Siria, parla Assad: «Se attaccano, ci sarà ritorsione»

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Il presidente siriano Bashar al Assad parla alla Cbs. Sulle armi chimiche dice: «Non ci sono prove»

Siria, parla Assad: «Se attaccano, ci sarà ritorsione»

Il presidente siriano Bashar al Assad parla alla Cbs. Sulle armi chimiche dice: «Non ci sono prove»

Il presidente siriano Bashar al Assad
IL QUADRO DELLA SITUAZIONE IN BREVE

Il conflitto siriano scoppia il 24 marzo 2011, il “Giorno della Dignità”, quando a Damasco si radunano migliaia di manifestanti per chiedere la liberazione dei numerosi detenuti politici. Un mese dopo, il 28 aprile, è il “Giorno della Rabbia”: scoppiano proteste a Dara’a, le forze dell’ordine sparano sulla folla radunata nelle vie della città. Il regime decreta il rilascio di alcuni prigionieri e annuncia misure concilianti per tentare di calmare la protesta. Assad scioglie il governo. Lo stato di emergenza, proclamato nel 1963, è annullato.

Le proteste non si placano e nel giugno 2011 i ribelli compiono il primo attacco organizzato contro le forze dell’ordine. A Jisr al-Shughour 120 membri delle forze dell’ordine vengono uccisi da una “gang armata”. L’esercito assedia la città, e più di diecimila abitanti fuggono verso la Turchia. Assad promette di avviare un “dialogo nazionale” sulle riforme.

Nel Luglio 2011 Assad rimuove il governatore della provincia di Hama, fortemente scossa da proteste e dimostrazioni di massa, ed invia le truppe a restaurare l’ordine anche a costo di provocare centinaia di vittime. I rappresentanti dei ribelli si ritrovano a Istanbul per creare un organo che unisca le fazioni di opposizione: è il Consiglio Nazionale Siriano. Parallelamente, viene fondato l’Esercito libero siriano per contrastare militarmente le forze del regime. Il Presidente americano, Obama, chiede ad Assad di abbandonare la carica di capo dello Stato.

Clicca qui per il racconto di due anni di conflitto siriano nella nostra INFOGRAFICA

8 settembre

ATTACCO ALLA SIRA, PARLA ASSAD: “NON C’È NESSUNA PROVA”

«Io non so nulla di attacchi con armi chimiche, e non c’è nessuna prova». Il presidente siriano Bashar al Assad parla, per la prima volta in due anni, con una televisione americana, la CBS. Il presidente ha anche ricordato che eventuali utilizzi possono essere stati fatti dai ribelli. E ha ricordato che, in caso di intervento militare, ci sarà una reazione tra le persone che sono con lui. Il tipo ri reazione non è stato specificato. L’intervista, raccolta dal giornalista Charlie Rose sarà trasmessa lunedì.

I FILMATI USATI DALLA CIA PER CONVINCERE I POLITICI AMERICANI

La Cnn ha pubblicato alcuni brevi filmati, circa una decina, che ritrarrebbero corpi di persone uccise con gas nervino. Sono immagini impressionanti (convulsioni, schiume dalla bocca, corpi senza vita) che l’intelligence Usa avrebbe mostrato a un gruppo di senatori per convincerli della necessità dell’attacco.

LA CONDANNA DEL PAPA: “NO ALLA GUERRA PER VENDERE ARMI”

All’Angelus Papa Francesco ha ribadito il suo no alla guerra, condannando “l’odio fratricida”, le “menzogne di cui si serve” e gli interessi che stanno dietro. “Cessi subito la violenza e la devastazione in Siria e si lavori con rinnovato impegno per una giusta soluzione al conflitto fratricida”

OBAMA INCASSA L’ENDORSEMENT DI DAVID PETRAEUS

L’ex direttore della Cia corre in soccorso del presidente Obama e esprime in una nota la sua posizione sull’intervento in Siria: è «necessario», dice, perché può funzionare anche come deterrente ad altre «potenziali aggressioni da parte di Paesi come Iran e Corea del Nord».

USA E UE COMPATTI, MA ASPETTANO IL RAPPORTO DEGLI ISPETTORI ONU

La missione del segretario di Stato John Kerry ha portato i suoi frutti. Incassando il sì di Germania e Italia, si è assicurato un fronte comune contrario all’impiego di armi chimiche in Siria. Ma è sfumata quella che sembrava un’adesione anche a un eventuale attacco militare: la Ue cerca ancora soluzioni politiche e attende i risultati delle ispezioni Onu per decidere la strategia migliore.

7 settembre

I MINISTRI UE: “RISPOSTA FORTE AGLI ATTACCHI CHIMICI”

I ministri degli Esteri dell’Ue chiedono ”una risposta forte e chiara” agli attacchi chimici dello scorso 21 agosto in Siria. Lo ha dichiarato l’Alto rappresentante Ue, Catherine Ashton, che presiede la riunione dei 28 capi delle diplomazie europee, a Vilnius, alla presenza del segretario di Stato Usa, John Kerry. Il colpo di scena è arrivato dalla Germania: Guido Westervelle ha ha annunciato la firma del documento con cui ieri 11 paesi presenti al G20 di San Pietroburgo hanno chiesto ”una risposta internazionale forte” alle vicende siriane.

NON POSSIAMO CHIUDERE GLI OCCHI

12.00 Secondo il presidente Usa Barack Obama il regime di Assad è «responsabile» del peggior attacco con armi chimiche del 21esimo secolo. «Noi siamo gli Stati Uniti e non possiamo chiudere gli occhi». L’operazione sarà senza truppe di terra: «Non un altro Iraq o un altro Afghanistan».

KERRY CERCA SOSTEGNO PER L’ATTACCO

10.50 Il segretario di Stato, John Kerry è volato a Vilnius per la riunione informale dei ministri degl Esteri Ue e ha ottenuto il sostegno anche della Lituania, presidente di turno dell’Unione, oltre alla dichiarazione degli 11 paesi che ieri a San Pietroburgo hanno espresso una dura condanna dell’attacco chimico in Siria e chiesto una reazione forte contro il regime di Damasco

IL DIGIUNO CONTRO LA GUERRA

9.50 Anche il neo-senatore a vita Renzo Piano aderisce al digiuno indetto oggi dal Papa per dire no all’intervento in Siria. “Non fai la pace facendo la guerra – sottolinea – La guerra si combatte con la conoscenza. Parlarsi, confrontarsi, capirsi. Se questo non basta, ci sono le armi della diplomazia, delle misure economiche, dei servizi segreti, della politica”

6 settembre

 McCAIN: “ASSAD SE NE DEVE ANDARE”

20.20 Il senatore repubblicano John McCain nel corso di un collegamento video con il workshop Ambrosetti che si tiene a Cernobbio: «Noi non vogliamo ripetere gli errori dell’Iraq. Ma non possiamo nemmeno rimanere inerti di fronte alle brutalità di Assad. Dobbiamo agire, ma con coscienza». Il senatore ha anche detto che i Siria occorre rinegoziare un cambio di Governo: «Assad se ne deve andare. Finché sarà al potere, rimarrà il pericolo che vengano usate armi di distruzione di massa»

BONINO A VILNIUS: “CERCHIAMO LINGUAGGIO COMUNE SULLA SIRIA”

Il ministro degli Esteri italiano a Vilnius, Lituania, dove sono riuniti per una due giorni tutti i ministri degli Esteri dell’Ue: “Cerchiamo un linguaggio comune per lasciare aperta una porta alla soluzione politica”

L’obiettivo dei ministri riuniti è riuscire a far sedere intorno allo stesso tavolo tutti gli attori della crisi per arrivare alla riconciliazione nazionale. Domani, sabato 7 settembre è atteso l’arrivo del segretario di Stato John Kerry.

Ma sul tavolo dei ministri anche l’Egitto e il processo di pace in Medio Oriente, oltre alla preparazione del Consiglio Europeo di dicembre sulla Difesa della Ue.

HOLLANDE: “DECIDERO’ DOPO CONGRESSO USA E RAPPORTO ONU”

16.50 Se il Consiglio di sicurezza Onu non ruscirà a mettersi d’accordo sulla Siria allora «un’ampia coalizione» dovrà essere creata. Lo ha affermato i presidente francese Francois Hollande parlando al G20 di San Pietroburgo. «Un’ampia coalizione dovrebbe essere formata tra quei paesi che non accettano che un paese, un regime possa usare le armi chimiche».

“Deciderò come agire dopo il Congresso americano e  la pubblicazione del rapporto dell’Onu. Questa è la decisione approvata anche dagli altri ministri europei”

Interverrete anche se gli altri premier europei non sono d’accordo?

“Il voto potrà essere solo a metà della settima prossima. In Europa ognuno ha le sue regole  e posizioni. Unanime è la condanna dell’uso di armi chimiche, da imputare chiaramente al regime. Se l’intervento avrà luogo dentro o fuori dall’Onu, la Francia sarà pronta a prendersi le sue responsabilità”

“Tutti cerchiamo a soluzione politica. ma Putin continua  a fornire armi al regime siriano, come ha confermato oggi”.

“La posizione dei Paesi non è cabiata dallo scorso G8. Ma da quel momento in poi la natura del conflitto siriano è cambiato. Con l’uso di armi chimiche del 21 agosto. C’è una formula usata da Obama e da me: non ci sarà una soluzione militare del conflitto siriano. La soluzione è politica ma l’intervento militare può accelerare la soluzione politica”

L’opinione pubblica teme che ci invischiamo in un conflitto decennale. Quello che rispondo è il ritiro dall’Afghanistan prima del previsto. È a prima conversazione che ho avuto con Obama, quando gli ho detto che avremmo ritirato le nostre truppe dall’Afghanistan entro la fine del 2012”

Sulla LIbia c’è stato un intervento. Se ci fosse stato un voto lo avrei approvato perché c’era un pericolo per la popolazione libica di essere massacrata”

Se ho preso questa decisone sulla Siria non l’ho fatto per imbarcarmi in un’avventura ma ho pensato alla responsabilità della Francia. L’intervento è utile alla Francia e al mondo? Ecco la domanda che mi spinge all’azione

Ci sarà un intervento in Siria prima della pubblicazione del rapporto Onu?

Aspettiamo il rapporto degli ispettori perché alla fine bisogna sentire dagli ispettori Onu se ci sono armi chimiche. Noi sappiamo che ci sono, ma è importante aspettare la loro versione.

OBAMA, CONFERENZA STAMPA DI FINE G20

16.00 Barack Obama al termine dei lavori del G20:

“Non mi aspettavo un accordo con Putin sulla questione delle armi chimiche in Siria”. Il Presidente Usa ha definito tuttavia il faccia a faccia con i leader russo «costruttivo» e ha sottolineato che Usa e Russia condividono l’idea che il conflitto possa essere risolto con una fase di «transizione politica”.
“Dopo il report degli ispettori per la Russia sarà difficile mantenere una posizione”

“Vogliamo avere un impatto sull’uso di armi chimiche contro i bambini. Finché ci sarà il conflitto continuo, non ci sono soluzioni a lungo termine se non a livello militare. Ma quello potrà arrivare solo se le nostre divergenze verranno messe da parte”

“Per il popolo americano che ha sopportato il peso di massicci interventi militari, ogni sospetto di intervento verrà visto male. Anche io ero contro la guerra in Iraq, ma questa situazione è diversa”.

“Le prove che Assad ha usato armi chimiche ci sono ma le resistenze derivano dalla diffidenza verso un attacco che si dubita possa essere limitato nello scopo e nel tempo. Avrà la sua importanza e potrà ridurre la capacità di Assad di usare armi chimiche, ora e in futuro”.

“Ho portato la risoluzione sulla Siria al Congresso perché non potevo dire che la minaccia di Assad sia diretta contro gli Usa. Se così fosse agirei senza il Conggresso e subito. Non è nemmeno minaccia diretta ai nostri alleati, anche in questo caso avrei agito subito. Non  è nemmeno come in LIbia, dove bisognava agire in fretta per salvare vite umane. Qui si tratta di un fatto già accaduto. Con l’autorizzazione del Congresso agiremo più uniti e saremo più forti”

“Il mio scopo è mantenere il rispetto delle norme internazionali. Voglio che le persone capiscano che non si usano armi chimiche contro i bambini. È proibito, ed è stato proibito già in altre guerre. Dobbiamo lottare per difendere questo principio. Non sono impaziente di imbarcarmi in un’azione militare. Sono stato sostenuto in passato da persone che ora si oppongono a questo intervento ma che in passato mi hanno attaccato per non essere intervenuto”

WESTERWELLE: “L’ONU ACCELERI CON LA PUBBLICAZIONE DEL RAPPORTO”

16.20 Il ministro degli Esteri tedesco, Guido Westerwelle: «La mia richiesta è quella di avere il più presto possibile i risultati del team di ispettori. Serve un rapporto indipendente da parte di un’istituzione neutrale». Lo ha dichiarato a Vilnius dove partecipa alla riunione informale dei ministri degli Esteri dell’Unione Europea.

IL SISTEMA DI DIFESA SIRIANO: POTENZIALITÀ E EVENTUALI OBIETTIVI DI UN ATTACCO

L’infografica di Al Jazeera:

Clicca qui per andare sul sito di Al Jazeera e usare l’infografica interattiva

OBAMA NON INTERVERRÀ SENZA OK DEL CONGRESSO

15.50 Tony Blinken, il Deputy National Security Adviser di Barack Obama intervistato dalla Npr: «Ovviamente il Presidente ha l’autorità di andare avanti comunque con i raid. Ma non è né il suo desiderio, né la sua intenzione usare quella autorità nel caso in cui il Congresso non lo dovesse appoggiare».

LETTA: “LAVORIAMO PER APPIANARE DIVISIONI EMERSE”

15.40 Il premier Enrico Letta nella conferenza stampa che chiude il G20 di San Pietroburgo: “Permane in modo molto doloroso la divisione sul tema della Siria. Lavoreremo affinché rientri, per una soluzione politica ma anche per ribadire la condanna sull’uso delle armi chimiche”. “La soluzione che prediligiamo è quella politica”.

“La distinzione con gli Stati Uniti rimane sugli strumenti da usare in Siria ma lavoriamo per rinsaldare i legami transatlantici e il rapporto con gli Stati Uniti che resta forte e fondamentale”.
“Il dibattito sulla Siria è un work in progress e ci vede fortemente impegnati a ricercare una posizione comune, innanzitutto in ambito europeo. Parallelamente riteniamo fondamentale il mantenimento di un quadro di alleanze in cui il rapporto transatlantico rimane un perno essenziale”

“L’Italia partecipa con 50 mila dollari di aiuti umanitari alla crisi siriana”

PUTIN: LA CONFERENZA FINALE DEL G20

15.30 Il presidente russo Vladimir Putin al termine del G20: “Non è vero, come è stato detto (da Erdogan, ndr) che la maggior parte dei Paesi partecipanti al G20 è a favore di un intervento armato. Sulla Siria Usa, Francia, Canada, Turchia  e Arabia Saudita si sono dette a favore di un intervento armato. Cameron era favorevole a intervento ma è stato fermato dal Parlamento britannico. La Germania ha fatto una scelta prudente, ha detto no a un intervento militare. Ma alcuni Paesi si sono espressi contro: la Russia, Cina, Brasile, Italia e Sud Africa. E anche Ban Ki-Moon, segretaio generale dell’Onu. Non è una quindi una divisone 50-50. E non dimentichiamo la voce del Papa che ha parlato di inammissibilità di un intervento militare”.

Il Presidente ha spiegato che in caso di attacco americano, Mosca continuerà ad aiutare Damasco, come ha sempre fatto finora, fornendo armi e mantenendo la cooperazione economico-umanitaria. 

“È controproduttivo destabilizzare la situazione in Medio Oriente. Se gli Stati Uniti lanciano un attacco contro la Siria, contravverranno al diritto internazionale, ha aggiunto il presidente russo. Oltre tutto, è la maggioranza dei paesi del G20 a rimanere ferma su posizioni contrarie all’intervento, contrarie a ulteriori spese militari”

“Per intervenire in Siria serve un mandato delle Nazioni Unite. Si interviene solo se un Paese minaccia direttamente. La Siria non ci sta minacciando. Un intervento senza Onu viola la legge”.

“Ho incontrato Obama, è stata una conversazione informale di una ventina di minuti ma ognuno è rimasto sulla sua posizione. Ci siamo compresi e ascoltati ma non siamo d’accordo. Ci sarà tuttavia impegno comune per risolvere questa crisi. Kerry e Lavov si incontreranno e ne discuteranno”

Alla domanda: «Quali pensa che siano le implicazioni di un potenziale attacco in Siria?», Putin risponde:

“Quale è stato l’inizio in Egitto? E dove siamo adesso? L’Egitto è un Paese arabo cruciale e la mancanza di stabilità in Egitto è cruciale per tutta la regione. Se l’Egitto è debole, tutta l’area è instabile”.
“Il fatto che il terrorismo stia crescendo nella Penisola del Sinai è pericoloso per Israele e per l’Occidente, perché dà a Israele uno strumento legale per difendere la sua sicurezza, ma se Israele deciderà di difendere la sua sicurezza, ci sarà forte destabilizzazione in tutta l’area”.

“I rapporti tra Mosca e Londra sono molto speciali nonostante le divergenze sulla Siria”.

INCONTRO PUTIN OBAMA AL TERMINE DEL G20

15.10 Il presidente russo Vladimir Putin e il presidente Usa Barack Obama hanno avuto un incontro a margine dei lavori del G20 di San Pietroburgo.

MERKEL: SOLO SOLUZIONE POLITICA 

La cancelliera tedesca Angela Merkel spiegando ai giornalisti che tutti i partecipanti al summit di San Pietroburgo si sono espressi a favore di una soluzione politica: Un raid contro la Siria non ridurrebbe la necessità di una soluzione politica al conflitto. «Tutti sono d’accordo sul fatto che una Ginevra II sarebbe utile, anche la Turchia». Per la Merkel la Corte penale internazionale dell’Aja dovrebbe esaminare le responsabilita’ nell’attacco chimico del 21 agosto scorso.

MINISTRI ESTERI EUROPEI A VILNIUS OGGI E DOMANI: SI PARLERÀ DI SIRIA

15.00 I ministri degli Esteri europei saranno impegnati oggi e domani a Vilnius, Lituania, per una riunione informale i cui lavori sono iniziati oggi a pranzo. L’Unione europea cerca una posizione comune su una risposta al regime di Assad per l’utilizzo di armi chimiche.

A Vilnius è atteso anche il segretario di Stato americano John Kerry per discutere il dossier sull’uso di armi chimiche da parte di Assad con i colleghi europei.

Ai lavori partecipa anche il ministro degli Esteri Emma Bonino. A Vilnius si farà il punto anche sulla crisi egiziana, il processo di pace in Medio Oriente, il partenariato orientale e la preparazione del Consiglio europeo di dicembre sulla difesa europea.

ERDOGAN: “LEADER G20 QUASI TUTTI INTERVENTISTI”

15.00 Il premier turco Recep Tayyip Erdogan in una conferenza stampa al termine del vertice di questa mattina: “Quasi tutti i leader al G20 sono d’accordo con la necessita’ di un intervento militare in Siria”

UK: POTENZIATI I CONTRIBUTI PER AIUTI UMANITARI

13.20 Il premier britannico David Cameron: La Gran Bretagna annunciando nuovi fondi per 52 milioni di sterline (circa 60 milioni di euro) per finanziare gli aiuti umanitari in Siria. L’impegno complessivo del Paese ammonta così a circa 400 milioni di sterline. Cameron ha promosso anche un incontro tra i leader del G20 a margine del vertice di San Pietroburgo sul tema degli aiuti umanitari, aggiungendo che un intervento in questo senso è «un imperativo morale».
La maggior parte dei nuovi fondi britannici verrà utilizzata per l’assistenza medica e in aiuti per civili bersaglio di attacchi chimici.

LIBANO RAFFORZA PROTEZIONI NELLE AMBASCIATE

13.15 L’Alto consiglio per la difesa, riunitosi sotto la direzione del presidente della Repubblica libanese, Michel Sleiman, ha stabilito misure per rafforzare la protezione intorno alle ambasciate straniere in Libano.

OBAMA AMPLIA GLI OBIETTIVI MILITARI IN SIRIA

13.00 Il presidente americano Barack Obama ha dato direttive al Pentagono affinché ampli la lista di potenziali bersagli in Siria. Alla base della decisione di Obama le nuove indicazioni dell’intelligence secondo cui il governo di Assad avrebbe spostato le sue truppe e l’equipaggimento militare responsabili dell’attacco chimico.

A dare la notizia è il New York Times, che spiega come Obama sia ora deciso a mettere maggiore enfasi sul depotenziamento, uno dei due obiettivi di un intervento militare: «deterrenza e depotenziamento» delle capacità di Assad di usare armi chimiche.

Si amplia la lista originaria dei bersagli principali, che ne includeva inizialmente 50. Avanza per la prima volta la possibilità di usare, oltre i missili Tomahawk, velivoli americani e francesi per raid contro bersagli specifici.

RUSSIA INVIA NUOVA NAVE DA GUERRA IN SIRIA

12.50 La Russia ha inviato verso la Siria una nuova nave da guerra, un’unità da sbarco.

LETTA A OBAMA: “ANCORA SPAZIO PER SOLUZIONE POLITICA”

11.30 Prima dell’inizio della seconda giornata dei lavori del G20 il premier Enrico Letta ha incontrato il Presidente Barack Obama. Al centro la questione Siria. Il presidente del Consiglio ha insistito con il presidente americano sulla possibilità di trovare ancora una soluzione politica e la necessità di lasciare spazio di azione all’Onu.

CASA BIANCA ATTACCA LA RUSSIA DI PUTIN

11.30 Nuovo affondo dell’amministrazione Obama contro Mosca. La Casa Bianca nel corso di un briefing al G20 di San Pietroburgo afferma: “Mosca sulla Siria si rifiuta di agire, anche in sede Onu, e semplicemente vuole evitare il problema”.  Ben Rhodes, vice consigliere per la sicurezza della Casa Bianca, ha commentato il rifiuto da parte del Senato americano di ricevere una delegazione della Duma russa per discutere della Russia: «I russi non hanno nulla da apportare al dibattito»

CAMERON: “NON CI SARANNO ACCORDI AL G20, PUTIN LONTANO DALLA VERITÀ”

11.00 Il premier britannico David Cameron all’inizio della seconda giornata dei lavori del vertice di San Pietroburgo: “Al G20 non si raggiungerà alcun accordo sulla Siria perché il presidente russo Vladimir Putin è lontano miglia dalla verità sull’uso di armi chimiche da parte del regime di Bashar Al Assad. Le differenze sono troppo grandi”.

DUE FRONTI CONTRAPPOSTI AL G20: USA GUIDANO GLI INTERVENTISTI, RUSSIA E CINA I CONTRARI ALLA GUERRA

10.50 La seconda giornata di G20, dedicata al confronto su occupazione, commercio estero e rilancio del pil, è iniziata con un intervento di David Cameron, premier britannico. A margine del vertice Cameron ha introdotto la necessità di fornire aiuti umanitari alla Siria. A sostenere l’iniziativa il presidente della Commissione europea José Manuel Barroso e quello del Consiglio Ue Herman Van Rompuy. Cameron ha chiesto a tutti i leader di fare ogni sfrozo possibile per trovare una soluzione politica al conflitto. Mosca ha ribadito la sua opposizione a un intervento militare in Siria, e affermato nuovamente la necessità di una legittimazione Onu a un eventuale intervento in Siria.

Si polarizza così la situazione:  da un lato gli Usa, che spingono per un attacco mirato contro il regime di Bashar al Assad accusato di aver usato armi chimiche contro i civili, e dall’altro Cina e Russia contrarie ad un intervento militare.

La cartina ricostruita dalla Bbc che individua paesi interventisti e non:

Clicca qui per leggere il breve profilo di ogni Paese coinvolto nel conflitto 

5 settembre

LAVROV CHIAMA KERRY: “PROVE USA AL VAGLIO DELL’ONU”

21.45 Il ministro degli Esteri russo Lavrov ha chiamto il SEgretario di Stato Usa Kerry. Una nota della cancelleria di MOsca riferisce il contenuto della conversazione. Lavrov avrebbe chiesto a Kerry : «Le prove raccolte dagli esperti in tutti i possibili casi di uso di armi chimiche in Siria debbono essere obbligatoriamente messe a disposizione del Consiglio di Sicurezza Onu e da questo valutate prima che sia adottata qualsiasi decisione». La nota conferma che la posizione di Mosca (principale alleato della Siria) resta quella espressa a giugno al G8 in Ulster, che respinge “l’uso della forza (come vorrebbe fare Barack Obama in Siria) al di fuori”, delle Nazioni Unite. Lo stesso testo russo informa che durante la telefonata il segretario di Stato Usa, John Kerry, ha ripetuto le argomentazioni che secondo Washington giustificano un attacco “limitato” contro la Siria per rasppresaglia al presunto uso dei gas da parte del regime il 21 agosto a Damasco.

LA GERMANIA CHIEDE DEFERIMENTO DI ASSAD ALL’AJA

21.30 Il ministro degli Esteri Guido Westerwelle, a margine del G20 di San Pietroburgo: «Ho di nuovo fatto pressione sul Consiglio di Sicurezza affinché dia mandato al Tpi affinché esamini (le prove) sull’attacco chimico in Siria. Avevamo lanciato questa iniziativa già a gennaio ma ora la situazione è peggiorata a tal punto da giustificare un’ulteriore richiesta». (Al Consiglio di Sicurezza dell’Onu la Russia può sempre opporre il suo diritto di veto)

L’AMBASCIATRICE USA AL CONSIGLIO DI SICUREZZA ONU: “IL MONDO DEVE OCCUPARSI DELLA SIRIA.  È INTERESSE DI TUTTI I MEMBRI DELL’ONU RISPONDERE CON DECISIONE ALL’ATTACCO CHIMICO IN SIRIA”

L’ambasciatrice Usa all’Onu, Samantha Power: «Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite deve assumersi le sue responsabilità e agire. Ciò che abbiamo imparato è che l’organizzazione di cui il mondo ha bisogno per affrontare la crisi siriana non è quella che abbiamo visto finora»

SUL NEW YORK TIMES LA FOTO “CHE INTERROGA L’OCCIDENTE”: RIBELLI COI FUCILI PUNTATI SUI LEALISTI

19.00 Il New York Times pubblica in home page un’immagine che mostra un gruppo di oppositori siriani con i mitra puntati su sette lealisti inginocchiati. È il fermo immagine di un video della brigata ribelle Jund al-Sham: il fotogramma precede di un attimo un’esecuzione sommaria a freddo. IL video non è nuovo, già la Rai lo aveva pubblicato, lo scorso dicembre, dopo averlo ottenuto nell’agosto di un anno fa. Ma a New York le immagini sono arrivate solo qualche giorno fa, contrabbandate da un ex ribelle disgustato dalla ferocia dei suoi commilitoni. Secondo il Times, questo video potrebbe essere la dimostrazione che gruppi considerati “buoni” usano “le stesse tattiche spietate e brutali del regime che vogliono rovesciare”.

