Migranti, l’Austria invia l’esercito al confine. Da ottobre blitz navali dell’Ue contro gli scafisti. E la Germania fa dietrofront e chiude le frontiere

Oggi il vertice dei ministri a Bruxelles. Cameron va in un campo profughi in Libano

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Il premier inglese David Cameron durante la visita a un campo profughi in Libano

Il giorno dopo l’annuncio della Germania di ripristinare il controllo alle frontiere l’Austria ha deciso di inviare l’esercito (a supporto della polizia) al confine con l’Ungheria. La misura è stata decisa dopo gli oltre 10 mila arrivi di ieri, ma come ha ribadito il cancelliere Werner Faymann, il diritto di chiedere asilo non viene messo in discussione. Intanto oggi a Bruxelles è prevista una riunione dei ministri degli Interni dell’Ue per approvare le nuove proposte della Commissione europea sull’immigrazione che non prevedono le discusse quote obbligatorie per i Paesi.

L’IPOTESI DEI BLITZ NAVALI

I governi dell’Unione europea hanno concordato di ricorrere ad azioni militari contro gli scafisti in operazioni navali nel Mediterraneo. L’operazione dovrebbe cominciare all’inizio di ottobre. Le forze militari navali potranno sequestrare, far deviare le navi sospette di essere usate per i passaggi dei migranti, arrestare. Il tutto senza entrare nelle acque territoriali libiche. Si tratta della seconda fase dell’operazione Navofr Med lanciata a giugno. Gli stati maggiori degli Stati dell’Unione si riuniranno mercoledì per concordare gli aspetti tecnici e logistici. La Ue dovrà definire le regole di ingaggio dei militari.

LUNGHE CODE ALLE FRONTIERE TEDESCHE

Le ferrovie tedesche hanno ripreso a funzionare normalmente dalla frontiera austriaca dopo che la Germania ha ripristinato i controlli alle frontiere causando uno stop di circa 12 ore. La decisione sta causando però lunghe attese alle frontiere. Circa tre chilometri di coda si registrano lungo l’autostrada 8, nei pressi di Bad Reichenhall, secondo il centro d’informazione del traffico di Rosenheim. Mentre sull’autostrada 3, verso Passau, si arriva a 6 km di auto incolonnate. I controlli sono stati riattivati già ieri sera, su decisione delle autorità tedesche.

CAMERON VISITA UN CAMPO PROFUGHI IN LIBANO

Il premier britannico David Cameron ha visitato un campo di profughi siriani in Libano. Senza gli aiuti britannici in loco – ha detto Cameron – altre centinaia di migliaia di profughi siriani «avrebbero rischiato la vita per recarsi in Europa». Cameron è giunto in elicottero al campo profughi, nella valle della Bekaa, dove vivono circa 400mila del milione circa di rifugiati siriani in Libano, non lontano dalla frontiera con la Siria. Nel campo gestito dall’Onu, a poco più di un chilometro dalla frontiera siriana, circa 500 persone, tra cui numerosi bambini, vivono in una novantina di tende. «Volevo venire qui per vedere di persona e sentire in prima battuta le storie dei profughi per capire i loro bisogni», ha detto il premier annunciando lo stanziamento di 29 milioni supplementari di sterline per il Libano, una somma che le organizzazioni umanitarie hanno però definito «una goccia nell’oceano» pur essendo un passo nella giusta direzione.

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L’emergenza siriani a Milano. Alla stazione centrale sono arrivate decine di famiglie con bambini. Questi hanno tappezzato le banchine di disegni

Confini blindati per i migranti. L’Austria sta valutando la sospensione temporanea di Schengen e la reintroduzione dei controlli lungo la frontiera con l’Italia per fermare l’esodo di profughi verso nord.

E il governo tedesco valuta la stessa soluzione: «Nella situazione attuale non possiamo accettare profughi da altri Paesi Ue, ne abbiamo già accolti più dell’Italia» ha dichiarato il portavoce del ministero degli Interni Tobias Plate. Infatti «al momento sono una decina i Paesi europei che accolgono profughi, mentre gli altri 18 non ne accolgono affatto».

In Italia infuria la polemica. «Facciamo la figura degli smidollati – protesta il governatore del Veneto, Luca Zaia – Siamo l’unico Paese che non difende i propri confini». Riccardo De Corato di An lancia l’allarme sanitario: «Gli immigrati vanno visitati subito dopo lo sbarco sulle coste e non quando sono a Milano o Torino dopo aver attraversato l’Italia. Malattie trascurate possono aggravarsi e creare maggiori problemi». Quest’anno sono stati 4700 gli stranieri fermati in Austria. Quasi tutti sono stati respinti in Italia, solo 300 hanno chiesto asilo politico in Austria. Il ministro degli interni austriaco Johanna Mikl-Leitner e alcuni governatori parlano di reintroduzione dei controlli di frontiera al Brennero e a Tarvisio, mentre c’è addirittura chi vorrebbe inviare al confine l’esercito. Anche a Berlino si discute di sospendere Schengen nei confronti dell’Austria. «Lampedusa non deve diventare un sobborgo di Kiefersfelden», sostiene il segretario generale della Csu, Andreas Scheuer.

Per Leonhard Voltmer (Caritas altoatesina) si tratta di un «inaccettabile scaricabarile tra Stati sulle spalle dei profughi». A 15 anni dall’entrata in vigore del trattato di Schengen, cresce il fronte di chi vorrebbe stringere temporaneamente le maglie del confine italo-austriaco. L’accordo bilaterale, che semplifica le riammissioni, penalizza l’Italia. Non esistono infatti respingimenti verso nord. Ogni giorno al Brennero l’Austria «riconsegna» in media 25-30 persone, tra loro spesso anche famiglie con dei bambini che vengono poi accolti e rifocillati dalla polizia di frontiera italiana.

Il questore di Bolzano Lucio Carluccio evidenzia «il particolare impegno del personale del commissariato del Brennero nell’affrontare la situazione». Dopo le formalità di rito, i profughi diventano però dei fantasmi, spariscono nel nulla. Spesso, a poche ore dal respingimento, ritentano la sorte sulla stessa rotta, altri si spostano a Milano, da dove sperano di arrivare in Svizzera e da lì in Germania, Danimarca, Svezia e Norvegia, dove molti hanno parenti e amici. Il governatore altoatesino Arno Kompatscher segnala che «il problema dei flussi migratori non si risolve chiudendo le frontiere».

Si tratta di «una questione europea che richiede una soluzione europea: il problema non può essere risolto da un singolo Stato». Pesa come un macigno il no tedesco: «Non possiamo accogliere migranti». E dopo averli sigillati per due giorni la Turchia ha deciso di aprire i confini ai civili curdi siriani in fuga dai miliziani jihadisti dell’Isis, responsabili di atrocità in Iraq e in Siria. Quattromila profughi sono entrati in territorio turco. Molti cercheranno di raggiungere i familiari nell’Europa centrale.  da:www.lastampa.it

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