Nairobi, battaglia nel centro commerciale. Il governo: “Liberati tutti gli ostaggi”

Blitz delle forze speciali nel Westgate Mall dove da tre giorni sono asserragliati i terroristi islamici. Forti esplosioni. Il bilancio delle vittime: 62 morti e 175 feriti

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NAIROBI – I morti sono 62, almeno 13 di questi sono stranieri. L’assalto al centro commerciale Westgate di Nairobi, rivendicato dal gruppo terroristico somalo al-Shabaab, va avanti da tre giorni, ma è probabilmente arrivato alla fine. Poco prima delle 23 italiane, il portavoce del governo kenyota, Manoah Esipisu, ha annunciato che tutti gli ostaggi ancora nel mall sono stati liberati. Ed ha aggiunto: “Le forze speciali stanno facendo il loro lavoro e ormai hanno quasi concluso, ma è un edificio molto grande e l’operazione è molto complessa e delicata. Finora non hanno trovato resistenza, ma non escludiamo la possibilità che ci sia qualcuno dei terroristi ancora nascosto in un angolo remoto del centro”.

Una tragedia seguita in diretta da tutto il mondo. L’Onu e gli Stati Uniti hanno manifestato la propria condanna e offerto collaborazione. Ma è tutto è rimasto nelle mani delle forze speciali kenyote, che da sabato combattono contro i terroristi nel centro commerciale.

Oggi le raffiche si sono sentite dalle strade circostanti. Dall’edificio si è levata una colonna di fumo nero, non è chiaro per quale causa. Secondo il governo, si trattava di un incendio appiccato dai miliziani islamici per confondere le forze dell’ordine.

Gli ostaggi, “se ancora ce n’è qualcuno ed è improbabile” – dicono le autorità – sarebbero comunque pochissimi, ma il governo non dà cifre. Almeno 175 le persone ferite da quando è cominciato l’attacco terroristico e oltre un migliaio quelle tratte in salvo. Il commando, secondo uno degli account Twitter ancora attivi dei terroristi somali, sarebbe stato composto da almeno 17 membri. Tutti con nomi apparentemente africani o arabi. Undici vivevano in Paesi occidentali: sei negli Usa, due in Svezia, rispettivamente, uno in Canada, Gran Bretagna, Finlandia. Uno veniva dal Daghestan russo. Le autorità hanno fermato dieci sospetti per accertamenti, almeno quattro sono stati bloccati in un aeroporto.

Le vittime sono in gran parte locali (tra di loro, anche un nipote del presidente kenyotya, Uhury Kenyatta, e la fidanzata). Ma sono morti anche sei britannici, due francesi, due canadesi, tra cui un diplomatico, una donna olandese e un noto poeta africano, Kofi Awoonor.

I terroristi hanno voluto attaccare un simbolo del potere economico del Kenya nell’Africa in espansione. Determinante il fattore religioso, quello stesso che è il comune denominatore dei conflitto in tutto il Sahel, nel nord della Nigeria e nel Sudan fino al Corno d’Africa. Chi è scampato all’eccidio, chi è riuscito a fuggire alla follia omicida dei jihadisti, ha raccontato che si salvava solo chi sapeva recitare la shahada (il credo islamico). Chi non lo sapeva, veniva ammazzato.

Il governo kenyota ha reso noto che due miliziani sono stati uccisi e parecchi altri feriti. I terroristi sarebbero tutti uomini, ma alcuni con indumenti femminili. Non è confermata invece la presenza nel complesso, con un ruolo di comando, della cosiddetta ‘Vedova Bianca’: Samantha Lewthwaite, 29 anni di cui 11 da fedele musulmana dopo la conversione all’Islam, cittadina britannica, così chiamata perché sposata con Jermaine Lindsay, uno degli autori degli attentati del 7 luglio 2007 a Londra.

Le autorità hanno fatto allontanare giornalisti e operatori, dopo che su Twitter era apparso il minaccioso annuncio del portavoce del gruppo jihadista somalo al-Shabaab al-Mujaheddin, sceicco Ali Mohamoud Rage, che autorizzava i compagni a eliminare gli ostaggi in caso di sconfitta imminente.

Il commando di uomini armati di granate e armi automatiche aveva fatto irruzione nel centro commerciale di lusso Westgate nella tarda mattinata di sabato. Aveva cominciato a uccidere a sangue freddo. Solo il primo giorno le esecuzioni erano state una quarantina. Le forze dell’ordine kenyane erano entrate nei quattro piani del centro commerciale già sabato. All’interno c’erano un migliaio di persone. Nel tardo pomeriggio i fondamentalisti somali al-Shabaab, legati ad al-Qaeda avevano rivendicato l’assalto con un messaggio su Twitter, sottolineando di aver più volte avvertito le autorità di Nairobi di lasciare la Somalia: “Per un lungo periodo abbiamo combattuto una guerra contro i kenyani nella nostra terra, è giunto il momento di spostare il campo di battaglia e portare la guerra nella loro terra”. La piattaforma di microblogging aveva immediatamente chiuso l’account. Ma qualche ora dopo era stato creato un nuovo profilo da cui il gruppo dava aggiornamenti in tempo reale sulla situazione. Anche questo era stato bloccato.

Uno degli assalitori, rimasto ferito e arrestato, era morto in ospedale. Il giorno dopo le vittime erano aumentate, le autorità avevano parlato di 68 morti, tra i quali un cittadino somalo sposato con un’italo-somala, residente a Torino. E oggi all’alba è scattato un nuovo blitz delle forze kenyane. da: http://www.repubblica.it/

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