17.22 La Coalizione Nazionale Siriana (Cns) ha condannato le esecuzioni sommarie di soldati da parte di un gruppo di ribelli documentate in un video diffuso oggi dal New York Times.

IL CAPO DELLA DIPLOMAZIA UA KERRY PARLA CON IL MINISTRO DEGLI ESTERI USA

18.50 Il portavoce del Dipartimento di Stati, Jen Psaki: “Il segretario di Stato, John Kerry, ha avuto un colloquio telefonico con il ministro degli esteri russo Serghiei Lavrov sulla Siria”

BELGIO, SABATO PREGHIERA COMUNE DI CATTOLICI E MUSULMANI CONTRO LA GUERRA IN SIRIA

18.50 Le comunità cattolica-romana e islamica delle Fiandre accolgono l’invito di Papa Francesco alla preghiera conro la guerra in Siria e sottoscrivono una dichiarazione comune in cui spiegano che venerdì e sabato saranno «uniti nella preghiera, nelle moschee e nelle chiese».

CAMERON: “NUOVE PROVE SULL’USO DI ARMI CHIMICHE”

18.40 Ai microfoni della Bbc il premier britannico David Cameron, in Russia per i lavori del G20: Londra ha nuove prove dell’uso di armi chimiche in Siria. «Gli scienziati del laboratorio di Porton Down, ha detto Cameron, stanno esaminando dei campioni provenienti da Damasco”

19.43 Cameron: «Stiamo esaminando proprio ora alcuni campioni prelevati da Damasco nel laboratorio di Porton Down, in Gran Bretagna, che mostrano ulteriormente l’uso di armi chimiche in quel quartiere di Damasco (Ghouta, ndr)». Una fonte britannica ha aggiunto che un frammento di terreno e un campione di abito prelevati dal sito del presunto attacco chimico alle porte della capitale è risultato positivo al sarin. La fonte ha sottolineato che le analisi sono diverse da quelle fatte dagli Stati Uniti.

UN OSPEDALE DA CAMPO IN ISRAELE SOCCORRE PROFUGHI SIRIANI

18.30 Lo hanno allestito segretamente in un fortino militare sulle alture occupate del Golan, in Israele: un efficiente ospedale da campo dove negli ultimi sei mesi sono stati ricoverati centinaia di cittadini siriani in fuga dalla guerra. A riferire la notizia è il quotidiano israeliano Yediot Ahronot, in pieno rischio di una guerra tra Siria e Israele. Il quotidiano locale ha raccolto la voce di uno dei medici israeliani offertosi di curare i siriani: «Qua siamo come in una bolla», come a dire che l’odio che divide le due nazioni da secoli viene meno di fronte al dramma di migliaia di siriani sfollati. «Ci sono solo persone che soffrono – ha detto il medico – e altre che cercano di assisterle».

Yediot Ahronot non rivela, per ragioni di sicureza, l’esatta ubicazione dell’ospedale e le vie attraverso le quali i siriani lo raggiungono. L’ospedale da campo segreto sarebbe sorto lo scorso febbraio, quando i militari si trovarono di fronte sette persone gravemente ferite. I medici sul posto cercarono di prestare i primi aiuti, poi chiesero di essere raggiunti da chirurghi di ospedali della zona di Tel Aviv. Questi furono trasportati sul posto in elicottero. Nel mese successivo, spiega il giornale, le autorità militari allestirono un ospedale da campo, gestito da una ventina di medici ed infermieri. C’è una sala operatoria, un piccolo reparto di rianimazione con quattro letti; un laboratorio, una macchina per i raggi X, e altri 12 letti per i ricoverati, separati per sessi.

Un’immagine delle Alture del Golan, territorio al confine tra Siria, Giordania e Israele dove sorge l’ospedale segreto

I casi più complessi, spiega sempre lo Yediot, sono discussi in videoconferenze con specialisti che si trovano nel centro di Israele. Uno dei medici ha riferito che se i feriti giungono in quell’ospedale mentre sono privi di conoscenza, lo staff ha cura di evitare che al loro risveglio non si trovino di fronte militari israeliani: da decenni il nemico per eccellenza della Siria.

In quelle circostanze i medici provvedono ad avere accanto a sé altri feriti siriani che spiegano ai loro connazionali di non aver paura. I casi più gravi vengono poi inoltrati in due ospedali meglio attrezzati nel nord di Israele (a Safed e a Naharya). Gli altri sono riaccompagnati nel territorio siriano, non appena in grado di provvedere a se stessi. Uno dei medici, dopo aver salvato la vita di due bambine siriane, ha comunque ricevuto dalla loro madre l’invito ad andare a trovarle quando il conflitto si sarà calmato.

I LEADER PARLERANNO DI SIRIA A CENA

17.30 Il conflitto siriano e il probabile intervento militare americano approderanno sul tavolo del G20 di San Pietroburgo solo questa sera, a cena, come ha annunciato lo stesso presidente russo, Vladimir Putin.
Allo stesso tavolo siedono Obama e Putin, che rimandano da un mese il previsto incontro a causa degli strascichi del caso Snowden e dell’asilo concesso dalla Russia all’ex impiegato dell’Nsa. Il Cremlino ha annunciato che non ci saranno colloqui separati di Putin con il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, e con l’inviato di Onu e Lega Araba, Lakhdar Brahimi. Smentite le voci di una riunione a latere tra i capi delle diplomazie di Usa e Russia, John Kerry e Serghei Lavrov. Ma la diplomazia russa fa sapere che «tutti i delegati al summit avranno l’opportunita’ di conferire» con il presidente Putin «a margine dei lavori»
Distanziati al tavolo dei lavori Putin e Obama, lasciando tra loro cinque posti. L’Ue, intanto, frena sull’intervento militare. Josè Manuel Durao Barroso ed Herman van Rompuy, avvertono che per il conflitto in Siria «non esiste soluzione militare».

TRE NAVI MILITARI RUSSE IN VIAGGIO VERSO LA SIRIA

17.10 Secondo l’Hurriyet online tre navi militari russe dirette verso le coste della Siria hanno attraversato oggi il Bosforo provenienti dal Mar Nero. Si tratterebbe della SSV-201 Priazovie, attrezzata per la «guerra elettronica», e le due grandi navi da sbarco Minsk e Novocerkassk. Fonti militari russehanno solo indicato nei giorni scorsi che le tre navi sono state inviate «in missione» nel Mediterraneo Orientale. La Russia ha una base militare portuale a Tartous, in Siria.

CINA: “AL G20 SI PARLI DI ECONOMIA, NON DI SIRIA”

17.00 Il portavoce del ministero degli Esteri cinese Hong Lei: “I leader del G20 dovrebbero concentrarsi sui temi economici e non sulla Siria”. La Cina, come la Russia, è contraria ad un eventuale attacco Usa contro il regime di Bashar al Assad accusato di aver usato armi chimiche contro i civili.

USA: “ALLE ARMI CHIMICHE SOLO RISPOSTA MILITARE”

16.15 Ben Rhodes, consigliere della Casa Bianca, rispondendo agli alleati europei che chiedono agli Usa di prendere in considerazione altre soluzioni: “Gli Stati Uniti sono convinti che le violazioni delle norme internazionali poste in essere dal regime di Assad con l’uso di armi chimiche richiedano una risposta militare”

CASA BIANCA: “INACCETTABILE QUEL CHE ACCADE IN SIRIA”

16.00 la Casa Bianca dopo l’incontro tra il presidente Barack Obama e il premier giapponese Shinzo Abe a margine del G20: “Quello che sta avvenendo in Siria è inaccettabile e richiede una reazione internazionale”

CHIRURGO SIRIANO DI MEDICI SENZA FRONTIERE UCCISO IN SIRIA

15.40 Un chirurgo siriano di Medici Senza Frontiere è rimasto ucciso in Siria in circostanze poco chiare. L’Ong francese esprime la sua «più ferma condanna». La vittima, Muhammad Abyad, aveva 28 anni. Il suo corpo è stato ritrovato martedì scorso nella provincia di Aleppo. In una nota diffusa da Msf: «Le circostanze esatte della morte del dottor Abyad rimangono poco chiare e Msf condanna questa aggressione, condotta nei confronti di un chirurgo che ha lavorato instancabilmente per migliorare la terribile situazione umanitaria del Paese»

Secondo quanto riferisce Al Jazeera, il medico è stato rapito da un gruppo armato che ha assaltato la residenza della Ong vicino ad Aleppo:

DRAGHI: “TENSIONI GEOPOLITICHE AUMENTANO RISCHI AL RIBASSO”

15.00 Il presidente della Bce, Mario Draghi, in conferenza stampa: “Nuove tensioni geopolitiche hanno aumentato i rischi al ribasso per l’economia dell’Eurozona”
KHAMENEI: “USA ATTACCANO SOLO PER INTERVENIRE NELLE QUESTIONI SIRIANE”

13.00 L’ayatollah Ali Khamenei, Guida spirituale iraniana, avverte sulle conseguenze di un intervento militare: «Nel caso della Siria l’attacco chimico è un pretesto, dicono (gli Stati Uniti) di voler intervenire per ragioni umanitarie». «Ma l’America ha commesso un errore in Siria e certamente soffrirà delle perdite».

IL VATICANO CONFERMA LA LETTERA DEL PAPA A PUTIN

12.50 Il direttore della sala stampa vaticana, padre Federico Lombardi: “La lettera di papa Francesco al presidente Putin in occasione del G20 è vera e concreta”. “È un’ampia lettera in occasione del G20 che ha una prima parte riguardante la situazione economica mondiale e poi una seconda parte sulla Siria”.

Così scrive Papa Bergoglio a Putin, presidente di turno del vertice: «Duole constatare che troppi interessi di parte hanno prevalso da quando è iniziato il conflitto siriano, impedendo di trovare una soluzione che evitasse l’inutile massacro a cui stiamo assistendo». «I leader degli Stati del G20 non rimangano inerti di fronte ai drammi che vive già da troppo tempo la cara popolazione siriana e che rischiano di portare nuove sofferenze ad una regione tanto provata e bisognosa di pace». «A tutti loro, e a ciascuno di loro, rivolgo un sentito appello perché aiutino a trovare vie per superare le diverse contrapposizioni e abbandonino ogni vana pretesa di una soluzione militare». Il Pontefice chiede che «ci sia, piuttosto, un nuovo impegno a perseguire, con coraggio e determinazione, una soluzione pacifica attraverso il dialogo e il negoziato tra le parti interessate con il sostegno concorde della comunità internazionale». «Inoltre è un dovere morale di tutti i Governi del mondo favorire ogni iniziativa volta a promuovere l’assistenza umanitaria a coloro che soffrono a causa del conflitto dentro e fuori dal Paese».

17.00 Peskov, portavoce di Putin, a margine del G20, precisa che il Cremlino non è in grado al momento di confermare la ricezione della lettera del Papa. Ma aggiunge: «Se fosse vero che il Papa ha chiesto a Putin di continuare i suoi sforzi per una soluzione pacifica del conflitto siriano, risponderemo che questo sforzo continuerà». Fonti del Cremlino fanno sapere che “Il presidente russo Vladimir Putin risponderà alla lettere di Papa Francesco”

Il piano della Santa Sede per la pace in Siria:

Dominique Mamberti, Segretario per i rapporti con gli Stati, indica  anome di Papa Francesco i tre principi generali per costruire la pace in Siria, agli ambasciatori accreditati presso la Santa Sede invitati e ricevuti oggi in Vaticano:

Dialogo: «È indispensabile adoperarsi per il ripristino del dialogo fra le parti e per la riconciliazione del popolo siriano»
Unità del Paese assicurando la sua integrità territoriale: «Occorre preservare l’unità del Paese, evitando la costituzione di zone diverse per le varie componenti della società»
Rispetto dei diritti umani e delle libertà religiose: «È importante tenere come riferimento il concetto di cittadinanza, in base al qale tutti, indipendentemente dall’appartenenza etnica e religiosa, sono cittadini di pari dignità, con eguali diritti e doveri»

Mamberti ha poi aggiunto un’«esortazione alla popolazione e anche ai gruppi di opposizione a prendere le distanze dagli estremisti, di isolarli e di opporsi apertamente e chiaramente al terrorismo»

Sabato la Giornata di digiuno e di preghiera indetta da Papa Bergoglio per la pace in Siria e in tutto il Medio Oriente, con la veglia serale in piazza San Pietro.

IL 70% DEI TEDESCHI È CONTRO LA GUERRA IN SIRIA

12.05 Il 70% dei tedeschi è contraria ad un intervento militare Usa in Siria, mentre ad approvarlo è solo un tedesco su cinque, il 22%, mentre l’8% non esprime alcun parere. Lo rivela il sondaggio Politbarometer della seconda rete televisiva pubblica Zdf.
Tuttavia il 65%dei tedeschi si dice convinto che alla fine gli Stati Uniti attaccheranno comunque.

BERGOGLIO TELEFONA AD ASSAD

11.00 Papa Francesco avrebbe parlato al telefono con il presidente siriano Bashar al Assad: lo scrive l’edizione online del quotidiano argentino Clarin, citando fonti vaticane.
Bergoglio avrebbe chiesto al Presidente siriano di ridurre il più possibile la repressione contro i ribelli e di assumere un atteggiamento più conciliante che faciliti la soluzione del conflitto.
Secondo El Clarin, Papa Bergoglio avrebbe anche contattato alcuni collaboratori della Casa Bianca, tra cui il capo di gabinetto di Barack Obama.
Alcune fonti hanno attribuito al capo di gabinetto, il cattolico Denis McDonough, un ruolo decisivo nella scelta del Presidente americano di attendere il voto del Congresso Usa prima di lanciare un intervento militare in Siria. Contatti ci sarebbero stati anche tra la Santa Sede e la Francia pro intervento militare.

12.00 Il portavoce della Santa Sede, padre Federico Lombardi smentisce: il Papa non ha telefonato al dittatore siriano Assad. La notizia è stata pubblicata sul quotidiano argentino Clarin a firma di Sergio Rubin, biografo e amico di Papa Francesco.

 

4 settembre

SIRIA, LA COMMISSIONE ESTERI DEL SENATO USA VOTA SÌ AL PIANO OBAMA

Con 10 voti a favore e ben 7 contrari la commissione Esteri del Senato ha approvato di misura la risoluzione che autorizza l’intervento armato Usa in Siria, come chiesto dal presidente Obama. Il testo sara’ da lunedi’ prossimo all’esame del’Aula.

John McCain ha cambiato idea ed e’ tra i 10 senatori che hanno votato a favore la risoluzione che autorizza i raid sulla Siria, voluti da Barack Obama

Cosa ha votato la Commissione:

La Commissione Esteri del Senato Usa ha approvato il testo della risoluzione presentato da Barack Obama per intervenire militarmente in Siria. La risoluzione prevede un termine di sessanta giorni per l’intervento militare in Siria. Questo termine potra’ essere prorogato una sola volta di ulteriori trenta giorni, a condizione che cinque giorni prima della scadenza la Casa Bianca dimostri che l’estensione è indispensabile, e che il Congresso non si pronunci in senso opposto. Il testo esclude il dispiegamento di forze terrestri.

IL SENATO USA: CHI SI SCHIERA A FAVORE E CHI CONTRO IL PIANO DI OBAMA

20.30 In attesa del voto del Senato statunitense che deve approvare o meno la bozza di intervento del Presidente Obama, Al Jazeera ricostruisce la mappa   della camera con le posizioni dei senatori sull’ipotesi di intervento presentata da Obama:

DUE NAVI ITALIANE SALPANO VERSO IL LIBANO

20.20 Il cacciatorpediniere Andrea Doria e la fregata Maestrale sono salpate nelle ore scorse da Taranto per dirigersi al largo delle coste libanesi: scopo della missione, secondo quanto si è appreso, è tutelare le truppe italiane della forza Unifil in caso di conflitto siriano.

RUSSIA: “RISCHIO INCIDENTE NUCLEARE A DAMASCO”

19.10 Il ministero degli Esteri russo in una nota all’Agenzia nucleare dell’Onu: “Un attacco militare contro la Siria potrebbe avere effetti catastrofici se un missile colpisse un piccolo reattore vicino a Damasco che contiene uranio radioattivo”

ATTIVISTI PROTESTANO CONTRO KERRY, MANI INSANGUINATE

18.50 Attivisti contro la guerra hanno inscenato una protesta durante l’audizione del segretario di Stato John Kerry alla commissione esteri della Camera dei deputati. I pacifisti hanno tenuto alzate le mani di dipinte di rosso mentre Kerry parlava per giustificare l’intervento degli Stati Uniti, e sottolineava che «il rischio di non agire è maggiore di quello di una azione». «Dobbiamo inviare alla Siria e a tutti dittatori del mondo che quando diciamo mai più non diciamo a volte o in qualche posto, ma mai più»

DEFEZIONE EX MINISTRO DIFESA: LA TV SRIANA SMENTISCE

18.15 Il regime siriano smentisce la fuga dell’ex ministro della Difesa Ali Habib. Secondo l’opposizione era scappato in Turchia, disertando. La tv di stato siriana cita una fonte anonima del regime secondo la quale il generale è «ancora a casa sua»

LA DESTRA ALL’OPPOSIZIONE FRANCESE NON SOSTIENE L’ATTACCO IN SIRIA

17.55 Il capogruppo Ump all’Assemblea Nazionale, Christian Jacob, durante un dibattito sulla Siria all’Assemblea Nazionale di Parigi: “Se il presidente francese, Francois Hollande, deciderà di attaccare la Siria fuori dal quadro Onu, l’Ump (il partito francese di centrodestra all’opposizione, ndr) non fornirà il suo appoggio”

POTREBBE SLITTARE IL VOTO DELLA COMMISSIONE ESTERI DEL SENATO USA SULLA BOZZA DI OBAMA

17.30 Il voto della commissione esteri del Senato americano sulla bozza di risoluzione per un intervento in Siria rischia di slittare. Bob Corker, il senatore repubblicano co-autore della bozza insieme al presidente della commissione, il democratico Bob Menendez, fa sapere che il voto previsto per oggi potrebbe slittare. Corker sarebbe l’unico repubblicano della commissione con un “sì” sicuro alla risoluzione.

IL SENATORE McCAIN RIBADISCE: “NON SOSTERRÒ IL PIANO DI OBAMA. È TROPPO LIMITATO”

Da Al Jazeera:

AYRAULT: “AZIONE FERMA E PROPORZIONATA IN SIRIA”

Il premier francese, Jean-Marc Ayrault, nel corso di un intervento all’Assemblea Nazionale di Parigi:

“La soluzione alla crisi siriana sarà politica e non militare. Ma guardiamo in faccia la realtà: se non fermiamo le azioni del regime, non ci sarà una soluzione politica”

“La Francia prevede un’azione ferma e proporzionata in Siria. Non si tratterà mai di inviare truppe sul terreno”

“La gravità della minaccia associata all’uso delle armi chimiche ci costringe ad agire”

“Bashar al-Assad, si è macchiato di un crimine di guerra che possiamo qualificare come un crimine contro l’umanità”.

“Non agire contro le armi chimiche della Siria vorrebbe dire inviare un messaggio di debolezza nei riguardi del programma nucleare iraniano”

“La nostra azione è ragionevole e collettiva, sarà puntuale, con obiettivi mirati”

“La Francia si assumerà tutte le sue responsabilità, ne va del suo onore e del suo dovere”.

“Di fronte alla barbarie, la passività non può essere un’opzione”

Ma la Francia «non agirà da sola, agirà con i suoi partner: gli Usa, gli europei, la Lega araba”

IL MINISTRO DELLA DIFESA SIRIANO HA DISERTATO

Il Generale Ali Habib, importante membro della setta Akawite del Presidente Bashar al-Assad’s Alawite sect ha disertato ed è fuggito in Turchia. Lo ha riferito un membro della Syrian National Coalition, l’opposizione siriana.

Chi è il Generale Ali Habib

DAMASCO: “MOBILITEREMO NOSTRI ALLEATI”

Il viceministro siriano degli Esteri Faysal Moqdad:
«Gli Usa e i loro alleati stanno mobilitando i loro alleati in vista di un’aggressione. Penso, da parte mia, che la Siria abbia tutto il diritto di mobilitare i suoi alleati e che questi offriranno ogni tipo di sostegno». “Sono convinto che la posizione di Mosca sulla Siria resta immutata”

PUTIN: “IL SENATO USA STA LEGITTIMANDO UN’AGGRESSIONE”

Il presidente russo, Vladimir Putin, nel corso di un intervento a Mosca: “Senza l’avallo dell’Onu il Senato Usa sta legittimando un’aggressione”.

OBAMA A STOCCOLMA: “NON IO MA IL MONDO HA TRACCIATO LA LINEA ROSSA IN SIRIA”

Barack Obama durante la conferenza stampa al termine del meeting bilaterale con il primo minitro svedese presso il Rosenbad Building di Stoccolma:

«Abbiamo un elevata certezza che il regime siriano abbia fatto ricorso alle armi chimiche»

“Io e il primo ministro svedese siamo d’accordo che di fronte a questi atti terribili e atrocità la comunità internazionale non può non far nulla. Assad deve essere ritenuto responsabile”

“Occorre una risposta efficace alla barbarie dell’attacco chimico siriano”. “Crediamo con grande forza che c’è stato un attacco chimico e che Assad ne sia stata la fonte”

“Non sono stato io ha definire la linea rossa nel conflitto siriano, è il mondo che l’ha stabilita, quando il 98% della popolazione mondiale ha deciso di mettere al bando le armi chimiche”

“Non è in gioco la mia credibilità ma quella della comunità internazionale”

“Possiamo cambiare i piani di Assad sull’uso di armi chimiche. E nello stesso tempo continueremo a cercare una soluzione politica insieme a tutta la comunità internazionale”

“Sono convinto che il Congresso approverà un’azione militare in Siria, un’azione limitata nei tempi e negli obiettivi”

“Con l’ok del Congresso saremo più forti come Paese, è importante avere il supporto del Parlamento”

“Le divergenze con la Russia sulla crisi in Siria non sono nate in un giorno. Mosca deve capire che non è possibile che Assad possa riottenere legittimità dopo aver ucciso migliaia di persone. Ed io sono pieno di speranza che Putin cambi idea”

Alla domanda se il premio Nobel ricevuto nel 2009 confligge con la sua decisione di intervenire in Siria:

“Mi sono impegnato per finire la guerra in Iraq, in Afghanistan, e per sostenere i colloqui multilaterali”

“In Siria non possiamo restare a guardare”

ROHANI: “CONDANNO OGNI AZIONE OSTILE CONTRO LA SIRIA”

Il presidente iraniano, Hassan Rohani parlando al Majles-e Khobregan (Assemblea di esperti, un organismo costituzionale iraniano): “Condanno qualsiasi azione ostile contro la Siria”.

Ma quelli di Rohani sono toni solo apparentemente bellicosi e vaghi. Non ci sono state finora dichiarazioni iraniane che indicano una chiara volontà di Teheran di reagire con la forza a un attacco limitato americano.

Tanto che Akbar Hashemi Rafsanjani, l’ex presidente e esponente di spicco dell’Assemblea degli esperti che elegge la Guida suprema, e grande manovratore della politica iraniana, nei giorni scorsi ha esortato a tenere bassi i toni: «Dobbiamo evitare di fare dichiarazioni dure e irragionevoli sulla Siria»

PALESTINA: “ISRAELE DIA MASCHERE ANTI GAS ANCHE AI PALESTINESI”

14.15 Il portavoce dei servizi di sicurezza palestinesi, Adnan Dmeiri: Israele ha l’obbligo di fornire maschere antigas ai palestinesi in Cisgiordania, così come ha   fatto per la propria popolazione, per metterli al riparo da possibili attacchi provenienti dalla Siria.

«Se Israele entrasse in conflitto con la Siria e ci fossero ripercussioni negative per i palestinesi, Israele sarebbe responsabile della nostra sorte perché viviamo sotto occupazione».

Il funzionario dell’Anp ha poi precisato:

«Noi respingiamo ogni intervento militare in Siria, ma se scoppiasse una guerra, Israele dovrebbe assumersi le proprie responsabilità»

RUSSIA INVIA UN INCROCIATORE LANCIAMISSILI NEL MEDITERRANEO

13.15 la Russia ha deciso d’inviare al largo della costa siriana altre tre unità navali, tra cui l’incrociatore lancia-missili Moskva, appartenente alla Flotta del Mar Nero. La Moskva assumerà il comando e il coordinamento delle operazioni nella regione della propria Marina, divententandone l’ammiraglia al posto dell’attuale cacciatorpediniere Admiral Panteleyev.

Insieme al lancia-missili saranno mandati a breve termine la nave-scorta Smetlivy, sempre della Flotta del Mar Nero, e probabilmente anche il cacciatorpediniere Nastoichivy, ammiraglia della Flotta del Baltico.

La base navale di cui dispone Mosca si trova a Tartus, in Siria.

IL PRESIDENTE UE: “UE UNITA SULLA SIRIA”

13.00 L’appello lanciato dal presidente Ue, Herman Van Rompuy, alla vigilia del G20 a San Pietroburgo:

«La comunità internazionale metta da parte le sue divergenze e porti al tavolo del negoziato le parti in conflitto».
«Solo una soluzione politica può porre fine al terribile massacro e alla distruzione della Siria»

GIORDANIA, STATO DI ALLERTA PER LE FORZE DI SICUREZZA

12.30 L’inviato della tv satellitare al-Arabiya, che ha potuto visitare una base aerea giordana in cui sono in corso preparativi per gestire l’emergenza riferisce che le forze di sicurezza giordane sono state messe in stato di massima allerta in vista di un possibile intervento militare internazionale contro la Siria.

