Cosa succede in Ucraina dell’est: Reparti speciali di Kiev riconquistano la città di Sviatogorsk. Lavrov minaccia guerra: «La Russia pronta a reagire come in Georgia»

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 Ucraina, almeno 4 morti a Slaviansk in sparatoria a posto di blocco

Militari dei reparti speciali di Kiev hanno riconquistato la città di Sviatogorsk – nell’Ucraina dell’est – strappandola ai miliziani filorussi. Lo fa sapere il ministero dell’Interno ucraino sul suo sito web precisando che l’operazione non ha causato vittime.

La Russia è pronta a rispondere alla crisi ucraina come ha già fatto in Georgia nel 2008 se i suoi interessi saranno attaccati.Lo ha affermato il ministro degli Esteri di Mosca, Serghej Lavrov. Nell’estate del 2008 si svolse una guerra di pochi giorni tra Russia e Georgia.

«Se saremo attaccati – ha detto Lavrov in un’intervista alla testata filo-Cremlino Russia Today – risponderemo sicuramente. Se i nostri interessi, i nostri legittimi interessi, gli interessi dei russi saranno attaccati direttamente, come lo sono stati per esempio in Ossezia del Sud (una regione separatista della Georgia, ndr), non vedo altra soluzione che rispondere in linea con il diritto internazionale». Il capo della diplomazia russa ha quindi sottolineato che le truppe di Mosca non hanno oltrepassato la frontiera con l’Ucraina, ma ha anche tuonato che «un attacco ai cittadini russi è un attacco alla Federazione russa».

Il ministro ha poi accusato gli Stati Uniti di guidare le scelte delle nuove autorità filo-occidentali di Kiev nella crisi ucraina. «Non c’è ragione – ha detto Lavrov – per non credere che gli americani stiano conducendo lo spettacolo».

Secondo il ministro degli Esteri di Mosca «è abbastanza eloquente che (le autorità ucraine) abbiano scelto il momento della visita del vice presidente Usa per annunciare la ripresa di questa operazione militare (contro gli insorti filorussi, ndr) perchè il lancio di questa operazione è avvenuto immediatamente dopo la visita a Kiev del (direttore della Cia) John Brennan». Il capo della diplomazia russa ha quindi affermato che la situazione in Ucraina «è solo un altro esempio» della volontà di Washington di guadagnare terreno «nella lotta geopolitica».

Giro di vite contro il web in Russia. Intanto giro di vite sempre più stretto per internet in Russia: il nuovo pacchetto di leggi anti terrorismo, approvato ieri dalla Duma dopo il duplice attentato a Volgograd di fine dicembre, prevede non solo l’equiparazione ai mass media dei blogger con almeno 3000 utenti ma anche l’obbligo per tutte le società di comunicazione on line, comprese quelle straniere, di conservare per sei mesi sul territorio russo tutti i messaggi degli utenti. In teoria quindi, stando al sito Lenta.ru, anche le compagnie straniere come Google (Gmail), Facebook e Microsoft (proprietaria di Skype) sono tenute ad avere server nel Paese, allo stesso modo delle russe Yandex, Mail.ru o Vkontakte.

Ma secondo Konstantin Trapaidze, esperto di diritto aziendale, contattato sempre da Lenta.ru, «le società straniere di servizi internet non ricadono sotto la giurisdizione russa, pertanto su di loro le autorità federali non hanno reali strumenti giuridici di influenza». «Se Google o Microsoft rifiutano di installare server in Russia – ha aggiunto l’avvocato – Mosca non può fare nulla per obbligarle, l’unico modo è bloccare l’accesso ai loro servizi su tutto il territorio». «La legge è un altro passo verso il rafforzamento del controllo statale su internet in Russia e avrà un impatto negativo sullo sviluppo del settore nel Paese», ha commentato il portavoce di Yandex. da: http://foto.ilmessaggero.it/

