranno esserci negoziati o transazioni” con gli Stati Uniti “fintanto che non avremo ottenuto da Washington le garanzie” di uno stop allo spionaggio cui sono vittime la Francia e la Ue”.

A dare voce all’indignazione europea al di là dei toni più o meno diplomatici delle cancellerie è stato nuovamente il presidente del Parlamento europeo, Martin Schulz, che aprendo la plenaria di Strasburgo si è detto “profondamente scioccato”, avvertendo che le rivelazioni, se verificate, sono “un duro colpo” ai rapporti Ue-Usa

da: http://www.ansa.it/

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