L’inviato testimonia l’allerta nonostante il regno hashemita abbia precisato che non ricoprirà il ruolo di piattaforma di lancio per gli eventuali raid internazionali contro la Siria.

L’aviazione militare giordana è una delle più avanzate della regione e anche le forze di terra del Paese sono attrezzate con le apparecchiature più moderne, come lanciarazzi Himars con un raggio di 70 km, in grado di identificare un obiettivo in pochi secondi.

IL 72% DEI FRANCESI VUOLE IL VOTO DEL PARLAMENTO PRIMA DI ATTACCARE

12.10 L’ultimo sondaggio Csa pubblicato dal quotidiano Le Monde: Il 74% dei francesi vuole un voto del Parlamento prima di una partecipazione di Parigi a un intervento armato in Siria. All’interno di questa maggioranza, il 42% lo vuole «assolutamente» e un 32% «abbastanza».

La settimana scorsa due terzi dei francesi (64%) erano contrari alla partecipazione della Francia a un’operazione contro il regime di Damasco.

IL MUFTI DI DAMASCO A BERGOGLIO: SARÒ A ROMA PER LA VEGLIA

12.00 Il gran muftì di Siria, Ahmad Badreddin Hassou, scrive una lettera a papa Francesco con cui aderisce all’appello pro-Siria e annuncia che sarà in Piazza San Pietro o nella moschea di Damasco in preghiera e digiuno sabato prossimo. Il muftì ha proposto anche al Vaticano di organizzare un meeting interreligioso.

BERGOGLIO: “SI ALZI FORTE IL GRIDO DELLA PACE”

11.45 Papa Francesco al termine dell’Udienza Generale di oggi, ai 100 mila fedeli presenti:
«Sabato prossimo vivremo una speciale giornata di preghiera e digiuno per la pace in Siria, in Medio Oriente e nel mondo intero. Anche per la pace nei nostri cuori, perché la pace incomincia nel cuore». Francesco ha invitato «tutta la Chiesa a vivere intensamente questo giorno e già da ora esprimo riconoscenza agli altri cristiani, ai fedeli di altre religioni e a tutti gli uomini e le donne di buona volontà che vorranno unirsi all’evento».

«Esorto in particolare i fedeli romani e i pellegrini a partecipare alla veglia» che si svolgerà in Piazza San Pietro dalle 19 alle 23. «Si alzi forte in tutta la terra il grido della pace»

Salutando i gruppi provenienti dall’Iraq, dalla Giordania e dall’Egitto: 

«Cari fedeli di lingua araba unitevi sempre a Cristo edificando il suo Regno con la fraternità, la condivisione e le opere di misericordia».

«La fede è una forza potente capace di rendere il mondo più giusto e più bello!».
«Siate una presenza della misericordia di Dio e testimoniate al mondo che le tribolazioni, le prove, le difficoltà, la violenza o il male non potranno mai sconfiggere Colui che ha sconfitto la morte: Gesù Cristo. A tutti voi imparto la Benedizione Apostolica!»

FRANCIA, ATTESO IL DIBATTITO IN PARLAMENTO

11.00 Il dibattito all’Assemblea nazionale si svilupperà dopo l’intervento del premier Jean-Marc Ayrault, e quello del ministro degli Esteri Laurent Fabius al Senato.

Intanto la portavoce del governo, Najat Vallaud-Belkacem: “Se la Francia non riuscirà a mettere insieme una coalizione per un intervento militare, bisognerà riflettere su altri strumenti”.

«Se ci sarà una coalizione, se diversi stati si mettono insieme penso che l’intervento militare sia la scelta più adatta, ma se non c’è coalizione bisognerà pensare ad altri strumenti».

In attesa del Congresso Usa, ha spiegato la portavoce, farebbero parte di un’eventuale coalizione «paesi come la Turchia e l’Australia».

Due terzi dei francesi ostili all’intervento

Due terzi dei francesi restano ostili all’intervento: la maggioranza di sinistra segue Hollande tranne rare eccezioni, ma l’opposizione di destra e il centro vedono aumentare ogni giorno le posizioni scettiche. Ostili a qualsiasi intervento le estreme, il Front de gauche di Jean-Luc Melenchon e il Front National di Marine Le Pen.

OBAMA OTTIENE IL SÌ DAL SENATO, INTESA SULL’ATTACCO

È stato raggiunto un accordo nella Commissione esteri del Senato Usa sulla bozza di autorizzazione al presidente Barack Obama per l’impiego della forza contro il regime di Bashar al-Assad.

Il testo prevede un limite massimo di 60 giorni di missione più un’estensione, a discrezione del presidente e previo via libera del Congresso, di 30 giorni. È invece escluso esplicitamente l’invio di truppe da combattimento di terra, nonostante la perplessità su questo punto espressa dal senatore John McCain il giorno prima.

Per l’estensione agli ulteriori 30 giorni, la Casa Bianca dovrà dimostrare, 5 giorni prima, che l’allungamento dei tempi sia indispensabile. Il Congresso dovrà poi approvare la scelta. Il compromesso è stato concordato tra il senatore democratico Robert Menendez, presidente della commissione, e il numero uno repubblicano della stessa, Bob Corker.

PUTIN: SE PROVATO L’USO DI ARMI CHIMICHE NON ESCLUDO VIA LIBERA ALL’INTERVENTO, MA SOLO CON L’ONU

Non è escluso un via libera della Russia a un attacco contro Damasco, qualora fosse provato l’uso di armi chimiche da parte del regime siriano.

Lo ha detto il leader del Cremlino Vladimir Putin in un’intervista rilasciata tra gli altri al Primo Canale televisivo russo. L’intervento, ha precisato, dovrà comunque avvenire su mandato dell’Onu. La Russia, ha aggiunto, non si impegnerà in un conflitto, né in Siria né altrove.

Dichiarazioni successive hanno fatto capire quanto sarà improbabile che la Russia possa avallare un’operazione. Il video di bambini uccisi in un attacco con armi chimiche in Siria, secondo il presidente russo, è stata «una compilazione messa insieme dai militanti che, come sappiamo molto bene, e l’amministrazione Usa ammette, sono collegati con Al Qaida, nota per la sua crudelta».

3 settembre

KERRY: “ESCLUSO L’INVIO DI SOLDATI USA SUL TERRENO SIRIANO”

21.40 Il Segretario di Stato e il ministro della Difesa Usa hanno spiegato alla commissione Esteri del Senato, perché il Congresso deve autorizzare il presidente ad ordinare un intervento armato contro il regime di Assad:

Ii segretario di Stato americano, John Kerry:

“Siamo qui perché nonostante gli avvertimenti di Obama, del congresso, di amici e alleati il regime di Assad, e solo il regime di Assad, ha lanciato l’attacco con armi chimiche”

“Sostengo la decisione del presidente Obama di chiedere l’autorizzazione del congresso per l’utilizzo della forza militare in Siria”

’’Il presidente Obama non chiede al Congresso di andare in guerra. Tanti di noi sappiamo cos’e’ la guerra. Chiede invece l’autorizzazione di fermare Assad e l’uso di armi chimiche: non e’ il momento di rimanere in silenzio’’

“L’intenzione è quella di non inviare soldati americani sul terreno, ed agire solo con il lancio di missili o con raid aerei”

“Nell’eventualità peggiore non si può escludere che gli Usa siano costretti a cambiare strategia”.

“Scegliere di non intervenire manderebbe un messaggio sbagliato all’Iran e alle milizie libanesi Hezbollah (gli alleati sul campo del regime di Assad (uniti dalla comune fede sciita, ndr), e anche alla Corea del Nord, che da anni sfida il mondo con il suo programma nucleare”

“Da Hezbollah alla Corea del Nord, tanti nostri nemici sperano nel no al Congresso. Invece dobbiamo mandare al mondo e ai nostri alleati un messaggio chiaro. Per questo non possiamo rimanere in silenzio”

La gaffe di Kerry

In un primo tempo Kerry aveva detto che avrebbe preferito che nessun soldato americano fosse impiegato, ma che in caso di implosione del Paese non si poteva escludere nulla. Più tardi, ha preso la parola per chiarire il suo pensiero e correggersi nettamente: ’’Vorrei chiudere chiaramente questo tema. Noi non vogliamo che nessun soldato americano metta piede in Siria intervenendo nella guerra civile’’.

Il ministro della Difesa, Chuck Hagel:

«Il rifiuto di agire minerebbe la credibilià dell’America in materia di sicurezza, incluso l’impegno preso dal presidente (Barack Obama) di impedire all’Iran dall’acquisire un ordigno nucleare».   “La parola degli Stati Uniti deve pur significare qualcosa”, ha detto il capo del Pentagono.

“Se foste Assad e gli Usa rinunciassero all’azione militare quale sarebbe il messaggio? Che gli stiamo garantendo l’impunità”.

“Bashar al-Assad non ha nessuna intenzione di rinunciare al potere o di fare un passo indietro e la nostra mancanza di azione gli darebbe un via libera”. “Se non rispondiamo non faremo che sminuire gli standard che hanno protetto i nostri soldati in guerra ed incontreremo altri ostacoli”.

Il dibattito di oggi, ha concluso, “riguarda la linea rossa del mondo, dell’umanita’, che chiunque con una coscienza non potrebbe sorpassare” e “siamo qui” anche “per quello che è successo circa un secolo fa”.

“I nostri servizi di intelligence hanno approfondito nel modo migliore le prove e possiamo dirvi oltre ad ogni ragionevole dubbio che il regime di Assad ha preparato l’attacco”.

USA, IL PRESIDENTE COMMISSIONE ESTERI: “SÌ ALL’INTERVENTO”

Il presidente della commissione Esteri del Senato, il democratico Bob Mene’ndez, si e’ espresso a favore della richiesta di Barack Obama per un via libera ad un intervento armato contro la Siria. “Votai contro la guerra in Iraq e ho appoggiato con forza il ritiro delle truooe Usa dall’Afganistán. Ma oggi sostengo la decsione del presidente (Barack Obama) sul ricorso all’uso della forza per porre fine a questo orrendo crimine (l’attacco con l’uso di gas a Damasco il 21 agosto) contro l’umanita’”.

IL RAPPRESENTANTE ONU DELLA SIRIA: “RAPPORTI USA, FRANCIA, UK NON ATTENDIBILI”

Il rappresentante siriano presso le Nazioni Unite, Bashar Jaafari, intervistato dalla Cnn:

«Quello che dicono i rapporti della Gran Bretagna, della Francia, degli Stati Uniti non possono essere presi seriamente, non sono credibili, perché questi tre governi sono fortemente coinvolti nella crisi siriana e appoggiano i gruppi dei ribelli. Il consiglio di sicurezza dell’Onu dovrebbe giudicare i risultati di quei rapporti».

«Bisogna studiare anche le prove secondo cui i gruppi di ribelli hanno usato le armi chimiche. Noi abbiamo le nostre fonti di informazione che diranno esattamente il contrario di quello che stanno dicendo gli inglesi, i francesi e gli americani”.

“Quello che ha detto Kerry due giorni fa riguardo l’uso del gas sarin – ha proseguito – facendo riferimento alle prove che ha menzionato, e’ assolutamente falso e infondato. Abbiamo detto fin dall’inizio che il gas sarin e’ un gas neurotossico e che e’ stato utilizzato a marzo, ma nessuno ci ha voluto dare ascolto in quel momento”.

“Siamo stati i primi a dire che il 20 marzo, che significa un giorno dopo l’attacco con sostanze chimiche, abbiamo insistito nella nostra richiesta al segretario generale su due questioni: provare che le armi chimiche erano state utilizzate e chi le aveva utilizzate. La delegazione americana, francese, britannica in quel momento aveva rifiutato di concentrarsi sull’uso o meno di armi chimiche, quindi siamo stati fortemente interessati fin dall’inizio a gettare luce sull’utilizzo di armi chimiche da parte dei gruppi ribelli”.

ALCUNI RIBELLI AMMETTONO RESPONSABILITÀ NELL’USO DI ARMI CHIMICHE

20.20 Ribelli di Ghouta, il quartiere periferico di Damasco dove è stata denunciata la strage, avrebbero confessato alla giornalista Dale Gavlak dell’Associated Press (Ap) responsabilità nella recente strage causata da agenti chimici alla periferia di Damasco, sostenendo di aver male utilizzato le sostanze fornite loro dall’Arabia Saudita e di aver provocato un incidente. È quanto si legge sul sito iranian.com in un post in rete in questi giorni.

I ribelli avrebbero detto alla giornalista che non erano adeguatamente addestrati su come maneggiare le armi chimiche e neppure era stato detto loro che fossero tali. Secondo quanto riferisce lo stesso sito, sembra che le sostanze fossero destinate a Jabhat al-Nusrad, un’ala di Al Qaida.

48% DEGLI AMERICANI CONTRO INTERVENTO IN SIRIA

Secondo l’ultimo sondaggio Pew appena pubblicato il 48 per cento degli americani sono contrari alla rappresaglia per l’uso di armi chimiche contro un 29% di favorevoli.

Secondo un’ultimo sondaggio di Abc- Washington Post, invece, poco meno di 6 su 10, è contraria all’attacco militare in Siria.

GLI USA RITIRANO UN CACCIATORPEDINIERE

20.00 Normalmente il Pentagono ha 3 cacciatorpedinieri della VI flotta nel Mediterraneo, ma dalla fine di agosto aveva portato il totale a 5. Ora il Mahan ha lasciato il Mediterraneo, e restano 4 unità gemelle, Uss Barry, Uss Gravely, Uss Ramage e Uss Stout. Nell’area staziona anche la portaelicotteri e trasporto mezzi anfibi Uss San Antonio, dotato di mezzi di soccorso, un ospedale attrezzatissimo e circa 300 marines. Solo ieri lo spostamento della squadra della portaerei a propulsione nucleare Uss Nimitz (cui si aggiungono quattro cacciatorpedinieri ed un incrociatore laciamissili) nel Mar Rosso

BAN KI-MOON: “ILLEGALE USO DELLA FORZA FUORI DALL’ONU”

Il Segretario generale dell’Onu Ban Ki-Moon in una conferenza stampa al termine dell’ispezione Onu in Siria.

I passaggi chiave del discorso

“Domani il report dei nostri ispettori”.

“L’uso della forza è legale solo in caso di autodifesa o se autorizzato da una risoluzione del Consiglio di Sicurezza Onu”.

“Se armi chimiche sono state usate in Siria saremo di fronte ad una grave violazione del diritto internazionale ed un crimine di guerra. Il Consiglio di Sicurezza dovrà mostrare unità e decidere misure”

“Cercheremo di bloccare potenziali e future azioni di armi chimiche, ma dobbiamo fare il possibile perché ci sia soluzione politica”

“Dobbiamo considerare l’impatto di qualsiasi misura punitiva sugli sforzi tesi a prevenire ulteriori carneficine e a facilitare una soluzione politica del conflitto”

“Chiedo all’Onu di dare una risposta adeguata all’uso di armi chimiche in Siria. Non tocca solo alla Siria ma la responsabilità è mondiale. Questa escalation da parte della comunità internazionale deve ricordarci che il popolo siriano sta continuando a soffrire”

L’UFFICIALE SIRIANO DISERTORE CHE ACCUSA ASSAD

Il video di un ufficiale siriano disertore. L’ufficiale accusa il regime siriano di possedere armi chimiche e di averle usate in almeno tre circostanze. Il video risale allo scorso 27 aprile ed è stato pubblicato dall Al-Arabiya Tv (Dubai/Saudi Arabia). L’Arabia Saudita, sunnita, ha esplicitamente chiesto l’intervento degli Usa contro Assad, la cui famiglia appartiene alla minoranza siriana sciita alauita. Al Jazeera English (tv del Qatar, altro Paese interventista) lo ha ripubblicato oggi.

OBAMA: “RIBELLI SIRIANI ADDESTRATI DAGLI USA PRONTI A COMBATTERE”

Secondo il New York Times il presidente Barack Obama ha indicato ai leader del Congresso che le operazioni clandestine per armare e addestrare i ribelli siriani stanno cominciando a dare risultati. La prima cellula di 50 combattenti addestrati dalla Cia si sta infiltrando in Siria. Il New York Times cita fonti che si dicono a conoscenza delle conversazioni tra il capo della Casa Bianca e leader di Capitol Hill.

IL CONGRESSO USA VERSO L’OK AL PIANO OBAMA

18.00 Consenso al piano di Obama in Siria del presidente della House of Representatives, il repubblicano John Boehner, quello della maggioranza, il collega di partito Eric Cantor, e quello del capo della minoranza, la democratica Nancy Pelosi. Tutti è tre sono ricorsi quasi alle stesse parole per dire che non si può non rispondere all’uso di armi chimiche da parte del regime di Bashar Assad e che sosterranno la richiesta del Presidente.
Adesioni importanti, soprattutto tra i Repubblicani, che lasciano intravedere che il Congresso concederà a Barack Obama il via libera all’intervento armato in Siria.
A rimanere contrari all’intervento armato in Siria gli estremi delle due formazioni, i libertari del Tea Party e l’area più liberal dei Democratici, in minoranza.
Ancora da definire un testo concordato tra tutti i partiti visto che in molti hanno considerato eccessivamente vago quello depositato sabato sera dalla Casa Bianca.

HOLLANDE: “LA FRANCIA NON ATTACCHERÀ DA SOLA SE IL CONGRESSO USA BOCCIA L’ATTACCO”

Il presidente francese Francois Hollande lancia all’Unione Europea un appello all’unità sulla crisi siriana. A pochi giorni dalla riunione informale dei ministri degli Esteri Ue con il segretario di Stato Usa John Kerry, in programma nel week end a Vilnius, Hollande ha sottolineato che «l’Europa deve essere unita su questa questione. Ciascuno deve agire secondo le proprie responsabilita’. La Francia si assumera’ le proprie». Ha detto durante una conferenza stampa congiunta con il presidente tedesco Joachim Gauck.

Hollande ha poi aggiunto che la Francia non interverrà contro il regime siriano da sola nel caso in cui il Congresso americano boccerà la risoluzione in favore di un’azione militare.

«Mi rivolgerò ai francesi quando avrò in mano tutti gli elementi», ha aggiunto il capo dell’Eliseo

OBAMA: SARÀ UN RAID LIMITATO

Barack Obama incontra i “pesi massimi” del Congresso Usa: «Non è l’Iraq, non è l’Afghaistan. Stiamo parlando di un raid limitato, proporzionato, che è un messaggio non solo ad Assad, ma anche ad altri che potrebbero pensare di usare armi chimiche anche in futuro». «Allo stesso tempo, abbiamo una strategia più ampia che ci permetterà di aumentare le capacità dell’opposizione», ha spiegato Obama.

All’incontro hanno partecipato il presidente della Camera, il repubblicano John Boehner, la leader dei democratici alla Camera, Nancy Pelosi, e il leader repubblicano al Senato Mitch McConnell, insieme ai rappresentanti delle commissioni parlamentari relative a sicurezza nazionale e forze armate. L’inquilino della Casa Bianca ha assicurato di «voler ascoltare i vari timori dei membri presenti oggi» circa l’intervento armato, dicendosi «fiducioso che tali preoccupazioni saranno affrontate».

Il discorso di Obama riportato da Al Jazeera:

IL SENATORE REPUBBLICANO McCAIN: “NO AD UN ATTACCO SOLO MISSILISTICO”

IRAQ SCHIERA 30 MILA SOLDATI AL CONFINE

15.15 L’Iraq rafforza le difese schierando 30.000 soldati lungo il confine con la Siria per difendersi dalle infiltrazioni di miliziani armati dal vicino Paese. A dare la notizia una fonte delle guardie di frontiera. La fonte ha spiegato che le guardie di frontiera hanno arrestato decine di miliziani appartenenti a vari gruppi armati, la maggior parte dei quali cercavano di attraversare il confine con documenti di identità falsi e alcuni anche travestiti da donna.

UNICEF: IL 40% CIRCA DEI BAMBINI SIRIANI HA LASCIATO LA SCUOLA

Secondo l’Unicef in Siria circa 1,9 milioni di studenti della scuola dell’obbligo hanno lasciato la scuola nell’ultimo anno scolastico. Sono il 39% dei 4.860.000 studenti registrati, secondo gli ultimi dati del ministero dell’Istruzione. Oltre 3mila scuole sono state danneggiate o distrutte e oltre 930 sono utilizzate come rifugi per gli sfollati. Le province di Idlib e di Aleppo sono le più colpite dalla crisi, con oltre 1.200 scuole danneggiate o distrutte; la frequenza scolastica è scesa fino al 23% ad Aleppo e al 30% ad Idlib.

ALLE 20.30 IL DISCORSO DI KERRY AL SENATO

Alle 20.30 italiane il segretario di stato John Kerry, il ministro della Difesa Chuck Hagel e il capo degli Stati maggiori riuniti, il generale Martin Dempsey, interverranno davanti alla Commissione Affari Esteri del Senato Usa. Il tweet del National Security Council.

IL VATICANO SPEDISCE L’INVITO AL DIGIUNO PER LA PACE A TUTTI I CONSACRATI

Il cardinale Joao Braz d’Aviz, prefetto della Congregazione per i religiosi, e l’arcivescovo Josè Rodriguez Carballo, segretario del dicastero, hanno inviato una lettera «a tutti i consacrati» per sollecitare l’adesione di tutte le comunità religiose e gli istituti secolari alla Giornata di preghiera e digiuno per la Siria indetta da Papa Francesco per sabato prossimo 7 settembre.

La Santa Sede – spiega il portavoce, padre Federico Lombardi – sta sollecitando l’adesione dei leader delle altre religioni alla Giornata di preghiere e digiuno contro la guerra in Siria indetta da Papa Francesco.

Un’analoga iniziativa fu promossa da Giovanni Paolo II dopo l’attacco alle Torri Gemelle: il Pontefice invitò i leader religiosi di tutto il mondo a recarsi con lui ad Assisi il 24 gennaio 2002.

Il ministro degli Esteri, Emma Bonino, ha fatto sapere ieri che intende aderire all’appello del Papa per un digiuno a sostegno di una soluzione pacifica per il conflitto siriano. «È probabile», ha risposto la titolare della Farnesina ai giornalisti che le chiedevano se avrebbe partecipato al digiuno indetto dal Pontefice per sabato prossimo, pur precisando che non si unirà nella preghiera in quanto «laica». Anche il ministro della Difesa Mario Mauro ha fatto sapere in giornata che parteciperà allo sciopero della fame.

ISRAELE: MISSILI DEL TEST LANCIATI DAL CENTRO DI ISRAELE

13.20 Il ministero della Difesa israeliano, citato dai media: Il test missilistico congiunto tra Israele e Usa è stato condotto da una base dell’aviazione nel centro di Israele. Il test è avvenuto alle 9.15 ora israeliana, che coinciderebbe – sostengono i media – con i rapporti da Mosca sull’individuazione dei lanci di stamattina.

Il primo ministro Benyamin Netanyahu ha spiegato i motivi dell’operazione: «La realtà intorno a noi sta cambiando. Voglio dire a chiunque intenda farci del male: non è consigliabile».
«La sicurezza è tra le cose usate per prevenire invasioni del Negev di terroristi e infiltrati. Abbiamo bisogno di rendere sicuri i nostri confini».

LA MAPPA DEI RIFUGIATI SIRIANI RICOSTRUITA DALLA BBC

HAGUE RISPONDE ALLE DOMANDE DEL PARLAMENTO BRITANNICO

12.45 Il segretario agli Esteri britannico, William Hague al Parlamento britannico:

“Dobbiamo prepararci a fare di più nella crisi umanitaria siriana”

“Non dobbiamo interrompere gli sforzi diplomatici in Siria, dobbiamo promuovere il dialogo e cercare una soluzione politica”

“Non siamo contrari al dialogo su una soluzione politica in Siria, ma siamo contrari all’idea che si arrivi a un governo di transizione solo con il dialogo. Sono due anni e mezzo che ne parliamo”

MARINA USA: NON ABBIAMO LANCIATO MISSILI DAL MEDITERRANEO

13.00 Un portavoce del quartier generale della Marina americana in Europa: “La marina statunitense non ha lanciato missili dalle navi nel Mediterraneo”. La Marina per ora non aggiunge dettagli.

ISRAELE: TEST CONGIUNTO CON USA

12.30 Israele ha annunciato di avere effettuato nel Mediterraneo un test missilistico congiunto con gli Usa.

LA SIRIA: “NESSUN MISSILE IN TERRITORIO SIRIANO”

12.10 Una «fonte della sicurezza siriana» interpellata dalla tv libanese al Manar del movimento sciita Hezbollah alleato del regime siriano: «Il sistema radar non ha individuato nessun missile in territorio siriano»

IL PORTAVOCE ISRAELIANO: MISSILE DA CENTRO MEDITERRANEO A EST

11.55 Un portavoce delle forze armate israeliane: “La traiettoira degli oggetti avvistati dai radar russi va dalla parte centrale del Mediterraneo verso la parte orientale della costa mediterranea”

RUSSIA: MISSILI CADUTI IN MARE

11.50 Una fonte a Damasco citata dall’agenzia russa Ria: Gli «oggetti balistici» individuati dai radar russi nel Mediterraneo sono caduti in mare.

ISRAELE: NO NOTIZIE DI UN LANCIO DI MISSILI

11.30 Un portavoce delle forze armate israeliane «non siamo a conoscenza» di nessun lancio di missili nel Mediterraneo orientale.

NOTIZIA DI UN MISSILE SU DAMASCO: LA RUSSIA SMENTISCE

11.25 L’ambasciata russa in Siria smentisce: non vi sono segnali di un attacco missilistico o di esplosioni nell’area di Damasco. Una precisazione arrivata dopo che il ministero della Difesa russo ha dato notizia che è stato registrato il lancio di due missili da una zona centrale del Mediterraneo verso le coste orientali, dove si trova la Siria, alle 8,16 ora italiana. A registrare il lancio dei missili, ha riferito un comunicato del ministero della Difesa, sono stati gli addetti ai radar della stazione di Armavir, nel sud della Russia.