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Nell’ultima settimana le cose in Ucraina orientale sono peggiorate notevolmente, con diversi eventi che si sono accavallati sulla fragile situazione seguita alla caduta del governo ucraino dopo mesi di proteste popolari e all’annessione della Crimea alla Russia. Nonostante i tentativi della diplomazia occidentale di risolvere la crisi, diversi edifici governativi di città orientali del paese sono finiti sotto il controllo di uomini filorussi armati e col volto coperto che chiedono di tenere referendum per l’indipendenza, e gli episodi di violenza sono aumentati (qui una mappa interattiva che mostra la situazione di ciascuna città). Sia il governo ucraino che quello russo hanno annunciato negli ultimi tre giorni la fine della debole tregua raggiunta con gli accordi di Ginevra del 17 aprile e ieri il presidente ad interim ucraino ha detto che il governo di Kiev è pronto a riprendere le operazioni di sgombero degli edifici occupati dai filorussi. Le notizie che arrivano dall’Ucraina orientale sono molto confuse, soprattutto per la guerra psicologica e d’informazione che sta combattendo la Russia in Ucraina (ne avevamo parlato qui). Ecco le ultime cose da sapere, messe in ordine.

I morti a Sloviansk
Non è facile dare numeri esatti sulle persone che sono state uccise nelle ultime settimane in scontri e assalti in Ucraina orientale. La città in cui ci sono stati gli scontri più violenti è Sloviansk (seguita da Mariupol), nella regione di Donetsk, l’unica dell’Ucraina orientale che viene considerata interamente sotto il controllo di milizie armate filorusse (ci sono dei checkpoint da superare per entrare in città, dove si muovono indisturbati mezzi militari ucraini con bandiere russe). L’autoproclamato sindaco filorusso di Sloviansk, Vyacheslav Ponomarev – un militare filorusso la cui identità è un «mistero per chiunque» – ha già chiesto due volte l’intervento di forze di “peacekeeping” russe nella sua città, per riportare l’ordine. Ponomarev è anche responsabile del sequestro del giornalista americano di Vice News Simon Ostrovsky, che si trova da martedì “in custodia” delle milizia filorusse di Sloviansk.

A Sloviansk ci sono stati morti in entrambi gli schieramenti: il 13 aprile, durante un tentativo di sgombero di una sede di polizia occupata da filorussi, è stato ucciso un membro dei servizi di sicurezza ucraini. Durante l’operazione – così aveva detto il ministro degli Interni ucraino Arsen Avakov – ci sarebbero stati dei morti anche tra i filorussi, ma poi non se n’era saputo più nulla. Nella mattina di domenica 20 aprile altre tre persone erano state uccise in una sparatoria a un checkpoint della città, sembra per un attacco provocato da filoucraini. Ieri, invece, sono stati identificati due corpi trovati lo scorso 19 aprile nel distretto di Sloviansk con evidenti segni di torture: uno dei due è Vladimir Rybak, un membro del consiglio comunale di Gorlovka, una città a 40 chilometri a nord di Donetsk, che nei giorni scorsi era stato molto critico nei confronti dei filorussi.

Mercoledì è cominciato a circolare su diversi siti un video del 17 aprile scorso che mostra Rybak circondato da filorussi piuttosto arrabbiati di fronte al municipio di Horlivka (città nella regione di Donetsk, che si trova tra Donetsk e Sloviansk). Nel video, che è stato girato dal sito locale di news gorlovka.ua, si vede Rybak che viene aggredito prima verbalmente e poi malmenato da diversi uomini, tra cui anche uomini col volto coperto e in divisa militare. Reuters, che ha ottenuto il video solo oggi, ha scritto che Rybak aveva appena cercato di rimuovere la bandiera della Repubblica di Donetsk issato fuori dal municipio. Il ministro degli Interni ucraini ha detto che ore dopo quell’episodio qualcuno ha visto Rybak essere caricato su una macchina da uomini armati in divisa mimetica.

