La Turchia bombarda i miliziani Isis al confine. Erdogan avverte: “La guerra è appena iniziata”

Centinaia di arresti in tutto il Paese, nel mirino attivisti curdi e presunti terroristi
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La Turchia bombarda l’Isis. Il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan avvisa: la guerra della Mezzaluna al terrorismo è appena cominciata. Ankara, a cinque giorni dalla strage di Suruc, costata la vita a 32 persone a poche ore dall’uccisione di un sotto tenente dell’esercito da parte di Isis e di due poliziotti da parte del Pkk, sta cercando di dare la reazione più forte e compatta possibile al terrore sia di matrice jihadista, sia di matrice separatista.

ANALISI – Così Erdogan ridisegna il conflitto in Siria (di Maurizio Molinari)

LA SVOLTA DEL “SULTANO”

«A questo punto – ha detto Erdogan quotato dal quotidiano Hurriyet – la questione è diventata prioritaria. La situazione nel nord della Siria e la contro mosse che sono richieste impongono alla Turchia di prendere altri provvedimenti. Non si è trattato di un’operazione limitata a stamattina e continuerà a seconda delle circostanze». Il presidente poi ne ha approfittato per difendere la controversa legge sulla sicurezza, adottata nei giorni scorsi e che è stata definita da tutti potenzialmente liberticida per i super poteri assegnati alla polizia.

IL FRONTE INTERNO

«Dopo che la Legge di sicurezza nazionale è stata adottata – ha continuato Erdogan – ci sono ancora persone che sfilano con le pistole con maschere sui loro volti anche a Istanbul. Se lo fanno vuole dire che ci sono punti deboli nella sicurezza». Il riferimento era agli uomini armati che hanno letteralmente scortato i funerali di tre vittime della strage di Suruc, che si sono tenuti a Sultan Gazi, quartiere alevita di Istanbul, noto per i violenti scontri fra abitanti e polizia.

GLI ARRESTI IN PATRIA

La Turchia sta cercando di mostrare la maggiore decisione possibile contro la minaccia terroristica. Stamattina Ankara ha organizzato un’imponente operazione in 26 province, dove sono stati impiegati oltre 5mila poliziotti. Sono finite in manette quasi 300 persone di cui almeno 36 stranieri. A Istanbul, in uno scontro a fuoco nel quartiere di Bagacilar, uno di quelli più infiltrati da Isis, è stato ucciso un ragazzo, identificato dai media con le iniziali G.O., mentre stava fabbricando una bomba da usare in un attentato kamikaze.

NEL MIRINO IL PKK

Stando alle prime indiscrezioni il giovane fa parte del DHKP-C, un’organizzazione eversiva comunista dai legami ambigui, attiva dagli Anni Ottanta, già autrice di un attentato davanti all’Ambasciata americana ad Ankara nel 2013 in cui persero la vita due persone, ma soprattutto, lo scorso marzo del sequestro del giudice Mehemt Selim Kiraz, rimasto poi ucciso nel blitz condotto dalle forze speciali turche per liberarlo. Lo scorso gennaio, aveva riconosciuto l’attentato davanti a una caserma della polizia nel centro di Istanbul, ma in un secondo momento si è venuto a sapere che era stato compiuto da una kamikaze proveniente dal Daghestan e probabilmente legata a Isis.

IL BLITZ DI IERI

Ieri la Turchia per la prima volta ha aperto il fuoco dal confine della Siria contro le postazioni di Isis, dopo che nella mattinata era stato ucciso un sotto ufficiale della Mezzaluna. Si è trattato di un’azione-lampo, portata avanti con carri armati e truppe di terre e sorvegliata da 10 F16 in volo dalla base di Diyarbakir, con tre di questi che hanno colpito postazioni Isis. L’attacco però non si è concluso con lo sconfinamento in territorio siriano. Nell’operazione sono stati uccisi almeno 35 militanti dello Stato Islamico, secondo i media filo governativi potrebbero essere anche un centinaio. Sempre ieri media turchi hanno rivelato che Ankara potrebbe concedere alla coalizione anti Isis l’utilizzo della strategica base di Incirlik, nella provincia di Adana, fino a questo momento negata perché la coalizione non aveva accettato la proposta di una zona cuscinetto e no fly zone sul confine.

CACCIA AL FRATELLO DEL KAMIKAZE

Lunedì la Mezzaluna è stata sconvolta dalla strage di Sucuç, dove hanno perso la vita 32 persone, per la maggior parte studenti turchi e aleviti. A ucciderli è stato un kamikaze turco di 20, scappato di casa con il fratello tre mesi prima per aderire alle truppe di Al-Baghdadi. La loro storia ha commosso il mondo perché si stavano organizzando per portare aiuti e giocattoli a Kobane, la cittadina curda in territorio siriano, divenuta simbolo della resistenza contro Isis. Adesso la polizia sta cercando il fratello perché, secondo l’intelligence, potrebbe ripetere il gesto suicida da un momento all’altro. Allarme anche per quanto riguarda il fronte curdo, con il Pkk che ha accusato i servizi turchi e Isis di essere la stessa cosa. L’organizzazione separatista due giorni fa ha sequestrato e ucciso due poliziotti della Mezzaluna e un militante di Isis.

LE AMBIGUITA’ DI ANKARA

La Turchia per mesi è stata nell’occhio del ciclone per i suoi rapporto ambigui con lo Stato Islamico. In molti l’hanno accusata di mantenere una posizione interlocutoria per evitare rappresaglie. Alcuni media si sono spinti oltre, dicendo chiaramente che Ankara collabora con le truppe di Al-Baghdadi. Il quotidiano Cuhmuriyet, due mesi fa a pochi giorni dalle elezioni, ha pubblicato due video in cui si vedono uomini dell’intelligence turca portare armi ai terroristi jihadisti oltre il confine siriano.

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