ATTACCO DEGLI HACKER SIRIANI A UN SITO DEI MARINES

11.30 Gli hacker dell’Esercito elettronico siriano hanno attaccato un sito dei Marines Usa, postando un messaggio nel quale Barack Obama viene definito un «traditore» che vuole mettere a rischio le vite dei soldati americani per «soccorrere Al Qaeda». Non solo, i soldati virtuali dell’Esercito elettronico siriano si sono rivolti ai militari americani chiamandoli «fratelli» e chiedendo loro di allearsi con le forze che combattono per la Siria contro gli «insorti di Al Qaeda».

Ma i sito attaccato non è quello ufficiale dei Marines, che non ha subito aggressioni, ma un sito sponsorizzato dallo Us Marine Corps e fornisce informazioni per il reclutamento agli aspiranti soldati e alle loro famiglie. Le normali attività del sito sono già state ripristinate. L’attacco segue quelli contro gli account Twitter del New York Times, del Financial Times e di Itv, rivendicati dalla stessa sigla. Il sito dei Marines attaccato dagli hacker nella giornata di ieri è già stato ripristinato.

RUSSIA: “ABBIAMO LE PROVE, RIBELLI DIETRO L’ATTACCO CHIMICO”

11.20 L’ambasciatore siriano a Mosca, Riad Haddad: La Russia: «Tutte le prove e gli elementi dimostrano che sono stati i gruppi armati dell’opposizione ad usare armi chimiche in quell’attacco». Haddad ha poi spiegato che le prove presentate da Mosca sono «fotografie in cui sono visibili il luogo e l’orario del lancio del razzo».

OBAMA RISCRIVERÀ IL TESTO DELLA RISOLUZIONE PER CONVINCERE IL CONGRESSO

11.00 L’amministrazione Obama è pronta a riscrivere il testo della dichiarazione sull’intervento in Siria da mettere ai voti: specificherà che l’operazione militare ha tempi e obiettivi limitati, e non comprende l’uso di truppe di terra.

L’attuale versione si limita ad autorizzare il presidente Obama a usare la forza contro la Siria «come riterrà sia necessario e appropriato». Il testo emendato metterebbe per iscritto le assicurazioni che Obama ha finora fatto a voce.

La disponibilità a negoziare i contenuti del testo, nota il Washington post, «è un tentivo di rispondere alla preoccupazione, emersa a destra come a sinistra, che la bozza del testo sia troppo vaga».

La Casa Bianca fa sapere che il segretario di Stato Jon Kerry ha intanto parlato ieri al telefono con il generale Salim Idriss, capo del braccio militare dei ribelli.

L’UNHCR: RIFUGIATI SIRIANI OLTRE I 2 MILIONI

9.30 Il numero di siriani costretti a lasciare il Paese di origine per cercare rifugio all’estero dall’inizio della guerra civile nel marzo 2011 ha superato i 2 milioni lo scorso giovedì 29 agosto, senza dare segni, spiega l’Unhcr, l’Agenzia Onu per i rifugiati, di un arresto nel breve tempo.

Secondo l’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, più del 97% dei rifugiati siriani sono ospitati nei Paesi della regione, mettendo a dura prova le loro infrastrutture, economie e società. Ecco dove si trovano:

«La guerra è entrata nel terzo anno e la Siria sta perdendo donne, bambini e uomini che attraversano i confini con poco più di qualche vestito sulle spalle», denuncia L’Unhcr.

Alcune immagini diffuse dall’Unhcr

2 settembre

SERVIZI SEGRETI TEDESCHI: CONVERSAZIONE PROVA COLPA DI ASSAD

20.15 Secondo il quotidiano tedesco Spiegel online – che cita informazioni comunicate oggi dal presidente del Bnd, Gerhard Schindler, a un gruppo di deputati scelti – I servizi segreti tedeschi hanno informato il Parlamento tedesco di avere intercettato una conversazione che proverebbe la responsabilità del regime di Assad nell’impiego di armi chimiche in Siria.

LETTA: “LA RUSSIA COLGA L’OPPORTUNITÀ OFFERTA DAGLI USA”

Il presidente del Consiglio Enrico Letta a Bled, in Slovenia: il prossimo G-20 in Russia può essere l’«occasione unica e irripetibile» per individuare una soluzione: «Spero che il governo russo colga l’opportunità venuta dalla decisione Usa di posporre» un eventuale intervento armato. E ha ribadito: «Senza un mandato delle Nazioni Unite, l’Italia resta fuori da operazioni militari».

IL GOVERNO HOLLANDE: “ALMENO TRE ATTACCHI CHIMICI IN SIRIA”

19.30 Il Governo francese rende noti i documenti che proverebbero l’attacco chimico di Assad del 21 agosto. Almeno tre attacchi chimici sono stati sferrati dal regime di Damasco da aprile in poi.

Jean-Marc Ayrault, primo ministro francese, ha dichiarato che la Francia non agirà da sola in Siria e che l’obiettivo resta quello di creare una coalizione per l’intervento.

L’ INTERVISTA AD ASSAD, PUBBLICATA SU LE FIGARO

18.30 L’inviato a Damasco del quotidiano francese Le Figaro Georges Malbrunot, ha intervistato in esclusiva mondiale il presidente siriano Bashar al-Assad. La traduzione dell’intervista pubblicata sull’edizione cartacea

LE FIGARO: Può dimostrare che le vostre milizie non hanno fatto ricorso alle armi chimiche il 21 di Agosto alla periferia di Damasco durante l’attacco che ha ucciso più di mille persone, come accusano Barack Obama e Francois Hollande?

BASHAR AL-ASSAD: Chiunque accusa deve fornire delle prove. Abbiamo sfidato gli Stati Uniti e la Francia a trovare una sola prova. Obama e Hollande si sono dimostrati incapaci di farlo, per lo più davanti al loro popolo. Io non dico in nessun modo se l’esercito siriano ha o no tali armi. Supponiamo che i nostri miliatri vogliano usare delle armi di distruzione di massa: è possibile che lo facciano in una zona dove si trovano loro stessi, e dove dei soldati sono stati feriti da quelle stesse armi come hanno constatato gli ispettori delle Nazioni Unite nella visita all’ospedale dove sono stati curati? Dov’è la logica?

LE FIGARO: Quale sarà la sua risposta in caso di attacco contro il suo Paese?

BASHAR AL-ASSAD: Il Medio Oriente è una polveriera, e il fuoco oggi si avvicina. Non dobbiamo solamente parlare della risposta siriana, ma piuttosto di quel che potrebbe derivare dal primo attacco. Nessuno può sapere quel che succederà. Tutti perdernno il controllo della situazione non appena la polveriera esploderà.
Il caos e l’estremismo si diffonderanno. C’è il rischio di una guerra regionale

LE FIGARO: La Francia è diventata un Paese nemico della Siria?

BASHAR AL-ASSAD: Chiunque contribuisce a rafforzare finanziariamente e militarmente i terroristi è il nemico del popolo siriano. Chiunque opera contro gli interessi della Siria e dei suoi cittadini è un nemico. Il popolo francese non è un nostro nemico, ma la politica del suo Stato è ostile al popolo siriano. Nella misura in cui la politica dello Stato francese è ostile al popolo siriano, quello Stato sarò suo nemico.
Questa ostilità finirà quando lo Stato francese cambierà politica. Ci saranno delle ripercussioni, negative si intende, sugli interessi della Francia.

LE FIGARO: Barack Obama ha posticipato l’attacco contro la Siria. Come interpreta questa decisione?

BASHAR AL-ASSAD: Alcuni vedono in lui il leader forte di una grande potenza perché ha minacciato di innescare la guerra contro la Siria. Noi crediamo che l’uomo forte è colui che previene la guerra, non chi la dichiara. Se Obama fosse forte dovrebbe dire pubblicamente: “Noi non disponiamo di prove sull’uso delle armi chimiche da parte dello Stato siriano». Avrebbe detto pubblicamente: «L’unica via è quella delle indagini Onu. Quindi, ci rifacciamo tutti al Consiglio di sicurezza». Obama è debole, perché ha subito pressioni dentro gli Stati Uniti.

LE FIGARO: Cosa direbbe ai membri del Congresso americano che devono votare pro o contro l’attacco?

BASHAR AL-ASSAD: A chiunque tocchi prendere questa decisione deve prima conoscere ciò che le guerre recenti hanno portato agli Usa e all’Europa. Cos’ha guadagnato il mondo in Libia? Cosa ha guadagnato dalla guerra in Iraq e altrove? Cosa guadagnerà dal rinforzarsi del terrorismo in Siria?

LETTA: LA RUSSIA TENGA CONTO DELLA BUONA VOLONTÀ DI OBAMA

Il premier Enrico Letta: «Abbiamo importanti aspettative sul G20» e ci auguriamo che «la presidenza russa tenga conto del gesto di buona volontà del presidente Usa Obama». Letta ha aggiunto di augurarsi «ardentemente» che si facciano «passi avanti verso una soluzione politica».

LA FOTO DI KERRY A CENA CON ASSAD SUL DAILY MAIL

Il Daily mail pubblica una fotografia che ritrae il Segretario di Stato Usa John Kerry a cena con il dittatore siriano Assad. Era il febbraio 2009 e il conflitto siriano non era ancora iniziato. Kerry, ora a capo della diplomazia Usa, era in quel momento senatore del Massachusetts e guidava una delegazione americana incaricata di discutere le prospettive di pace nella regione

LA RUSSIA INVIERÀ DELEGAZIONE DI PARLAMENTARI AL CONGRESSO USA

16.30 Il presidente del Consiglio della Federazione, Valentian Matvienko rende noto che il presidente Vladimir Putin ha appoggiato l’iniziativa del Parlamento russo di inviare una delegazione di parlamentari russi negli Stati Uniti per discutere la situazione in Siria con i “colleghi” del Congresso.

«L’iniziativa è tempestiva e corretta per capirsi meglio, infatti, non c’è altro modo che aprire un dialogo diretto», ha affermato Putin in un incontro con i capi dei due rami del parlamento russo.

La decisione arriva dopo che il presidente Barack Obama ha chiesto al Congresso di esprimersi su un possibile attacco contro il regime di Damasco.

IL 72% DEI BRITANNICI È CONTRO LA GUERRA AD ASSAD

Secondo un sondaggio commissionato dalla Bbc (su un campione di mille persone contattate telefonicamente in Inghilterra, Scozia e Galles tra venerdì e oggi), tre quarti circa dei britannici si dice d’accordo con la scelta dei parlamentari di respingere la mozione per un’azione militare in Siria. Il 72% degli interpellati non pensa che la decisione danneggi i rapporti tra la Gran Bretagna e gli Stati Uniti e afferma di non curarsi di questo rischio.

IRAN-RUSSIA: PRONTO UN PIANO PER SPOSTARE L’ARSENALE CHIMICO SIRIANO IN IRAN

Secondo il sito israeliano Debka, specializzato in notizie di Intelligence in Medio Oriente, Iran e Russia starebbero preparando un piano per il trasferimento dell’arsenale chimico siriano. Il piano servirebbe per evitare un attacco degli Usa contro Damasco.

Il presidente della commissione esteri del parlamento di Teheran, Ala-Eddin Borujerdi, ha spiegato che il piano è stato discusso fra il presidente iraniano Hassan Rohani e quello russo Vladimir Putin come base di un progetto da esporre al presidente americano Barack Obama al G20 di San Pietroburgo il 5-6 settembre.

L’arsenale tornerebbe in Siria una volta superata la crisi. Un’altra opzione è che l’arsenale chimico venga distrutto da russi e iraniani in cambio di una garanzia della Lega Araba perché i ribelli non ne approfittino.

Il sito Debka ritiene che con questa mossa l’Iran voglia evitare che gli Stati Uniti possano ottenere prove delle sostanze chimiche in Siria. E teme che un eventuale attacco contro il regime di Damasco serva da precedente per un successivo intervento contro il proprio programma nucleare.

Secondo la ricostruzione del sito, sarebbero stati parlamentari iraniani che ieri hanno visitato Damasco a suggerire alla Siria di trasferire il proprio arsenale chimico a Teheran sotto la supervisione militare russa e iraniana.

RASMUSSEN: ASSAD HA USATO ARMI CHIMICHE, MA ATTACCO NON È SOSTENIBILE

15.30 Il segretario generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen, nel corso della conferenza stampa a Bruxelles: «Sono convinto che l’attacco con le armi chimiche ci sia stato e che il regime siriano ne sia responsabile. Anche la Lega Araba ha diffuso una nota in cui si riconosce la responsabilità del regime siriano».

Il Segretario ha poi aggiunto:

«Un’azione militare in Siria per fermare il regime di Bashar al Assad dalle violenze è sconsigliabile».
«Non vedo un conflitto militare sostenibile in Siria»
«Vedo piuttosto un processo politico che riporti alla stabilità».
«Per quanto riguarda la Nato, non prevedo alcun ruolo»

TEHRAN PRONTO A MEDIARE NELLA CRISI SIRIANA

Il ministro degli Esteri iraniano, Mohamad Javad Zarif, ha telefontato ieri al segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, per «annunciare la disponibilità a trovare una soluzione pacifica come mediatori nella crisi siriana». L’Iran, uno dei più stretti alleati del regime di Bashar al-Assad, si propone come mediatore per risolvere la crisi siriana.

Zarif ha inoltre affermato che un intervento militare in Siria avrebbe «conseguenze imprevedibili» sull’intera regione, che la comunità internazionale avrebbe «grandi difficoltà» a riportare sotto controllo.

Lo stesso Zarif ha più volte negato che il recente attacco con armi chimiche nei sobborghi di Damasco sia opera del regime. Tuttavia, nel fine settimana, l’ex presidente Hashemi Rafsanjani ha affermato che il popolo siriano è «obiettivo di attacchi chimici da parte del suo governo». L”agenzia che lo ha citato, ha annullato subito dopo la notizia con le sue frasi.

LEGA ARABA: NON COMPLETAMENTE CERTI DELLA RESPONSABILITÀ DI ASSAD

13.05 Il segretario della Lega Araba, Nabil Arabi: condanniamo l’uso di armi chimiche in Siria ma «non significa che siamo completamente certi che il regime di Assad abbia commesso questo crimine. La responsabilità tuttavia ricade sul governo in carica, che deve proteggere il popolo siriano».

Il segretario ha aggiunto: in Siria c’è una nuova forma di «Guerra Fredda, e giriamo in un circolo vizioso». L’organizzazione dei Paesi arabi chiede che «tutte le iniziative punitive contro il regime siriano siano nell’ambito della carta Onu e l’accordo per il bando all’uso delle armi chimiche»

IL VATICANO: L’ATTACCO PORTEREBBE AL RISCHIO DI GUERRA MONDIALE

Il segretario del dicastero vaticano Giustizia e Pace Mons. Toso alla Radio Vaticana dopo l’appello di papa Francesco contro la guerra in Siria di domenica 1 settembre: «Non è mai l’uso della violenza che porta alla pace. La guerra chiama guerra anche perché intrappola i popoli in una spirale mortale: porta in sé una visione distorta del potere inteso come sopraffazione e dominio e, inoltre, accentua il pregiudizio che tutti cercano di distruggere gli altri. Su tali presupposti l’ “altro” rimane sempre un antagonista, un nemico da sconfiggere, non sarà mai un fratello. La guerra non finisce mai e le ragioni della giustizia sono disattese». Secondo mons. Toso, «come ha fatto intendere Papa Francesco», in Siria «occorre essere angosciati per i drammatici sviluppi che si prospettano, alla luce di come si stanno muovendo i grandi della terra. La via di soluzione dei problemi della Siria non può essere quella dell’intervento armato. La situazione di violenza non ne verrebbe diminuita. C’è, anzi, il rischio che deflagri e si estenda ad altri Paesi».

«Il conflitto in Siria contiene tutti gli ingredienti per esplodere in una guerra di dimensioni mondiali e, in ogni caso, nessuno uscirebbe indenne da un conflitto o da un’esperienza di violenza. L’alternativa non può essere che quella della ragionevolezza, delle iniziative basate sul dialogo e sul negoziato».

ASSAD CHIEDE ALL’ONU DI NON ATTACCARE

12.40 Bashar al-Assad scrive una lettera indirizzata al segretario generale, Ban Ki-moon, e alla presidente di turno del Consiglio di Sicurezza, la rappresentante argentina Maria Cristina Percevalsi: sollecita le Nazioni Unite a «impedire qualsiasi aggressione» contro la Siria.

L’ambasciatore di Damasco al Palazzo di Vetro, Bashar Jaafari, chiede a Ban di «farsi carico delle proprie responsabilità e compiere ogni sforzo per impedire qualsiasi aggressione alla Siria, premendo per il raggiungimento di una soluzione politica alla crisi» in atto nel Paese mediorientale.

SIRIA RESTA IN STATO DI ALLERTA, LA GIORDANIA EQUIPAGGIA GLI OSPEDALI PER ATTACCO CHIMICO

Un alto responsabile dei servizi di sicurezza siriani: L’esercito siriano rimane in stato di allerta anche se la minaccia di un attacco americano si è allontanata. «L’aggressione americana contro la Siria se avverrà sarà una forma di sostegno al terrorismo». «L’esercito è in stato di allerta e vi resterà fino a quando il terrorismo sarà completamente sradicato»

Fonti sanitarie in Giordania riferiscono che gli ospedali nel nord della Giordania vicino al confine con la Siria sono stati messi in stato d’allerta ed equipaggiati per fronteggiare un eventuale attacco chimico come conseguenza di raid aerei americani contro Damasco.

Mohammed Momani, il portavoce del governo, ribadisce che la Giordania non intende partecipare a un eventuale attacco contro la Siria, ma spiega che Amman «pronta a far fronte alle conseguenze» di un tale intervento. L’esercito – ha spiegato – può distribuire maschere antigas alla popolazione in caso di necessità».

FRANCIA, PARIGI FORNIRÀ PROVE CONTRO ASSAD

Fonti del governo francese: il governo fornirà ai membri del Parlamento le prove della responsabilità del regime di Bashar al-Assad nell’attacco con missili al gas nervino del 21 agosto alla periferia di Damasco. «Si tratterà di una gamma di elementi probatori di generi diversi, che permetterà di identificare con chiarezza il regime siriano quale responsabile dell’attacco chimico del 21 agosto»

Le prove saranno mostrate a una delegazioni di rappresentanti del Senato e dell’Assemblea Nazionale, la Camera bassa, nel corso di un incontro con il primo ministro Jean-Marc Ayrault oggi alle 17.00.

È previsto per mercoledì un dibattito in aula.

RUSSIA: LE PROVE USA NON CONVINCONO, RUSSIA E CINA VOGLIONO VIA DIPLOMATICA

9.00 Il ministro degli esteri russo Sergej Lavrov sulle prove presentate dall’intelligence Usa che dimostrerebbero l’uso di armi chimiche da parte dei lealisti di Assad nell’attacco a Ghouta, Damasco, del 21 agosto: «Ci hanno mostrato alcuni materiali che non contengono nulla di specifico, e che non ci convincono», ha detto Lavrov parlando davanti agli studenti dell’Università moscovita Mgimo. «Non ci sono né mappe geografiche né nomi né alcuna prova che che i campioni siano stati prelevati da professionisti e neppure contenevano alcun commento sul fatto che molti esperti hanno messo in forte dubbio i video che girano su Internet».

«Non ci sono fatti, ci sono semplicemente dichiarazioni che loro sanno per certo», ha detto Lavrov. «E quando voi chiedete delle conferme più dettagliate loro dicono che è tutto segreto e che per questo non possono farci vedere: vuol dire che non vi sono elementi per la cooperazione internazionale». «Anche quello che ci hanno fatto vedere in precedenza e ultimamente i nostri partner americani, come pure quelli britannici e francesi, non ci convince assolutamente»

Il ministro ha puntualizzato che sia Mosca sia Pechino sono «contrarie al tentativo di un ritorno al linguaggio degli ultimatum e al rifiuto delle trattative». I due Paesi, a detta del capo della diplomazia del Cremlino, difendono “soluzioni esclusivamente negoziali” anche per altri dossier sensibili dell’agenda internazionale, come il programma nucleare iraniano e quello nordcoreano.

LA LEGA ARABA: MISURE CONTRO ASSAD PER L’USO DI GAS

La Lega Araba ha chiesto che vengano adottate all’Onu misure contro il regime siriano per l’attacco con armi chimiche del 21 agosto scorso a Damasco. Nel documento approvato domenica 1° settembre dai ministri degli Esteri degli Stati appartenenti alla Lega si chiede alla comunità internazionale di «assumersi le proprie responsabilita» sulla Siria. La formula è stata chiesta dall’Arabia Saudita, principale sponsor di un intervento in Siria.

Il regime siriano, nel comunicato diffuso ieri sera, è accusato di essere «responsabile» dell’attacco. Viene quindi richiesta l’adozione di misure di «deterrenza», ossia che inducano Assad a porre fine all’uso di gas. «Le Nazioni Unite e la comunità internazionale sono chiamate ad assumersi le proprie responsabilità in linea con (quanto previsto) dalla Carta Onu e dal diritto internazionale adottando le necessarie misure deterrenti», a seguito dell’attacco chimico del 21 agosto.

Il testo è del tutto simile a quello già esaminato la scorsa settimana. e non è stato approvato da tre paesi: Libano, dove le milizie sciite di Hezbollah partecipano al conflitto al fianco del regime di Assad; Iraq, dove lo sciita Nouri al-Maliki è vicino all’aluita (setta sempre sciita) Assad; e dell’Algeria. Ha invece preferito non votare contro l’Egitto, nonostante la contrarietà al testo. Il ministro degli Esteri, Nabil Fahmy ha preferito non irritare il governo saudita, che è stato il maggiore sostenitore del nuovo esecutivo egiziano, dopo il golpe del 3 luglio scorso che ha deposto l’ex presidente Mohamed Morsi.

31 agosto

OBAMA: «CHIEDERÒ AL CONGRESSO IL VIA AGLI ATTACCHI»

«Popolo americano, so bene che siamo stanchi della guerra. Ma non possiamo far finta di non vedere»

«Quale messaggio diamo se i dittatori possono gassare la loro gente e noi giriamo la testa?».

«Siamo pronti e potremmo iniziare domani, tra una settimana o tra un mese».

30 agosto

Il presidente americano Barack Obama ha chiarito oggi di non avere ancora preso «una decisione finale» sulla risposta da dare all’attacco compiuto il 21 agosto in Siria. Per il leader Usa, intervenuto alla Casa Bianca, gli Stati Uniti hanno tuttavia l’obbligo di assicurarsi che quando un paese fa uso di armi vietate sia chiamato a renderne conto. Il leader della Casa Bianca ha quindi definito il tipo di crimine commesso alla periferia di Damasco «una sfida al mondo». Obama ha poi lamentato il fatto che il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite non sia messo in condizione di agire: «Ciò che abbiamo visto finora è quantomeno un’incapacità del Consiglio di Sicurezza di muoversi in presenza di una chiara violazione delle norme internazionali». – «Non voglio la paralisi del mondo rispetto alla crisi siriana».

KERRY: ECCO COSA SAPPIAMO SU GHOUTA

Il Segretario di Stato Usa presenta il rapporto dell’intelligence Usa

I passaggi chiave del discorso:

“I dati dell’inchiesta sono molto chiari. Leggete da voi le prove provenienti da migliaia di fonti, che sono già pubbliche.
Abbiamo visionato le analisi tenendo ben presente il caso dell’Iraq. Per proteggere fonti e metodi alcune cose che sappiamo saranno rese pubbliche solo ai deputati, responsabili del popolo americano. Sappiamo che Assad ha il più grande programma di armi chimiche del Medio Oriente. Sappiamo che le ha usate diverse volte quest’anno. Su piccola scala ma contro il suo popolo”

“Sappiamo che il regime era determinato a fare piazza pulita dell’opposizione. Il regime siriano era sul posto nella zona di Ghouta poco prima dell’attacco e stava facendo dei preparativi. Elementi del regime siriano erano sul posto, con maschere anti gas pronti a ripararsi da armi chimiche. Sappiamo dove e quando i missili con armi chimiche sono stati lanciati. Sappiamo che novanta minuti dopo abbiamo visto i video sui social media che mostravano le vittime con difficoltà respiratorie, con spasmi, e sappiamo che erano cittadini comuni siriani”

“Gli Stati Uniti sanno che 1.429 civili siriani sono rimasti uccisi nell’attacco del 21 agosto. E i dottori che li hanno curati hanno detto che non avevano né un taglio, né un graffio. Abbiamo visto file di morti senza tracce di sangue. Abbiamo visto bambini allineati uno all’altro e genitori e nonni attorno uccisi dai gas. Anche i dottori e le infermiere che hanno cercato di salvare queste vittime sono rimasti uccisi”

“Un funzionario dell’alto regime che ha preso parte all’attacco ha confermato l’uso di armi chimiche e ha onfessato il suo timore che l’attacco fosse scoperto”

“Ora, la questione non è quello che sappiamo, ma quello che ne faremo” 

“Dobbiamo chiederci qual è il rischio di restare senza fare niente. Si tratta di considerare che Hezbollah e tutti gli altri gruppi terroristici del nord del paese potrebbero usare quelle armi chimiche”

“Dobbiamo fare scelte che riflettano il nostro ruolo nel mondo. Siamo gli Stati Uniti d’America e cerchiamo sempre di difendere i valori attorno ai quali costruiamo il nostro futuro. Conta chi siamo e la nostra credibilità e leadership nel mondo”

“Non siamo gli unici a voler fare qualcosa. La Lega Araba, Francia, Turchia sono con noi”

“Continueremo a parlare al Congresso e al popolo americano. Obama li rassicurerà del fatto che gli Usa agiranno seguendo la loro strada. Sappiamo che gli Usa non chiuderanno gli occhi di fronte a un dittatore”

“Non ci sono paragoni con Iraq, Afghanistan, Libia. Non ci prenderemo la responsabilità di una guerra civile già in corso. Abbiamo il compito di continuare un processo diplomatico per trovare una soluzione finale al conflitto che sappiamo deve essere necessariamente politica”

“Armi chimiche non devono mai più essere usate contro persone inermi”

NUOVA RIUNIONE DEL CONSIGLIO DI SICUREZZA ONU

16.45 I cinque membri permanenti del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite si riuniranno nuovamente alle 14.30 (ora di New York, le 20.30 in Italia) per discutere dell’intervento in Siria.

TUTTI I POSSIBILI ATTACCHI CHIMICI COMPIUTI DA ASSAD IN SIRIA

Quello del 21 agosto non sarebbe il primo attacco chimico compiuto da Assad. Altri ne sarebbero stati fatti in diverse aree del Paese. Questa la ricostruzione fatta dalla Bbc.