http://www.dailymail.co.uk/video/news/video-1091913/Video-shows-scuffles-involving-dead-Ukrainian-deputy.html

Il fallimento degli accordi di Ginevra
L’uccisione di Vladimir Rybak ha spinto il presidente ad interim ucraino, Oleksandr Turchynov, a dichiarare finita la tregua stabilita dagli accordi di Ginevra il 17 aprile scorso e ad annunciare la ripresa delle operazioni di sgombero interrotte con i colloqui in Svizzera. Gli accordi di Ginevra erano stati valutati fin dall’inizio molto deboli, soprattutto perché nei colloqui non erano state consultate le milizie filorusse dell’Ucraina orientale: tra le altre cose, prevedevano lo scioglimento di gruppi armati nel paese  e lo sgombero degli edifici governativi occupati nelle città orientali (nessuno di questi due obiettivi è stato raggiunto). Intanto alcuni funzionari del dipartimento della Difesa americano hanno confermato l’approvazione di un piano per mandare circa 600 soldati in Polonia, Lettonia, Lituania ed Estonia – paesi NATO – per delle esercitazioni militari. Già nei mesi scorsi gli Stati Uniti avevano voluto dimostrare il loro impegno in Europa orientale con diverse scelte di questo tipo: per esempio avevano mandato alcuni F-16 alla Polonia e alla Romania e F-15 alla Lituania, oltre ad avere inviato piccoli gruppi di marines in Romania e Lettonia con compiti di addestramento militare.

La visita di Joe Biden a Kiev
Lunedì 21 aprile il vicepresidente statunitense Joe Biden ha iniziato la sua visita ufficiale di 36 ore a Kiev, dove ha incontrato tutti i più importanti esponenti del governo ucraino. L’obiettivo, come per le precedenti del segretario di Stato John Kerry, è stato quello di ribadire l’appoggio del governo americano all’Ucraina. Biden ha detto che se la Russia non ritirerà le sue truppe dal confine con l’Ucraina, gli Stati Uniti imporranno nuove sanzioni, probabilmente – diceva il New York Times qualche giorno fa – contro alleati molto stretti del presidente russo Vladimir Putin. Martedì anche i paesi dell’Unione Europea hanno detto che, in caso di fallimento degli accordi di Ginevra, saranno disposti a valutare l’estensione delle sanzioni già approvate ad altri 15 funzionari russi e crimeani. Finora comunque le sanzioni non sembrano avere prodotto grandi risultati sul governo russo.

Oltre all’Ucraina dell’est
Martedì 22 aprile un tribunale ucraino ha ordinato il sequestro di una raffineria di petrolio a Odessa, la terza città ucraina per numero di abitanti che si trova sul Mar Nero, nell’Ucraina meridionale e vicino al confine con la Moldavia. Il ministero degli Interni ucraino non ha dato molti dettagli sul sequestro, citando semplicemente un’indagine per frode. Secondo l’agenzia di stampa Reuters, il mese scorso la società ucraina proprietaria della raffineria, Vetek, avrebbe venduto le sue quote alla banca russa VTB, dopo che non era stata in grado di ripagare il prestito usato per acquisire la raffineria lo scorso anno. Il governo di Kiev, prosegue Reuters, ha però voluto riprendere il controllo della raffineria, e allo stesso tempo ha voluto evitare che la stessa finisse in mezzo alle tensioni tra Ucraina e Russia.

La situazione rimane molto difficile anche in Crimea: dopo un mese dal contestato referendum che ha portato all’annessione alla Russia, dal punto di vista amministrativo e burocratico la Crimea è “in uno stato di confusione perpetua”. Le banche sono chiuse, così come lo sono i tribunali, gli uffici del catasto e gli uffici di numerose società straniere. I problemi riguardano anche le importazioni di cibo e di altri beni, per i quali non si sa quando si potrà tornare alla normalità. da: http://www.ilpost.it/

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