La cronaca degli attacchi sul sito della Bbc

Una ricostruzione fatta dopo che alcuni reporter dell’emittente britannica hanno visitato la scuola di  Saraqeb, raccogliendo immagini video che testimonierebbero un attacco al Napalm ad opera dei militari di Assad

IL 50 % DEGLI AMERICANI DICE NO ALLA GUERRA

I dati di sondaggio della Nbc condotto il 28 e 29 agosto su un campione di 700 adulti:

Il 50% degli americani è contrario ad una azione militare degli Stati Uniti in Siria, mentre il 50% è a favore di un’azione limitata condotta con missili cruise lanciati dalle navi. Otto su dieci ritengono tuttavia che il presidente Barack Obama dovrebbe ottenere l’approvazione del Congresso prima di un eventuale attacco.

Il 42% degli interpellati ha affermato di sostenere l’idea di una azione militare in risposta al regime di Assad per il suo presunto uso di gas letali. Il 58 per cento hanno detto di essere d’accordo con l’affermazione che l’uso di armi chimiche rappresenta il superamento di una «linea rossa» e richiede una risposta significativa da parte degli Usa.

L’approvazione per il lavoro globale condotto dal presidente e’ del 44 per cento, un punto in meno rispetto al mese scorso. Per ciò che riguarda la sua gestione della politica estera e solo al 41 per cento, il livello più basso mai raggiunto, scrive Nbc. Bassa l’approvazione per ciò che riguarda la sua politica verso la Siria, appena l 35 per cento.

EMMA BONINO: “CON INTERVENTO ARMATO RISCHIO DI CONFLITTO PIÙ AMPIO”

Nell’intervista a Sky news, il ministro degli Esteri Emma Bonino: “Intervenire militarmente in una zona dove è già presente un conflitto tra sunniti e sciiti peggiorerebbe la situzione”

I passaggi chiave dell’intervista

“Con un conflitto in Siria c’è il rischio di una deflagrazione mondiale”

«Anche se sembra più lento, più duro e a volte sembra non riuscire, la tenuta della pressione diplomatica e della politica è l’unica soluzione perseguibile» in Siria

«Una consultazione preventiva tra i membri dell’Ue sarebbe stata utile»

«Si comincia sempre così, con gli attacchi mirati, senza mandato dell’Onu, e la Siria ovviamente reagirà»

CAMERON: “NON DEVO SCUSE ALL’AMERICA”

13.00 «Penso che gli americani e Obama capiranno», ha spiegato il premier britannico David Cameron commentado il no all’intervento in Siria del Parlamento britannico, «Non ho ancora parlato con il presidente Usa ma lo farò nei prossimi giorni. Non credo che sia una questione per cui chiedere scusa».

Nella prima intervista del premier dopo la dura sconfitta di ieri in parlamento che ha bocciato la mozione del governo su un eventuale intervento in Siria, Cameron conferma che non ci sarà un coinvolgimento della Gran Bretagna in Siria. «Il parlamento ha parlato e va ascoltato», ha detto. «Gli americani e il presidente Obama capiranno». Londra continuerà «a lavorare per fare pressione su Assad»

GRECIA DÀ L’OK PER L’UTILIZZO DELLE SUE BASI

Il premier conservatore greco Antonis Samaras e il suo vice (e ministro degli Esteri), il socialista Evanghelos Venizelos, al termine di un vertice dedicato alla questione: la Grecia preferirebbe una soluzione diplomatica della crisi siriana ma in caso di attacco armato alleato contro il regime di Damasco, Atene consentirà alle forze della Nato di utilizzare le proprie basi in territorio ellenico.

La Grecia si prepara a un eventuale arrivo di massa dei profughi

È stato fissato per oggi un nuovo incontro d’emergenza al ministero della Difesa al quale parteciperanno i ministri degli Esteri, dell’Interno, dell’Ordine Pubblico, della Sanità e della Marina Mercantile. Sull’isola di Chios, nel Mare Egeo orientale, sono già arrivati oltre 200 profughi, a bordo di imbarcazioni provenienti dalla vicina Turchia.

ULTIMA GIORNATA DI ISPEZIONI ONU IN SIRIA

Gli ispettori Onu sono partiti questa mattina dal loro albergo di Damasco per l’ultima giornata di sopralluoghi nella regione di Ghouta, est di Damasco, dove il 21 agosto sarebbe avvenuto l’attacco al gas nervino da parte dei lealisti di Assad.

Domani gli ispettori lasceranno il Paese e presenteranno il loro rapporto alle Nazioni Unitie. Sono arrivati in Siria pochi giorni prima del presunto attacco chimico per verificare l’impiego di armi proibite nel nord del Paese.

(Foto diffuse dal quotidiano israeliano Haarets)

LA GERMANIA NON PARTECIPERÀ ALLA GUERRA

11.35 Il ministro degli Esteri tedesco, Guido Westerwelle, al quotidiano Neue Osnabrucker Zeitung: La Germania non parteciperà ad un attacco internazionale in Siria. Il ministro ha precisato: «né ci è stato chiesto, né lo consideriamo». «Chiediamo che il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite trovi una soluzione congiunta»

HOLLANDE: “NON ESCUDO INTERVENTO MILITARE PRIMA DI MERCOLEDÌ”

11.30 Il presidente francese, Francois Hollande in un’intervista al quotidiano Le Monde: «La Francia vuole un’azione ferma e proporzionata contro il regime di Damasco».

Nella stessa intervista il presidente non esclude raid aerei prima di mercoledì, data in cui si riunirà il Parlamento in seduta straordinaria per un dibattito sulla Siria. «Un insieme di indizi va nel senso della responsabilità del regime di Damasco».

Sul no del Parlamento di Londra all’intervento: “La Francia interverrebbe anche senza la Gran Bretagna. Ogni paese è sovrano sulla partecipazione o meno ad un’operazione. Questo è valido per la Gran Bretagna e lo è per la Francia”.

OGGI PUBBLICAZIONE DEL RAPPORTO DELL’INTELLIGENCE USA

10.45 Un alto funzionario dell’amministrazione Usa riferisce alla Cbs News: oggi l’amministrazione Obama fornirà una versione declassificata (senza segreto) del rapporto della sua intelligence sul presunto utilizzo di armi chimiche in Siria della scorsa settimana. L’amministrazione rilascerà anche la sua giustificazione giuridica per intervenire militarmente contro il regime siriano, se e quando il presidente Barack Obama dovesse ordinare di colpire.

USA, DOPO IL NO BRITANNICO PRONTI AD ANDARE DA SOLI

L’amministrazione americana non fa marcia indietro dopo la bocciatura di ieri sera del Parlamento britannico, per 13 voti, della mozione del premier Cameron a sostegno di un intervento in Siria.

Gli Stati Uniti sono ancora alla ricerca di una «coalizione internazionale» per rispondere al presunto attacco con armi chimiche del regime siriano contro i civili, ha dichiarato questa mattina il segretario della Difesa americano Chuck Hagel, durante una conferenza stampa a Manila.

Fonti della Casa Bianca hanno lasciato intendere che gli Usa potrebbero agire da soli, anche perché si tratterebbe di un’operazione limitata per la quale non sarebbe necessaria una coalizione. Il presidente americano Barack Obama non ha ancora preso una decisione e continua a valutare le opzioni a disposizione.

Nel corso una conference call dei leader del Congresso Usa con rappresentanti dell’amministrazione Obama, alcuni parlamentari hanno affermato che ormai «non ci sono dubbi» che le armi chimiche siano state utilizzate in Siria, e dal governo di Assad. Il parlamentare Eliot Engel della Commissione Affari esteri della Camera ha assicurato che le nuove prove sono «comunicazioniintercettate tra esponenti siriani di alto livello».

Secondo indiscrezioni, un’eventuale misura sara’ presa una volta che gli esperti dell’Onu lasceranno la Siria. Gli ispettori delle Nazioni Uniti lasceranno il paese sabato.

29 agosto

IL PARLAMENTO BRITANNICO BOCCIA L’ATTACCO

Alle 20.30 ora italiana il Parlamento britannico ha detto no all’intervento del governo a sostegno di un eventuale intervento in Siria. La mozione del premier David Cameron è stata bocciata con 285 voti contro 272. «Agirò in accordo con il Parlamento» ha commentato subito dopo il voto Cameron.

29 agosto 2013, il premier britannico David Cameron presenta al Parlamento la mozione del suo governo sulla Siria

Si tratta di una decisione per certi versi storica. La Gran Bretagna aveva affiancato gli Stati Uniti in ogni importante operazione militare intrapresa da Washington dall’invasione di Panama nel 1989 in poi.

Il leader dei laburisti Ed Milliband ha bollato come «altezzosa e spericolata» la leadership del primo ministro inglese. «Un intervento militare britannico in Siria -–ha aggiunto – adesso non e’ piu’ in agenda».

OBAMA TELEFONA ALLA MERKEL

Il presidente Usa Barack Obama ha sentito telefonicamente il cancelliere tedesco Angela Merkel per discutere della situazione in Siria. Lo riferisce un portavoce della Casa Bianca all’agenzia dpa senza fornire ulteriori dettagli.

INCONTRO BONINO-HOLLANDE: “COMUNE CAUTELA”

20.10 Il ministro degli Esteri Emma Bonino ha incontrato oggi, a Parigi, la diplomazia francese. Pur ribadendo la ferma condanna dell’attacco chimico e l’assoluta «indignazione» per quello che è successo, Bonino ha ripetuto la posizione italiana: il nostro Paese non parteciperà ad alcun attacco armato contro il regime siriano senza l’ombrello di una risoluzione del Consiglio di sicurezza dell’Onu.

«Con Laurent Fabius (Il ministro degli Esteri francese, ndr) abbiamo scambiato opinioni mettendo sul tavolo le nostre e le loro priorità per arrivare a un programma di presidenza che capita in un momento di cambiamento dei vertici europei, con la nuova commissione che prenderà forma ad ottobre e il passaggio di consegne tra commissari che avverrà tra ottobre e dicembre».

Dall’incontro con Francois Hollande, è trapelata la «comune cautela» di Italia e Francia su come procedere nella crisi siriana. Hollande ha ammorbidito le sue posizioni dopo l’incontro di questa mattina con il capo dell’opposizione siriana, Ahmad al Jarba, aveva parlato di necessità di fare tutto il possibile per trovare una «soluzione politica»

Le priorità dell’Italia sono «l’unione politica, accompagnata da quella monetaria e bancaria, i cui lavori vanno a rilento, l’industria europea della difesa, la comunità dell’energia».

La stessa Bonino ha precisato in giornata che nessuno finora ha chiesto all’Italia di utilizzare le basi militari sul nostro territorio.

RAPPORTO INTELLIGENCE USA NON CONTENGONO PROVE CONTRO ASSAD

20.00 Il rapporto degli 007 Usa e le informazioni di intelligence dei loro alleati non conterrebbero la cosiddetta «pistola fumante», ossia le prove che attribuiscano al presidente Bashar al Assad dimostrando che è stato lui a dare l’ordine di usare le armi chimiche il 21 agosto contro i ribelli e i civili in un sobborgo di Damasco. Così secondo diversi funzionari Usa citati da fonti di stampa.

NUOVA RIUNIONE CONSIGLIO DI SICUREZZA ONU

19.50 Cina, Francia, Regno unito, Russia e Stati uniti, le cinque potenze che detengono il diritto di veto sulle decisioni del Consiglio di sicurezza Onu si incontrano nuovamente alle 20:30 di questa sera, ora italiana, per tentare nuovamente il superamento dell’empasse. Nel precedente incontro di ieri, i veti russo e cinese hanno impedito l’adozione di una risoluzione del Consiglio di sicurezza dell’Onu che avalli un eventuale intervento armato della Comunità internazionale in Siria.

Gli ambasciatori dei cinque Paesi membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell’Onu esamineranno ancora la bozza di risoluzione presentata da Londra al fine di autorizzare l’intervento militare a scopo punitivo nei confronti del regime di Bashar al-Assad, che i ribelli hanno accusato di aver usato armi chimiche contro la popolazione, lo scorso 21 agosto.

Il testo proposto dal governo britannico dovrebbe autorizzare «tutte le misure necessarie, in virtù del capitolo VII della Carta delle Nazioni unite, per proteggere i civili dalle armi chimiche» in Siria. La bozza di risoluzione proposta dal governo Cameron prevede, all’ar.42, il ricorso all’uso della forza come estrema ratio rispetto ad una minaccia alla pace.

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QUINTO CACCIATORPEDINIERE USA RAGGIUNGE LE COSTE SIRIANE

19.00 Fonti del Pentagono: il cacciatorpediniere Stout raggiunge le coste siriane. Avrebbe dovuto prendere il posto della Mahan ma nell’eventualità di un attacco contro la Siria, entrambe le unità resteranno in zona. Normale nell’area permangono tre cacciatorpedinieri lanciamisili classe Arley Burke, secondo le regole della VI flotta. Ogni unità ha 90 tubi di lancio ma non tutti sono armati con i missili da crociera Tomahawk.

MERKEL: “CINA E RUSSIA COLLABORINO ALL’ONU”

19.00 La cancelliera Angela Merkel durante un comizio a Minden, in Vestfalia: appello a Russia e Cina a cooperare con l’Occidente sulla Siria al Consiglio di sicurezza Onu. “L’uso di armi chimiche è una pesante violazione di tutti gli accordi internazionali e del diritto internazionale”. D’accordo con il Presidente francese Hollande, ha aggiunto che è necessario un rapporto degli ispettori Onu e che il Consiglio deve adottare una risoluzione all’unanimità.

CINA: “ATTACCO IN SIRIA DESTABILIZZEREBBE LA REGIONE”

18.00 La Cina, da sempre allineata al Consiglio di Sicurezza Onu sulle posizione della Russia di opporsi a qualsiasi intervento in Siria o anche alla semplice condanna del regime siriano, ha esortato gli Stati Uniti a non procedere all’intervento armato, che precipiterebbe la regione nel caos. In un a dichiarazione sul sito web del ministero degli Esteri, il ministro Wang Yi, ha esortato, “tutte le parti ad esercitare la massima moderazione e calma”, ribadendo che una soluzione politica, “e’ l’unica realistica via’ d’uscita alla crisi siriana”.

CAMERON: “NO CERTEZZA 100% SU QUALE SIA LA STRADA MIGLIORE”

Il primo ministro britannico David Cameron presentando in parlamento la mozione del governo sulla Siria

«D’altro canto non c’è la certezza al 100% su quale sia la strada o l’azione più efficace o destinata a fallire, ma credo si possa essere sufficientemente certi che un regime che ha utilizzato armi chimiche in 14 occasioni è più che probabile che sia responsabile per questo vasto attacco e che, se non si fa nulla a riguardo, si convinca di poterlo rifare con impunità»

«Dobbiamo fare la cosa giusta nel modo giusto»

«Dobbiamo imparare dalle lezioni del passato» riferendosi all’intervento in Iraq nel 2003, «ma lo spettro degli errori del passato non deve paralizzarci. Dobbiamo fare la cosa giusta nel modo giusto». Il mio obiettivo su questo tema, ha continuato, «è unire il paese, non dividerlo».

LA POSIZIONE DELLA GB SULL’INTERVENTO MILITARE IN SIRIA IN UNA NOTA DEL GOVERNO

Questa la nota che spiega la posizione legale del governo britannico di David Cameron sull’azione militare in Siria dopo il presunto uso di armi chimiche da parte del governo di Assad il 21 agosto 2013 a Ghouta, Damasco.

Clicca qui per visualizzare interamente il documento

BONINO: “CON FRANCIA POSIZIONI DIVERSE”

Il ministro degli Esteri italiano Emma Bonino precisa: “Italia e Francia hanno posizioni diverse”. Emma Bonino sarà ricevuta alle 18,30 dal presidente francese Francois Hollande all’Eliseo per un nuovo scambio di vedute sulla posizione di Italia e Francia sulla crisi siriana

CAMERON: “IMPENSABILE AGIRE CON AMPIA OPPOSIZIONE ALL’ONU”

16.15 Il premier britannico David Cameron nel dibattito ai Comuni sulla mozione del governo sulla Siria: “Un’azione militare in Siria sarebbe «impensabile» in caso di «schiacciante opposizione» al consiglio di sicurezza dell’Onu. Ma Cameron ha aggiunto che l’approvazione dell’Onu non costituisce l’unica base legale per un intervento. (L’immagine è di Al Jazeera)

HEZBOLLAH MOBILITA LE TRUPPE NEL SUD DEL LIBANO

15.30 Il sito d’informazione Now Lebanon, che cita fonti di Hezbollah: Hezbollah avrebbe dichiarato lo stato di allerta tra i suoi ufficiali e iniziato a mobilitare truppe nel sud del Libano, in vista di un’escalation militare in Siria. La leadership del partito non avrebbe ancora deciso la natura e l’obiettivo di un’eventuale rappresaglia, e starebbe tenendo aperte tutte le opzioni in coordinamento con i suoi alleati Siria e Iran.

LA COPERTINA DELL’ECONOMIST CONTRO ASSAD

116 DEPUTATI CHIEDONO A OBAMA DI CONSULTARE IL CONGRESSO

14.45 Sono ora 116 i deputati, 98 repubblicani, 18 democratici, che hanno firmato una lettera al presidente Barack Obama in cui si sostiene che un raid militare senza il via libera del Congresso e’ incostituzionale. Proprio oggi, su richiesta dello Speaker John Boehner, e’ previsto un briefing da parte degli uomini dell’amministrazione Obama con i vertici di Capitol Hill, dai presidenti delle Commissioni competenti ai leader di maggioranza e opposizione del Congresso.

ERDOGAN CONVOCA VERTICE D’EMERGENZA

14.30 Il primo ministro turco Recep Tayyip Erdogan ha convocato un vertice d’emergenza con alcuni dei suoi ministri e con il capo dell’intelligence, Hakan Fidan, per discutere di un possibile intervento militare internazionale, al quale la Turchia ha già fatto sapere di voler partecipare.

I media turchi sottolineano che già da alcuni giorni Ankara ha potenziato la presenza di militari ed esperti di armi chimiche lungo il confine con la Siria e ha orientato in direzione siriana i missili terra-terra posizionati nella provincia meridionale di Hatay.

ASSAD: “L’ATTACCO CI RAFFORZERÀ”

13.40 Il presidente siriano Bashar al-Assad, durante un incontro con una delegazione di leader di partito e parlamentari dello Yemen: «Le minacce di aggressione diretta alla Siria accresceranno l’adesione del Paese ai suoi principi e la sua indipendenza, che deriva dalla volontà del suo popolo»

GLI EMIRATI E LA DUBBIA FRETTA DELLE POTENZE OCCIDENTALI DI ATTACCARE

13.00 Un editoriale sul quotidiano semi-governativo emiratino Gulf News riflette sulla «dubbia fretta delle potenze occidentali di colpire la Siria» in un editoriale dal titolo: «Date una chance all’ispezione Onu!»

«Se Al-Assad ed il suo regime saranno ritenuti responsabili per le atrocità chimiche di cui sono accusati, allora il mondo intero non solo appoggerà bombardamenti mirati ma anche una totale operazione militare con l’obiettivo di far capitolare un regime oppressivo»

«Non però fino a quando alla comunità internazionale non saranno fornite prove inconfutabili che in effetti il regime siriano ha gassato il suo popolo».

L’editoriale fa riferimento all’esperienza dell’Iraq, attaccato «con simili pretesti» rivelatisi più tardi «falsi di intelligence». Ma un attacco unilaterale non sarebbe, secondo il quotidiano, la soluzione. «Non riusciamo a capire la frenesia di bombardare mentre il team dell’Onu non ha ancora terminato il suo lavoro».

Gli Emirati Arabi Uniti, insieme a Arabia Saudita e Qatar appoggiano esplicitamente l’opposizione al regime del presidente Bashar Al Assad, finanziandola ed armandola.

BONINO ALLA CNN: “NON SI CAPISCE COSA VOGLIA LA COALIZIONE DEI VOLENTEROSI”

12.00 Il ministro degli Esteri Emma Bonino ieri sera in un’intervista sulla Cnn: «È preoccupante che si stia già preparando una coalizione di volenterosi ancora prima della proposta di una risoluzione Onu. Francamente, non so cosa voglia realmente fare questa coalizione. Punire Assad? Porre fine al conflitto? Non lo so, non mi è chiaro». 

Emma Bonino ha ribadito poi che «bisogna essere molto prudenti prima di intervenire di nuovo in una polveriera» Ha esortato le grandi potenze, a partire dagli Usa, determinate ad attaccare la Siria, a ricordare come basare una decisione di tale portata solo, «su selezionati dati di intelligence ha già causato altri interventi che non si sono rivelati molto positivi», come avvenne nel marzo del 2003 con l’invasione dell’Iraq. Bonino ha condannato l’uso di «armi chimiche…un crimine contro l’umanità, inaccettabile di cui i responsabili dovranno risponderne», alla giustizia. Allo stesso tempo Bonino ha sottolineato come «non sia saggio» intervenire senza l’approvazione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu.

HOLLANDE: “FARE IL POSSIBILE PER SOLUZIONE POLITICA”

11.15 Il presidente francese, Francois Hollande, al termine di un incontro con il presidente della Coalizione nazionale siriana ha dichiarato che tutto il possibile deve essere fatto in Siria per trovare una soluzione politica.

LEGGI ANCHE: Lo “strike” riluttante di Obama in Medio Oriente

BAN KI-MOON: ISPETTORI AL LAVORO FINO A VENERDÌ

10.40 Il segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon:Gli ispettori Onu impegnati nell’indagine sull’impiego di armi chimiche in Siria proseguiranno il loro lavoro fino a venerdi’ e lasceranno Damasco da sabato mattina.

ISPETTORI ONU, TERZO GIORNO DI LAVORO

10.30 Gli ispettori Onu che stanno raccogliendo prove e testimonianze per accertare il presunto uso di armi chimiche del 21 agosto, si sono recati questa mattina per il terzo giorno, in una località della regione di Ghouta, a est di Damasco

RUSSIA INVIA ANTI SOMMERGIBILE NEL MEDITERRANEO

10.15 Mosca ha deciso di rafforzare la sua presenza navale nel Mediterraneo. Invierà nei prossimi giorni una nave anti sommergibile della flotta del Nord e l’incrociatore lanciamissile Moskva della flotta del Mar Nero. A riferirlo una fonte della Stato maggiore russo.

FRANCIA: NON SOLO PUNIRE ASSAD MA USCIRE DALLA CRISI

10.00 Il portavoce del governo francese, Najat Vallaud-Belkacem su Le Figaro: “Un intervento militare contro la Siria è complicato da costruire e occorre attendere l’adesione di diversi alleati, che stiamo cercando di trovare nel Consiglio di sicurezza dell’Onu. Ma la presenza di Cina e Russia crea serie difficoltà”.

“L’obiettivo non è semplicemente quello di impedire al regime siriano di lanciare un altro attacco con armi chimiche ma anche di trovare una via d’uscita dalla crisi”.

NAVE FRANCESE SI DIRIGE VERSO LA SIRIA

9.15 La fregata antiaerea francese Chevalier Paul, una delle più avanzate in dotazione all’esercito transalpino, ha lasciato stamattina il porto di Tolone e sarebbe diretta verso la flotta internazionale schierata vicino alle coste siriane. La flotta internazionale già presente comprende «quattro fregate lanciamissili della Us navy e un certo numero di sottomarini nucleari americani e britannici». A dare la notizia il sito del settimanale le Point.

PUTIN E ROHANI: SOLUZIONE POLITICA

9.00 Una nota pubblicata sul sito web del Cremlino riferisce che il presidente russo, Vladimir Putin, e quello iraniano, Hassan Rohani, hanno avuto un colloquio telefonico sulla crisi siriana. «Entrambi ritengono inammissibile l’uso di armi chimiche», confermando l’opposizione a un eventuale intervento militare contro il regime di Damasco. «Considerando gli appelli per un’azione militare dall’esterno nel conflitto siriano, Putin e Rohani hanno anche sottolineato la necessita’ di cercare una soluzione attraverso la diplomazia»

TELEFONATA MERKEL-CAMERON, “INDISPENSABILE REAZIONE INTERNAZIONALE”

9.00 Il portavoce del governo della Germania, Steffen Seibert, riferisce che ieri sera Angela Merkel e David Cameron hanno parlato telefonicamente della situazione siriana. Una reazione internazionale all’utilizzo di armi chimiche in Siria è “indispensabile”, hanno detto entrambi i leader. «Il regime siriano non può aspettarsi che questo tipo di azioni bellicose contro il diritto internazionale possa rimanere impunito». Per entrambi, «l’utilizzo di gas velenosi contro la popolazione civile siriana» è sufficientemente consolidato. «I due – ha spiegato Seibert – auspicano che nessun membro del Consiglio di Sicurezza dell’Onu chiuda gli occhi davanti a questo crimine contro l’umanità e che vengano decise le conseguenze del caso»

OBAMA: ANCORA NESSUNA DECISIONE PRESA

7.30 Il presidente americano in un’intervista alla tv Pbs: «Se con un colpo di sterzo diciamo in modo chiaro e deciso ma anche molto limitato di ’smetterla’, questo può avere un impatto positivo sulla nostra sicurezza nazionale a lungo termine».

Alla domanda se l’attacco fosse già stabilito, Obama: «Non ho ancora preso una decisione». Le ultime indiscrezioni trapelate dalla Casa Bianca lasciano intendere che gli Usa aspetteranno che gli ispettori Onu che indagano sull’attacco chimico di Ghouta lascino la Siria. Questo farebbe slittare l’attacco congiunto di Usa e Gran Bretagna alla prossima settimana.

«Le consultazioni con gli alleati – spiega Obama – proseguono e ho ricevuto le opzioni militari e informative dall’intelligence». Alcuni funzionari della Casa Bianca – fa sapere il Presidente – aggiorneranno i leader di Senato e Camera oggi (giovedì) sulla situazione in Siria.

«Non vogliamo un nuovo un altro Iraq. In Siria possiamo usare un approccio che non ci faccia ripiombare in un lungo conflitto»

«Gli Stati Uniti non hanno alcun interesse a entrare nella guerra civile siriana. In ogni caso dobbiamo evitare in ogni modo che armi chimiche possano essere usate contro di noi».

«Abbiamo guardato tutte le prove e concluso che è stato il governo siriano a portare avanti l’attacco».

«Gli Stati Uniti devono inviare al regime di Bashar el Assad un messaggio forte sul fatto che è meglio che non ripeta» un incidente come quello del 21 agosto scorso.

RUSSIA: INTERVENTO IN SIRIA SAREBBE SFIDA ALLE NAZIONI UNITE

7.30 Il viceministro degli Esteri russo, Ghennady Gatilov, nel corso di un colloquio con il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban ki-moon all’Aja: «I piani annunciati da alcuni Paesi per sferrare un attacco alla Siria sono una sfida aperta alle norme basilari della Carta dell’Onu e ad altre norme del diritto internazionale»

BAN KI-MOON: “AGLI ISPETTORI SERVONO ALMENO 4 GIORNI”

Nella giornata di ieri 28 agosto Ban Ki-Moon, Segretario Generale delle Nazioni Unite al Palazzo della Pace dell’Aia aveva dichiarato che “gli ispettori dell’Onu hanno bisogno di almeno 4 giorni per concludere un esame approfondito sull’uso di armi chimiche in Siria”.

«Il mio mandato e la mia responsabilità è di fare in modo che gli ispettori portino a termine un’indagine completa: lasciateli finire il loro lavoro».

I risultati delle indagini delgi ispettori dell’Onu, ha spiegato ieri, «saranno resi pubblici dal Consiglio di Sicurezza»

28 agosto

MEDITERRANEO: ECCO LE BASI PRONTE A INTERVENTO

A Cipro, in Grecia e in Turchia le strutture in pre-allarme

20.30 Saranno queste le basi militari che appoggeranno l’attacco militare congiunto Usa-Gb contro la Siria.

– Cipro Base aerea britannica della Royal Air Force (Raf) di Akrotiri, promontorio sulla costa meridionale di Cipro (Paese che non fa parte della Nato). Lunedì sono atterrati due aerei-radar Awacs e un aereo-cisterna per i rifornimenti in volo. Oggi invece, secondo radio locali, sarebbero arrivati una ventina di velivoli provenienti da un’imprecisata base Nato in Italia.
Strategie di attacco Quella di Akrotiri sarebbe la stessa base da cui partirono i Tornados che andavano a bombardare la Libia. Fonti di intelligence ritengono che inizialmente l’attacco alla Siria seguirà lo schema adottato per la Libia: prima i lanci di razzi Tomahawk da cacciatorpediniere lanciamissili Usa della Sesta Flotta (quattro sono gia’ in zona di operazioni) e da sommergibili nucleari britannici della classe Trafalgar anch’essi nell’area e poi i caccia.
Secondo altri gli Awacs e l’aereo-cisterna appoggeranno i caccia Usa e britannici che andranno a colpire obiettivi militari in territorio siriano anche se La Royal Navy non ha confermato la presenza dei sottomarini ma è noto che dispone di una forza di rapido intervento nel Mediterraneo orientale composta da due fregate e dalla portaelicotteri Hms Illustrious.
Dimensioni Insieme con la contigua Episkopi, Akrotiri è la maggiore delle basi militari d’oltremare (per un totale di 156 km quadrati) che la Gran Bretagna ha mantenuto a Cipro dopo la dichiarazione d’indipendenza nel 1960.

– Grecia Paese membro della Nato, la Grecia è in stato di pre-allerta dopo che Washington ha chiesto ad Atene l’utilizzo della base dell’aviazione greca a Kalamata, nel Peloponneso, e della base aero-navale Usa di Souda Bay, sulla costa nord-occidentale dell’isola di Creta. È da questa base che negli ultimi anni sono state coordinate e messe in atto missioni di ricognizione e di rifornimento alle unità Usa e alleate impegnate nelle operazioni «Scudo» e «Tempesta del Deserto» (in Iraq), «Enduring Freedom» (in Afghanistan) e «Iraqi Freedom».
In caso di intervento Nato, l’Alleanza Atlantica può anche utilizzare la base di appoggio tattico (Forward Operation Base, Fob) di Aktion, sulla costa ionica, tre km a Sud di Preveza, dalla cui pista gli Awacs possono decollare.

– Turchia In Turchia la Nato può contare su 24 basi alcune delle quali, come già avvenuto in passato, potrebbero dare appoggio alle forze Usa. Di queste, le più importanti sono le tre basi aeree di Incirlik (già utilizzata dagli Usa per compiere incursioni in Iraq e rifornire le proprie truppe in Afghanistan), Izmir e Konya e quella navale di Iskenderun, sede del comando Sud della marina Turca, sulla costa Nord-orientale del Mediterraneo e a un centinaio di km a Nord dalla frontiera con la Siria.

GLI USA USERANNO LE INTERCETTAZIONI TELEFONICHE COME PROVE DELL’ATTACCO CHIMICO

19.20 Lo scrive Foreign Policy, rivista americana specializzata in politica estera: gli Stati Uniti intendono dimostrare la responsabilitaà del regime di Bashar al-Assad attraverso le intercettazioni telefoniche tra il ministero della Difesa siriano e il capo dell’unità di armi chimiche dell’esercito di Damasco. Nelle conversazioni intercettate si sente il ministero siriano chiedere all’unità spiegazioni sull’attacco del 21 agosto nella periferia di Damasco.

Continua intanto il lavoro degli ispettori dell’Onu nella periferia di Ghouta, est di Damasco, dove sarebbe avvenuto l’attacco chimico del 21 agosto. Gli ispettori hanno concluso poche ore la fa la seconda giornata di lavoro. Ban Ki Moon, 15.30 Ban Ki-Moon, Segretario Generale delle Nazioni Unite, ha dichiarato poco fa che agli ispettori servono almeno altri 4 giorni di lavoro. Questo rallenterebbe i piani di attacco di Usa e alleati.

LETTA: “FORTE CONDANNA MA SERVONO ATTI COPERTI DA ONU”

19.25 Così il premier italiano al termine del Consiglio dei ministri:  “Forte condanna a quanto accaduto in Siria ma servono atti coperti dall’Onu”.

CHIUSA LA RIUNIONE DEL CONSIGLIO DI SICUREZZA ONU

19.15 La riunione dei cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza si è conclusa al palazzo di Vetro senza che all’uscita gli ambasciatori facessero dichiarazioni alla stampa. La riunione a porte chiuse era stata convocata per discutere la bozza di risoluzione sulla crisi delle armi chimiche in Siria presentata dal Governo britannico.

Cina e Russia abbandonano la riunione del Consiglio Onu prima della fine 

19.45 Chiusa senza passi avanti la riunione dei rappresentanti dei cinque membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell’Onu sulla bozza di risoluzione presentata dalla Gran Bretagna sulla Siria. Fonti diplomatiche sentite dopo l’incontro tra Francia, Gran Bretagna, Usa, Russia e Cina, i rappresentanti di Mosca e Pechino, tradizionali alleati del regime siriano, hanno abbandonato la riunione prima della fine.
In serata dovrebbe tenersi la vera e propria riunione dei Quindici.

Intransigenza russa blocca ogni azione del consiglio di sicurezza Onu

20.00 Il portavoce del Dipartimento di Stato Usa, Marie Harf: “Non vediamo possibilità di una significativa azione del consiglio di sicurezza dell’Onu data l’intransigenza russa”. E sottolinea: “Non possiamo permettere alla paralisi politica di proteggere crimini”. Gli Stati Uniti prenderanno le misure «appropriate» senza l’approvazione dell’Onu dopo lo stop della Russia. «Non riteniamo che il regime siriano debba essere in grado di nascondersi dietro al fatto che la Russia continua a bloccare l’azione»

SIRIA: “PRESTO ATTACCHI DEI TERRORISTI ALL’EUROPA”

Il vice ministro degli Esteri siriano, Faisal Maqdad: “Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia hanno aiutato i terroristi ad usare armi chimiche in Siria e questi gruppi presto le utilizzeranno per colpire l’Europa”.

«Noi ripetiamo che sono i gruppi terroristici che hanno usato (armi chimiche, ndr) con l’aiuto di Usa, Gran Bretagna e Francia. Ciò significa che le armi chimiche presto saranno usate da questi stessi gruppi contro i cittadini in Europa», ha dichiarato Maqdad che ha incontrato la stampa davanti a un hotel di Damasco.

AMMAN “LA GIORDANIA NON SARÀ BASE PER ATTACCO”

Il ministro per i Rapporti con i Media del governo di Amman, Mohammad Momani: il territorio giordano «non sarà utilizzato» come base per un eventuale attacco militare contro la Siria. La Giordania «continua a sostenere una soluzione politica della crisi siriana che salvaguardi l’unità del Paese e la sua popolazione», ha precisato Momani, secondo cui la posizione di Amman «è di non interferire» negli affari interni della Siria.

RIUNIONE DEL CONSIGLIO DI SICUREZZA ONU.

Si esamina il piano presentato dalla Gran Bretagna

Gli ambasciatori dei cinque paesi membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’Onu sono riuniti nel Palazzo di Vetro di New York. Stanno esaminando il piano di risoluzione per la crisi in Siria presentato dal premier britannico Cameron.

«La riunione è in corso», fanno sapere fonti diplomatiche. Durante l’incontro, ha detto la stessa fonte, «verrà presentata la proposta britannica» per la risoluzione della crisi in Siria.

Secondo il governo inglese, che ha presentato la bozza all’Onu,  si tratta di una risoluzione che «autorizzerà tutte le misure necessarie in virtù del capitolo VII della Carta dell’Onu per proteggere i civili contro le armi chimiche» in Siria.

Per saperne di più sulla bozza di risoluzione presentata dal governo Cameron clicca qui

SOLDATI USA E GIORDANI SI SCHIERANO AL CONFINE CON LA SIRIA

18.15 Forze militari Usa e giordane si sono mobilitate lungo il confine tra Giordania e Siria, come riferiscono fonti militari giordane e testimoni sul posto. «Ci siamo addestrati congiuntamente per mesi in vista di questo scenario», ha riferito un comandante militare giordano citato dai media locali. Tra le forze mobilitate ci sono decine di carri armati e aerei da caccia. Numerosi droni – raccontano gli abitanti della cittadina di frontiera di Ramtha, a pochi chilometri dal confine con la Siria – stanno pattugliando la zona di confine.

IL FRATELLO DI ASSAD FIRMA L’ATTACCO CHIMICO SIRIANO

18.00 Sarebbe stato architettato da Maher al Assad, fratello di Bashar Assad, l’attacco chimico che ha fatto centinaia di morti alla periferia di Damasco. Il fratello di Bashar Assad è stato il regista a suo tempo di un’altra azione indiscriminata verso i civili, i bombardamenti senza sosta su Baba Amro, il quartiere di Homs roccaforte storica dei ribelli.

MERKEL: SOLO UNA SOLUZIONE POLITICA PUÒ PORRE FINE ALLA GUERRA

17.40 «In Siria è in atto una terribile guerra civile che ha già fatto oltre 100.000 vittime». La settimana scorsa si sono viste «immagini terribili di persone a Damasco rimaste chiaramente vittima dall’ uso di armi chimiche: la comunità internazionale deve reagire», gli ispettori Onu stanno indagando sul posto.

«Il nostro comportamento lo decido d’intesa con i nostri partner europei e gli Usa», ha sottolineato: solo un’ampia soluzione politica può porre fine alla guerra civile».

« La Germania appoggia l’iniziativa di Usa e Russia per una conferenza internazionale: dobbiamo portare al tavolo (negoziale) le parti coinvolte nella guerra civile»

RASMUSSEN: “SERVE UNA RISPOSTA ALL’USO DI ARMI CHIMICHE”

16.30 Conclusa la riunione del Consiglio Atlantico che ha fatto il punto sulla situazione in Siria. Al termine, il segretario generale della Nato Hans Fogh Rasmussen ha confermato che ci sono prove dell’uso di armi chimiche da parte del regime siriano e che Damasco «possiede riserve di armi chimiche». L’uso delle armi chimiche è «inaccettabile» e «non può rimanere senza risposta».

«I responsabili ne dovranno rispondere». Il Consiglio Atlantico, prosegue la nota, «considera l’uso delle armi chimiche come una minaccia internazionale alla pace e alla sicurezza. Continueremo a consultarci e a tenere l’evoluzione della situazione in Siria sotto stretto controllo» nonché ad «assistere la Turchia ed a proteggere a frontiera sudorientale dell’Alleanza»

CAMERON INCONTRA IL NATIONAL SECURITY COUNCIL A LONDRA

La foto diffusa dal premier via Twitter:

Il primo ministro britannico David Cameron in un meeting del National Security Council, al n. 10 di Downing Street, Londra. Il premier ha convocato i membri per discutere la reazione più appropriata alla situazione in Siria. La Gran Bretagna sta preparando una bozza da sottoporre al Consiglio di sicurezza dell’Onu in cui condanna il presunto attacco chimico attribuito alle forze lealiste e chiede l’attuazione di «tutte le misure necessarie» per proteggere i civili.

GLI USA ALLENTANO L’EMBARGO IN IRAN SU iPad E iPhone

16.00 A dare la notizia è il Wall Street Journal: dopo l’alleggerimento a maggio di alcune restrizioni commerciali dal parte del ministero del Tesoro statunitense, potranno entrare in Iran dispositivi elettronici come iPad e iPhone.
Anche la Apple ha annunciato che inizierà a vendere i suoi prodotti a clienti che hanno in programma di portarli con loro o spedirli in Iran.

Sempre scondo il Wall Street Journal, allentando l’embargo che dura da vent’anni, gli Stati Uniti cercano di dare agli oppositori del governo di Teheran piu’ strumenti per aggirare le limitazioni imposte all’accesso a Internet.

Nella giornata di lunedì 26 agosto, tuttavia, un funzionario del ministro degli Esteri israeliano aveva dichiarato: «Qualora le forze occidentali, in particolare Washington, garantissero la stabilità della Repubblica slamica e abolissero le dure sanzioni contro Teheran, il governo iraniano sarebbe disposto a trattare anche su una nuova alternativa post- Assad in Siria e su aperture importanti sul caso nucleare».

Clicca qui per vedere per intero le dichiarazioni del funzionario del ministro iraniano

CAMERON, APPELLO ALL’ONU SULLA BASE DEL CAPITOLO 7 DELLA CARTA DELLE NAZIONI UNITE

16.00 La bozza di Risoluzione sulla Siria presentata dal governo britannico al Consiglio di sicurezza fa ricorso al capitolo 7 della carta delle Nazioni Unite. Si tratta dello stesso capitolo su cui il Palazzo di vetro si basò per autorizzare l’intervento in Libia nel 2011. Qui infatti si affronta il tema delle «minacce alla pace» e degli «atti di aggressione». E delle «raccomandazioni» e «misure» da prendere.

L’art. 42 afferma che se le misure «non implicanti» il ricorso alla forza armata si rivelano «inadeguate» a convincere un paese a desistere dalle aggressioni, «il Consiglio di Sicurezza può intraprendere, con forze aeree, navali o terrestri, ogni azione che sia necessaria per mantenere o ristabilire la pace e la sicurezza internazionale. Tale azione può comprendere dimostrazioni, blocchi ed altre operazioni mediante forze aeree, navali o terrestri di Membri delle Nazioni Unite».

ISRAELE SI PREPARA: L’IRON DOME SPOSTATO AL NORD

L’Iron Dome (cupola di ferro), il sistema antimissilistico è stato spostato nel nord del Paese, secondo quanto riferisce una fonte militare. «Le forze armate israeliane stanno predisponendo le misure difensive necessarie per la salvaguardia dello Stato», ha spiegato. Oltre al trasferimento dell’Iron Dome, nella Galilea occidentale è stata spostata una batteria di missili Patriot.

BAN KI-MOON: “AGLI ISPETTORI SERVONO ALMENO 4 GIORNI”

15.30 Ban Ki-Moon, Segretario Generale delle Nazioni Unite al Palazzo della Pace dell’Aia ha dichiarato: gli ispettori dell’Onu hanno bisogno di almeno 4 giorni per concludere un esame approfondito sull’uso di armi chimiche in Siria”.

«Il mio mandato e la mia responsabilità è di fare in modo che gli ispettori portino a termine un’indagine completa: lasciateli finire il loro lavoro».

I risultati delle indagini delgi ispettori dell’Onu, ha spiegato, «saranno resi pubblici dal Consiglio di Sicurezza»

GLI ISPETTORI ONU HANNO TERMINATO LA SECONDA GIORNATA DI LAVORO

15.10 Il video che ritrare il convoglio degli ispettori Onu nella provincia di Ghouta, scortato dai ribelli siriani. Lo ha diffuso il quotidiano israeliano Haaretz:

TRUPPE SI SCHIERANO IN NORD GIORDANIA

14.35 Le famiglie giordane lasciano le case al confine con la Siria per paura che un attacco scateni una rappresaglia delle forze lealiste di Assad. Intanto, riferiscono testimoni locali, i soldati di altri Paesi occidentali tra cui Gran Bretagna e Francia, si sono schierati in Giordania, anche se Amman rifiuta di precisarne il loro numero. «I residenti cominciano ad avere paura», ha detto Emad, un abitante di Turra.

Hussein al Majali, il ministro dell’Interno giordano, ha detto che la Giordania non prenderà parte ad alcun attacco contro la Siria, ma le forze armate di Amman sono pronte a «proteggere i confini». Walid al Muallim, il ministro degli Esteri siriano, ha ammonito Amman a non farsi coinvolgere in un’azione militare, affermando che «la sicurezza di Giordania e Siria sono strettamente legate».

LA TURCHIA SI PREPARA AD ACCOGLIERE VITTIME DI EVENTIALI ATTACCHI CHIMICI

14.10 Secondo quanto riferisce Al Jazeera, la Turchia ha inviato al confine con la Siria nuovi uomini addestrati a individuare e decontaminare le vittime delle armi chimiche.

«Abbiamo aumentato le nostre misure in modo significativo dalla scorsa settimana, per essere preparati in particolare nel caso di un attacco chimico», dice Mustafa Aydogdu, portavoce del Disaster and Emergency Management Directorate (Afad)

«Abbiamo esperti che potrebbero affrontare gli attacchi chimici e li abbiamo dislocati tra Kilis, Hatay e Sanliurfa», ha detto, nominando le città turche al confine che ospitano decine di campi profughi.

HOLLANDE: “TROVIAMO UNA RISPOSTA ADEGUATA”

13.40 Francois Hollande nel corso oggi di una riunione del Consiglio dei ministri a Parigi: la Francia «deve ormai trovare una risposta appropriata» ai presunti attacchi chimici del regime siriano.
Il portavoce di Hollande, Najat Vallaud-Belkacem, ha aggiunto: «Il presidente della Repubblica sulla questione Siria si è fermato un istante per dire che oltre alla manifestazione della nostra indignazione e alla denuncia delle responsabilità del regime siriano nell’uso di armi chimiche, dobbiamo ormai trovare una risposta appropriata»

ISRAELE: CODE NEI NEGOZI CON MASCHERE ANTI-GAS

Lo riferiscono i media locali: si starebbero formando lunghe code nei centri di distribuzione delle maschere anti gas in tutto Israele. I media israeliani ricordano anche che il Comando interno delle forze armate israeliane non ha allertato la popolazione.

Le foto diffuse dal sito del quotidiano israeliano Haaretz:

ISRAELE RAFFORZA LE DIFESE DI ANTIAEREA

Tutte le batterie Iron-Dome di protezione da attacchi di razzi sono state adesso attivate. Lo ha dichiarato la radio militare. Mentre La televisione Canale 10 aggiunge: due batterie di missili Patriot sono state dislocate presso Haifa e nel centro di Israele. Ma i responsabili alla sicurezza chiedono alla popolazione di perseverare nelle attività normali.

BRAHIMI: “PER INTERVENIRE SERVE RISOLUZIONE ONU”

12.50 L’inviato della Lega Araba e delle Nazioni Unite per la Siria, Lakhdar Brahimi, nel corso di una conferenza stampa a Ginevra: “In base alla legge internazionale, per intraprendere un’azione militare contro la Siria è necessaria una risoluzione del Consiglio di sicurezza dell’Onu”.

IL VIDEO DI UN PADRE SIRIANO CHE RITROVA IL FIGLIO CREDUTO MORTO NELL’ATTACCO DEL 21 AGOSTO

Circola sui social network e testimonierebbe il ritrovamento del figlio creduto morto nel presunto attacco al gas nervino da parte di un giovane padre siriano.

BONINO: SE OK DELL’ONU APRIREMO DIBATTITO IN PARLAMENTO

Il ministro degli esteri Emma Bonino: con un eventuale via libera dell’Onu l’intervento italiano non sarebbe automatico, ma farebbe scattare un «serio dibattito in Parlamento».

Il ministro alla Difesa Mario Mauro in un’intervista ad Avvenire: «Non ci sono margini perché l’Italia prenda parte attivamente ad una nuova azione militare»

CAMERON: “IN GIORNATA PRESENTIAMO BOZZA DI RISOLUZIONE ALL’ONU”

11.31 Il Regno Unito presenterà oggi una bozza di risoluzione al Consiglio di sicurezza dell’Onu per chiedere l’autorizzazione per prendere le «misure adeguate per la protezione dei civili» in Siria. Lo ha annunciato il premier britannico David Cameron attraverso il suo account Twitter.
La risoluzione sarà presentata nel corso di una riunione dei cinque membri permanenti del Consiglio di sicurezza in programma più tardi al Palazzo di Vetro.

Secondo una portavoce di Downing Street, la risoluzione chiederà l’autorizzazione ad adottare «tutte le misure necessarie in base a Capitolo 7 della Carta dell’Onu per proteggere i civili dalle armi chimiche»

KHAMENEI: “ATTACCO SAREBBE UN DISASTRO PER IL MEDIO ORIENTE”

«L’intervento militare americano sarà un disastro per la regione», è quanto afferma l’ayatollah Ali Khamenei, Guida Suprema dell’Iran, in un incontro con il presidente della Repubblica Islamica, Hassan Rowhani. «La regione è una polveriera, il suo futuro non potrà essere previsto».

ONU: “GLI ISPETTORI HANNO BISOGNO DI TEMPO PER LAVORARE”

«Gli ispettori hanno bisogno di tempo per fare il loro lavoro». È quanto ha dichiarato il portavoce del segretario Generale dell’Onu Ban Ki-Moon, con un Tweet. Oggi gli ispettori sono tornati sul sito di Ghouta colpito – sostengono gli attivisti siriani – da armi al gas nervino lo scorso 21 agosto.

La presenza degli ispettori ritarderebbe l’attacco di Usa e alleati.

LA TV USA NBC: “DA GIOVEDÌ TRE GIORNI DI ATTACCHI”

Una indiscrezione del canale americano Nbc svela i piani di Obama e della “Coalizione dei volenterosi”, i Paesi pronti a intervenire anche senza il cappello Onu (cui si sono avvicinati in questi giorni Gran Bretagna, Francia, Germania, Israele, Turchia e alcuni Paesi della Lega Araba): «Da giovedì tre giorni di attacco alla Siria» afferma l’emittente.
Secondo Jay Carney, portavoce della Casa Bianca, «Obama non ha ancora deciso», ma già domani, ha detto la stessa Casa Bianca, potrebbe rendere noto il rapporto dell’intelligence che proverebbe la responsabilità di Assad nell’uso di armi chimiche il 21 agosto scorso a Damasco.
Il Pentagono ha stilato anche una lista di 50 possibili «obiettivi sensibili»

Il consigliere alla Sicurezza di Obama, Susan Rice, ha detto che la missione degli ispettori dell’Onu in corso in queste ore è «priva di significato» perché le prove sulle armi chimiche «erano già definitive».

Ieri sera il portavoce della Casa Bianca, Jay Carney, ha precisato: «Le opzioni che stiamo considerando non riguardando un cambiamento di regime. Gli Stati Uniti e altri 188 altri Paesi sono firmatari di una convenzione sull’uso di armi chimiche che si oppone a questo tipo di dispositivi e questi Paesi hanno interesse a garantire che le norme internazionali vengano rispettate».

Oggi è attesa la riunione degli ambasciatori dei Paesi membri della Nato. Domani la riunione anticipata del Parlamento britannico (I parlamentari rientreranno prima dalle vacanze) che dovrebbe votare una mozione del governo sull’intervento militare in Siria.

EMMA BONINO RIBADISCE: ITALIA IN CAMPO SOLO CON L’ONU

Il ministro degli Esteri su Radio Anch’io:

L’Italia ritiene che «solo il Consiglio di sicurezza possa prendersi la responsabilità di un interventio militare»

«Capiamo le ragioni politiche che spingono alcuni Paesi a voler dare un’avvertimento muscoloso ad Assad o comunque a chi ha perpetrato questo attacco», ha affermato il ministro degli Esteri Emma Bonino.

Ma, «Per l’estrema complessità della regione e le possibili reazioni di altre potenze (…) riteniamo che solo il Consiglio di sicurezza possa e debba assumersi la responsabilità di un intervento militare» in Siria.

«L’orrore per quello che è successo è ampiamente condivisibile, la differenza di valutazione è sull’utilità di un intervento armato, che normalmente nascono tutti limitati e poi diventano illimitati, il tutto senza un quadro di legalità internazionale».

L’IRAN MINACCIA: SE GLI USA ATTACCANO, DAMASCO COLPIRÀ ISRAELE

10.30 Una fonte militare iraniana all’agenzia di stampa iraniana Fars avverte:

«Indebolire il governo siriano significa far crescere l’insicurezza di Israele, che non solo sarà l’obiettivo degli attacchi provenienti da Damasco e dai suoi alleati ma anche di estremisti che troveranno terreno fertile per le loro ambizioni»

«Tel Aviv sarà colpita e diventerà lecito attaccare Israele».

«Israele sarà incendiato e nell’attacco saranno impegnati i vicini della Siria».

ISPETTORI ONU TORNANO A GHOUTA

10.15 Il team di ispettori dell’Onu che indaga sull’attacco chimico avvenuto – secondo i ribelli siriani – a Ghouta, a  est di Damasco, sono tornati oggi nel sito in cui sarebbe avvenuto il lancio del gas nervino. La loro visita, prevista per ieri, è stata sospesa per ragioni di sicurezza. Il convoglio degli ispettori era stato attaccato dai proiettili di alcuni cecchini lealisti nella giornata di martedì 26 agosto, nella primo giorno di ispezioni.

QUALI SONO I POSSIBILI OBIETTIVI DELL’ATTACCO USA IN SIRIA?

Il sito killerapps.foreignpolicy.com ha individuato i principali obiettivi militari che potrebbero essere oggetto dell’attacco Usa in Siria.

Syrian chemical sites and air bases in a larger map

«L’obiettivo degli attacchi non è chiaro», scrive il sito di Foreignpolicy. Ma uno degli obiettivi che Obama si propone è quello di fermare l’uso di armi chimiche da parte del governo di Assad. Se così fosse, i militari americani potrebbero concentrarsi su impianti chimici, depositi di armi e campi d’aviazione, nel tentativo di recidere la capacità dei militari siriani di creare, conservare e utilizzare gas sarin mortale, iprite, e gas nervino».

La mappa elaborata dal sito americano mostra luoghi sospettati di essere depositi di armi chimiche del governo siriano (elencate dalla Nuclear Threat Initiative) e le posizioni delle basi aeree siriane.

Nella mappa compare anche il palazzo di Assad a Damasco e la sede del servizio di intelligence militare siriana, lo stato maggiore dell’esercito siriano, il Comando delle forze speciali, e la Guardia Repubblicana (contrassegnati da bandiere).

DOMANI 29 AGOSTO IL REPORT USA SULLE ARMI CHIMICHE

Si avvicina il momento del possibile attacco alla Siria da parte degli Stati Uniti. L’amministrazione Obama già domani, giovedì 29 agosto, potrebbe rendere noto il rapporto dell’intelligence americana che proverebbe la responsabilità del regime di Assad nell’uso di armi chimiche il 21 agosto. Lo anticipa il Washington Post citando alcune fonti, secondo le quali a compilare il report è l’Office of the Director of National Intelligence. Il documento è uno degli ultimi passi prima di una decisione da parte del presidente Barack Obama su un possibile attacco contro la Siria.

GLI USA: TELEFONATE PROVANO L’UTILIZZO DI ARMI CHIMICHE

Alcune telefonate intercettate dai servizi segreti americani dimostrerebbero il ruolo del regime siriano nell’attacco con armi chimiche a est di Damasco. Lo scrive in esclusiva la rivista americana Foreign Policy. Le intercettazioni sono relative a telefonate di un funzionario della difesa siriana con un leader dell’unità siriana armi chimiche. Nella conversazione si chiede conto e ragione dell’attacco in cui sarebbero morte oltre mille persone.

27 agosto

COME SI SCHIERANO I PAESI ARABI

Qatar e Arabia Saudita spingono per la guerra ad Assad

Arabia Saudita: il governo saudita ha invocato una presa di posizione «seria e decisa» ma il blocco dei Paesi membri del Consiglio di cooperazione del Golfo (Ccg), guidato da Riad, è unito sulla Siria solo in apparenza. Il ruolo di Riad è cresciuto sia in ambito regionale (Egitto) sia in quello siriano.
Nel nord e nell’est della Siria è in aumento l’influenza di gruppi di jihadisti sostenuti con armi e danaro dall’Arabia Saudita. Questi gruppi sono accusati da ribelli siriani meno radicali di crimini contro attivisti e miliziani dell’Esercito libero.

Emirati arabi uniti e Kuwait: i sette principi federati di uno dei Paesi più ricchi della regione e il Kuwait svolgono un ruolo ambiguo nella crisi siriana: da un lato condannano la repressione del regime, dall’altra lo sostengono economicamente.

Il Qatar: non è ancora chiaro quale atteggiamento assumerà Doha, il cui regime è sponsor dei Fratelli musulmani egiziani e siriani e del principale gruppo delle opposizioni siriane in esilio. Fino alla fine del 2012, il sostegno del Qatar ai ribelli era condizionato alla loro adesione al progetto della Fratellanza, ma negli ultimi mesi l’influenza di Doha negli affari siriani sembra essere diminuita.

Oman e Bahrein: non hanno invece svolto un ruolo di primo piano. Il Bahrein, già vicino all’Arabia Saudita e alle prese con una crisi interna da più di due anni, sta semplicemente seguendo le decisioni di Riad. L’Oman si è mantenuto equidistante, spinto della necessità di mantenersi in buoni rapporti con l’Iran, principale alleato principe di Assad.

OPPOSIZIONE SIRIANA DENUNCIA: “NUOVI ATTACCHI CHIMICI AD ALEPPO”

19.30 La Coalizione nazionale siriana, (Cnfros) denuncia nuovi attacchi chimici. Secondo i ribelli siriani almeno dieci civili sono morti e altre decine sono rimasti feriti in un attacco delle forze del regime con bombe al fosforo bianco e al napalm ad Aleppo. In un comunicato, la principale alleanza di opposizione siriana ha spiegato che un «orribile massacro» è avvenuto a Orum al Kubra, alla periferia della città settentrionale siriana, bombardata da aerei da guerra che hanno usato queste sostanze chimiche. Non si specifica tuttavia quando sarebbero avvenuti i fatti e una denuncia simile era stata fatta ieri da gruppi di attivisti.

CARNEY: “IN SETTIMANA IL RAPPORTO DELL’INTELLIGENCE USA SULLA SIRIA”

I passaggi chiave della conferenza stampa di Jay Carney:

Il portavoce del presidente Obama, Jay Carney: “Il rapporto dell’intelligence americana sull’uso di armi chimiche in Siria arriverà in settimana”

Il presidente americano barack Obama si sta consultando con gli advisor della sicurezza nazionale sulle opzioni disponibili in Siria.

«Obama non ha ancora preso una decisione», sulla riposta da dare al regime di Assad sull’uso di armi chimiche. «Quando il presidente avrà un annuncio da fare…lo farà»

La Casa Bianca fa sapere inoltre che “Sono tante le opzioni possibili d’intervento in Siria per Barack Obama, non solo limitate all’uso della forza”.  Ma, aggiunge, le opzioni che gli Stati Uniti stanno considerando non riguardano un cambio del regime in Siria.

LA MAPPA DEI GRUPPI CHE FORMANO L’OPPOSIZIONE SIRIANA

La mappa interattiva diffusa da Al Jazeera:

(Clicca sulla mappa per essere reindirizzato al sito originale e attivare le schede relative ai diversi battaglioni)

Nella mappa i battaglioni formalmente sotto il comando del Consiglio nazionale di transizione e i gruppi indipendenti più influenti

ITALIA: “NON CONCEDIAMO USO DELLE BASI SENZA L’OK DELL’ONU”

Fonti governative dichiarano: “L’Italia non concederà l’uso delle basi militari sul territorio nazionale per un’eventuale operazione militare in Siria senza l’avallo dell’Onu”.

“La nostra priorità è una soluzione politica e per questo l’Italia è attivamente impegnata. Se si arrivasse all’azione militare, è fondamentale che questa si svolga sotto l’egida dell’Onu. Finora comunque non ci e’ stato chiesto l’utilizzo delle basi”

CAMERON: ATTACCO SOLO SU OBIETTIVI MILITARI

Il premier britannico Cameron ha spiegato che un eventuale intervento armato contro il regime siriano sarà effettuato solo su obiettivi «specifici». Ha aggiunto che la Gran Bretagna non vuole essere coinvolta in una guerra in Medio Oriente. Ma, ha detto, «il mondo non può restare a guardare dopo l’uso di armi chimiche». Ha aggiunto infine che «nessuna decisione è stata ancora presa».

OBAMA CHIAMA IL CANADA IN VISTA DELL’ATTACCO SIRIANO

Barack Obama tenta di formare una nuova «coalizione dei volenterosi» che affianchi gli Usa in un attacco contro la Siria anche senza l’intervento Onu. Dopo aver contattato il premier britannico David Cameron e il presidente francese, Francois Hollande, il presidente americano ha avuto un colloquio telefonico il premier canadese Stephen Harper. Secondo quanto diffuso dalla Casa Bianca, Obama e Harper hanno concordato di continuare a sentirsi per concordare una possibile risposta comune.

IL PENTAGONO: ATTACCO NON È UNA QUESTIONE DI SE MA DI QUANDO

L’attacco alla Siria «non è una questione di se, ma di quando». Lo ha riferito un alto funzionario del Pentagono citato dall’emittente Usa Fox News. Secondo la setssa emittente l’Amministrazione Obama intenderebbe rendere pubblici documenti relativi al presunto attacco con armi chimiche compiuto dal regime di Damasco la scorsa settimana.

HOLLANDE: “AUMENTEREMO AIUTI MILITARI ALL’OPPOSIZIONE SIRIANA”

I passaggi chiave del discorso:

“Tutto porta a credere che sia stato il regime (di Damasco, ndr) a commettere questo atto abietto che lo condanna definitivamente agli occhi del mondo”

“La nostra responsabilità è cercare la risposta più appropriata all’attacco di Assad”.

“La Francia è pronta a punire chi ha preso la decisione infame di usare il gas contro degli innocenti”

“Forniremo più aiuti militari all’opposizione siriana”

L’appoggio militare offerto da Hollande durante la conferenza stampa avverrà – ha detto il Presidente francese – «nel rispetto» dell’impegno della Francia in Ue. Ma la sua decisione contrastata con l’impegno assunto la scorsa settimana dai 28 ministri degli Esteri dell’Ue di sospendere la fornitura di armi in Siria (anche se la decisione definitiva è stata lasciata ai singoli paesi)

ANCHE L’ALBANIA SI SCHIERA CONTRO ASSAD

«Il governo albanese ha seguito con grande preoccupazione il massacro della popolazione civile in questo Paese che ha portato all’uccisione di più di 100 mila cittadini siriani», ha dichiarato Berisha, sottolineando che il governo albanese è pronto a sostenere non solo politicamente, in quanto membro della Nato, ogni azione che sarà intrapresa per porre fine al massacro del popolo siriano e sostenere l’opposizione nella costruzione di un Paese libero e democratica.

POSSIBILI ATTACCHI GIÀ A PARTIRE DA GIOVEDÌ

L’emittente americana Nbc citando alti funzionari dell’Amministrazione Usa: Gli attacchi missilistici contro la Siria potrebbero iniziare «giovedì» e avere una durata di «tre giorni». Gli attacchi avrebbero una portata limitata, l’obiettivo non sarebbe quello di distruggere le capacità militari del regime di Assad, ma solo di lanciare un messaggio al presidente siriano.

Clicca qui per leggere il piano di attacco al vaglio di Obama

Clicca qui per leggere le tre condizioni che Obama deve rispettare per intervenire

ISRAELE: “SE COLPITI, PRONTI A RISPONDERE”

Il premier israeliano Benyamin Netanyahu sulla tensione in Siria: «A fronte di ogni tentativo di colpirci, risponderemo e risponderemo con forza». «Lo stato di Israele è pronto a ogni scenario». E ha aggiunto che Israele non «è parte alla guerra civile in Siria»

RUSSIA: OCCIDENTE COME SCIMMIA CON BOMBA IN MANO

Il vice-premier degli Esteri russo Dmitri Rogozin in un tweet: L’occidente si muove nel mondo musulmano «come una scimmia con una granata». Qusta mattina Mosca ha previsto conseguenze «catastrofiche» in caso di un intervento militare in Siria.

LEGA ARABA: “L’ONU ADOTTI MISURE DISSUASIVE”

15.45 Lega Araba afferma che il regime di Bashar al Assad «ha la piena responsabilità» per l’uso di armi chimiche in Siria, e il Consiglio di sicurezza Onu deve «superare le divergenze e adottare misure dissuasive». Ma la risoluzione degli ambasciatori della Lega Araba – che si sono riuniti d’emergenza al Cairo – non è stata approvata all’unanità: l’Algeria ha espresso riserve sul richiamo al Consiglio di sicurezza Onu, mentre l’Iraq si è astenuto sia sulla denuncia del «crimine orribile commesso dal regime» sia sulla necessità di adottare misure dissuasive per fermare lo spargimento di sangue «da parte di Assad».
Dal novembre 2011 la Siria è stata sospesa come Stato membro della Lega Araba.

Il ministro degli Esteri saudita, il principe Saud al-Faisal: “La comunità internazionale deve assumere una posizione decisa e seria contro il regime di Bashar al-Assad, per mettere fine alla tragedia umanitaria del popolo siriano”

SIRIA: “L’INTERVENTO SIRIANO FAVORIREBBE AL QAEDA”

“Lo sforzo bellico condotto dagli Stati Uniti servirebbe gli interessi israeliani e quelli del Fronte al-Nusra”.
“Abbiamo due opzioni”, ha detto il capo della diplomazia di Damasco. “Arrenderci oppure difenderci con i mezzi a nostra disposizione. La seconda possibilità è la migliore: ci difenderemo”.
“La Siria non è una faccenda semplice. Abbiamo difese che sorprenderanno il mondo”.
“Intorno a noi sentiamo rullare i tamburi di guerra”, ha osservato, “ma se vogliono sferrare un attacco alla Siria, penso che usare come scusa le armi chimiche non sia per niente fondato. Li sfido”, ha concluso, “a tirare fuori le prove di cui dispongono”

GERMANIA: SE ONU CONFERMA USO ARMI CHIMICHE BISOGNERÀ REAGIRE

il ministro degli Esteri, Guido Westerwelle: «se l’attacco verrà confermato, allora la comunità mondiale deve agire». «Al momento il nostro punto di vista è vicino a quello dei nostri alleati, ma soprattutto con le Nazioni Unite». Il capo della diplomazia tedesca non ha precisato quale ruolo giocherebbe la Germania in un eventuale intervento armato in Siria.

DANIMARCA PRONTA A INTERVENTO IN SIRIA ANCHE SENZA ONU

13.10 Il primo ministro Helle Thorning-Schmidt a TV2 News: «Abbiamo sentito dai nostri più stretti alleati che non ci sono dubbi che siano state dispiegate armi chimiche in Siria e che Assad ha utilizzato armi chimiche contro il suo popolo».

«Questo mette massima pressione sul Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e devo dire che se non dovesse rispondere, saremo costretti a considerare risposte alternative».

La Danimarca, ha tuttavia aggiunto il premier, «ascolterebbe con attenzione» la valutazione del Consiglio di Sicurezza Onu.

TONY BLAIR SUL THE TIMES: “È ORA DI INTERVENIRE”

L’intervento di Tony Blair sul The Times: “Conosco, come artefice della politica successiva all’11 settembre le polemiche, l’angoscia e il costo delle decisioni prese. E capisco l’impulso – dice il premier britannico – che suggerisce di tenersi a distanza, ma dobbiamo comprendere a livello collettivo le conseguenze di rimanere a guardare invece di intervenire”, scrive Blair, “sento gente parlare come se non ci fosse nulla che possiamo fare: il sistema di difesa missilistico siriano è troppo forte, le questioni sono troppo complesse, e comunque perché schierarsi quando tutte le parti sono ugualmente negative? Eppure altri si stanno schierando. Stanno intervenendo. A sostegno di un assalto contro civili mai visto dai tempi bui di Saddam. È il momento di schierarsi: con la gente che vuole quello che vogliamo noi, che non dovrebbe essere messa nella condizione di scegliere tra la tirannia e la teocrazia”

RIUNIONE NATO MERCOLEDÌ 28 AGOSTO

12.00 La Nato discuterà domani mercoledì 28 agosto giovedì la situazione in Siria: a dirlo il ministro degli Esteri, Emma Bonino, nel corso di un’udizione al Senato. La riunione si terrà a Bruxelles, nel quartiere generale dell’Alleanza atlantica. Quella di domani sarà l’abituale riunione settimanale dei rappresentanti permanenti presso la Nato, anche se questa volta si tratta della prima riunione dopo la pausa estiva. I rappresentanti faranno il punto sulla situazione in Siria. Al momento le fonti dell’Alleanza escludono che verranno prese decisioni di rilievo sul conflitto siriano (ore 17.00).

L’ UK PREPARA UN PIANO DI EMERGENZA PER L’INTERVENTO IN SIRIA

11.50 Lo riferisce il governo britannico: le forze armate britanniche stanno preparando dei piani di emergenza per intervenire militarmente in Siria, in risposta al presunto utilizzo di armi chimiche da parte del regime di Bashar al-Assad.
Domani, a Londra, il premier britannico Cameron, parteciperà a una sessione del Consiglio di Sicurezza Nazionale, cui parteciperanno anche esponenti militari. È previsto che il governo britannico convochi il parlamento prima della fine della pausa estiva.

EMMA BONINO: “NESSUN INTERVENTO DELL’ ITALIA FUORI DALL’ONU”

11.20 Il ministro degli Esteri Emma Bonino parla alle Commissioni Esteri congiunte.

“Si rafforza l’ipotesi che siano state le forze armate siriane a far uso di armi chimiche, sulla base di informazioni di intelligence che sono condivise dai partner e sulla base di testimonianze di operatori sanitari”

“L’italia si associa alla condanna internazionale dell’uso di armi chimiche in Siria, ma non prenderà parte a interventi militari contro la Siria deliberate al di fuori del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, che per noi resta un imprescindibile quadro di riferimento”.

“Non ho cambiato idea: non c’è una soluzione militare al conflitto siriano. Dobbiamo invece operare con determinazione per trovare una soluzione politica, l’unica sostenibile per avviare una stabilizzazione in Siria e nell’intera regione”.

“L’Italia continuerà nel sostegno materiale a una opposizione siriana scevra da posizioni estremiste, ma non fornirà armi”

LE REAZIONI INTERNAZIONALI AL DISCORSO DI KERRY

USA Gli Stati Uniti rinviano la conferenza di pace per la Siria, la cosidetta «Ginevra 2». L’incontro era in calendario per domani a l’Aja. La motivazione diffusa in una nota del Dipartimento di stato sono le «discussioni in corso sulla risposta da dare all’uso di gas da parte dell’esercito siriano nell’attacco del 21 agosto». Susan Rice, consigliere alla sicurezza nazionale del presidente americano Barack Obama, ha incontrato rappresentanti di Israele con i quali ha discusso della Siria, dell’Iran, dell’Egitto e di temi legati alla sicurezza dell’area.

RUSSIA Il governo russo ha espresso «rammarico» per la decisione americana di rinviare il bilaterale Usa-Russia. ll ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov ha dichiarato oggi che un intervento militare in Siria avrebbe «conseguenze disastrose» per il Medio Oriente e la comunità internazionale deve affrontare la crisi siriana «con prudenza». «Attaccare militarmente la Siria senza un mandato delle Nazioni Unite costituirebbe una grave violazione del diritto internazionale e contribuirebbe a destabilizzare la regione mediorientale e il Nord Africa». E ancora: «Occorre da parte di tutti il rispetto del diritto internazionale e in particolare dei principi fondamentali della Carta delle Nazioni Unite».
«È come se alla Casa Bianca ci fossero ancora George W. Bush, Dick Cheney e Donald Rumsfeld, e a Downing Street sedesse Tony Blair», ironizza il deputato russo, Alexei Pushkov, leader della potente commissione Esteri della Duma, la camera bassa del Parlamento federale di Russia.

UK «La comunità internazionale deve rispondere» al presunto attacco chimico in Siria. È quanto ha dichiarato il premier britannico David Cameron, secondo quanto riferito da un portavoce di Downing Street. Il premier britannico Cameron convocherà per domani una riunione del Consiglio di sicurezza nazionale.
Questa mattina Cameron «si è congratulato» con il nuovo presidente iraniano Hassan Rohani per la sua recente entrata in carica e ha «espresso l’interesse a riallacciare i rapporti» con l’Iran: lo ha riferito il portavoce del ministero degli esteri iraniano, Abbas Araqchi. L’annuncio arriva dopo segnali di ravvicinamento fra Iran e Gran Bretagna negli ultimi mesi, ma anche dopo indiscrezioni sulla disponibilità britannica a seguire gli Usa in un intervento in Siria.

Ieri sera il Guardian ha parlato di aerei da guerra e trasporti militari britannici avvistati nei cieli di Cipro, in atterraggio alla base di Akrotiri, uno dei crocevia dell’eventuale campagna d’attacco contro la Siria. I residenti e due piloti di un volo commerciale avrebbero confermato al Guardian di aver visto un C-130 Hercules dalla loro cabina e diversi jet sul loro radar. Gli abitanti intorno alla base di Akrotiri hanno riferito che nel ultime 48 ore l’attività è cresciuta nell’aeroporto. La base di Akrotiri, nella zona meridionale di Cipro dista solo 300 km dalle coste siriane, 10 minuti di volo per un moderno ciaccia-bombardiere a media velocità.

IRAN L’Iran, attraverso il portavoce del ministero degli Esteri, ha ribadito che un attacco alla Siria avrebbe «gravi conseguenze» in «tutta la regione mediorientale». Serve una «soluzione politica» alla crisi siriana e ha espresso la speranza di Teheran che i «leader europei» prendano «sagge decisioni» evitando l’attacco.

GERMANIA Il cancelliere tedesco Angela Merkel, uno dei leader europei più contrari all’intervento militare, ha già fatto sapere ieri 26 agosto tramite il suo portavoce che è necessaria una risposta internazionale «chiara e unitaria». La Merkel ha avuto colloqui telefonici con Hollande e Cameron.

FRANCIA Nella giornata di ieri 26 agosto la Francia si era schierata con  Usa, Gb e Turchia a favore della Coalition of the willing, una coalizione di pochi Paesi “volenterosi” che intervenga militarmente in Siria, in modo rapido e limitato e senza mettere piede a terra, per «punire» Bashar el Assad. La coalizione agirebbe anche in assenza di un mandato Onu

ITALIA  Poco prima dell’inizio della conferenza stampa di John Kerry, segretario di Stato Usa, Il governo italiano aveva espresso ieri sera una «condanna totale dell’atteggiamento del regime» di Damasco: «La valutazione è che si è oltrepassato il punto di non ritorno».
Il governo italiano ha auspicato anche «una soluzione in ambito multilaterale» del conflitto, e fatto sapere che proseguiranno i contatti in corso tra il governo italiano e gli alleati europei e statunitensi.

Un intervento di oggi del ministro della Difesa Mario Mauro a Radio Anch’io: «La voce dell’Italia non sia timida con Usa, Parigi, Londra e Berlino, ma sia profondamente in sintonia con il ruolo degli alleati, privilegiando una soluzione politica del caso».
«Le consultazioni in corso con gli alleati ci aiuteranno a capire la soluzione più adeguata. Dobbiamo essere estremamente attenti e considerare che un via libera all’ispezione delle Nazioni Unite c’è già stato».
«Daremo un assenso a quelli che sono gli orientamenti della comunità internazionale, tenendo conto che Italia è già fortemente impegnata in Afghanistan, in Libano, e pure in Libia. Dovremo capire come potremo collaborare».

AUSTRALIA Il presidente americano Barack Obama ha avuto un colloquio con il primo ministro australiano Kevin Rudd sulle violenze in Siria. A dare la notizia un comunicato della Casa Bianca. I due leader hanno espresso la loro «seria preoccupazione» sul presunto uso di armi chimiche e hanno discusso «possibili risposte della comunità internazionale»

SIRIA Il governo siriano «non ha fatto uso di armi chimiche. Lo smentisco categoricamente», ha dichiarato il ministro degli Esteri siriano, Walid al-Muallim. Il governo siriano e i ribelli si sono accordati per un «cessate il fuoco» temporaneo per consentire agli ispettori dell’Onu di lavorare in sicurezza, dopo la sparatoria di ieri ad opera di alcuni cecchini contro una vettura dell’Onu. Ma le ispezioni dell’Onu previste per oggi sono state rimandate a domani per motivi di sicurezza (aggiornamento delle 12.20)

IL PIANO DI ATTACCO SUL TAVOLO DI OBAMA

6.00 Il presidente Barack Obama sta valutando un attacco militare contro la Siria «di portata e di durata limitate». Lo riporta il Washington Post citando alcune fonti, secondo le quali l’attacco potrebbe durare non più di due giorni ed essere eseguito con missili lanciati dal mare contro target militari non legati direttamente all’arsenale chimico. Come precisa il Washington Post, gli Usa impiegherebbero missili da crociera lanciati dalle navi americane già presenti nel Mediterraneo. Una seconda ipotesi ancora allo studio prevede l’utilizzo di bombardieri ad ampia autonomia di volo.

I bersagli da colpire sarebbero circoscritti, tutti di natura militare e non necessariamente correlati in via diretta agli arsenali chimici del regime di Bashar al-Assad.

Ma per passare all’attacco Obama attende ancora:

– Il completamento delle indagini d’intelligence sull’effettiva responsabilità delle milizie di Assad nella strage del 21 agosto a Ghouta, periferia est di Damasco;
-il via libera dagli alleati e dal Congresso;
-una valida giustificazione del blitz sulla base delle norme di diritto internazionale.

L’IRAN AVVERTE: “SE USA ATTACCANO, GRAVI CONSEGUENZE”

L’Iran, attraverso il portavoce del ministero degli Esteri, ha ribadito che un attacco alla Siria avrebbe «gravi conseguenze» in «tutta la regione mediorientale». Serve una «soluzione politica» alla crisi siriana e ha espresso la speranza di Teheran che i «leader europei» prendano «sagge decisioni» evitando l’attacco.
26 agosto

IL DISCORSO DEL SEGRETARIO DI STATO USA KERRY

I passaggi chiave del discorso di Kerry:

«L’attacco di Ghouta va oltre la guerra siriana in sé»

«Non è possibile giustificare l’uso di armi messe al bando da tutta la comunità internazionale, si tratta di qualcosa che dovrebbe colpire tutto il mondo»

«Abbiamo la certezza che il regime siriano possiede e usa armi chimiche. Lo abbiamo visto con i nostri occhi. Il numero delle vittime riportato, i sintomi riferiti, i racconti da parte di organizzazioni umanitarie su terreno indicano che queste immagini sono un urlo nei nostri confronti, sono state utilizzate armi chimiche in Siria. Le informazioni che abbiamo raccolto verranno rese note nei prossimi giorni»

«Per 5 giorni il regime siriano ha impedito agli ispettori di accedere a Ghouta. Non è il comportamento di un governo che non ha nulla da nascondere»

«L’uso di armi chimiche in Siria è stato su larga scala. Il presidente Barack Obama ritiene che chi ne è responsabile debba essere chiamato a risponderne»

«Il presidente americano Barack Obama assumerà una decisione informata su come rispondere all’uso di armi chimiche in Siria»

SPUNTA LA “COALITION OF THE WILLING”, ATTACCO ANCHE SENZA ONU

Si delinea dopo le dichiarazioni del pomeriggio una coalizione Usa-Gb-Francia, con aggiunta della Turchia, già battezzata Coalition of the willing, una coalizione di pochi Paesi “volenterosi” che intervenga con le armi, in modo rapido e limitato e senza mettere piede a terra, per «punire» Bashar el Assad. La coalizione agirebbe anche in assenza di un mandato Onu.

Questa è l’opzione che sta prendendo consistenza in queste ultime ore, dopo che Assad – come hanno dichiarato in giornata molte cancellerie – ha varcato la «linea rossa» dell’uso di armi chimiche tracciata un anno fa da Barack Obama, costringendo i governi occidentali a uscire da due anni e mezzo di immobilismo.

Di fronte all’opposizione di Mosca, alleato storico di Damasco – e a quella probabile di Pechino – un assenso del Consiglio di sicurezza Onu a un intervento armato in Siria è fuori questione.

Mosca non ripeterà la scelta fatta per la Libia, quando nel marzo 2013 si astenne all’Onu sulla richiesta di una «no fly zone» sulla Libia, per poi protestare di essere stata «ingannata» quando il mandato prese la piega di un intervento aereo su larga scala.

Ma anche un mandato Nato, magari con l’avallo dell’Ue, secondo molti esperti, appare stavolta di difficile percorribilità, vista la riluttanza di molti Paesi membri, fra i quali Italia e Germania.

Non parteciperebbero all’impegno militare le monarchie del Golfo, mentre Israele ha sottolineato ieri che il Paese, se necessario, «saprà sempre come difendersi», pur non avendo intenzione di intervenire.

Gli Stati Uniti, restii ad aprire un nuovo possibile fronte dopo aver chiuso quelli di Iraq e Afghanistan, non hanno mai finora esplicitamente parlato di un attacco militare. Il capo del Pentagono, Chuck Hagel, ha assicurato che qualunque azione sarà presa «di concerto» coi Paesi alleati, in primis Francia e Regno Unito, senza escludere «alcuna opzione».

 ANCHE: Lo “strike” riluttante di Obama in Medio Oriente

Perchè alla fine gli Usa potrebbero uscirne bene dalla campagna mediorientale. Lo scontro con Mosca.

ITALIA: PASSATO IL PUNTO DI NON RITORNO

20.30 Il governo italiano esprime al termine dell’incontro sulla Siria una «condanna totale dell’atteggiamento del regime» di Damasco. «La valutazione è che si è oltrepassato il punto di non ritorno».
Il governo italiano auspica «una soluzione in ambito multilaterale».

Alla riunione di palazzo Chigi hanno preso parte il presidente del Consiglio Enrico Letta, il suo vice Angelino Alfano e i ministri degli Esteri Emma Bonino, e della Difesa, Mario Mauro, per esaminare gli sviluppi della crisi in Siria. Al termine il premier e i tre ministri hanno deciso di dare vita ad una commissione permanente per seguire l’evolversi della situazione. Hanno inoltre stabilito che proseguiranno i contatti in corso tra il governo italiano e gli alleati europei e statunitensi.

PUTIN A CAMERON: NON ANCORA PROVE DI ATTACCO CHIMICO

20.10 Il presidente russo Vladimir Putin al premier britannico David Cameron nel colloquio telefonico di questa sera: “Non ci sono ancora prove dell’attacco chimico dei lealisti siriani a est di Damasco, come denunciato dai ribelli”

IRAN: STIAMO CON ASSAD, A MENO CHE L’OCCIDENTE NON CI TOLGA LE SANZIONI

20.00 Un funzionario del ministero degli Esteri di Teheran, coperto da anonimato, in un’intervista:

«Il governo iraniano reagirebbe in modo determinato a un eventuale attacco da parte degli Stati Uniti contro Damasco». «L’apprensione per un eventuale attacco contro la Siria è altissima all’interno del ministero degli Esteri, Pertanto la Repubblica Islamica giocherà tutte le carte per contenere ogni possibile attacco contro Damasco. Ci sentiamo accerchiati e l’eventuale caduta di Bashar al-Assad, insieme alle pressioni su Hezbollah, spingono la diplomazia persiana ad aprire le vie della diplomazia parallela con le forze occidentali per salvaguardare l’interesse nazionale iraniano nella regione».

Il funzionario ha confermato che per ora le forze militari iraniane continuano a sostenere il regime di Assad sia sul piano logistico che militare e sono impegnate a neutralizzare le forze integraliste sunnite in campo sia in Siria che in Libano. «Il governo iraniano è deciso a mantenere alta la guardia nell’intera regione mediorientale, avvalendosi anche dell’alleanza strategica con Pechino. Tuttavia vi è una corrente più vicina al presidente Rohani e al ministro degli Esteri Zarif che spinge verso il raggiungimento di un compromesso con l’Occidente sia sul caso siriano che sulla questione nucleare». «In altri termini qualora le forze occidentali, in particolare Washington, garantissero la stabilità della Repubblica slamica e abolissero le dure sanzioni contro Teheran, il governo iraniano sarebbe disposto a trattare anche su una nuova alternativa post- Assad in Siria e su aperture importanti sul caso nucleare».

ISRAELE: INSANO PROVOCARCI

19.30  Il ministro israeliano delle relazioni internazionali Yuval Steinitz: «Penso che sarebbe insano per qualcuno cercare di provocare Israele». Lo ha detto nel corso di una conferenza stampa dedicata al dossier Siria. «Ma siamo pronti ad ogni scenario». «È chiaro come il cristallo» che il leader siriano abbia usato le armi chimiche: «non è la prima volta», ma mai su così «larga scala».

LA DICHIARAZIONE DI BAN KI-MOON AL TERMINE DELL’ISPEZIONE ONU

Il testo riportato da Al Jazeera:   

UN ISPETTORE ONU RACCOGLIE TESTIMONIANZE A GHOUTA

L’immagine presa da un video diffuso da un attivista siriano e pubblicata da Al Jazeera:

VESCOVO DI ALEPPO: RISCHIO GUERRA MONDALE

«Se ci fosse un intervento militare, questo vorrebbe dire una guerra mondiale». Lo ha detto mons. Antoine Audo, vescovo di Aleppo dei Caldei e presidente di Caritas Siria, in un’intervista a Radio Vaticana, In Siria, ha detto, «di nuovo c’è questo rischio. La cosa non è così facile».

«Speriamo che l’intervento del papa per favorire un vero dialogo tra le differenti parti in conflitto, per trovare una soluzione – ha aggiunto mons. Audo – sia il primo passo per non usare armi, ma per far sì che la gente possa essere libera di muoversi, di viaggiare, di comunicare, di lavorare. Tutto il Paese è in guerra adesso. Questo è quello che aspettiamo: una forza internazionale che aiuti a dialogare e non a fare la guerra».

«Come situazione adesso ad Aleppo è la peggiore! Tutti dicono così, facendo il paragone con le altre zone del Paese. A Damasco, per esempio, si può viaggiare, c’è l’aeroporto, possono andare verso il Libano, mentre ad Aleppo non ci si può muovere! Generalmente nella regione del litorale si vive tranquillamente, tanta gente da Aleppo è fuggita verso questa regione».

BONINO: FRENARE CON L’INTERVENTISMO

15.15 Emma Bonino a Radio Radicale: Prima di un eventuale intervento militare in Siria bisognerebbe «pensarci mille volte» perché «le ripercussioni potrebbero essere drammatiche», aggiungendo che dopo l’attacco del 21 agosto «c’è stato un bombardamento intenso del regime che ha fatto 700 morti». L’uso di armi chimiche, ha aggiunto, è «abbastanza assodato». E le aspettative sull’ispezione Onu sono «prove indirette, perché nulla è più volatile del gas»

GLI USA AGIRANNO DI CONCERTO CON LA COMUNITÀ INTERNAZIONALE

15.05 Il segretario alla Difesa americano, Chuck Hagel, precisa: «qualunque azione» degli Stati Uniti sulla Siria «sarà presa di concerto con la comunità internazionale». Hagel ha aggiunto che intende «parlare al più presto» della crisi siriana con i suoi colleghi francese e britannico, senza specificare però la data. Intanto, la Marina britannica «sarebbe pronta ad unire le forze a quelle degli Stati Uniti» in caso di attacco missilistico in Siria. È quanto emerge da una nota della Royal Navy.
Gli Stati Uniti hanno già rinforzato la Sesta flotta di stanza nel Mediterraneo.

LA GRAN BRETAGNA: INTERVENTO ANCHE SENZA ONU

Il ministro degli Esteri britannico, William Hague, in una intervista concessa alla Bbc Radio:  Una risposta all’uso di armi chimiche da parte del regime siriano è possibile «anche senza l’appoggio unanime del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite».

LA RUSSIA: INTERVENTO VIOLEREBBE ACCORDI G8

14.40 il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, in una conferenza stampa convocata d’urgenza a Mosca sulla situazione in Siria: «Queste azioni sono in contrasto con gli accordi che sono stati fissati dai leader nazionali, al vertice di Lough Erne, nel giugno di quest’anno. Nella dichiarazione del vertice è scritto nero su bianco che le accuse di uso di armi chimiche in Siria devono essere indagate accuratamente e professionalmente». Lavrov ha aggiunto che i risultati delle indagini devono a essere presentati al Consiglio di sicurezza Onu.

CECCHINI SPARANO SUGLI ISPETTORI ONU

13.00 Lo ha dichiarato il portavoce Onu Martin Nesirky: alcuni cecchini hanno sparato contro gli ispettori delle Nazioni Unite arrivati nei pressi di Ghouta, il villaggio a est di Damasco dove mercoledì scorso il regime di Damasco avrebbe condotto un attacco chimico costato la vita – secondo le opposizioni – a migliaia di persone. «Sul primo veicolo della squadra investigativa sono stati sparati dei colpi di arma da fuoco da alcuni cecchini non identificati», ha dichiarato Nesirky. Non sono stati segnalati feriti.

BOMBE ESPLODONO VICINO ALL’HOTEL DEGLI ISPETTORI ONU

CASA BIANCA SMENTISCE L’INTERVENTO, MA KERRY LANCIA OFFENSIVA DIPLOMATICA

12.15 «Il presidente Obama non ha deciso di impegnarsi in un’azione militare» in Siria. Sono le parole con cui un responsabile della Casa Bianca smentisce quanto riportato dal quotidiano britannico Telegraph, secondo le quali Washington e Londra si appresterebbero ad attaccare il regime di Damasco.

Ma il segretario John Kerry avrebbe lanciato un’offensiva diplomatica attraverso una serie di contatti telefonici. Lo riferisce un alto funzionario del Dipartimento di Stato americano. Avrebbe contattato il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, e con gli omologhi russo, Sergei Lavrov, britannico, William Hague, francese, Laurent Fabius, e canadese, John Baird. Agli interlocutori Kerry avrebbe ricordato che «se il regime siriano avesse voluto dimostrare al mondo di non aver usato armi chimiche, avrebbe smesso di bombardare l’area interessata e autorizzato un accesso immediato alla stessa cinque giorni fa». Ha inoltre «messo in chiaro come sussistano ben pochi dubbi sul fatto che le forze governative nella fattispecie siano ricorse a un’arma chimica contro i civili», e ribadito che Obama «sta esaminando i fatti» e adotterà una decisione «responsabile» e «informata».

La risposta del britannico Lavrov a Kerry diffusa con una nota del suo ministero: un eventuale intervento armato avrebbe «conseguenze estremamente gravi».

Il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon: «Ogni ora conta, non possiamo permetterci alcun ulteriore ritardo, il mondo guarda alla Siria». Un’inchiesta internazionale «è nell’interesse di tutti», perché avrebbe un «impatto deterrente» nei confronti di futuri tentativi di servirsi di armi vietate, e dunque dev’essere «completa, approfondita e priva d’impedimenti». «Non si può consentire l’impunità per quello che appare un grave crimine contro l’umanità»: un crimine che, «se dimostrato», sarebbe «oltraggioso», una «seria violazione del diritto internazionale», ha concluso.

CAMERON CONVOCA CONSIGLIO SICUREZZA NAZIONALE

12.03 Il primo ministro britannico David Cameron sospende le vacanze. Ha convocato per domani una riunione del Consiglio di sicurezza nazionale per discutere di Siria. A dare la notizia è SkyNews.

LA GERMANIA PRO SOLUZIONE POLITICA

11.33 Il ministro degli Esteri tedesco Guido Westerwelle sulla Siria: «serve determinazione ma anche prudenza», «l’obbiettivo resta una “soluzione politica”». La cancelliera Angela Merkel si e’ detta finora contraria a un intervento in Siria. Ma, ha detto Westerwelle, se l’uso di armi chimiche venisse confermato, la comunità internazionale deve intervenire, «e allora la Germania sarà con quanti considerano giusto trarne le conseguenze» ha detto.

GLI ISPETTORI ONU IN VIAGGIO VERSO GHOUTA

10.10 Gli ispettori delle Nazioni Unite hanno lasciato in mattinata l’hotel di Damasco dove si trovavano dallo scorso 18 agosto, giorno del loro arrivo in Siria. Si stanno dirigendo verso Ghouta, l’oasi a sud est di Damasco ancora controllata dagli insorti. È qui che lo scorso mercoledì 21 agosto i guerieri di Assad avrebbero colpito la popolazione con missili al gas nervino, provocando centinaia di morti, come riferito dai ribelli. Gli esperti dell’Onu – riferiscono fonti locali – viaggiano con un convoglio di sei veicoli, e sono scortati da unità delle forze di sicurezza siriane. Li accompagna un’ambulanza.

L’immagine del convoglio diffusa da Al Jazeera:

USA E GB PRONTI AD ATTACCO CONGIUNTO

8.30 Secondo alcuni giornali britannici, Gran Bretagna e Usa sarebbero pronti a unire le forze per un eventuale attacco missilistico in Siria, che potrebbe partire già a giorni. Il Daily Telegraph scrive che l’azione militare potrebbe partire entro la prossima settimana, mentre il Daily Mail riporta che una decisione verrà presa entro 48 ore.

Fonti diplomatiche Usa hanno invece fatto sapere che il segretario di Stato americano John Kerry ha telefonato oggi al segretario generale dell’Onu, Ban Ki-Moon e ai ministri degli Esteri di Regno Unito, Francia, Canada e Russia per dire di avere «davvero pochi dubbi» sull’uso di armi chimiche nell’attacco in Siria del 21 agosto. Secondo un responsabile del dipartimento di Stato, Kerry ha detto a Ban Ki-moon, William Hague, Laurent Fabius, John Baird e Sergei Lavrov che «se il regime siriano avesse voluto dimostrare al mondo che non aveva fato alcun uso di armi chimiche durante l’incidente, avrebbe fermato il suo bombardamento nella zona e offerto accesso immediato alle Nazioni Unite cinque giorni fa». Il capo della diplomazia statunitense ha «messo in chiaro, in vista delle informazioni condivise con i nostri partner, di aver molti pochi dubbi circa l’uso di armi chimiche da parte del regime siriano».

È subito arrivata la risposta dalla Russia, che questa mattina ha messo in guardia gli Stati Uniti sulle conseguenze «estremamente gravi» di un eventuale intervento militare in Siria.

Oggi parte in Siria l’ispezione degli esperti Onu nel sito del presunto attacco con armi chimiche.

25 agosto

ASSAD AUTORIZZA L’ISPEZIONE ONU A GHOUTA

Il regime di Assad ha autorizzato gli ispettori Onu a svolgere l’inchiesta vicino a Damasco nelle zone colpite dal presunto attacco con armi chimiche della scorsa settimana. «È stato raggiunto un accordo tra il governo siriano e le Nazioni Unite durante la visita dell’alto rappresentante Onu per il disarmo, Angela Kane, per permettere al team dell’Onu, guidato dal professore Aake Sellstrom, di indagare sulle accuse di uso di armi chimiche nella provincia di Damasco», si legge in un comunicato del ministero degli Esteri siriano. Questo accordo, aggiunge, «entra in vigore immediatamente». Ma secondo fonti dell’amministrazione Obama, il via libera agli ispettori Onu arriva «troppo tardi per essere credibile».

L’Associated Press riportava del sì della Siria all’ingresso degli ispettori Onu per la verifica dell’uso di armi chimiche negli attacchi della scorsa settimana.  

Ma secondo la BBC, che citava fonti americane, il governo di Assad avrebbe ancora rifiutato l’ingresso dei funzionari delle Nazioni Unite. In base alla tv di Stato siriana, la Siria avrebbe invece accettato.      

Non si è fatta attendere in queste ore la reazione dell’Iran dopo l’ipotesi dell’intervento militare in Siria da parte degli Stati Uniti. Il vice capo di stato maggiore delle forze armate iraniane, Massoud Jazayeri ha dichiarato che ci saranno «dure conseguenze» se gli Usa oltrepasseranno la «linea rossa» in Siria. «L’America conosce le delimitazioni della linea rossa sul fronte siriano, se verranno superate ci saranno serie conseguenze per la Casa Bianca». «L’attuale guerra terroristica in Siria – ha proseguito Massoud Jazayeri – è stata progettata dagli Stati Uniti e dai paesi reazionari della regione contro il fronte della resistenza (contro Israele) nonostante questo, il governo e il popolo siriano abbiano ottenuto grande successo». E ha concluso: «Chi aggiunge benzina sul fuoco non sfuggirà alla la vendetta del popolo».

Intanto Al Jazeera riporta che Obama starebbe riflettendo sulla soluzione militare, analizzando le varie opzioni di intervento sul tavolo. Il presidente degli Stati Uniti ha ricevuto un “report dettagliato con un range di potenziali opzioni” dai suoi consiglieri alla sicurezza. Sabato 24 agosto, secondo quanto riportato dai portavoce della Casa Bianca, Obama avrebbe anche avuto una conversazione telefonica con il premier inglese David Cameron, che sarebbe d’accordo a una “risposta della comunità internazionale” di fronte all’utilizzo di armi chimiche.

Omran Zoabi, ministro dell’Informazione siriano, scrive la BBC, sul possibile intervento militare in Siria ha dichiarato: «Ci saranno conseguenze pericolose. Infiammerà l’intera regione». Intanto il governo siriano continua a negare l’uso di armi chimiche e la tv di Stato sabato ha affermato che sono stati trovati agenti chimici nei tunnel usati dai ribelli di Damasco.

24 agosto

EUROPA DIVISA DALLA POSSIBILITÀ DI INTERVENTO

La possibilità di intervento divide l’Europa. «Non seguiamo la strada di una soluzione militare». Lo ha detto la cancelliera Angela Merkel dopo le dichiarazioni di Barack Obama sulla possibilità di un intervento militare in Siria, ma dopo aver ricevuto il mandato dell’Onu. In Europa la Francia ha parlato della necessità di «un intervento forte», ma da Berlino il portavoce governativo, Steffen Seibert, ha dichiarato: «Non crediamo che sia possibile risolvere il conflitto dall’esterno, crediamo invece che debba essere trovata una soluzione politica». La cancelliera ha anche sollecitato che venga garantito rapido accesso agli ispettori Onu nei luoghi teatro di un possibile uso di queste armi.

Come riporta Al Jazeera, l’alto rappresentante dell’Onu per il disarmo è arrivato a Damasco per favorire l’accesso degli ispettori delle Nazioni unite al luogo in cui sarebbe avvenuto l’attacco con l’uso di armi chimiche. Angela Kane, questo il nome del funzionario, ha preferito non rilasciare alcuna dichiarazione ai giornalisti al suo ingresso al Four Season Hotel, che si trova a poche miglia dal luogo in cui mercoledì ci sarebbe stato l’attacco.

Da parte sua, il regime di Damasco accusa i ribelli di aver usato le armi chimiche. La tv di stato siriana punta il dito contro Arabia Saudita, Qatar e Germania, indicandoli come i Paesi che hanno fornito armi chimiche ai ribelli. Intanto Medici senza frontiere conferma l’uso di armi chimiche contro la popolazione. Secono l’Ong sono circa 355 le persone che «presentavano sintomi neurotossici».

Il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, nel fine settimana incontrerà i principali consiglieri alla sicurezza per valutare tutte le opzioni sul caso Siria, intervento militare compreso, dopo la denuncia di massacri perpetrati dal regime di Assad con l’uso di armi chimiche.

Alla Cnn Obama ha detto: «Se gli Stati Uniti intervenissero e attaccassero un altro Paese senza un mandato delle Nazioni Unite e senza chiare prove che possano essere presentate, allora sorgerebbero questioni in termini di diritto internazionale». Gli Usa si muoveranno militarmente contro il regime di Assad, dunque, solo con un mandato dell’Onu. Ipotesi complicata visto che la Russia, membro permanente del Consiglio di Sicurezza, ha sempre sostenuto il regime di Assad.

Secondo il New York Times, il modello che Obama starebbe studiando per l’intervento in Siria è quello del Kosovo. «Il Kosovo è un precedente ovvio per Obama», si legge, «perché, come in Siria, civili sono stati uccisi e la Russia aveva legami di lunga durata con le autorità di governo accusate degli abusi. Nel 1999 il presidente Bill Clinton aveva usato l’appoggio della Nato e il fondamento logico di tutelare una popolazione vulnerabile per giustificare 78 giorni di incursioni aeree». 

Intanto, come riporta Al Jazeera, gli Usa starebbero già rafforzando la loro presenza nel Mediterraneo, con l’arrivo della nave da guerra USS Mahan. Sono quindi quattro le navi in grado di lanciare missili contro la Siria. Una delle ipotesi, infatti, oltre all’attacco aereo potrebbe essere quella della guerra dal mare. 

Sulla questione dell’uso di armi chimiche, la Casa Bianca ha chiesto al governo di Damasco di permettere agli ispettori dell’Onu che si trovano di Siria di indagare. Anche se, ha ammesso Obama, «non ci aspettiamo cooperazione, considerando le esperienze del passato».

I RIBELLI SIRIANI: “ATTACCO AL GAS NERVINO A GHOUTA”

21 agosto – «Centinaia di martiri e di feriti, tra cui donne e bambini, sono il risultato del barbaro uso di gas letali da parte del regime criminale nelle città dell’est Ghouta». È quanto denunciano i Comitati locali di coordinamento siriani. Secondo l’opposizione siriana il bilancio delle vittime sarebbe di almeno 1.300 morti accertati.

Gli attivisti dei comitati della Ghuta, la regione suburbana a sud-est di Damasco, aggiornano di ora in ora il numero delle vittime. Le località colpite dall’attacco “chimico” sono Ayn Tarma, Zamalka, Muaddamiya, Hamuriya, Arbin, Saqba, Kfar Batna, Duma e Daraya.

A dare per prima la notizia del presunto attacco con armi chimiche l’agenzia Reuters, che, citando quanto riferito da alcuni attivisti siriani, contava 213 morti.

Scrive la Reuters:

Attivisti siriani hanno detto che le forze del presidente Bashar al-Assad hanno ucciso oggi almeno 213 persone, tra cui donne e bambini, in un attacco con il gas nervino nella regione di Ghouta, roccaforte dei ribelli a est di Damasco.

Il bilancio delle vittime è stato fatto dai centri medici della zona, secondo quanto riferito da Bayan Baker, infermiera in una struttura di Douma.

Secondo gli attivisti, missili con agenti chimici hanno colpito le zone limitrofe ad Ain Tarma, Zamalka e Jobar.

L’ANSA cita fonti dell’Osservatorio siriano per i diritti umani, secondo il quale decine di persone sono rimaste uccise o ferite nei bombardamenti della notte dell’esercito siriano nelle zone della Ghouta.«Dopo mezzanotte, le forze del regime hanno intensificato le operazioni militari, ricorrendo all’aviazione e ai lanciagranate, causando decine di morti e feriti» fa sapere l’Osservatorio. Foto e video di bambini e siriani rimasti uccisi nell’attacco con armi chimiche circolano già sui social network, (gli hashtag su Twitter sono #Damascus, #CWMassacre, #AnewMassacreinSyria, qui uno dei video pubblicati su You Tube) insieme a bilanci dei morti che superano ampiamente quelli riportati dalle agenzie di stampa.

Il governo di Assad smentisce l’uso di agenti chimici, «un tentativo di ostacolare il lavoro degli ispettori dell’Onu sulle armi chimiche», attualmente in Siria. Dalla giornata di domenica sono infatti in Siria ispettori dell’Onu che hanno il compito di verificare l’uso di agenti chimici sia da parte del regime che da parte dei ribelli.

Dopo il presunto attacco lealista con razzi al gas nervino, i soldati di Assad hanno bombardato i bastioni ribelli nei sobborghi di Ghouta. Almeno 100 sarebbero le persone rimaste uccise nei raid aerei. A darne notizia è sempre l’Osservatorio siriano.

PER APPROFONDIRE:

L’Onu sospetta l’uso di armi chimiche in Siria

«Ci sono fondati motivi di ritenere che quantità limitate di sostanze tossiche siano state utilizzate» in Siria. Lo ha affermato la Commissione Onu d’inchiesta sulle violazioni dei diritti umani in Siria, che ieri ha presentato davanti al Consiglio dei diritti umani riunito in sessione un rapporto che copre il periodo tra il 15 gennaio e il 15 maggio. Leggi il resto

Siria, Assad supera la linea rossa delle armi chimiche

«La nostra intelligence ritiene, con diversi gradi di certezza, che il regime di Bashar Assad ha usato armi chimiche su piccola scala in Siria, precisamente gas sarin». Così Miguel Rodriguez, Direttore dell’Ufficio Affari Legislativi della Casa Bianca, scrive in una lettera indirizzata al Presidente della Commissione Difesa del Senato, il democratico Carl Levin, e al senatore repubblicano John McCain. Leggi il resto

Assad, profilo psicologico di un dittatore insicuro

Il potere autocratico può assumere varie forme. Molto dipende dalla personalità di colui che lo detiene. Esistono, e sono esistiti in passato, dittatori forti e solitari. In una parola, assoluti. Capaci di esercitare un ferreo e totale controllo sulla macchina dello Stato. Ma ce ne sono stati, e ce ne sono tuttora, anche altri più deboli e manovrabili. Arrivati al potere quasi per caso, e soggetti alle pressioni esterne, per esempio quelle della loro famiglia. Leggi il resto

Leggi il resto: http://www.linkiesta.it/siria-armi-chimiche#ixzz2eKpvGRcx

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